Attenzione, su Mentecritica scrivono diversi autori. "Piccolo Dio" è stato scritto da Daniela Tuscano
Ma quant’era bella, Maryam Fekry detta Mariouma (Marietta), anni 22, di Alessandria d’Egitto. Il profilo su Facebook è ancora attivo e ce la mostra raggiante, esplosiva, multiforme, nutrita di sé. Mille Mariouma in una: i capelli trionfanti da Medusa sulle spalle nude, oppure raccolti in un candido velo, attorniata da oggetti in alabastro, giada, colonnine tortili, un artigianato che profuma di prezioso, di lindo e di misterico. Felice; con quel suo incarnato più bello del mondo, schiettamente mediterraneo. Fiera con toga e tocco, il giorno della laurea; e trasognata con amici e amiche, sulla passeggiata a mare della cocente estate egiziana. Vapori aurei; gioventù straziate ma tenaci nel sorriso; la guardo e immagino le descrizioni di Cortile a Cleopatra di Fausta Cialente. E, anche, Il giardino dei Finzi-Contini di Bassani. La vedo giocare a tennis, in abiti bianchi, ridere e scherzare con amici sbilenchi e allampanati, gentile con tutti, inafferrabile al fondo. La vedo benestante, in una casa di pietra chiara, cosciente della sua appartenenza a una terra e a una storia. Mariouma è diventata il simbolo dello sterminio di cristiani in Egitto. Cristiani copti. Ancora una donna che s’incarna nella persecuzione dell’umanità nuova.

Mariouma segue altre morti in Iraq, Nigeria, Filippine e altrove. Senza dimenticare la Cina, dove giustamente il Papa, lo scorso 2 dicembre, ha denunciato “discriminazione e persecuzione” contro i cristiani della Cina continentale esortandoli a “non perdersi d’animo” e perseverino nella fede. I gerarchi comunisti hanno censurato il suo discorso: noi lo riproponiamo integralmente (tranne che per l’Italia, Joseph Ratzinger sa trovare, quando vuole, parole di rara efficacia in difesa della libertà di culto e dei diritti umani in generale).

E ha ragione. Il terrorismo non ha religione. Il sopracitato caso della Cina lo dimostra. Da quelle parti il fanatismo è ateo. Ma i risultati non mutano. E se è vero, come sosteneva Gandhi, che “tra le violenze maggiori, quelle in nome di Dio sono le più intollerabili”, quelle perpetrate in nome del materialismo non hanno liberato l’uomo, ma ugualmente l’hanno schiavizzato, diminuito, brutalizzato. Dio è dunque libertà.
Anche come umanisti, ci sentiamo ora di far nostra la lettera aperta di InterSos alle comunità islamiche d’Italia e d’Europa. Li aspettiamo, in protezione dei dhimmi, dei diversi dei quali ogni maggioranza deve prendersi cura. Sì, i cristiani sono tornati alle origini, alla loro natura di perseguitati, ma nessuno deve gloriarsi di stare dalla parte dei persecutori (don Milani).
Parecchi intellettuali “progressisti” europei si angustiano per la sorte di Cesare Battisti (il criminale comune, non l’irredentista, che in questo momento si starà rivoltando nella tomba). Noi stiamo al fianco di Mariouma e di tutti gli uomini e le donne di buona volontà, indipendentemente dalla loro fede. Mariouma non festeggerà il Natale. Io le regalo, idealmente, l’annuncio qui sotto, ricostruito in un piccolo santuario veneto. “Liberatore della schiavitù”. Buon Natale, piccoli-grandi amici.

