Power to the Women
8 marzo, 2008 di Lexi Amberson
Archiviato in Oltre il Confine, Vere Donne
Samantha Power non è una donna qualunque.
Ha studiato a Yale e ad Harvard. Ha scritto articoli per The Economist, New Republic, Time. Ha vinto il Premio Pulitzer. Insegna alla J.F.Kennedy School of Government di Harvard.
A prescindere da quelle che possono essere le opinioni personali, le si riconoscono qualità intellettuali non comuni.

Senonché giovedì scorso, nelle sue vesti di consigliere di Barack Obama per la politica estera, commentando la vittoria della rivale Hillary Clinton in Ohio, ha affermato: “We fucked up in Ohio…She is a monster, she is stooping to anything”…ossia: “In Ohio ci ha fottuto. Hillary è un mostro, disposta ad abbassarsi a qualsiasi cosa”.
Più o meno quello che pensa l’80% della popolazione americana, dalla quale Hillary è confidenzialmente chiamata The Bitch (la cagna o la puttana N.d.R).
Non è un’offesa. Anche suo marito Bill Clinton, quando parla di lei agli agenti della scorta, la definisce tale.
E non si contano le barzellette e le storielle umoristiche raccontate negli shows televisivi che fanno riferimento alla senatrice adoperando quel sostantivo invece del suo nome (video N.d.R.).

Eppure, a quanto pare, l’ipocrisia imperante del politically correct ha colpito ancora, se è vero che la signora Samantha Power, per aver detto ciò che la maggioranza degli Americani pensa e dice, è stata “invitata” a scusarsi e a presentare le proprie dimissioni dallo staff di Obama.
Dimissioni prontamente accettate (ma va) da chi, evidentemente, è convinto che nelle case ci si riferisca a Hillary Clinton esprimendo un “oh perdindirindina, quella brava e bella signora ci ha meritatamente sopravanzati di qualche punto!”
Prendiamo dunque atto che anche Barack Obama, che pure ha bisogno come il pane di veri esperti che colmino il suo evidente deficit in politica estera, si è iscritto al grande club degli ipocriti.
Oggi, 8 marzo, festa della donna e delle pari opportunità. Evviva.
Intervista a Samantha Power del Corriere della Sera. (N.d.R.)
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Ma cosa c’entra la festa della donna!?
Mi sembra spiegato nell’articolo.
In ogni caso è proprio così importante?
Il contenuto informativo del pezzo mi sembra interessante.
Peccato, oltre che brava e’ anche caruccia, spero che ritorni in campo prima o poi (viva l’Irlanda).
Comunque il termine bitch nei confronti della Clinton e’ usato piu’ dalle donne che dagli uomini e si sa che con c’e’ niente di peggio del sessismo femminile.
OT: l’immagine “Zic Zac” + “Kipapa” occupa parecchio spazio verticale e nella pagina principale da un po’ di fastidio.
Vere tutte e due le cose: che la signora è brava e caruccia e che l’immagine “Zic Zac” + “Kipapa” occupa parecchio spazio verticale e nella pagina principale e da un po’ di fastidio.
Stiamo facendo un po’ di esperimenti.
Vediamo di portare i bottoncini sotto gli articoli, se no li togliamo e Amen.
Grazie.
L’opinione di Adetrax è stata determinante.
Abbiamo fatto zac dei bottoncini e kipapa papa e ki non papa non papa.
Bitch non è una offesa? Prego?!
“Non è un’offesa. Anche suo marito Bill Clinton, quando parla di lei agli agenti della scorta, la definisce tale.”
Questo giustificherebbe la definizione “cagna, puttana”?! Se lo dicono tutti non diventa una offesa? Ma forse siete ironici. E poi
“nelle case ci si riferisca a Hillary Clinton esprimendo un “oh perdindirindina, quella brava e bella signora ci ha meritatamente sopravanzati di qualche punto!””
Cosa c’entra ciò che fanno le persone nella loro privacy domestica con ciò che dice una personaggio pubblico in tutto il mondo?
