Assuntina Morresi, Novella Antigone
10 dicembre, 2007 di Chiara Lalli
Archiviato in Cronache Italiane, Democrazia e Diritti

Assuntina Morresi su Avvenire del 21 novembre (Sull’obiezione dei farmacisti nessun diktat brutale):
L’obiezione di coscienza ha motivo di esistere perché la legalità e la giustizia non sono la stessa cosa: norme legali possono essere al tempo stesso profondamente ingiuste – pensiamo alla pena di morte, o alla legalizzazione di aborto ed eutanasia. E se in democrazia è la maggioranza a stabilire le regole da seguire, la stessa democrazia non può obbligare nessuno ad andare contro la propria coscienza su temi delicatissimi come quelli che riguardano la vita e la morte.
Assuntina ha le idee confuse dalla sua ideologia. L’obiezione di coscienza ha ragione di esistere (sia concettualmente che terminologicamente, a patto di volere essere onesti) quando una legge ti obbliga a compiere X (e X non è dunque la conseguenza della libera scelta di un mestiere). Se scegli di fare il boia, non puoi fare obiezione di coscienza. Se la legge ti obbligasse a fare il boia, allora potresti fare obiezione di coscienza. È chiaro? Se non lo fosse mi dilungo (scusandomi in anticipo per la lunghezza).
Assuntina adotta la stessa manipolazione che abbraccia la Chiesa in materia di obiezione, compiendo un vero e proprio abuso nel brandirla come uno strumento per vietare questo e quest’altro.
La manipolazione del significato di obiezione di coscienza ne distorce il cuore stesso e ha lo scopo di trasformarla in un’arma contro la laicità e l’esercizio delle singole volontà. È sorprendente (ma forse è sciocco sorprendersi) che la Chiesa e molti conservatori beghini usino e abusino di uno strumento della tradizione liberale e libertaria (più affine all’individualismo e alla disobbedienza civile, comunque entrambi estranei al patrimonio clericale e all’autoritarismo delle gerarchie ecclesiastiche). Da esercizio pacifico di una specie di diritto di resistenza, l’obiezione di coscienza diviene, nelle mani dei rappresentanti di dio, un’arma contro le libertà individuali. Contro quella libertà di coscienza che viene invocata per obiettare (secondo una coscienza cattolica imposta dall’alto).
Ma che origine ha l’obiezione di coscienza?
Una origine nobile: il diritto di resistenza, che entra in conflitto con l’obbligo di rispettare l’ordinamento giuridico. Non è un diritto positivo, ma un modo per “sottrarsi” – in via eccezionale – a una qualche norma; è l’anteporre un dovere morale considerato più forte di una legge dello Stato.
L’obiezione di coscienza è azione pacifica e non eversiva del complessivo sistema politico nel quale viene esercitata. La decisione è individuale e non implica conseguenze dannose e dirette a terzi. L’obiezione di coscienza polemizza con una imposizione per legge di qualcosa che contraddice le nostre credenze morali. Lo scontro è sostanzialmente tra individuo e potere (o Stato), non si delineano conflitti tra diritti individuali dei singoli.
Se l’obiezione fosse oggetto di una legge, smetterebbe di essere obiezione di coscienza e diventerebbe una espressione della libertà individuale (faccio obiezione di coscienza se la legge prevede soltanto X e io compio Y o non compio X; se la legge prevede sia X che Y (o Z e così via) non farò che esercitare la mia libera scelta prevista e garantita dalla legge).
E sempre più molteplici e variegate dovrebbero essere le scelte individuali, a condizione di non danneggiare terzi.
Antigone ha fatto obiezione di coscienza: se le fosse stato permesso di dare degna sepoltura a Polinice o se Creonte avesse acconsentito alla sua richiesta di contravvenire alle leggi, avrebbe invece soltanto esaudito il proprio desiderio.

L’esempio più classico (e semplice) riguarda l’obbligo di leva. Prima del 1972 si esercitava obiezione di coscienza verso il servizio di leva (e il rischio era quello di essere accusati di renitenza o diserzione: cioè, il carcere); quando la legge ha ammesso e regolamentato l’eccezione di svolgere il servizio civile, è diventata una scelta garantita dalla legge e ha smesso di essere obiezione di coscienza.
L’obiezione di coscienza (impropriamente) compare nelle leggi sulla sperimentazione animale (1993, legge 413) e sulla interruzione volontaria di gravidanza (1978, legge 194). Non entro nel merito degli argomenti specifici.
Fatte queste premesse poniamo di nuovo la domanda: è accettabile l’obiezione di coscienza da parte dei farmacisti sulla cosiddetta pillola del giorno dopo? Può chiamarsi tale?
