Poveri vecchi? No, poveri lavoratori… 100


Per chiudere, almeno per ora, con le malinconiche considerazioni che inevitabilmente emergono quando analizziamo i dati che riguardano l’Italia, mi soffermerei brevemente su un’altra pubblicazione poco studiata, in questo Paese dove sembra che fare il giornalista significhi raccogliere veline o gossip. Si tratta dei dati Istat sulla povertà in Italia nel 2012.

Se ne è parlato relativamente poco, almeno rispetto a quanto parliamo di cose per me onestamente poco interessanti, eppure dai dati emergono delle evidenze molto importanti. Faccio una premessa: d’ora in poi, quando parlerò di povertà intenderò la povertà assoluta, quella “vera”, che l’Istat definisce come trovarsi al di sotto della “soglia di spesa mensile minima necessaria che è considerata essenziale a uno standard di vita minimamente accettabile”. Lascio invece da parte i dati sulla povertà relativa, che mi interessa meno, anche se paradossalmente spesso se ne parla di più.

Una considerazione che viene immediata è che le cose vanno male. In un solo anno, le persone povere sono passate da 3 milioni e 415mila a 4 milioni e 814mila, un aumento del 40% in un solo anno (dal 2007 i poveri sono raddoppiati). Certamente è una conseguenza del prolungarsi della crisi, che ha costretto molti ad attingere ai risparmi per mantenere un minimo di capacità di spesa, e ovviamente i risparmi prima o poi finiscono. Io però vorrei concentrarmi su un aspetto specifico, ossia su alcuni dettagli del “chi sono” i poveri.

L’immagine che penso tutti abbiamo del “tipico” povero è la coppia di vecchietti in pensione, o la famiglia monoreddito con tre figli a carico, o, al limite, il giovane disoccupato senza titolo di studio superiore. Avremmo solo in parte ragione.

Effettivamente, la famiglia con tre figli a carico è la vittima prediletta della povertà: ben il 16,2% di queste famiglie è povero. Una su sei, con un incremento del 57% sul 2011: avere figli in Italia è sempre più un pessimo affare.

Se però andiamo a guardare la povertà per fasce di età, troviamo delle sorprese, che a me fanno drizzare i capelli. Nel 2012, c’è stato il sorpasso: la povertà nelle coppie con “persona di riferimento” sotto i 65 anni ha raggiunto un’incidenza del 4,6%, in crescita vertiginosa del 77% sul 2011, mentre tra le coppie con “persona di riferimento” sopra i 65 anni il tasso di povertà è sceso dal 4,3% al 4,0%. Persino tra le persone sole con più di 65 anni il tasso di povertà è sceso dal 6,8% al 6,2%, in controtendenza rispetto a tutte le altre categorie familiari: solo dove ci sono gli anziani, la povertà non aumenta, e addirittura è spesso inferiore in valore assoluto. Se guardiamo la suddivisione per fasce di età del “capofamiglia”, nel 2011 quelli oltre i 65 anni avevano il più alto tasso di povertà; nel 2012, al contrario, avevano il più basso, mentre il più alto si aveva nella fascia di età più bassa, sotto i 35 anni! In un solo anno, il rapporto si è completamente invertito.

L’altra cosa che mi turba, e che collegherei ai discorsi fatti sul “non valore” della cultura in Italia e sullo scarso valore aggiunto delle nostre attività “produttive”, emerge dai dati relativi alla povertà rispetto a impiego e titolo di studio.

Come era prevedibile, la povertà è più diffusa tra le famiglie la cui “persona di riferimento” non ha neanche la licenza media. Eppure, tra queste famiglie il tasso di povertà nel 2012 era del 10,0%, poco superiore al 9,4% del 2011. Tra diplomati e laureati, invece, il tasso di povertà è passato dal 2,0% al 3,3%: un aumento del 65%! Lo stesso fenomeno si riscontra se guardiamo al livello di occupazione: tra impiegati e dirigenti, il tasso di povertà è raddoppiato, passando dall’1,3% al 2,6%. Dal punto di vista occupazionale, l’unica tipologia di famiglia che ha visto diminuire il tasso di povertà è quella costituita da soli pensionati. Al confronto, nelle famiglie in cui tutti i componenti sono occupati, la povertà è salita del 44%!

