Pomigliano – Il Padrone e il Servo
21 giugno, 2010 - 11:39 di ilBuonPeppe
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Oggi alla trasmissione “In mezz’ora” su RAI 3, condotta da Lucia Annunziata, si parlava dei problemi dello stabilimento FIAT di Pomigliano d’Arco; e per approfondire degnamente l’argomento, la redazione ha pensato bene di coinvolgere i rappresentanti delle due parti in causa. Quindi era presente Maurizio Landini, segretario della FIOM, l’unico sindacato che ancora si oppone all’accordo (ma sarebbe meglio chiamarlo “diktat”) con l’azienda. E di fronte a lui Sergio Marchionne, amministratore delegato della FIAT… no, non era Marchionne; c’era il capo del personale della FIAT… no, neanche lui; c’era il direttore dello stabilimento di Pomigliano… no.
Chi sosteneva le posizioni della FIAT nel confronto con il sindacato oggi? Maurizio Sacconi, ministro del welfare (lo so, non è bello ricordarlo) dell’attuale governo.
Ma che c’entra Sacconi? Lui è un ministro, rappresenta il governo, non la FIAT che, fino a prova contraria, è una società privata. In una trattativa tra azienda e lavoratori il governo potrebbe semmai assumere il ruolo dell’arbitro, non certo quello di sponsor di una delle squadre.
Ma bisogna riconoscere una qualità a questo governo: la trasparenza. Non sto facendo dell’ironia, questo governo è davvero trasparente, tanto è evidente il suo sostegno incondizionato alla grande impresa, il suo servilismo verso i grandi interessi economici delle banche e delle multinazionali, il suo totale disinteresse per i problemi ambientali e sociali, la sufficienza con cui guarda i problemi di famiglie, giovani e lavoratori. Chi non vede queste cose ha problemi di vista, o difetti ben più gravi.
Così Sacconi, che in quanto ministro dovrebbe rappresentare la nazione intera, ha difeso a spada tratta le ragioni (o i torti) della FIAT contro le ragioni dei lavoratori. C’era da dubitarne? Ovviamente no.
Ezra Pound diceva “I politici sono i camerieri dei banchieri” e aveva ragione, ma il riferimento andrebbe rivisto o perlomeno precisato meglio, che il concetto di “banchiere” è ormai insufficiente. Parliamo di banchieri, finanzieri, amministratori di multinazionali, gestori di fondi di investimento; gente capace di muovere enormi masse di denaro in pochi minuti, che con un cenno del capo può decidere la sorte di aziende e persone. Qualche volta di intere nazioni.
Di queste persone solitamente non si conosce il nome, che non hanno alcun interesse a mettersi in mostra; loro agiscono da dietro le quinte, lasciando ad altri i lavori più sporchi e il rischio di esporsi al pubblico ludibrio. I politici, per l’appunto.
Ecco quindi che nel paese del sole si frena lo sviluppo degli impianti solari favorendo invece le centrali nucleari; con un’economia basata principalmente sulla piccola e media impresa si incentivano progetti faraonici, spesso insensati; con una dotazione immensa di beni artistici e culturali si spostano risorse sul finanziamento dell’industria di guerra; con un patrimonio naturalistico invidiabile si spingono gli industriali a costruire inceneritori e impianti altamente inquinanti. Ma sono scemi? No, non sono scemi: molto più semplicemente, ubbidiscono.
Così il fatto che un ministro si presenti come la controparte di un sindacato che lotta con un’azienda, è del tutto normale; soprattutto quando l’accordo (ma il termine è improprio) che l’azienda vuole imporre prevede la rinuncia a molte delle conquiste che i lavoratori hanno conquistato negli ultimi decenni.
Quando si è cominciato a parlare di globalizzazione, ormai diversi anni fa, si pensava che questo avrebbe significato maggiori opportunità per chi stava bene (noi) e un miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro nei paesi sottosviluppati. La cosa si è realizzata esattamente al contrario, e ora che la favola sta finendo, ci accorgiamo che manca il lieto fine.
Pomigliano – Il Padrone e il Servo è di ilBuonPeppe

“Quando si è cominciato a parlare di globalizzazione, ormai diversi anni fa, si pensava che questo avrebbe significato maggiori opportunità per chi stava bene (noi) e un miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro nei paesi sottosviluppati.”
E, alla luce dei fatti, si è pensato male.
Non certo per colpa della globalizzazione, o dei banchieri.
Il principio dei vasi comunicanti applicato all’economia, lo spiegava bene ieri Scalfari, su “Repubblica”, che non può certo essere sospettata di filoberlusconismo, porta inevitabilmente, ove vengano eliminate le paratie, a un livellamento della povertà.
O della ricchezza, che è la stessa cosa.
Dunque chi stava bene (noi) starà un po’ peggio e chi stava male, Cina, India, paesi dell’ex blocco comunista, starà un po’ meglio.
Pretendere il contrario è come chiedere all’acqua di andare all’insù.
Condivido appieno questo articolo e la cosa più grave è che il caso di Pomigliano è la chiara dimostrazione che gli attuali modelli di contrattazione collettiva del lavoro non funzionano più nel contesto di un’economia globalizzata. Il governo dovrebbe mediare tra le due parti, garantire gli interessi di tutti industriali e lavoratori, trovare modelli di contrattazione alternativi, magari con sconti fiscali. Invece, il governo se ne frega. E l’opposizione dal canto suo che fa? è scesa in campo a mediare, a proporre soluzione alternative, per l’interesse dell’economia del Paese?
Il parere di Sofri, mai banale, sull’argomento.