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Probitas Laudatur et Alget




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Due storie banali possono trasformarsi in fecondo spunto di riflessione, proviamoci. Sono stato fuori città per qualche giorno, in quest’ultimo periodo ho viaggiato molto, per fortuna quando si è in viaggio avvengono cose che meritano di essere raccontate. A dire il vero una di queste cose mi è accaduta prima ancora di partire, anche se posso raccontarla solo adesso. Mi ero recato presso la salumeria vicino casa per acquistare una bottiglietta d’acqua, una volta ritornato tra le mura domestiche, dopo pochi minuti, suonarono al campanello di casa: era il salumiere ed aveva in mano un grosso fascio di banconote da 50 e 100 euro.

euro, banconote





La salumeria vicino a casa mia è gestita da una famiglia un po’ sfortunata, la madre è costretta a letto da una brutta malattia, il padre invece è stato colpito da un ictus ed anch’egli, per un lunghissimo periodo, è rimasto bloccato su una sedia a rotelle. La salumeria, un negozietto vecchio stampo che senza ombra di dubbio produce redditi infimi in quanto letteralmente circondato da supermercati e discount, è ormai gestito dai due figli: un ragazzo ed una ragazza.

Come dicevo prima il ragazzo bussò alla porta di casa, aveva con sé un fascio di banconote da 100 e 50 euro, la consistenza di quel fascio di carta mi diceva che il ragazzo stringeva tra le mani almeno 1000 euro: “mentre tornavo a casa ho trovato queste per terra ed ho pensato potessero essere tue”, mi disse; ma quelle banconote non erano mie, ringraziai quindi il salumiere e lo congedai. Quel ragazzo poco tempo prima, per festeggiare un lieto evento avvenuto nella mia famiglia, aveva bussato alla porta di casa per regalarci 10 euro, non poteva dare di più ma era felice del gesto e noi altrettanto del dono.

scale mobili, stazione

Il giorno stesso, molte ore più tardi, ero in un’altra città in attesa del treno che mi avrebbe riportato a casa. Mi recai al bagno, era uno di quei cessi a pagamento del tipo: “inserire le monetine per poter espletare i propri bisogni, altrimenti arrangiarsi”. Due inservienti, dietro le porticine d’ingresso ai bagni, parlavano animatamente di politica; non capivo precisamente chi fosse il politico oggetto della discussione, sicuramente qualche notabile del luogo, in ogni caso le parole più utilizzate dai due riconducevano a tutti i sinonimi possibili di “ladro”, “mafioso”, “delinquente”.

Ho assistito spesso a discussioni politiche di questo genere, si parla ad alta voce per farsi sentire, tutti approvano, alcuni tengono a sottolineare che anche quelli “dell’altra parte” sono ugualmente corrotti e ladri ed il tutto si conclude con un salomonico: “è tutto uno schifo”, che rende tutti felici, contenti e soddisfatti. Questa sorta di impegno civile da cantina e vinello, che ho già delineato in questo pezzo, ha poco a che fare con l’impegno civile e molto invece con la cultura del “chiagni e fotti”.

Ed infatti i due inservienti, nel loro piccolo, volevano fottere. Quando aprii il portafogli per prelevare gli spiccioli necessari ad attivare le porticine automatiche del bagno i due interruppero i loro discorsi ed uno di loro mi disse:
- “ti servono spiccioli?“;
- “no, non ne ho bisogno, grazie“, risposi io mentre estraevo il denaro dal portaspiccioli ed allungavo la mano per infilare i soldi nella gettoniera. Proprio in quel momento l’altro inserviente mi bloccò la mano e disse:
- “dai a me, dai a me, apro io la porta, questi [ndr. le ferrovie suppongo] di soldi ne hanno già guadagnati abbastanza“.