Ma le domande potrebbero anche essere le seguenti.
Se sono un ginecologo “pubblico” posso rifiutarmi di eseguire X previsto dalla legge?
Se sono un pompiere “pubblico” posso rifiutarmi di spegnere un incendio (mettiamo in un luogo che ritengo diabolico e meritevole di essere bruciato?).
Se sono un pubblico ministero posso rifiutarmi di indagare su Don Gelmini? (A proposito: che fine ha fatto?).
(Ad accomunare le domande di cui sopra vi è il non obbligo di fare il ginecologo, il pompiere, il pubblico ministero. Dalla libera scelta di una professione di pubblica utilità derivano però anche alcuni doveri, non solo una riga in più sul citofono).
Se scelgo la carriera militare come professione, posso rifiutarmi di usare le armi?
Se un testimone di Geova diventa medico, come dovremmo metterla? Lui, secondo la propria coscienza, non effettuerebbe trasfusioni. E se lo inviassero in un pronto soccorso?
Sul Norlevo la polemica clericale è viva fin dal 2000 (dall’anno della sua commercializzazione).
L’attacco ecclesiastico colpisce 2 bersagli: (1) la sensatezza di definire Norlevo anticoncezionale, sebbene d’emergenza, e (2) la legittimità della stessa legge.
(1) gameti — incontro — fecondazione — risalita delle tube — (tentativo di) annidamento — avvio della gravidanza. La Pontificia Accademia nel 2000 in una nota affermava che la gravidanza “comincia dalla fecondazione e non già dall’impianto della blastocisti nella parete uterina” (avranno anche preti ginecologi, o tali dichiarazioni vengono dettate direttamente da dio?).
(2) Non è obiezione di coscienza ma sabotaggio: diritti e doveri dei funzionari pubblici (o della professione che si sceglie).
Per gli smemorati, il regolamento (D.R. del 30 settembre 1938 n. 1706 ) per il servizio farmaceutico non lascia margini interpretativi.
I farmacisti non possono rifiutarsi di vendere le specialità medicinali di cui siano provvisti e di spedire ricette firmate da un medico per medicinali esistenti nella farmacia. I farmacisti richiesti di specialità medicinali nazionali, di cui non siano provvisti, sono tenuti a procurarle nel più breve tempo possibile, purché il richiedente anticipi l’ammontare delle spese di porto.
Considerando che prima del Norlevo si assumevano dosi massicce di anticoncezionali, come si sarebbe fatto a obiettare? Certo: anche su anticoncezionali, in fondo sono contrari all’etica cattolica. Perché qui non fare obiezione? Evitano la gravidanza allo stesso modo e, cosa ancora più grave, sostituisco il piacere alla riproduzione. Per non parlare dei preservativi. O del fatto che la pillola viene anche usata per problemi ormonali etc. Per ragioni terapeutiche e non “immorali”. Che fare? Una conversazione per ogni prescrizione di Ginoden per capire a che diavolo serve?
Ecco come Assuntina conclude la sua epocale bordata alla contraccezione d’emergenza: una arguta identificazione tra concepimento e persona. God bless u.
Quando una donna assume la pillola del giorno dopo non sa esattamente cosa le accadrà: potrebbe essere impedita la fecondazione, ma potrebbe anche verificarsi che l’embrione da poco formato non riesca a impiantarsi nell’utero. Se si potesse con certezza escludere questa seconda possibilità, non ci sarebbero i problemi di cui ci troviamo a discutere. Ma per chi riconosce il pieno valore di ogni vita umana fin dal concepimento la questione del diritto al rispetto della propria coscienza che si pone è troppo grave. E non si può risolvere appellandosi burocraticamente ad alcune norme, spesso superate dalle nuove circostanze, e ignorando il problema. Che lo si affronti, serenamente, nelle sedi competenti, tenendo conto che non c’è giustizia alcuna se si pensa di impedire l’obiezione di libere coscienze su questioni che riguardano il rispetto della vita.
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Lo stesso giorno gli anni scorsi
2008







Rileggiamo il bellissimo Giuramento di Ippocrate, che ogni medico presta prima di iniziare la sua professione.
