Prometeo


Io sono Prometeo. Ho creduto in tutti voi e vi ho portato il fuoco sfidando l’ira degli Dei. Ora giaccio incatenato a questa roccia, con una colonna che mi trafigge ed un’aquila che mi dilania il fegato che ogni notte mi ricresce perché il mio castigo non abbia mai fine.
Io sono Prometeo. Ho creduto in tutti voi e per voi ho portato le armi in luoghi di cui non sapreste nemmeno pronunciare i nomi, durante notti freddissime disseminate di stelle limpide. Ora ho un’aquila che mi dilania il cuore che non si consuma perché il mio castigo non abbia mai fine.
Io sono Prometeo e col fuoco ho scaldato le vostre case, acceso le caldaie delle vostre macchine che si sono potute librare nel cielo come agili uccelli di metallo. Ho infuso la scintilla della vita nelle vostre vene di silicio perché la vostra intelligenza potesse essere sollevata dall’affanno del calcolo e liberare la vostra fantasia.


Io sono Prometeo e non ho mai amato me stesso così ho finito con l’amare gli altri. E l’ho fatto nel silenzio di una cupa solitudine, vivendo ogni giorno da coscenziosa sentinella. Ora mi guardo il palmo vuoto, lo spazio scuro che si sta aprendo intorno a me e i calendari, pieni di giorni di sole che non ho vissuto.
Io sono Prometeo e mi sono pentito della mia ribellione. Zeus nella sua saggezza vi aveva fatto animali destinati all’accoppiamento inconsapevole ed alla morte prematura nel freddo e nella fame. Della favilla che vi ho donato rimane traccia solo nella vostra ottusa cupidigia che vi porta a nutrirvi di voi stessi, inconsapevoli del domani e della grandezza che potevate raggiungere.
Io sono Prometeo e ora non vorrei essere qui perché, per quanto io abbia sbagliato e le mie spalle siano quelle di un titano, esiste un peso che nemmeno un titano può sopportare. Ma sono legato a questa roccia, con una colonna che mi trafigge e un’aquila che si nutre, ogni giorno, del mio fegato e del mio cuore.