Primarie e secondarie.


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Attenzione, su Mentecritica scrivono diversi autori. "Primarie e secondarie." è stato scritto da Eduardo Quercia. Ogni autore ha la sua opinione personale che non sempre corrisponde a quella del curatore del sito. La pubblicazione non è sinonimo di condivisione delle opinioni e si pubblica ad esclusiva condizione che siano rispettate queste regole. Il sito mentecritica.net non ha fini di lucro, è gestito su base volontaria ed a spese del curatore. Il sito non è aggregato a partiti o movimenti e non sostiene nessuna organizzazione politica.

E’ molto, molto probabile che domenica 2 dicembre Bersani risulterà il vincitore del ballottaggio fra i due candidati del PD, in esito a quelle che erano state definite con una certa fantasiosa/spiritosa libertà come “primarie del centro-sinistra”. A dire il vero, il risultato era piuttosto scontato proprio per effetto dell’allargamento del perimetro di gioco. Infatti la originaria contendibilità della guida (e, quindi, della linea politica) del PD, che appariva come il vero nodo da sciogliere per effetto dello straordinario e tumultuoso successo della candidatura Renzi, era stata abilmente neutralizzata da Bersani aprendo la contesa anche a Vendola. A questo punto risultava evidente che lo schema (destra-centro-sinistra) offerto all’immaginario collettivo degli elettori di quello schieramento avrebbe consentito al centro bersaniano (laddove non avesse vinto in prima battuta) di poter contare comunque sull’appoggio decisivo della componente eliminata al primo turno per l’incolmabile distanza programmatica rispetto all’altra ammessa al ballottaggio.

Tuttavia, la pressoché sicura consacrazione di Bersani come candidato del centro-sinistra alla guida del prossimo governo offre ad un’analisi non superficiale del senso e della portata delle primarie non pochi spunti per una lettura più attenta della partita che si è giocata, soprattutto se si pone attenzione alle prospettive future. In quest’ottica è opportuno interrogarsi innanzitutto sulla strombazzata affermazione secondo cui le primarie avrebbero segnato una vera e propria inversione di tendenza del sentiment degli Italiani nei confronti della politica, con il volenteroso corollario per cui la straordinaria partecipazione al voto dimostrerebbe un riconquistato interesse per la buona politica. Questa tesi sembra in palese contraddizione col fatto che il numero di votanti per una competizione stimolata (almeno apparentemente) da una contendibilità vera risulti inferiore (e non poco) a quello relativo ad altre primarie (Prodi, Veltroni) certamente di più scarso interesse, in quanto prefiguravano un esito inequivocabilmente scontato.

Se osserviamo, poi, con un minimo di obiettività il risultato elettorale dei tre contendenti principali, non possiamo non rilevare come sulla mancata vittoria di Bersani al primo turno si addensino pesanti nubi, in considerazione del suo ruolo di segretario di un partito tradizionalmente fedelissimo a questa funzione e, soprattutto, del poderoso schieramento al suo fianco di oltre il 90% dell’apparato dell’intero partito. Senza addentrarsi in una noiosa analisi del voto, colpisce il risultato sicuramente non in linea con le aspettative nelle cosiddette regioni rosse, dove, storicamente, i due suddetti fattori hanno sempre giocato un ruolo fondamentale.

Di contro, il vero vincitore delle primarie risulta, paradossalmente, quel Renzi che pure parrebbe sconfitto dal dato numerico, sia per la dimensione formidabile del consenso conseguito in un tempo brevissimo, assimilabile allo spuntare di un fungo sotto una vecchia quercia, sia per lo sfondamento della parola rottamazione come epigrafe di queste primarie (piuttosto, un epitaffio per molte mummie del nostro panorama politico, ben al di là del ristretto campo del centro-sinistra), sia infine per l’oggettiva favorevole prospettiva insita nel suo dato anagrafico.Quanto al progetto politico, vagamente imperniato su una sorta di pragmatismo tendenzialmente svincolato dai parametri destra-sinistra sui quali si sono declinate nel passato le opzioni politiche,sembra destinato a svolgere una funzione attrattiva nei confronti degli elettori di entrambi gli schieramenti, sempre più avviliti e deideologgizati da una crisi, di cui non si riescono ad intravvedere i limiti di acutezza e di durata. In ogni caso davanti a lui si aprono prospettive decisamente rosee: dopo aver incassato il giusto riconoscimento in termini di parlamentari per i suoi amici, potrà con tutta calma scegliere se diventare il segretario di un PD profondamente rinnovato (accogliendo benevolmente l’inevitabile smottamento dell’apparato bersaniano) oppure aprire una propria ditta, da collocare in funzione della sicura evoluzione del quadro politico generale.

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un volgo disperso repente si desta; intende l'orecchio, solleva la testa... solleva la testa? di nessun interesse