Primarie e secondarie. 15


E’ molto, molto probabile che domenica 2 dicembre Bersani risulterà il vincitore del ballottaggio fra i due candidati del PD, in esito a quelle che erano state definite con una certa fantasiosa/spiritosa libertà come “primarie del centro-sinistra”. A dire il vero, il risultato era piuttosto scontato proprio per effetto dell’allargamento del perimetro di gioco. Infatti la originaria contendibilità della guida (e, quindi, della linea politica) del PD, che appariva come il vero nodo da sciogliere per effetto dello straordinario e tumultuoso successo della candidatura Renzi, era stata abilmente neutralizzata da Bersani aprendo la contesa anche a Vendola. A questo punto risultava evidente che lo schema (destra-centro-sinistra) offerto all’immaginario collettivo degli elettori di quello schieramento avrebbe consentito al centro bersaniano (laddove non avesse vinto in prima battuta) di poter contare comunque sull’appoggio decisivo della componente eliminata al primo turno per l’incolmabile distanza programmatica rispetto all’altra ammessa al ballottaggio.

Tuttavia, la pressoché sicura consacrazione di Bersani come candidato del centro-sinistra alla guida del prossimo governo offre ad un’analisi non superficiale del senso e della portata delle primarie non pochi spunti per una lettura più attenta della partita che si è giocata, soprattutto se si pone attenzione alle prospettive future. In quest’ottica è opportuno interrogarsi innanzitutto sulla strombazzata affermazione secondo cui le primarie avrebbero segnato una vera e propria inversione di tendenza del sentiment degli Italiani nei confronti della politica, con il volenteroso corollario per cui la straordinaria partecipazione al voto dimostrerebbe un riconquistato interesse per la buona politica. Questa tesi sembra in palese contraddizione col fatto che il numero di votanti per una competizione stimolata (almeno apparentemente) da una contendibilità vera risulti inferiore (e non poco) a quello relativo ad altre primarie (Prodi, Veltroni) certamente di più scarso interesse, in quanto prefiguravano un esito inequivocabilmente scontato.

Se osserviamo, poi, con un minimo di obiettività il risultato elettorale dei tre contendenti principali, non possiamo non rilevare come sulla mancata vittoria di Bersani al primo turno si addensino pesanti nubi, in considerazione del suo ruolo di segretario di un partito tradizionalmente fedelissimo a questa funzione e, soprattutto, del poderoso schieramento al suo fianco di oltre il 90% dell’apparato dell’intero partito. Senza addentrarsi in una noiosa analisi del voto, colpisce il risultato sicuramente non in linea con le aspettative nelle cosiddette regioni rosse, dove, storicamente, i due suddetti fattori hanno sempre giocato un ruolo fondamentale.

Di contro, il vero vincitore delle primarie risulta, paradossalmente, quel Renzi che pure parrebbe sconfitto dal dato numerico, sia per la dimensione formidabile del consenso conseguito in un tempo brevissimo, assimilabile allo spuntare di un fungo sotto una vecchia quercia, sia per lo sfondamento della parola rottamazione come epigrafe di queste primarie (piuttosto, un epitaffio per molte mummie del nostro panorama politico, ben al di là del ristretto campo del centro-sinistra), sia infine per l’oggettiva favorevole prospettiva insita nel suo dato anagrafico.Quanto al progetto politico, vagamente imperniato su una sorta di pragmatismo tendenzialmente svincolato dai parametri destra-sinistra sui quali si sono declinate nel passato le opzioni politiche,sembra destinato a svolgere una funzione attrattiva nei confronti degli elettori di entrambi gli schieramenti, sempre più avviliti e deideologgizati da una crisi, di cui non si riescono ad intravvedere i limiti di acutezza e di durata. In ogni caso davanti a lui si aprono prospettive decisamente rosee: dopo aver incassato il giusto riconoscimento in termini di parlamentari per i suoi amici, potrà con tutta calma scegliere se diventare il segretario di un PD profondamente rinnovato (accogliendo benevolmente l’inevitabile smottamento dell’apparato bersaniano) oppure aprire una propria ditta, da collocare in funzione della sicura evoluzione del quadro politico generale.

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15 commenti su “Primarie e secondarie.

  • ilBuonPeppe

    “non c’è imbecille in Italia che non si renda conto che il punto dove eravamo arrivati non è affatto distante dal punto dove siamo adesso”
    Mi piacerebbe dirti che hai ragione, ma temo non sia così.

    L’analisi è del tutto condivisibile ma, senza nulla togliere all’autore, ha per me lo stesso interesse del cerimoniale di accoppiamento del geco albino.
    Il punto è che i giochi sono bell’e fatti, non da ora, e questo è uno dei teatrini messo in piedi per deliziare il pubblico pagante. Il difetto che ha questo spettacolo è che non è all’altezza dei precedenti.

    Aridatece er nano!!!

    … ecco, l’ho detto… mammamia comme sto…

    • eduardo

      Sono d’accordo: la storia dell’accoppiamento del geco albino è senz’altro più interessante. Ti confesso che ne ignoravo persino l’esistenza.

  • fma

    Grazie per l’analisi Eduardo, acuta e ricca di spunti come sempre.
    Ne approfitto.
    Berlusconi che si rifà un partito per entrare nella galassia che sosterrà Monti: se Monti lo accettasse mi deluderebbe assai. Ci metto sopra il mio ultimo copeco, non lo farà. Berlusconi è aut, non lo vuole più nessuno.
    Vendola che accetta il ruolo di comprimario, piuttosto che quello di capo della sinistra-sinistra. Ti credo: la sinistra-sinistra, quella ideologica, tutta insieme con SEL fa un punto più di SEL. Esagero, ma mica tanto.
    Governerà Bersani. Speriamo che lo sappia fare senza dover ricorrere a Monti, perchè se fosse costretto a farlo vorrebbe dire che siamo nei guai.

    • eduardo

      Colgo l’occasione per ricambiare il saluto amicale.
      Nel merito:
      1) vada per un copeco;
      2) parafrasando Totò, non è la somma che fa il totale;
      3) su Monti futuro premier mi sbilancerei addirittura con un rublo;
      4) siamo nei guai, saremo nei guai: su questo sono disposto a pagarti una posta doppia (propongo 2 caffè contro 1).

      • ilBuonPeppe

        uhm…
        1) Non scommetto, ma se proprio dovessi sbilanciarmi direi che se serve appoggio Monti prenderà tutto quello che passa il convento.
        2) Aveva ragione Totò: è la somma che fa il totale. Per cui andranno bene (a loro, si intende) l’appoggio del berlusca a Monti ma anche quellodi Vendola a Bersani.
        3) Monti premier? Probabilmente no, ma quasi certamente solo nella forma.
        4) Concordo: siamo nei guai, terribilmente.

        E aggiungo…
        5) Se Monti fosse “costretto” a governare, vorrebbe dire che gli italiani non sono gli unici ad essere nei guai.

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