Visite: 2,234,484 Visite ultime 24 ore: 7,400

Princesa, l’Unica Cosa Autentica che ho Sono i Litri di Silicone. E i Sentimenti

17 aprile, 2008 di marco il buono  
Archiviato in Democrazia e Diritti, Vere Donne

Vi siete accorti di come la potente lobby gay ci stia martellando?
Ci sono gay ovunque, a Sanremo, sull’Isola dei Famosi, sui giornali si parla di stilisti gay che evadono le tasse, gay governatori di una regione italiana, sindaci gay; il fatto che questa potentissima lobby non abbia ancora ottenuto nessun risultato e nessun diritto forse significa che non sia poi così potente, ma è meglio sottacere questa scomoda considerazione.
Il fatto più grave è che nella casa del Grande Fratello ci sia un… boh? come si definisce quella cosa?

Silvia Burgia, partecipante al grande fratello

Dovremmo chiamarla donna, anche se la cosa non vi piace.

I travestiti sono uomini vestiti da donna (Priscilla, la regina del deserto), i transessuali sono uomini che hanno intrapreso il cammino per diventare quello che si sentono, cioè donne, alcuni sulla via si fermano in una tappa intermedia, perché è quello che chiedono i bravi e precisi papà di famiglia, che ricercano sempre più di frequente prostitute con tette a base di silicone ed organo genitale maschile funzionante, aspettando che la giovinezza svanisca, ed il resto dell’operazione si compia.
Dopo questa ultima tappa, il transessuale diventa una donna a tutti gli effetti, giudici e psichiatri permettendo.

…Sono la pecora sono la vacca che agli animali si vuol giocare
sono la femmina camicia aperta piccole tette da succhiare

Sotto le ciglia di questi alberi nel chiaroscuro dove son nato
che l’orizzonte prima del cielo ero lo sguardo di mia madre

“che Fernandino è come una figlia mi porta a letto caffè e tapioca
e a ricordargli che è nato maschio sarà l’istinto sarà la vita”

e io davanti allo specchio grande mi paro gli occhi con le dita a immaginarmi
tra le gambe una minuscola fica…

Raramente queste persone hanno un buon rapporto con la società e con la famiglia in particolar modo, per questo la maggior parte è costretta ad andar via di casa e, dovendo sopravvivere, a prostituirsi o contrabbandare droghe e ormoni.

Candis Cayne, attrice transex americana

…nel dormiveglia della corriera lascio l’infanzia contadina
corro all’incanto dei desideri vado a correggere la fortuna

nella cucina della pensione mescolo i sogni con gli ormoni
ad albeggiare sarà magia saranno seni miracolosi

perché Fernanda è proprio una figlia come una figlia vuol far l’amore
ma Fernandino resiste e vomita e si contorce dal dolore

e allora il bisturi per seni e fianchi in una vertigine di anestesia
finché il mio corpo mi rassomigli sul lungomare di Bahia…

Avete mai provato, voi maschietti, ad odiare il vostro pistolino? O meglio come si può sentire un maschio che si vede come un errore, sì, un errore da correggere il prima possibile, guardarvi allo specchio ed odiare le vostre fattezze, non la pancetta o i fianchi larghi, ma il vostro sesso.

Sconvolgente vero?

Ma non è tutto: queste persone sono costrette a sottoporsi ad operazioni difficili e rischiose ed a prendere dosi massicce di ormoni…per tutta la vita.

sorriso tenero di verdefoglia dai suoi capelli sfilo le dita
quando le macchine puntano i fari sul palcoscenico della mia vita

dove tra ingorghi di desideri alle mie natiche un maschio s’appende
nella mia carne tra le mie labbra un uomo scivola l’altro si arrende

che Fernandino mi è morto in grembo Fernanda è una bambola di seta
sono le braci di un’unica stella che squilla di luce di nome Princesa

a un avvocato di Milano ora Princesa regala il cuore
e un passeggiare recidivo nella penombra di un balcone

o matu (la campagna) o cèu (il cielo) a senda (il sentiero) a escola (la scuola)
a igreja (la chiesa) a desonra (la vergogna) a saia (la gonna) o esmalte (lo smalto)

o espelho (lo specchio) o baton (il rossetto) o medo (la paura) a rua (la strada)
a bombadeira (la modellatrice) a vertigem (la vertigine) o encanto (l’incantesimo)

a magia (la magia) os carros (le macchine) a policia (la polizia)
a canseira (la stanchezza) o brio (la dignità) o noivo (il fidanzato)