Per farla breve il tizio voleva che, invece di inserire i soldi nella gettoniera, allungassi quei pochi spiccioli sulle sue mani così lui li avrebbe intascati onde incrementare illecitamente, ed alla faccia delle odiatissime ferrovie, i suoi scarsi guadagni. Allora io feci presente che tale pratica è un furto e che il loro atteggiamento era in contraddizione con i discorsi che i due stavano facendo poco prima: dare del ladro agli altri quando nel proprio piccolo si ruba non è bello. I due allora, visibilmente arrabbiati, rigirarono la frittata dicendo che volevano soltanto farmi un favore e poi mi mandarono gentilmente a cagare perché stavo facendo “moralismo del cazzo” visto che loro guadagnavano quattro soldi mentre il politico di cui parlavano era ricco sfondato. Visto il tono minaccioso ebbi anche paura di entrare, anche se non potevo farne a meno.

Il bagno era vuoto in quel momento, ma ritengo che in questi casi tra gli avventori sarebbe scattato una sorta di buonismo solidale, molti avrebbero giustificato l’atteggiamento dei due inservienti affermando che in fondo erano solo pochi spiccioli, che in fondo i due guadagnano sicuramente quattro soldi, che in fondo le ferrovie non sarebbero fallite per pochi centesimi, che in fondo in fondo stavo esagerando, con tutti i problemi che ci sono figurarsi se è il caso di prenderla con due poveri addetti alle pulizie. Molte persone in questi casi provano una sorta di “empatia” nei confronti del trasgressore, secondo me pensano che tutto sommato una cosa del genere potrebbe capitare anche a loro e che una giustizia “flessibile” tutto sommato è meglio di una giustizia ed un atteggiamento fermo ed incorruttibile, in fondo, come diceva l’autore della frase che da’ il titolo a questo pezzo: “omnia Romae cum pretio”.

treno in corsa

Io invece penso che l’onestà prima che una questione di legge sia soprattutto una questione morale, non la questione morale di cui si ciancia in televisione in questi giorni, bensì qualcosa di più vero, tangibile ed autentico. Esistono persone che moralmente, per un fatto interiore e non tanto per paura della legge, sentono che il furto o una scorrettezza, anche di piccola entità, sia qualcosa di sbagliato a prescindere dalla legge scritta, qualcosa che crea in queste persone un forte disagio interiore. Esistono invece altre persone che ritengono l’espediente, il furtarello, la sopraffazione dell’altro, l’individualismo che sfocia in spregio del vivere civile, un fatto normale o comunque un fatto che in determinate ciscostanze, guardacaso sempre le loro, è comunque “giustificabile”.

Ritengo che tra i due addetti alle pulizie ed il politico che loro stessi criticavano non ci fosse una grande differenza, entrambi rubavano quanto era nelle loro possibilità, cambiava l’entità del furto ma il profilo morale di questi personaggi era tutto sommato simile. Per questo motivo sono profondamente pessimista sul futuro di questa nazione, il problema non è politico ma è in realtà legato alla pervicace volontà degli italiani di non cambiare lo status quo. La tristissima verità è che molti in questo sistema corrotto e malato sono perfettamente integrati e non riescono nemmeno ad immaginare una realtà diversa, anzi, la temono. Ritengo che molta antipolitica sia frutto di invidia sociale e non di vero disgusto per ciò che la politica è da tempo diventata; insomma ti odio e ti contesto non per ciò che sei ma perché io non posso essere come te.

Sono certo che molti dei lettori di Mentecritica, inclusi quelli che casualmente arriveranno a leggere questo articolo tramite google, non sono migliori dei politici che disprezzano. Molti hanno chiesto la raccomandazione per un figlio o per loro stessi, altri sono andati dal vigile amico per farsi togliere la multa, altri guidano senza alcun rispetto per il codice della strada, altri evadono le tasse o assumono lavoratori non in regola, altri fanno favori politici per avere incarichi o appalti, oppure votano qualcuno perché ha fatto loro un favore, altri mantegono amicizie con persone non proprio specchiate. Nel loro piccolo tutti, ma proprio tutti, anche quelli che troverebbero mille giustificazioni al loro comportamento, hanno contribuito alla formazione di questo sistema.

