Pierluigi Bersani, l’uomo che promette “normalità” 4


È alla guida del Pd, ma più che “democratico” il suo partito pare “dilaniato”, come si è potuto notare anche dal confronto televisivo andato in onda ieri sera tra i contendenti alle primarie del centrosinistra. Pierluigi Bersani deve gestire molti problemi nell’ultimo periodo. Ha ereditato il Pd da Walter Veltroni, il segretario uscito sconfitto dalle politiche del 2008, ed è un politico di lungo corso. La sua carriera viene da lontano: è stato diverse volte Ministro nei governi del centrosinistra e sempre con deleghe relative all’economia.

Non è molto avvezzo alle promesse, ne fa poche, almeno di quelle esplicite e dirette, perché cerca di costruire nell’immaginario collettivo l’idea di rappresentare una “forza tranquilla”. Quella dei politici emiliani che per anni è stata incarnata dal professor Prodi. Ma per Bersani oggi è più dura: i suoi impegni in ogni caso non mancano. Del suo passato da Ministro ad esempio ama ricordare le (presunte) battaglie per i consumatori su vari fronti: tariffe dei cellulari, assicurazioni, estinzione dei mutui. In pratica, fa di tutto per cercare di passare per un politico concreto, da qui la ragione della scarsa propensione agli annunci ed agli slogan.

Ma ciò nonostante il “suo” Pd non naviga in acque tranquille. Al di là dei sondaggi di facciata che lo indicano partito di maggioranza relativa, a fare sentenza per ora sono sopratutto le regionali in Sicilia. Un magro 13% circa e voti dimezzati rispetto alle consultazioni precedenti. Difficile immaginare che con risultati così scarsi in una regione così importante, di qui a pochi mesi, il dato sulle politiche possa finire col registrare tre volte questa percentuale. E in questo la competizione delle  primarie non aiuta ma peggiora il quadro: il rischio concreto è che dopo il voto interno alla coalizione, al di là dell’esito, il Pd si ritrovi più che mai spaccato in mille rivoli tra correnti, gruppi di pressione, lobby interne.

Il voto delle primarie, in pratica, anziché legittimare il nuovo leader, chiunque esso sia, rischia di finire per essere solo un modo con cui il capo di una minoranza interna conquista i vertici di una coalizione che sarà comunque minoritaria nel Paese. Insomma una vittoria di Pirro. Bersani lo sa bene e questo spiega il suo impegno sul principale antagonista: Matteo Renzi.

L’attuale segretario lo vorrebbe in un governo di centrosinistra. Ma il Sindaco di Firenze ha già replicato, stizzito, all’offerta. La sensazione è che Bersani continuerà ad inseguire il suo più giovane avversario interno, finendo così per non indicare una linea politica chiara al partito ed al centrosinistra, ma proporre solo “posizioni-tampone” per limitare i danni nel confronto con Renzi e gli altri protagonisti delle primarie.

illustrazioni: Pierluigi Bersani da giovane. Fonte “Il Piacenza“.


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