o capanga (lo sgherro) o fidalgo (il gransignore) o porcalhao (lo sporcaccione)
o azar (la sfortuna) a bebedeira (la sbronza) as pancadas (le botte)

os carinhos (le carezze) a falta (il fallimento) o nojo (lo schifo)
a formusura (la bellezza) viver (vivere)

occhi di un transex

Sono come prigionieri di un corpo che non sentono proprio. Sono transessuali e soffrono del disturbo dell’identità di genere. Avvertono un disagio tale da non riconoscere come propri gli organi sessuali di cui sono dotati. “E in alcuni casi il rifiuto è tanto forte – spiega la dottoressa Laura Schiati, psicologa e sessuologa del Centro per la diagnosi e la terapia dei Disturbi d’Identità di Genere (CeDig) di Trieste – da portare queste persone ad affrontare un lungo e difficile cammino che termina con un intervento di riattribuzione chirurgica del sesso”. In Italia per fare l’operazione è necessaria una perizia psichiatrica che accerti la presenza del disturbo, il via libera di un tribunale e l’iscrizione in una lista d’attesa delle strutture pubbliche che praticano la correzione chirurgica. Una volta effettuato l’intervento, il transessuale deve rivolgersi nuovamente al tribunale per chiedere il cambiamento di stato anagrafico. Solo a quel punto il giudice può operare la correzione dei documenti, per sesso e per nome.

Un’operazione irreversibile. Dopo l’intervento di riconversione degli organi sessuali non si torna indietro, non si possono avere figli e, poiché c’è l’esportazione dei testicoli e delle ovaie, è necessario seguire una terapia ormonale per tutta la vita. “Ma – spiega il prof. Carlo Trombetta, dell’Istituto Clinica Urologica dell’ospedale Cattinara di Trieste e responsabile del CeDig – nessun chirurgo può pensare di operare in maniera irreversibile una persona senza il consenso del tribunale”. Proprio la legge infatti (la 164/1982) prevede che solo un giudice, una volta valutata la diagnosi di transessualismo da parte di uno psicologo, di un sessuologo o di uno psichiatra e gli esami clinici completi, può autorizzare l’intervento. “Attualmente in Italia – afferma il prof. Trombetta – è possibile operarsi in diverse strutture pubbliche specializzate come l’ospedale Cattinara di Trieste, l’Ospedale le Molinette di Torino, il S. Orsola- Malpighi di Bologna, il San Camillo di Roma, la Clinica urologica dell’Università di Bari e il Policlinico Federico II di Napoli”. Anche a Perugia veniva praticata la riconversione chirurgica degli organi sessuali, ma come racconta il professor Trombetta, la struttura ha smesso da tempo.

Transamerica, locandina

Il test di real life. Arrivare all’intervento non è facile. “È necessario prima di tutto un test di real life – spiega la dottoressa Scati – che permetta ai medici di diagnosticare il disturbo dell’identità di genere. Il paziente viene seguito da uno psichiatra e da un endocrinologo che gli somministra una terapia ormonale sostitutiva: estrogeni e anti-androgeni per l’uomo che si sente donna, e testosterone per la donna che invece si sente uomo”. Soltanto così la persona affetta dal disturbo può mettersi alla prova con se stesso e iniziare a vivere diversamente il proprio corpo. “Dopo il test di real life, che dura in media un paio d’anni, – continua la dottoressa Scati – lo psichiatra effettua la diagnosi che poi il tribunale valuterà”. Il test, la diagnosi e la sentenza del Tribunale vengono eseguite nella propria regione mentre per l’intervento chiunque può iscriversi nelle liste d’attesa di ciascuno dei centri specializzati. “Prima dell’intervento, che è completamente a carico del Servizio sanitario nazionale, – continua la Schiati – si può attendere anche un paio d’anni. In alternativa il paziente può chiedere l’operazione in intramoenia ma il costo è di circa 15mila euro”.

L’intervento. “Il fenomeno è molto di nicchia, – spiega il professor Trombetta – basti pensare che in Italia un uomo ogni 12mila e una donna ogni 30mila abitanti soffrono del disturbo dell’identità di genere”. Se al Cattinara di Trieste si eseguono in media trenta operazioni all’anno, negli altri centri la media è più bassa. Anche l’Azienda ospedaliera di Parma ha appena iniziato e qui proprio il professor Carlo Trombetta, del Cattinara di Trieste, con l’equipe del professor Pietro Cortellini, primario dell’unità operativa di urologia dell’ospedale di Parma, ha eseguito la prima operazione. Il dottor Antonio Barbieri, dirigente medico dell’unità di urologia di Parma, ci spiega l’intervento. “Servono cinque ore di sala operatoria per adeguare il corpo della persona al genere cui si sente di appartenere.