uccelli in fila

La politica non cambierà finché non cambieremo noi. Vivere e giocare secondo le regole spesso è difficile e penalizzante, molti comportamenti sono per certi versi frutto del sistema in cui viviamo, chi gioca secondo le regole rischia di essere sopraffatto e schiacciato, ma non abbiamo altra soluzione. Se c’è un qualsiasi modo per rifondare questa nazione, un paese che ai miei occhi sembra essere ormai allo sbando, quello è proprio ripartire da se stessi. Possiamo fare di più, dobbiamo fare di più se pretendiamo che gli altri facciano lo stesso con noi, non esistono giustificazioni. Questo significa prendere mazzate e subirne le conseguenze quando abbiamo sbagliato, significa lottare per migliorarsi, accettare la concorrenza con chi è più bravo di noi, vivere secondo le regole, disprezzare socialmente corrotti e corruttori, anche quando queste persone potrebbero farci qualche favore, significa infine evitare di fare la spesa in quei supermercati che per ridurre i prezzi calpestano i diritti di chi lavora per scegliere magari la salumeria sotto casa, dove quel poco in più che spenderai finirà comunque nelle tasche di persone che rispetti e apprezzi.

Se ritenete questo modo di vivere troppo scomodo e difficile continuate pure così, alla lunga però, statene certi, ne pagherete le amare conseguenze, il sistema che contribuite a far prosperare prima o poi vi schiaccierà.

Immagini 2, 3 e 4, tratte da flickr

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Comments

30 Risposte a “Probitas Laudatur et Alget”
  1. asfodelo scrive:

    Condivido profondamente quello che dici. La scomoda verità di quello che dici.
    Penso sempre che, a parte certe anomalie solo italiane, questa fino a prova contraria è una democrazia, con una classe politica democraticamente eletta.
    E’ proprio questo che mi spaventa. Questa classe politica, questa classe dirigente, ci rappresenta.
    Quello che maggiormente mi preocccupa non è il basso livello morale, ma l’assoluta incapacità di fare ciascuno il proprio dovere.
    Non trova alcuna giustificazione, nessun tipo di indebita appropriazione, ma ancora di più lede, l’incapacità di fare.
    E’ una sinergia perversa tra perseguimento di interessi personali ed incapacità di svolgere correttamente le proprie funzioni. Il danno è doppio.
    Chi usa il telefono d’ufficio per chiamate personali, chi si porta a casa dotazione dell’amministrazione, non si limita a questo.
    Non impiega neppure le sue ore a rendere il servizio per cui è pagato.
    E’ questo infimo senso della res publica che fa di questo stato (ed intendo tutti noi) uno stato malato. Alla base.
    A partire da chi pur non profittando di nulla, pur svolgendo il proprio lavoro con competenza ed abnegazione, alla fine rinuncia a lottare e pensa che tanto, alla fine niente possa cambiare.
    Perchè si sbaglia, io per prima, anche quando davanti qualcuno non rispetta la fila e, rasegnatamente, si accetta.
    Non sono i grandi mali assoluti a fare di una realtà un incubo. Sono le mille assolute scorretteze che ognuno di noi compie senza pensare e, senza pensare, condanna nell’altro.

    • Doxaliber scrive:

      @asfodelo, condivido totalmente tutto ciò che hai scritto. :-)

      • asfodelo scrive:

        @Doxaliber, io ringrazio te e tutti quelli che, come te, riescono a farci riflettere su cose che sappiamo e pure sapendo, lasciamo che siano.
        Spesso l’indignazione resta lettera morta, facile sfogo a passare oltre.
        Ecco io non so come, non so in che modo, non so in quale forma, ma ho voglia non solo di migliorarmi ogni giorno, ma di “intraprendere” un percorso con altri. Voglia di non sentirmi solo una voce isolata che si riconosce per caso tra altre parole.
        Vorrei sentirmi moltitudine silenziosa in grado di cambiare pacatamente e con forza le cose.
        Siamo tanti, io lo sento, lo so, che possiamo riconoscerci in questa visione del mondo, ma siamo rimasti ancorati a questa difficoltà dell’agire, a questa difficoltà ad aggregarci, a trovare nuove forme di partecipazione attiva.