E poi, cosa c’entra il suo curriculum iniziale con tutto il resto? Se avesse la prima elementare l’autore dell’articolo troverebbe l’insulto inaccettabile? Il fatto che “indipendentemente dalle opinioni personali, le si riconoscono qualità intellettuali non comuni”, cosa toglie o aggiunge?
No, sentite. No.
Mah
devo notare che alcuni lettori di Mc diventano ipercritici in alcune occasioni particolari e nei confronti di alcuni autori.
Liberissimi, ovviamente.
Specialmente quando la critica viene espressa in termini civili, però è difficile sfuggire al sospetto che non siano solo i contenuti, ma anche e forse soprattutto chi li produce, ad indurre una disposizione negativa nei confronti del pezzo.
Scrivere in pubblico per alcuni è esibizionismo, per altri, come me è sacrificio e sforzo.
Io sono una persona chiusa, solitaria. La scrittura pubblica è una sorta di penitenza che mi impongo per motivi ideologici e terapeutici.
Invito Francesco e Vaal a sfruttare la piattaforma MC per proporre qualche loro contenuto, possibilmente provocatorio e di parte come quelli proposti dalla signora Amberson.
Io ho bisogno di persone di parte, di qualsiasi parte, e di provocatori. Sono stanco della marmellata sciropposa e buonista che cola copiosa dalla televisione, dal web e da alcuni commenti.
Ho bisogno di gente che si esponga e che accetti il rischio di essere mandato a quel paese o chiamato cretino.
Casomai non si fosse capito, è una chiamata alle armi
@Vaal, qualora ce ne fosse bisogno,
Bitch in americano non è quella grande offesona che pensiamo. E’ vero che può significare cose più pesanti, ma ultimamente come intercalare sta a significare più o meno “paracùla”. Poi la signora Amberson potrà eventualmente smentirmi ma io per esempio guardo molte serie tv trasmesse in america e sento che questa espressione si usa spessissimo. Che Clinton lo dica alla moglie è messo lì “tanto per dire”, usando la figura come termine di paragone. Anche le qualità intellettuali di Samantha Power sono messe lì per esaltare il “we fucked up…” riportato successivamente.
@Comandante Nebbia
L’articolo secondo me è ben fatto anche sembra più una news che un blogpost. Il post a parer mio è più autore-centrico. Poi devo spezzare una lancia a favore di chi associa autore a contenuto. La Amberson è abbastanza nota e chi la legge spesso credo possa anche permettersi (se non l’ha già fatto altrove) di criticarne i contenuti se hanno un qualche tipo di ridondanza (assumono opinioni altrui magari senza i fatti, si dilungano sulla notizia ma non traspare la loro opinione, parlano parlano senza arrivare a un punto, ecc)
@Francesco
Sono d’accordo, non c’entra nulla con la festa della donna. C’entra però con le pari opportunità.
E’ vero Alfonso, ma a me piacerebbe che si fosse sempre capaci di separare l’opinione sul concetto da quello sulla persona.
Sempre titolati e nel pieno diritto quando si contestano le opinioni, non sempre si ha la stessa libertà nel giudicare persone e storie umane di cui non sappiamo, in realtà, nulla.
Delle volte la contestazione dell’opinione appare artificiosa e funzionale alla discussione della persona.
Potrei anche sbagliarmi.
Concordo pienamente con te sul pezzo. Non è blogpost, ma informazione fatta in maniera interessante e colorita.
Sicuramente si può fare di meglio, è per questo che incito tutti a mettersi alla prova e verificare il riscontro dei lettori.
@Comandante Nebbia:
Ho giá un articolo, ma l’ho scritto in inglese e devo tradurlo… Dinnanzi a cotanta chiamata lo tradurró dunque al piú presto. =)
Non ce l’ho con la Amberson, ma il suo articolo parla di qualcosa di condivisibile e, purtroppo, comune, quale l’ipocrisia nella comunicazione al pubblico.
Poi peró viene infliato il riferimento alla festa delle donne, quasi che l’ipocrisia venga diretta solo su personaggi femminili… L’ho trovato molto retorico.