Nella conversione uomo-donna, che è il più frequente, c’è l’asportazione del pene e dei testicoli, il modellamento del seno e l’operazione per modulare la voce. La neovagina è un organo sensibile e parafisiologico. Negli interventi di transizione da donna a uomo si eliminano mammelle, utero e ovaie, e si esegue una falloplastica utilizzando la cute dell’addome, ma il neopene non è sensibile e non ha erezione, a meno che non venga inserita un protesi biocompatibile”. La parte del chirurgo finisce qua. Poi spetta allo psicoterapeuta aiutare il paziente ad accettarsi e ad accettare la nuova vita. “La difficoltà a quel punto – conclude la Scati – è tirare le somme tra aspettative e risultati e superare i pregiudizi ancora troppo diffusi”.
Adele Sarno

Eva Robins

Mi chiamo Agrado perché tutta la vita ho sempre cercato di rendere la vita gradevole agli altri… oltre che gradevole sono molto autentica.
Guardate che corpo… tutto su misura. Occhi a mandorla 80 mila. Naso, 200 buttateli tutti perché l’anno dopo me l’hanno ridotto così con un’altra bastonata. Tette, due, perché non sono mica un mostro, però le ho già super ammortizzate. Silicone…naso, fronte, zigomi, fianchi e culo. Un litro sta sulle 100 mila, perciò fate voi il conto perché io già l’ho perso. Limatura della mandibola 75 mila. Depilazione definitiva col laser, perché le donne vengono dalle scimmie quanto l’uomo, sino a quattro sedute, però se balli il flamenco ce ne vogliono di più è chiaro. Quello che stavo dicendo è che costa molto essere autentica signora mia…e in questo non bisogna essere tirchie, perché una più è autentica quanto più somiglia all’idea che ha sognato di se stessa.

Tutto su mia madre.

Nessun articolo correlato.

marco il buono
Fa SchifoMi piace (-1 Punti, 1 voti)
Loading ... Loading ...
Stampa questo Articolo Stampa questo Articolo

Lo stesso giorno gli anni scorsi

2008

Chi siamo?
Aiutaci
Scrivi per noi
Sostenitori
Contatta MC
Feedaci Fave us
Disclaimer
MC? Aiutaci Tu su MC Amici Contatti Feed Fave Disclaimer

Contatti - MC Disclaimer Leggere con Attenzione Sito fondato l’11 marzo 2007

Comments

12 Risposte a “Princesa, l’Unica Cosa Autentica che ho Sono i Litri di Silicone. E i Sentimenti”
  1. Francesco Orsenigo scrive:

    Non sono riuscito a cogliere il punto dell’articoo (se c’é) ma comunque molto interessante.

    [Rispondi a questo commento]

  2. Vaaal scrive:

    Stavo per scrivere la stessa cosa di Francesco. Cosa significa questo articolo? Le frasi apertamente provocatorie devono essere lette in chiave ironica? O no?

    [Rispondi a questo commento]

  3. Paolo scrive:

    Avete mai provato, voi maschietti, ad odiare il vostro pistolino? O meglio come si può sentire un maschio che si vede come un errore, sì, un errore da correggere il prima possibile, guardarvi allo specchio ed odiare le vostre fattezze, non la pancetta o i fianchi larghi, ma il vostro sesso.

    Sconvolgente vero?

    Beh, accettari per quello che si e’ e’ il primo passo per essere felici. Per questo non capisco la chirurgia estetica, dal semplice trapianto di capelli agli interventi al seno, passando per liposuzione e affini. Per questo non capisco chi prende ormoni, o steroidi, o altro.

    Ma naturalmente ognuno dovrebbe essere libero di vivere come preferisce, ed essere comunque tutelato dalla legge.

    Cambiando leggermente argomento, ma neanche troppo, leggevo di recente che

    Secondo i dati del psichiatra di Mosca Ilia Tumanin, tra gli adolescenti di 14-18 anni che hanno tentato suicidio il numero dei ragazzi di bassa statura 4 volte supera il numero di quelli di alta statura. “Più basso è l’uomo, più alto è il rischio che lo stesso avrà i problemi con il cuore dovuti al ferito amor proprio…” è la deduzione che ha fatto dalle sue ricerche sociologiche il medico americano Sig-ra Donna Parker. “ … Gli uomini di alta statura hanno tutte le possibilità di ottenere la posizione di prestigio, come pure le donne (ma le stesse sono più preoccupate dei problemi del peso che di quelli della statura) … Gli uomini di bassa statura devono sforzarsi per apprirsi la strada,” – è l’estratto dall’articolo pubblicato nella rivista inglese “Economista”.