“Consapevole dell’ importanza e della solennità dell’ atto che compio e dell’ impegno che assumo, giuro: di esercitare la medicina in libertà e indipendenza di giudizio e di comportamento; di perseguire come scopi esclusivi la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica dell’ uomo e il sollievo della sofferenza, cui ispirerò con responsabilità e costante impegno scientifico, culturale e sociale, ogni mio atto professionale; di non compiere mai atti idonei a provocare deliberatamente la morte di un paziente; di attenermi alla mia attività ai principi etici della solidarietà umana, contro i quali, nel rispetto della vita e della persona, non utilizzerò mai le mie conoscenze; di prestare la mia opera con diligenza, perizia, e prudenza secondo scienza e coscienza ed osservando le norme deontologiche che regolano l’esercizio della medicina e quelle giuridiche che non risultino in contrasto con gli scopi della mia professione; di affidare la mia reputazione esclusivamente alla mia capacità professionale ed alle mie doti morali; di evitare, anche al di fuori dell’ esercizio professionale, ogni atto e comportamento che possano ledere il prestigio e la dignità della professione. Di rispettare i colleghi anche in caso di contrasto di opinioni; di curare tutti i miei pazienti con eguale scrupolo e impegno indipendentemente dai sentimenti che essi mi ispirano e prescindendo da ogni differenza di razza, religione, nazionalità condizione sociale e ideologia politica; di prestare assistenza d’ urgenza a qualsiasi infermo che ne abbisogni e di mettermi, in caso di pubblica calamità a disposizione dell’Autorità competente; di rispettare e facilitare in ogni caso il diritto del malato alla libera scelta del suo medico, tenuto conto che il rapporto tra medico e paziente è fondato sulla fiducia e in ogni caso sul reciproco rispetto; di osservare il segreto su tutto ciò che mi è confidato, che vedo o che ho veduto, inteso o intuito nell’ esercizio della mia professione o in ragione del mio stato; di astenermi dall’ “accanimento” diagnostico e terapeutico.”
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Bravissima.
I farmacisti “coscienziosi” sarebbe bene ricordassero che svolgono un servizio.
Un servizio quindi ha il compito di servire tutti indistintamente, non è compito del farmacista decidere se, quando, perchè e a chi somministrare un farmaco.
E’ solo il paziente che può decidere se sia morale, etico, coscienzioso fare uso di un farmaco.
X Valerio
La versione classica del giuramento d’Ippocrate recitava:
“Non somministrerò ad alcuno, neppure se richiesto, un farmaco mortale, né suggerirò un tale consiglio; similmente a nessuna donna io darò un medicinale abortivo”.
Purtoppo in tanti fanno ancora riferimento a questo, tant’è che, perlomeno nella mia università, è discrezione della commissione di laurea decidere se e con quale versione far prestare giuramento.
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E’ curioso che, in una società sempre più ricca, non si riesca a garantire un aiuto dignitoso (economico e sociale) per evitare anche un solo aborto.
Perchè dubito che qualcuno sia “a favore” dell’aborto, semmai lo considera come un “meno peggio” rispetto al vivere senza mezzi economici sufficienti al sostentamento dignitoso (il che equivale alla media del gruppo dei pari).
Ma forse non è nemmeno questione di soldi: è proprio la cultura che è cambiata, avere un figlio non è “cool”; spesso anzi è uno spiacevole effetto collaterale del sesso.
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Il “Farmaco”(medicinale):Un bene esistenziale
“Il farmaco rappresenta una delle sintesi più alte del progresso compiuto dall’umanità nella sua storia. La lotta contro il dolore, la malattia e la morte è infatti da sempre la priorità assoluta del genere umano, il cui percorso di sviluppo è stato segnato e reso possibile anche - se non soprattutto - dalle progressive conquiste della scienza medica, favorita e sostenuta dal decisivo contributo di ricerca dell’industria farmaceutica.
Il grande risultato rappresentato dalla possibilità di disporre con facilità di prodotti che curano e guariscono le malattie, consentendo di prolungare l’aspettativa di vita a livelli di durata e di qualità impensabili appena qualche decennio fa.”
Stando alla descrizione di cui sopra, la pillola abortiva, secondo voi, può definirsi un farmaco?
Secondo me no, pertanto ritengo sia accettabile l’obiezione di coscienza da parte dei farmacisti.
Inoltre, credo ci sia una notevole differenza tra la pillola anticoncezionale e quella “abortiva”…
Luna
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@Luna: e invece no, essendo la pillola del giorno dopo (perché non stai parlando della ru486 vero?) un concentrato di non-so-quante pillole anticoncezionali tradizionali. Gli ormoni sono i medesimi.
A quanto dici, perciò, non dovresti rilevare differenze fra le due.
Piuttosto, a dove viene la definizione di farmaco di cui sopra? Non credo si tratti di una Legge dello stato italiano.