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Come sintetizzare tutti questi numeri, e gli altri che trovate nel rapporto? In breve:

  1. Non è vero che l’unico problema è aumentare o difendere i posti di lavoro. Ormai, neanche avere un “buon” lavoro, o essere un libero professionista, mette al riparo dalla povertà vera e cruda, figuriamoci da un abbassamento meno drammatico del tenore di vita. Lo stesso vale per aver studiato. La mia interpretazione è che la scarsa produttività del lavoro e la scarsa competitività delle nostre aziende schiacciano le retribuzioni e impoveriscono anche chi un lavoro ce l’ha.
  2. Gli unici che si salvano sono i pensionati. È per me tristissimo constatare che nelle nostre famiglie gli anziani fungono da “paracadute” per i lavoratori giovani e meno giovani, oltre che per i disoccupati. In particolare, io trovo socialmente e politicamente intollerabile e inaccettabile che una famiglia costituita da sole persone che lavorano regolarmente (quindi senza figli a carico, senza nonni invalidi, ecc.) possa essere povera, ma povera sul serio. È uno scandalo nazionale, una vergogna per tutti noi: che altro dovrebbero fare quelle persone, per avere una vita dignitosa? Scusate se mi indigno, ma è più forte di me.

Che questo non fosse un Paese per giovani, lo sapevamo. Che ci fossero moltissimi disoccupati che fanno fatica a tirare avanti, pure. La verità, purtroppo, è che questo è un Paese che non garantisce un’esistenza decorosa neanche a chi lavora, magari dopo aver preso un “pezzo di carta” il cui valore abbiamo visto in qualche post recente. Altro che improbabili “redditi di cittadinanza”: bisogna innanzitutto garantire un dignitoso reddito da lavoro, incentivando il lavoro e la produttività, non il “non-lavoro”, come pretende chi pone come priorità il reperimento di risorse per casse integrazioni straordinarie, esodi, scivoli vari verso quella condizione di pensionato che oggi sembra l’unica garanzia (pagata da chi, e fino a quando?).


100 commenti su “Poveri vecchi? No, poveri lavoratori…

  • manrico tropea (@magistro42)

    Diffido (per colpevole ignoranza, s’intende) di quasi tutte le statistiche, Istat in primis, ma, se non le dimensioni, almeno il concetto è credibile. Tra i vari commenti possibili ne esprimo uno: se è questo il quadro, che si aspetta a dare il benservito (senza referenze positive) a questi Sindacati? Oltre a non difendere i senza lavoro non difendono neppure i lavoratori. Resta l’unica comoda difesa dei pensionati del vecchio regime e dei loro (non più ripetibili) privilegi. O l’unica reazione è la solita: Governo ladro?

  • Frankie

    Non mi sorprende l’analisi effettuata dall’autore. I pensionati, in generale (per lo meno nella mia limitata esperienza, con nonno ex-tramviere e pensione superiore a 1500 mensili) guadagnano più dei giovani, anche laureati o con 3 o 4 anni di esperienza, e hanno una stabilità invidiabile (che gliela toglie la pensione?). I giovani invece, spesso con scarsi 1000 euro mensili e nessuna copertura previdenziale e orari “ballerini”. Non parliamo poi di mutui o prestiti per intraprendere o anche solo per comprar casa, perchè con contratti temporali la banca non si fiderà mai. Alla fine ci si ritrova a pensare che i nostri vecchi continuano a mantenere i giovani anche quando sono quasi andati mentre loro sono nel pieno della maturità. Quasi paradossale, no?

    Un amico di famiglia, con moglie insegnante e pensionata da poco con 1800 euro/mese (se non erro), mi ha detto sinceramente che secondo lui era eccessiva e che così si sarebbe recuperata tutti i contributi versati nel corso della sua vita in circa 10-15 anni. I giovani dovrebbero essere arrabbiati con gli anziani (che pur non ne hanno colpa) per questo saccheggio.

    • orkydea

      gli anziani non ne hanno colpa? e chi li ha votati quelli che hanno fatto le leggi che hanno portato a questo scempio? e chi ha appoggiato i sindacati che hanno ottenuto privilegi a scapito delle future generazioni?

      hai fatto dei buoni esempi ….. per non parlare di quelli che conosco io, cosiddetti baby pensionati, che dopo 10-15 anni sono andati in pensione e a fare i loro comodi con tutta la sicurezza di una pensione più che decente per il resto della vita – un resto di vita che potrà durare anche 50-60 anni ….

      l’abitudine distruttiva in Italia è l’omertà …. se non addirittura l’ammirazione per i furbi ed i “fortunati”