    Il suggerimento dell’autore dell’articolo non e’, come uno si aspetterebbe, “ragazzi bassi fate qualcosa per accrescere la vostra autostima”, ma bensi’ di farsi allungare le gambe da un chirurgo (operazione che oltretutto immagino sia dolorosissima).

    A parte questo, io conosco un sacco di persone basse che lo mettono continuamente in quel posto (metaforicamente parlando) a persone molto piu’ alte di loro. E’ un fatto di carattere, non di statura (o stazza, o quant’altro).

    [Rispondi a questo commento]

  4. Annalisa scrive:

    io l’ho trovata una provocazione molto interessante.
    La descrizione di un mondo che noi non conosciamo e dell’amore che vi si nasconde.
    Forse più che capire, occorreva sentire.

    [Rispondi a questo commento]

  5. Annalisa scrive:

    ah, secondo me è ovvio che le frasi provocatorie vadano lette in chiave ironica.

    [Rispondi a questo commento]

  6. marcoilbuono scrive:

    @Annalisa, giusto.
    Solo una cosa, quali sono le frasi provocatorie?
    Ce ne sono alcune, se specificate vi rispondo.

    [Rispondi a questo commento]

  7. MaubrA scrive:

    Bell’articolo, ben scritto e documentato :mrgreen:

    [Rispondi a questo commento]

  8. Saint scrive:

    Ma la poesia di chi è?

    [Rispondi a questo commento]

  9. ale scrive:

    princesa da anime salve (1996) del grande grandissimo meraviglioso faber (che sarebbe Fabrizio de Andrè)

    [Rispondi a questo commento]

  10. GdA scrive:

    “Dovremmo chiamarla donna anche se la cosa non vi piace…”
    Perché non ci piace?
    Perchè tutto sommato gli altri non ci interessano se non come fenomeno da baraccone da scrutare, valutare, irridere e infine bollare come diverso.

    Riusciamo a trovare nel “diverso” le radici della nostra presunta normalità.
    E la normalità genera mostri.

    E’ bello il racconto di Marco.
    Marco racconta il dolore, la sofferenza, la frustrazione, il disagio psicologico,
    Marco racconta l’uomo osservandolo da un altro punto di vista ma pur sempre l’uomo.

    “Accettarsi è il primo passo per essere felici”.
    Condivisibile. Sicuramente può funzionare per le persone forti e determinate…
    Ma le persone fragili?
    Per loro il cammino (qualunque sia il punto di partenza) verso l’accettazione di sé è difficile, impossibile a volte (il più delle volte).

    Una grossa spinta forse potrebbe arrivare sentendosi accettati dagli altri, compresi e amati per quello che sono…

    Anziché chiamarci donna o uomo io suggerirei di provare a chiamarci “per nome”.

    Grazie Mib.

    Luna

    [Rispondi a questo commento]

  11. Simonide scrive:

    Articolo interessante.
    Per completarlo, vorrei suggerire a chi interessa questa lettera
    http://teledicoio.blogosfere.it/2008/02/grande-fratello-reload-la-trans-silvia-ha-reso-speciale-questa-ottava-edizione.html

    che ho scritto io poco dopo che Silvia Burgio era entrata al GF.

    “Accettarsi è il primo passo per essere felici”.
    Condivisibile. Sicuramente può funzionare per le persone forti e determinate… Ma le persone fragili?

    Scusate ma c’è un errore alla base del ragionamento. Perchè per andare fino in fondo, non puoi essere una persona fragile, anzi. Devi essere sicura e determinata. Perchè costa molto, in termini di stress emotivo ma non solo. Coinvolge ogni aspetto della propria vita: rapporti con genitori, parenti, amici, conoscenti, vicini, magari colleghi di lavoro.

    E… vorrei far capire che l’essere se stessi, significa essere felici. Una persona transessuale, quando osserva se stessa riflessa nello specchio è completamente infelice perchè ciò che vede è bon lontano da ciò che sente di essere. Diciamo che una pre-transessuale è una persona non equilibrata, perchè alla continua ricerca di se stessa.

    E parlo con cognizione di causa, visto che sono personalmente coinvolta.

    Saluti a tutt*, come si usa scrivere quando non si vuole esprimere il sesso…

    Simona

    [Rispondi a questo commento]

Apri la Tua Mente

Esprimi il tuo pensiero...
ah, se vuoi essere riconoscibile dagli altri utenti procurati un gravatar!

Visite: 2,234,484 Visite ultime 24 ore: 7,400