  2. Credo non ci sia altro da aggiungere se non un cenno d’assenso per tutto cio’ che hai scritto.

    • Doxaliber scrive:

      @Chiara di Notte – Klára, bene, leggendo gli altri commenti ho visto che più o meno siamo tutti d’accordo. A questo punto abbiamo scoperto il problema, ora si tratta di trovare la cura. ;-)

      • Adetrax scrive:

        @Doxaliber,

        condivido il paragone e i ragionamenti.

        La cura dovrebbe essere quella di sempre, si applica con l’esempio in famiglia e nella prima educazione ovvero nelle scuole.

        Particolarmente importanti sono i primi 16 anni di vita per confermare la convinzione che il “chiagni e fotti” (ovvero il “piangi e frega il prossimo”) non fa che aumentare i problemi sociali; certo se l’imprinting è diverso e non si è realmente convinti che sia sbagliato poi il detto vulpes pilum mutat, non mores diventa tragicamente vero.

        Naturalmente per spezzare il circolo vizioso del “fanno quasi tutti così” (in famiglia, nell’ambiente in cui vivo, ecc.) non basta sapere cosa è giusto fare, bensì occorre realmente provare a farlo (sempre con le dovute maniere) e insistere anche quando pare che lo sforzo non sia per nulla condiviso o addirittura osteggiato.

        In ogni caso l’uniformità verso il bene o verso il male, fa acquistare credito al detto: ab uno disce omnis.

  3. lupoalburnino scrive:

    In linea di massima sono d’accordo sul “doxaliber pensiero”, ma non mi trova d’accordo su tutto il moralismo contenuto nel post. Non credo di appartenere alla categoria segnalata, ma forse senza accorgemene anch’io ho commesso qualche irregolarità. Ma non è neppure questo il punto. Non solo gli italiani, ma tutto il mondo, quando può cerca la trasgressione in tutti i campi. Non giustifico i due inservienti, ma non metterei sullo stesso piano un ladro di polli e un ladro di professione.
    Non so so se sono cristiano fino in fondo, ma anche nel Vangelo c’è scritto: “Chi non ha peccato scagli la prima pietra”. E Chi ha pronunciato queste parole certamente non era un peccatore. Il mio non è buonismo, è solo una riflessione che un pò tutti dovrebbero fare qualche volta.
    Non sono le piccole cose che mi danno fastidio, ma l’arroganza del potere, la distrazione di fondi per interessi personali, l’incapacità di capire chi sta male davvero.
    Scusami, doxaliber, forse non sono completamente in sintonia con te, ma ne ho viste tante che non mettrei insieme il diavolo e l’acqua santa.

    • francy68 scrive:

      @lupoalburnino,

      condivido quanto dici Lupo, ma credo che il pensiero di doxa non sia tanto lontano dal tuo…in effetti mi sembra un giusto richiamo a ricordarci di applicare anche a noi stessi le regole per le quali trasgressioni rimproveriamo gli altri…
      nel complesso condivido al 100% il pensiero di doxa, anche per me non c’è molta differenza fra il ladrone in guanti bianchi e il ladro di polli…tutto sommato credo si possa scommettere sul fatto che, avendone la possibilità, i due inservienti si comporterebbero esattamente come il politico oggetto dei loro strali.

    • Doxaliber scrive:

      @lupoalburnino, non sono per niente d’accordo. Posso comprendere coloro che, per fame, taccheggiano cibo al supermercato, ma come ho scritto nel pezzo i due inservienti non sono per niente diversi da quelli che distraggono fondi pubblici e corrompono, entrambi rubano nel limite delle loro possibilità. Semmai, come dice Simona_rm più sotto, si possono considerare diverse entità di pena, ma questo è un altro discorso.
      Questo voler “giustificare” alcuni comportamenti, che nei metodi e nell’approccio sono del tutto simili a quelli dei politici corrotti che detestiamo, è forse il problema principale di questa nazione: giustizialisti con gli “altri”, possibilisti e “buonisti” con chi ci è più “vicino”. Non va bene. Esistono centinaia di lavoratori che sicuramente guadagnano le stesse cifre di quei due dipendenti delle FS, magari alcuni di loro guadagnano anche meno, ma non rubano nemmeno un centesimo, come la mettiamo con queste persone? Inoltre, siamo certi che il “furtarello” dei due dipendenti fosse causato da fame e problemi economici e non servisse invece all’acquisto di beni voluttuari? Ho visto spesso persone piangere la fame pur possedendo macchina nuova, cellulare da 200 euro e televisore LCD, tutti oggetti che non sono assolutamente necessari alla sopravvivenza.

      • lupoalburnino scrive:

        @Doxaliber, non giustifico affatto i due inservienti: hanno atteggiamenti di violenza simili ai politici che detestiamo. Con una differenza se mi permetti: non fare di tutta l’erba un fascio.
        Valutare volta per volta il fatto avvenuto, le circostanze, i bisogni e poi trarre le giuste valutazioni e le eventuali condanne. Ho letto dei cosiddetti ladri di polli, i quali quando si sono trovati davanti ad un portafoglio pieno di soldi, l’hanno portato subito ai carabinieri. Ma ci sono esempi innumerevoli di povera gente che non si approfitta dei beni degli altri, pur avendone la possibilità qualche volta. Io, per esempio, se trovassi un bel numero di bigliettoni di euro, sarei in imbarazzo se restituiorli o tenerli per me…
        nel 1982, ad Acireale, mentre passeggiavo , sotto i piedi vidi un assegno di L. 3.200.000. Forse avrei potuto riscuoterlo appena fossi ritornato a Salerno. Ci pensai un bel pò durante la notte. Tre milioni erano una bella cifra allora. La mattina successiva mi presentai allo sportello della banca che aveva emesso l’assegno e lo consegnai.
        Qualche ora dopo mi vidi recapitare una scatola di dolci siciliani…

        • Doxaliber scrive:

          @lupoalburnino,

          Valutare volta per volta il fatto avvenuto, le circostanze, i bisogni e poi trarre le giuste valutazioni e le eventuali condanne.

          Queste sono “circostanze attenuanti”, non a caso sono previste dalla legge. ;-)

  4. romak scrive:

    Condivisione piena, ma il problema è che le gente non sembra disposta a credere a cosa è giusto e cosa è sbagliato.
    Non vuole o non riesce, non importa, il risultato è lo stesso.
    Moltissima gente, per qualsiasi prestazione professionale, se può risparmiare anche l’1% non facendosi fare la fattura, lo fa, senza rendersi nemmeno conto dell’azione che commette.
    C’è anche da dire che gli esempi positivi in questa società del cazzo sono veramente pochi, quindi c’è una certa induzione negativa…
    Comunque complimenti per il pezzo.

    • Doxaliber scrive:

      @romak, io penso che alla base ci sia la mancanza di legge. Le persone sanno che violare la legge conviene e quindi sono maggiormente propense a farlo.

      • romak scrive:

        @Doxaliber, cosa intendi?
        Che è bassissimo il rischio che una persona venga presa, e quindi uno è anche propenso a rischairsela(perchè i benefici sono molto maggiori dei rischi)? Su questo sono d’accordo, però è anche vero che non si può solo reprimere, altrimenti si ritorna facilmente indietro appena si abbassano le difese(anche se credo che la repressione possa essere anche utile a lungo termine, perchè aiuta a non avere troppi esempi negativi nella società).
        Io non ho la soluzione, purtroppo, però credo che, oltre alla certezza che un persona che infrange le leggi venga presa (che quindi produrrebbe l’idea della non-convenienza della cosa), ci vorrebbe anche qualcosa che faccia crescere la cultura del rispetto delle leggi come principio fondamentale per vivere in una società, e che faccia aumentare il senso civico della gente.
        Inoltre una cosa fondamentale che bisognerebbe inculcare è che è il principio che vale, non gli effetti. Io trovo assurdo che ci sia un sacco di gente che non butterebbe mai a terra una lavatrice o una lattina di birra, ma sputa tranquillamente la gomma da masticare fuori dal finestrino(o le sigarette!!!!), perchè crede che l’effetto sia minimo (anche magari perchè sa che c’è la gente che abbandona i frigoriferi in campagna…).
        Allo stesso modo una persona credo che spesso pensi: “Se io faccio evadere 500 euro al mio dentista non faccio molto di grave, visto che ci sono quelli che evadono milioni di euro, finchè ci sono loro cosa vuoi che faccio di male? Non cambierebbe nulla al sistema se non lo facessi”
        E in effetti, in questa società di merda, la gente si autogiustifica molto facilmente.
        Non so, più va avanti e più sono pessimista, giusto i posti come questo mi danno una speranza…
        Un abbraccio, cari scrittori e compagni lettori e commentatori…
        romak

  5. Cristiano scrive:

    Ottimo articolo.
    Anche io sono stato e sono un peccatore, ma ogni giorno cerco di migliorarmi.
    Due i modi principali usati..

    1- Tentare di rendere uguali a zero le “disonestà” commesse. Non è cosa semplice purtroppo, ma vedo che miglioro sempre più. D’altronde, smettendo d’essere bambino e quindi di vivere sotto l’ala di mamma e papà, ho scoperto che imparare a essere onesti è una cosa più difficile di quel che pensassi, soprattutto nei mesi in cui sei senza lavoro e senza il becco d’un quattrino…
    ma si può fare…

    2- Continuo a restituire le “banconote che vedo cadere a terra al proprietario” (spero legittimo), e continuo a “negare le monetine ai tipi che parlano bigottamente di politica davanti al bagno, ma le metto nella macchinetta motivando il perchè”.

    E’ importante far vedere che esiste l’alternativa e la diversità non parlandone a vanvera e/o in via generale, ma incarnadone l’esempio!

    Faccio così anche quando mi danno del comunista, ecc..
    Bisogna esser pronti a spiegare che gli schemi son vecchi, bisogna MOSTRARE che SIAMO

  6. Cristiano scrive:

    UN’ALTERNATIVA, magari non la migliore…. …ma allora diventiamo spunto perchè ognuno possa diventarne una!
    Magari anche migliore di noi.

    Ciao.

    Cristiano.

  7. Affogare nella merda/2

    Anzi no, questo è un pochettino più diplomatico :D

  8. ilBuonPeppe scrive:

    il problema non è politico ma è in realtà legato alla pervicace volontà degli italiani di non cambiare lo status quo

    Sottoscrivo.
    Bisogna comunque fare attenzione, come diceva anche lupo, a non commettere lo stesso errore che nell’articolo, giustamente, si contesta. Dire “è tutto uno schifo”, “sono tutti uguali” e altre amenità simili, è sbagliato riferito al mondo politico, ma è sbagliato anche riferito alla società: si tratta comunque di qualunquismo.
    Il rischio è quello di mettere sullo stesso piano situazioni che non sono neanche lontanamente paragonabili.

  9. simona_rm scrive:

    Non so che dire, sono d’accordo. Anch’io non faccio tanto la sofistica e tra i ladri di polli e la mafia/politica strutturata.
    Non sono comportamenti differenti quelli descritti da Doxa, nascono dal medesimo presupposto: avvantaggiare se stessi a discapito di altri. Un ladro è un ladro, punto. I furbi si invidiano molto tra loro. L’eventuale differenza tra le due “classi” di ladri/furboni, dovrebbe risiedere nell’entità della condanna da infliggere una volta accertato il reato.
    Mi piacerebbe che i politici corrotti, una volta scoperti si potessero -prima di tutto- processare e che una volta condannati si facessero qualche anno di galera. Magari con l’obbligo della restituzione del maltolto. Per i ladri di polli, basta il licenziamento in tronco.
    Gli esempi virtuosi di chi va in cerca del proprietario di 1000e stanno sparendo, per selezione naturale. La furbizia ha ufficialmente prevaricato l’onestà. Ho letto un libro eccellente che ricostruisce la storia recente d’Italia, mettendo in luce come la tendenza alla furbizia/propotenza, sembra essere genetica nel nostro paese. Una tara incurabile che ci ha cristallizati in un eterno processo mafioso che si acutizza e si assopisce a seconda del momento storico, ma comunque avanza senza sosta coinvolgendo sempre più strati della società civile.
    Conclusione: AIUTO. :(