@Chiara: troppa grazia, per assuntina morresi, poter avere un’esegeta come te a supportare il suo lavoro
all’avvenire ci si appropria del concetto di giustizia erga omnes come se fosse un cesto di limoni del supermercato, e nessuno che batte ciglio. Tant’è, liberi di scrivere le panzane che credono
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un medico prescrive i medicinali con scienza e coscienza,
il farmacista li vende tramite una licenza rilasciata dal comune, non dal padreterno,
se si rifiuta il comune deve ritirargli la licenza, il medico querelarlo e il paziente denunciarlo per omissione .
consiglierei al responsabile della farmacia di trasferire la farmacista nel reparto pappe e pannolini per bambini sempre che detti pannolini usa e getta non siano contrari alla sua etica anti-consumismo e non cerchi di rifilare ai clienti ciripà di lino . In alternativa la vedrei bene fra i callifughi mentre cerca di convincere qualcuno a non estirpare quel callo che sia pur dolorante è pur parte del proprio corpo.
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Ed il farmacista vende il farmaco con scienza e coscienza(la propria non quella degli altri..)Pertanto se ritiene che quella pillola non abbia finalità curative ma “abortive” ha il sacrosanto diritto di non venderla!
Caro silent enigma perchè una donna ricorre alla pillola del giorno dopo per farsi una overdose di ormoni?
Io sono contraria all’aborto (non alla legge) le due pillole le pongo sullo stesso piano visto che il fine è il medesimo.
Luna
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Scusa Luna,
ma se uno sceglie di fare il farmacista lo sa che va incontro a certe situazioni.
A questo punto un poliziotto potrebbe rifiutarsi di portare la pistola o medico israelita rifiutarsi di soccorrere le persone di sabato.
Fare il farmacista non è una vocazione. Si fa per soldi, quindi l’etica centra molto relativamente.
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“Le finalità del Corso di Laurea in Chimica e Tecnologie Farmaceutiche sono quelle di preparare figure che operino nel campo delle scienze chimiche applicate ai settori farmaceutici e biologici. Settori specifici sono: progettazione e sintesi di farmaci, identificazione di molecole naturali di interesse terapeutico e definizione della loro azione, studio della formulazione farmaceutica e dei metodi di analisi del farmaco. Il Consiglio d’ Europa ha indicato alcuni ruoli professionali fondamentali: ricerca nel settore farmaceutico; supervisione nella produzione farmaceutica; responsabilità per la preparazione, la qualità e la distribuzione dei farmaci; collaborazione nel campo della salute pubblica e nell’assistenza ospedaliera; informazione medico-scientifica, per promuovere un corretto uso dei farmaci; educazione sanitaria della popolazione. Questa Laurea costituisce titolo preferenziale per la direzione dei laboratori che producono le specialità medicinali.”
In sintesi un farmacista opera a favore della salute pubblica.
(Mia madre era una farmacista).
@Silent Enigma
Come sicuramente saprai, le case produttrici di Norlevo e Levonellel non hanno ancora attivato la richiesta per abolire la ricetta e molti medici(quelli che continuano a “credere” che la CE agisca come un “intercettore” dell’ovulo impedendone l’impianto) si rifiutano (per motivi di coscienza)
di prescriverle.
Ora mi chiedo:
Perché un medico può rifiutarsi di prescrivere la suddetta pillola mentre un farmacista deve essere “costretto” a venderla se la sua coscienza gli suggerisce il contrario?
Per il poliziotto la pistola è prevista da sempre, alcuni medicinali, come la pillola del giorno dopo, un tempo non erano neanche “immaginabili” quindi
è normale, per noi come per un farmacista, di volta in volta, dover fare i conti con delle “novità” che, come nel caso del suddetto farmaco, implicano anche una valutazione morale oltre che salutare.
distinti saluti
Luna
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Distinti saluti?
ci dobbiamo dare del lei?
Comunque vorrei fare un paradosso.
Se l’obiezione di coscienza in certe professioni diventa un diritto riconosciuto acriticamente e genericamente, dovrebe essere valida ogni obiezione di cocienza, non solo quella che si ispira a principi cattolici.
Come ti sentiresti se l’unico medico di turno all’ospedale fosse un testimone di geova e si rifiutasse di farti una trasfusione di cui hai bisogno urgente?
Per alcune persone la pillola del giorno dopo è l’equivalente di una trasfusione urgente.
Uno non può limitarsi a non vendere la pillola, dovrebbe preoccuparsi anche di quello che potrebbe accadere dopo.
[Rispondi a questo commento]
I soliti italiani!!