  • orkydea

    il sorpasso dimostra in modo inequivocabile che le rendite indebite come le pensioni retributive e le rendite illecite, come le poltrone politiche e post-politiche in strutture pubbliche nazionali e locali, sono finanziate da una crescita del debito pubblico che non va, invece, a finanziare, come dovrebbe, investimenti nella istruzione e produttività dei giovani.

    come giustamente conclude Ottonieri, queste rendite indebite non saranno pagate per sempre, e comunque non dovrebberlo essere – solo una nazione in decadenza e sfascio non mette mano, per interesse, a queste anomalie organizzative e programmatiche.

    siamo arrivati al punto che il parassita comincia a trangugiare se stesso – resta da vedere solo in quanto tempo il parassita consumerà il suo ultimo pasto ……………………………….

    • manrico tropea (@magistro42)

      l’ho già detto: quando i giovani di oggi saranno pensionati (contributivi) la povertà tornerà ad essere appannaggio principale e drammatico dei vecchi. E allora? 🙁

      • orkydea

        caro Manrico, il punto è un altro: l’errore è nell’aver assicurato rendite indebite ad una generazione, sottraendo risorse per gli investimenti nelle generazioni future ……. è un errore che va corretto, oppure sarà pagato caramente, e non tra 50’anni ma molto più presto ……

  • fma

    Se guardiamo la suddivisione per fasce di età del “capofamiglia”, nel 2011 quelli oltre i 65 anni avevano il più alto tasso di povertà; nel 2012, al contrario, avevano il più basso, mentre il più alto si aveva nella fascia di età più bassa, sotto i 35 anni! In un solo anno, il rapporto si è completamente invertito.

    Capperi! Dev’essere successo qualcosa di grosso, tra il 2011 e il 2012, per far passare gli ultrasessantacinquenni dalla fascia più povera della popolazione a quella più ricca.
    Evidentemente me lo sono perso. Qualcuno è in grado di fornirmi lumi?
    Una considerazione a margine: spesso ho l’impressione che i “giovani” considerino il loro stato come acquisito una volta per tutte. Non è così. Lo dico da “vecchio”.

    • ottonieri L'autore dell'articolo

      Eh, no, gli anziani non sono mica passati nella fascia più ricca: di ricchi, in quelle statistiche, non ce n’è. Sono rimasti più o meno come stavano. Semplicemente, in un solo anno, i poveri sono aumentati del 40%, e i nuovi poveri sono in prevalenza in “età produttiva” (con tassi di crescita ben superiori al 40%). Questo deve far riflettere.

  • Adriana

    Sono una quasi vecchia che andrà in pensione, se ci arriva e se ci saranno pensioni, tra circa dieci anni, e con meno della metà dei 1800€ di un commento, a meno che non vinca al lotto (non gioco), non riceva eredità (non ho parenti anziani ricchi), non vada a rapinare (sarei fisicamente incapace, ma mai dire mai).
    Pertanto dovrei sentirmi, ora e allora, se ci arriverò, l’affamatrice di tanti giovani? Non siate ridicoli – e ingenui: far diventare colpa generazionale quella che è colpa politica a largo raggio è puro e semplice desiderio di far male al prossimo, oltre che, mi spiace dirlo, non capire una sega. Quando tutti saranno ben convinti che i “vecchi” affamano gli altri….attenti a non diventar vecchi, allora.
    Anche da certe considerazioni si vede la totale mancanza di senso della comunità o della società (non dico senso della politica, perché ora quest’ultima sembra una brutta parola), mancanza indotta dall’assorbimento, forse ingenuo ma mi chiedo anche quanto incolpevole, di ideologie interessate a distruggerlo. All’epoca del tanto criticato ’68 non ci siamo sognati di pensare che una pensione da fame fosse la colpevole della disoccupazione altrui; in seguito ciascuno si è rapportato agli altri e ai problemi secondo intelligenza, coscienza e partecipazione umana – chi le aveva e chi no.
    Torniamo all’oggi: e provare a filtrare con l’intelligenza e col cuore messaggi mainstream, già sospettabili per questo, che inducono allo scannamento reciproco in basso? Difficile?
    Dev’essere la medesima assenza di logica e di umanità che occulta le belle notiziole su moltissimi GRECI malati, in ospedale e non, che devono pagarsi, se possono, tutti gli interventi e le medicine, anche quelle per malati terminali ultrasofferenti; o quelle su bambini GRECI che hanno il loro unico pasto giornaliero alla mensa della scuola, bambini GRECI che stanno a pancia vuota gran parte della giornata, tutti i giorni, tranne quando fanno l’UNICO pasto della giornata alla mensa scolastica. Quando non vanno a scuola, saltano del tutto.
    (Parafrasando indegnamente il Comandante dico: detto in maniera meno elegante ma più chiara. Come un pugno nello stomaco – vuoto).
    E la medesima assenza di umanità che “impedisce” a molti conoscenti e a qualche amico di rispondermi su Facebook quando pubblico certe notizie.
    E, tranquilli, questa non è questione anagrafica. E’ peggio.