  10. elkenar scrive:

    I risvolti sociali, etici e morali dell’ articolo sono già stati esaurientemente analizzati.
    Io di mio ci metto solo una microscopica riflessione : l’ applicazione del principio di reciprocità ( fai agli altri quel che vorresti essere fatto a te ) su scala assoluta trasformerebbe questo pianeta in un paradiso terrestre.

    E’ un vero peccato che il leitmotiv della nostra convivenza sia invece ” fate quel che dico, non fate quel che faccio “.

  11. F.Maria Arouet scrive:

    Condivido la diagnosi, resto scettico sulla terapia. Non perché abbia in tasca la soluzione (può pure essere che la soluzione non ci sia del tutto), ma perché mi pare più un auspicio che una possibilità concreta.
    Chi può negare che il mondo sarebbe migliore, se fossimo tutti migliori? E tuttavia non vedo come una simile ammissione ci aiuti, o ci costringa, a “migliorare”.
    Non credo nelle catarsi. Vedo meglio i piccoli passi mirati.
    Faccio un paio di considerazioni a mo’ di esempio.
    Uno dei fattori che ci ha portato dove siamo é rinvenibile nel concetto espresso da Lupo, secondo cui ci sarebbero due tipi di “disonestà”, quella dei ricchi e quella dei poveri.
    Ma ne siamo proprio sicuri? Oppure, come dice Simona, ove le trasgressioni siano dello stesso “tipo”, per esempio rivolte ad avvantaggiare se stessi, dovranno essere trattate allo stesso modo? Non é meglio se la smettiamo di proteggerci dietro quello che qualcuno ha definito il familismo amorale italiano, secondo cui a parità di reato i propri contigui per parentela, censo, appartenenza geografica, o politica, sono un po’ meno colpevoli degli altri?
    Secondo esempio. Io sono italiano ma quando vado in Svizzera guido come uno svizzero, perché so che la polizia mi beccherebbe e la pagherei salata. Analogamente, sulle nostre strade, gli svizzeri vanno come i peggiori degli italiani, persuasi, a ragione, d’avere moltissime probabilità di farla franca.
    Non è che anche la repressione, ove sia efficace, possa avere il suo ruolo? Anche se a metterla in atto é uno come Brunetta?

    • Doxaliber scrive:

      @F.Maria Arouet, io credo che accettare l’idea di essere forse “parte” del problema sia un ottimo punto di partenza. D’altro canto anche il percorso di recupero degli alcolisti e dei drogati parte dall’autocoscienza: se non ammetti di avere un problema di conseguenza non cercherai nemmeno una soluzione. Naturalmente, come dici tu, il solo principio etico non è sufficiente, è necessaria la presenza dello Stato, uno Stato in grado di far applicare la Giustizia, senza buonismi, garantismi e “distinzioni”.
      In fondo lo dico da tempo immemore: il problema principale dell’Italia è un sistema giudiziario inefficente, resa tale proprio perché molti potessero rimanere impuniti. Purtroppo invece di soluzioni continuo a vedere soltanto azioni populistiche o scelte politiche tese a rendere la giustizia ancora meno efficente e più “controllata”.
      In fondo il problema è che alla maggioranza degli italiani, proprio perché molto simili nel loro piccolo agli inservienti descritti del pezzo, le cose vanno bene così, al massimo la gogna ed il giustizialismo lo tiriamo fuori soltanto quando si tratta di persone enormemente distanti dalla nostra realtà (gli stranieri, i finanzieri ed i politici), per tutti gli altri invece scatta il “perdonismo”. Credere infine che un Parlamento pieno di galeotti ed inquisiti che si parano il culo a vicenda possano davvero avere interesse nel realizzare una giustizia efficente, magari in grado di giudicare severamente ed in breve tempo anche corrotti e mafiosi come loro, è sinceramente utopistico.
      Ecco perché sono pessimista.. :-/