Pensiamo a quello che succede dopo e mai al prima! :):)
La ragazzina per esempio “dopo” può rivolgersi presso un’altra farmacia,
chi necessita di una trasfusione non ha questa possibilità e un eventuale medico test.di geova potrebbe opporsi solo a essere trasfuso e non a trasfondere.
Ciao!!
Luna
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P.S.
Se domani, ormai ridotti alla fame, ci autorizzassero a mangiare anche carne umana, un macellaio, che fino a ieri vendeva solo manzo e pollo, secondo te potrebbe rifiutarsi di venderla (per motivi di coscienza o di ribrezzo)?
L
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Sono troppo stanco ed incapace per riuscire a linkare, cmq per chi avesse dubbi prego consultare la Legge n 174 del 22 maggio 1978; legge di uno stato che si presume laico. La figura del farmacista non è prevista da nessuna parte.
Non concepisco l’esistenza di ginecologi obiettori, tuttavia a loro parziale giustificazione c’è il fatto che rappresentano una componente necessaria
nel determinare un aborto terapeutico; sia esso chirurgico o farmacologico. Ma il farmacista che ruolo ha? Svolge un servizio pubblico la cui
coscienza a me come cittadino non interessa.
Quanto a ciò che si può definire farmaco e ciò che invece non può, non basterebbe un commento di 10 pagine.
X Luna
Scusami ma permettimi di dirti che rispondere “può rivolgersi presso un’altra farmacia” è una risposta del menga.
Ad esempio non tutti abitano in città.
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XRoberto
…presumo che tutti abbiano una macchina!
L
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Caro silent enigma perchè una donna ricorre alla pillola del giorno dopo per farsi una overdose di ormoni?
ah, non lo so, non sono mica una donna.
Comunque luna, alla fine le hai equiparate ste benedette pillole, tornando ad essere coerente. Forse non te ne sei accorta ma poco sopra hai scritto che le metti su due piani diversi, salvo poi tornare a considerarle uguali. Ora è più chiaro come la pensi. Sempre ammesso che per “pillola abortiva” non intendessi la ru486 ché allora è un altro discorso.
Perché un medico può rifiutarsi di prescrivere la suddetta pillola…
infatti io sono dell’idea che neanche i medici possano farlo, ma tant’è, è una mia opinione. Anzi, a maggior ragione i medici, dal momento che questi farmaci sono venduti solo su ricetta.
quanto alla macchina, presumi male.
una sera a Roma, due attori si sono finti bisognosi della pillola del giorno dopo, era tipo mezzanotte: hanno girato 4 o 5 ospedali, compresa la periferia, prima di trovare un medico disposto a fargli la ricetta. E parliamo di Roma. Dimmi tu se si può accettare
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gda: presumi male per la macchina.
quanto all’etica del farmacista non stiamo parlando di preparazioni fatte dal farmacista, bensì di preparazioni approvate dal ministero della sanità e legalemente prodotte da ditte autorizzate a produrle dallo stato italiano, nonchè PRESCRITTE da un medico che ha facoltà di farlo, così come il farmacista HA l’obbligo di venderle dietro presentazone di ricetta medica.
Non sta scritto da nessuna parte che il farmacista abbia la facoltà di intromettersi nella cura prescritta dal medico, né tantomeno che possa interferire nel rapporto medico-paziente.
anzi è proprio questo che è contrario all’etica di qualunque categoria
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Effettivamente caro Silent io sono coerente a giorni alterni!
Comunque io considero entrambe le pillole (del giorno dopo e RU486)
“abortive”…
Vogliamo introdurre il discorso?
Luna
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Roberto, scusa ma a te non interessa la coscienza di chi?
Del servizio pubblico?
Del farmacista?
E’ grave in entrambi i casi!
Riflettici!
Luna
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Luna, ribadisco che solo il paziente può decidere se sia morale, etico, coscienzioso l’uso di un farmaco, tra parentesi fidati quelli in questione possono essere considerati tali.
Spiegami tu per quale ragione un “acquirente” dovrebbe essere interessato alla coscienza del farmacista.
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Presto detto, Luna.
ru486 è un intervento abortivo non invasivo e altamente consigliabile nei casi in cui sia compatibile.
pillola del giorno dopo, no.
This is my opinion.
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Rispetto la tua opinione!
Luna
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“Se scegli di fare il boia, non puoi fare obiezione di coscienza”.
QUALCOSA MI SFUGGE: I MEDICI HANNO GIURATO DI FARE I BOIA?
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sì, ti sfugge qualcosa, rileggi
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dimenticavo, qui non si urla, quindi fatti riparare la tastiera, hai il caps lock incastrato
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