    • ottonieri L'autore dell'articolo

      Presumo che i riferimenti ai “vecchi affamatori” siano diretti ad alcuni commenti, perché nel mio post di accuse ai vecchi non v’è traccia. Anche il titolo mi sembra chiaro: una volta si diceva “un povero vecchio”, ora andiamo nella direzione in cui poveri sono quelli in età da lavoro, inclusi i cinquantenni come l’autore dell’altro eloquente post della giornata, e i pensionati diventano paradossalmente un elemento di stabilità economica per gli occupati. Questo è chiaramente patologico, e vorrei vedere chi la pensi diversamente.
      Oltre ai dati, che io ritengo indispensabile conoscere e che anzi meriterebbero di essere approfonditi perché la condizione di povertà è in crescita anche da noi e non solo in Grecia, ho invece suggerito che il bassissimo livello di produttività, e di “cultura” generale e professionale (v. i post sull’ignoranza), ne siano una causa. Ho anche suggerito che le tradizionali politiche di “difesa” dei posti di lavoro tramite cassa integrazione in deroga, mobilità, “scivoli”, ecc. siano un modo improduttivo di bruciare risorse che invece dovremmo indirizzare a incentivare il lavoro produttivo e gli investimenti. Non è peraltro un’idea originale, né è una ricetta sufficientemente precisa.
      Quindi: una volta stabilito che la povertà diffusa non è uno scenario accettabile, quali sono gli interventi possibili?

    • Django

      Cara Adriana, mettiti il cuore in pace. Anche da noi, mi è stato riferito da una cara amica insegnante alle serali nonché ricercatrice universitaria, cominciano ad esserci persone, non bambini, con capogiri da stomaco vuoto ed addirittura tbc da indigenza. E sto parlando di casi di un paio di anni fa…

  • Adriana

    @ottonieri
    Certo, reagivo ad alcuni commenti che ho giudicati, e giudico, stonati assai. Continuo: propongo che i sostenitori della responsabilità dei vecchi passino subito all’azione diretta, eliminandoli di propria mano. E mi affetto a precisare che trattasi di proposta IRONICA, vedi mai che da quasi-vecchia non debba pure sentirmi accusare di incitamento a reato oltre che di virtuale azione affamatrice comprovata dalla mia esistenza.
    @Django
    Può darsi che se arriva sul mainstream nazionale un consistente numero di notizie come quella che ora hai data su bambini italiani, ecco…allora la cosa farà impressione in quanto riguardante l’Italia. A scanso di equivoci degli accusatori dei vecchi: SPERO che non ci si arrivi, nel senso che queste situazioni non dilaghino, ma quel che riferisce Django è già enorme. Spero sia chiara questa affermazione di una quasi-vecchia…
    Grazie delle due risposte.

    • Django

      Mi riferisco a studenti delle serali, quindi già ragazzi adulti, non bambini.
      Proverò ad approfondire perchè, due anni fa, non avevo colto appieno.
      Sicuramente uno lamentava capogiri perchè poteva nutrirsi poco e l’altro , su invito della mia amica insegnante a farsi controllare, ha saputo di avere la tbc.

      • Adriana

        Django,
        avevo letto distrattamente; in effetti tu parlavi di scuole “serali” e quindi di studenti adulti. Speriamo che entrambe le situazioni si siano risolte per il meglio e che non siano prodromi di nulla. Sta di fatto che anche in Italia ci sono sempre più persone a rischio.

    • ottonieri L'autore dell'articolo

      Mah, io credo che non si tratti di aprire la caccia alle streghe, anche perché (purtroppo) conosco diversi casi in cui un pensionato/pensionata che già non incassa una cifra esorbitante deve fare da “ammortizzatore sociale” per figli precari o disoccupati, o comunque non in grado di sostenere le spese di una famiglia.
      Sulle pensioni (incluse le nostre, se ne avremo) potrei scrivere qualcosa, ma dati alla mano, perché senza di quelli è inutile aggiungere altro.

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