  12. F.Maria Arouet scrive:

    Sono d’accordo con te: per cambiare bisogna ammettere d’essere parte del problema. Cioè bisogna volerlo. Ma sono anche convinto che per cambiare non basta volere, bisogna anche potere. E per potere non bisogna escludere nulla per “principio”.
    Mi riferisco, per esempio, a concetti come “ordine e legalità” che troppo spesso la “sinistra” ha lasciato in totale gestione alla “destra”.
    Ma mi riferisco anche a quell’atteggiamento snobistico secondo cui un’azione, o é sistemica, o non vale la pena d’intraprenderla.
    Se aspettiamo che gli uomini diventino buoni, come si dice, campa cavallo che l’erba cresce!
    Ti faccio un esempio per spiegarmi meglio.
    Fino a qualche tempo fa uno dei principali problemi dell’industria automobilistica era la grande quantità di difetti sul prodotto, derivanti da errate operazioni di montaggio, dovute a banali disattenzioni degli addetti di linea. Si sarebbe potuto provare, e si provò, a pretendere che gli addetti fossero più ligi al loro compito e assolutamente concentrati sul loro lavoro, ma non sarebbe stata una soluzione realistica, e non lo fu.
    Fu Shigeo Shingo, della Toyota, quello che trovò la soluzione più efficace, introducendo la metodologia del Poka-Yokè, che consisteva nel progettare le attrezzature di assiemaggio in modo che, anche volendo, fosse impossibile sbagliare.
    Gli operai non erano diventati migliori, ma il prodotto era migliorato.
    Ecco, cosa intendo dire. Io mi accontenteri di questo.

    • Doxaliber scrive:

      @F.Maria Arouet, sono d’accordo. Per quanto riguarda l’approccio Toyota, i primi, quelli che volevano risolvere il problema punendo gli operai sono secondo me quelli che oggi al problema sicurezza rispondono con i militari per le strade, le mozioni contro lavavetri e rovistatori nei cassonetti, nonché l’inasprimento delle pene contro i clandestini (ottenendo il plauso della maggioranza del popolo), gli Shingeo Shingo sono invece coloro che propongono una riforma seria del sistema giudiziario ed un approccio più “ragionato” al problema. :-) Shingeo Shingo però aveva un vantaggio rispetto a coloro che oggi hanno una visione “diversa” dalla massa: lui aveva il potere e l’autonomia per decidere.

  13. Molto interessante – mi ricordo tempo fa in un supermercato, mi sono scostata 5 cm dalla fila, lasciando il carrello al mio posto per osservare un prodotto sullo scaffale di fronte e quando son tornata il ragazzo dietro di me mi aveva preso il posto. Stufa di sopportare queste sciocche prese in giro, superando un po’ di imbarazzo (io!!), gli ho detto che mi ero accorta del superamento. Con aria sbruffona mi ha detto che non se ne era accorto e mi avrebbe riceduto il posto. Che ho ripreso. Ostentatamente.
    Dall’andazzo, credo che l’episodio fosse – assurdamente – più significativo per me che per lui.
    Comunque, io mi son rotta le palle, come dite, di passare sotto silenzio anche sti piccoli soprusi e quindi, mi aggrego al movimento, mica poi tanto silenzioso, per quanto mi riguarda.

    Vorrei però chiudere con una osservazione che Poldino mi ricorda spesso, sfracellando il mio idealismo sulla bieca realtà: anche le regole non sono giuste a priori. E tendenzialmente, sono fatte da chi ha più forza/potere. Ergo recano in sè il nocciolo di questi sentimenti di invidia, rancore, sfida ipocrita alla sopraffazione…

    Ciao,
    DC

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