Privatization ovvero Come ti Uccido lo Stato del Benessere 17


Non ci vuole la palla di vetro, ma son graditi rapporti trasparenti. (pregasi notare la battuta). Gente che muore in ambulanza cercando, in giro per ospedali, un posto letto. Interi reparti con tirocinanti lasciati come unici responsabili. Prontosoccorsi che rilasciano persone che sembra quasi per dispetto muoiano poco dopo. Sporcizia nelle strutture che causa 7000 morti l’anno per infezioni. Gente che muore per una semplice operazione di appendicite, di tonsille, di chirurgia estetica. Si muore per un’afta. Cornee rubate alle salme nell’obitorio, mancano gli anestesisti, si paga per i codici bianchi… Questo è quello che finisce nei telegiornali, nei quotidiani, nei talk-show, negli speciali. Accade solo adesso? No, è sempre accaduto a memoria d’uomo, ma non con tanta regolarità. I fatti di malasanità vengono scrupolosamente dosati uno, massimo due a settimana. Regolamente da qualche mese a questa parte. Troppo regolarmente. Sembra quasi che vengano tenuti in frigorifero e scongelati il sabato come si fa con la trippa. Stanno forse spianando il terreno? Chi è welfare?

Il welfare state non ha lontane origini. Nasce in Inghilterra agli inizi del diacessettesimo secolo. In Italia ne possiamo trovare le prime tracce nell’ultimo ventennio dell’ottocento. Il regime fascista lo ha poi rimodernizzato e poi la parola è toccata alla Costituzione del 1947, con successive integrazioni. Insomma ha avuto vita facile. Meno facile è stata la sua traduzione. Tradotto pari pari dall’inglese esce fuori “stato di benessere”. Bello. Ottimista. Ci piaceva, ci faceva sentire tutti più buoni. Poi è uscito fuori qualcuno che evidentemente non ne aveva bisogno di questo welfare state e lo ha così tradotto con “stato assistenziale” per far notare agli altri che infondo infondo lo Stato non ci faceva una bella figura ma sembrava più la mamma che mantiene il figlio trentenne ancora in casa.

Cos’è il welfare state? Se ti fratturi una gamba e vai in un ospedale privato ti rimettono a posto e poi ti arriva la fattura a casa. Idem se ti scoprono un carcinoma dell’utero o una bronchite polmonare. Il brutto è che spesso semplici interventi come un testicolo varicoso o una circoncisione correttiva hanno prezzi esorbitanti (comprendenti oltre alla tariffa di chi ti opera anche quella dell’anestesista, dei vari collaboratori di sala, del noleggio della sala e dei mezzi a disposizione, senza contare il post-intervento.) Nello Stato italiano le prestazioni di natura medica sono prevalentemente gratuite. Cioè l’ingessatura di un arto non comporta spese ai danni dell’infortunato, o almeno non totalmente. L’intera comunità si fa carico delle spese necessarie attraverso il sistema del recupero fiscale. Nella cartella delle tasse una delle tante voci è proprio quella riguardante la sanità a cui ognuno contribuisce in base al proprio reddito. Nei tanto ammirati States, paese in cui lo stato sociale non è arrivato, ogni nucleo familiare ha la sua brava assicurazione che si fa carico di eventuali spese sanitarie. Nessuno paga per sè, ma tutti paghiamo per tutti. Lo facciamo attraverso le imposte, e le imposte le paghiamo in base al nostro reddito. Chi più ha, più dia. Questo non sta certo bene a chi ha, dacchè è di buon grado disposto a pagarsi da solo le prestazioni sanitarie che gli occorrono, stimandole sicuramente inferiori alla voce “sanità” che dalla cartella delle imposte logora il suo sudato patrimonio. E’ di qui facile capire chi ha tradotto welfare state con “stato assistenziale”: è la stessa persona che oggi vi porta in tavola (letteralmente dacchè i tg sono negli orari dei pasti) vari casi di strutture sanitarie inefficenti e personale scadente.

Vuole convincervi che lo stato del benessere è in realtà un luogo sporco dove sguazzano i più furbi, con medici ladroni e infermieri fancazzisti. Sicuramente ognuno di noi ha la sua personale esperienza dell’evidente lentezza, carenza e inefficenza del sistema sanitario nazionale. Ma se la vostra auto ha due, tre, tutte e quattro, anzi, tutte e cinque le ruote a terra (compresa la ruota di scorta) voi che fate? COMPRATE UNA NUOVA AUTOMOBILE??? Sarà che ci sono affezionato al mio welfare, sarà che la vedo come una forma di interesse dello Stato verso i suoi membri, sarà che non ho uno stipendio milionario e che quindi una semplice operazione di appendicite non potrei permettermela e di morire non è che mi va tanto, ma io lo terrei questo welfare. Ci metterei le mani sopra. Cercherei di vedere cosa non va, ma non credo che l’unica soluzione sia privatizzare, quindi dare la mia vita in mano ad assicurazioni. Lo stesso discorso della sanità vale per l’istruzione, per il sistema pensionistico (comprese pensioni di invalidità, di vecchiaia, di disoccupazione) e per l’accesso alle risorse culturali (biblioteche, musei)  Mentre sull’istruzione la scuola pubblica (almeno fino al liceo) non sembra in pericolo, ultimamente si sente spesso parlare di un sistema pensionistico che non va. La stessa corte dei conti ha detto chiaramente che urge una modifica (cioè alzare l’età pensionabile a 65 anni) o si rischia il collasso. In realtà il sistema pensionistico italiano, per quanto riguarda i versamenti dei lavoratori e l’erogazione delle pensioni maturate dopo anni di lavoro è IN netto attivo. Anzi, spesso funge da bacino a cui attingere quando la camera del senato deve rinnovare il suo parco macchine.Siamo in passivo quando si parla di indennità di disoccupazione di sussidi familiari, in caso di accertato stato di povertà o bisogno, e di invalidità. E ovviamente lì siamo in passivo, dacché altrimenti ognuno sarebbe costretto a pagar per se. Le tante assicurazioni che piamente hanno fatto richiesta di sostituire lo Stato nella gestione del sistema pensionistico hanno proposto un patto molto vantaggioso: si accollano il sistema pensionistico in attivo e lasciano allo stato quello assistenziale in cui è in passivo. Un accordo vantaggiosissimo… ma per chi?. Come andrà a finire non so.

L’America mi fa paura non solo per i suoi Apaches o per i vari Bush, mi terrorizza più quando viene presa come lo Stato perfetto per antonomasia.La stampa è la nostra sinapsi. I mezzi di comunicazione sono i nostri occhi, i nostri orecchi sul mondo. Su ciò che dice la stampa si può riflettere. Ciò che la stampa non dice non viene solo obliato, ma non è mai esistito. Portare continuamente all’attenzione della gente un fatto può essere sintomo di un cambiamento imminente. Ma, contrariamente e veppiù pericolosamente, può essere stimolo di quel cambiamento. Che tempi signoramia. Che tempi.


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