bel post. approvo in tutto
Chi semina vento raccoglie tempesta. L’intolleranza nasce con il monoteismo, l’intolleranza fa orrore quando viene subita, molto meno quando viene esercitata (in quel caso è giusta o necessaria). E’ la nostra civiltà (le famose radici ebraico-cristiane)ad essere intollerante e, purtroppo, in epoca di globalizazione dei costumi, è stata presa a modello anche in culture che la praticavano con parsimonia. Questo futuro non promette niente di buono, rassegnamoci a innumerevoli altre Maryam Fekry.
Dunque, Alberto, la strage dei copti sarebbe frutto dell’intolleranza giudaico-cristiana? La “nostra civiltà” è quella dei copti? No, fammi capire, perché essi sono presenti in Egitto da molti secoli, e ben prima dell’Islam. Figuriamoci poi degli europei, che non c’entrano nulla. Gradirei poi che mi fornissi le basi storiche sulle quali fondi le tue affermazioni, dove hai trovato che le “altre” culture sono sempre state “parsimoniosamente” tolleranti e le radici dell’”intolleranza” nel monoteismo. A parte il fatto che ciò è stato confutato storicamente, voglio ricordare che anche l’Islam è monoteista, anzi, lo è ben più del cristianesimo; quanto al giudaismo, esso non ha mai avuto pretese missionarie, tant’è che da alcuni viene considerato “fede nazionale”.
Mi spieghi inoltre cosa significa quella frase “…l’intolleranza fa orrore quando viene subita, molto meno quando viene esercitata (in quel caso è giusta o necessaria)”? Ti risulta che la scrivente abbia giustificato attentati o aggressioni contro i seguaci di diverse religioni e culture? Se sì, ti prego di indicarmeli, anche perché su un argomento islamico mi sono laureata, collaboro da oltre vent’anni al dialogo coi musulmani e non ho mai giustificato, anzi ho sempre denunciato, le varie guerre di civiltà, democrazia a suon di cannoni, ecc. Il mio blog parla, fra l’altro, molto chiaro.
Non mi pronuncio poi, per pudore, su quel “rassegnamoci [sic!] a innumerevoli altre Maryam Fekry”. Probabilmente ti potrai rassegnare tu; io di fronte a certe morti, fosse anche una sola, non riesco a “rassegnarmi”. Però forse tu lo consideri un tema che non ti riguarda. E poi chi la fa l’aspetti, no? Sarebbe interessante leggere il parere di qualche ragazzo copto davanti alle tue parole. Saluti.
No, la strage dei copti non nasce dalla cultura ebraico cristiana, da essa nasce l’intolleranza, anzi essa è l’intolleranza. L’Islam appartiene all’area ebraico cristiana, proprio in quanto monoteista. Stessa radice, pianta molto simile con una differenza, l’Islam è stato relativamente tollerante in passato (in questo senso scrivevo intolleranti con parsimonia). La modernità sta portando uniformità di pensiero, purtroppo con l’intolleranza reciproca come valore dominante. Ripeto che non mi aspetto nulla di buono per il futuro. Non credo di poter fare molto per evitare altre orribili stragi (in questo senso mi rassegno). “La quarta guerra mondiale è già cominciata, la guerra del capitale contro l’intera umanità” Questo affermava il Sub Comandante Marcos una dozzina di anni fa: stiamo assistendo a varie fasi di questa guerra. Io sono rassegnato, vedremo altri orrori, ben peggiori di quanto abbiamo sinora visto. La barbarie è appena all’inizio!
Alberto, siamo alle solite: laicità e paganesimo “tolleranti” versus monoteismo “barbaro” e violento. Idea, anzi, ideologia nettamente superata dalle ultime concezioni storiche. Il paganesimo non era affatto tollerante, soprattutto era basato su un’idea di società schiavistica e di netta contrapposizione uomo-donna (a tutto svantaggio di quest’ultima, ovviamente). Il cristianesimo inizialmente fu combattuto non certo per motivi religiosi, dei quali ai romani non importava un accidente, ma proprio come movimento politico e sovversivo. Senza contare la suggestione esercitata sulle donne, considerata molto negativa e “contro natura”. Come poi l’ateismo “militante” sia stato civilizzatore e “aperto” nei confronti del progresso e del rispetto umano lo dimostrano, non solo certi eccessi della Rivoluzione francese (che comunque, va detto per evitare equivoci, io ho sempre considerato un momento molto positivo per l’umanità), ma anche gli svariati esempi di comunismo realizzato nel mondo. Non per nulla ho menzionato anche la Cina, perché il fondamentalismo non è una questione di religione ma di mentalità. Punto. Rimando, per questo e per rispondere in parte anche a Valentina, al mio antico post “Fondamentalisti: miscredenti d’oggi” http://www.mentecritica.net/fondamentalisti-miscredenti-doggi/cuore-di-tenebra/border-zone/daniela-tuscano/596/ . Quanto poi all’Islam inizialmente tollerante non va dimenticato che una delle prime accuse che venne mossa a questa religione fu proprio quella di essersi imposta con la spada; fra l’altro, un pensiero comune in tutte le religioni esiste (la famosa “regola d’oro”) se è vero, come è vero, che in passato Islam, ebraismo, cristianesimo sono convissuti tranquillamente e con profitto (Granada, Sicilia…). Va da sé che se si considera la religione di per sé, o alcune religioni, la causa di tutti i mali, anzi, il Male in sé, beh, di fronte a questa concezione manicheistica qualsiasi confronto è una perdita di tempo. Se a te tutto quanto pare una lotta tra incivili, padronissimo. Dovrai però accettare di essere contestato, perché in nome della libertà, del progresso e del rispetto umano moltissimi sinceri credenti hanno dato la vita. Nel caso specifico, siamo di fronte a persone in pericolo. E a una comunità che finora si è dimostrata tutto tranne che oscurantista e violenta. Sarebbe poi interessante trovare il legame tra il capitalismo – la citazione di Marcos (!), peraltro mutuata da Lenin, mi pare, perdonami, del tutto fuori luogo – e la religione, e ti prego di non scomodare Weber, a meno di non banalizzarlo e decontestualizzarlo in modo del tutto ingiustificabile.
Si siamo alle solite! ha dimenticato di citare che i comunisti mangiano i bambini (come certificato dalle ultime “concezioni storiche”).
Mi permetto di dissentire su: quelli della rivoluzione francese erano semmai “Deisti” non atei. Per le gerarchie religiose i due termini sono sinonimi, per il buonsenso significano cose diverse.
Il cristianesimo avrebbe migliorato la concezione della donna? non conosco queste ultime “concezioni storiche” che sono tragicamente in conflitto con ciò che (antiquato lo so) mi risulta.
Solo l’Islam si sarebbe imposto con la spada? Il I° concilio di Costantinopoli cosa stabiliva secondo lei?
Poi che paganesimo e ateismo siano tolleranti lo ha dedotto lei, questo non è il mio pensiero, semmai sono “intolleranti con parsimonia”, non so se mi spiego.
No, Alberto, non posso menzionare “i comunisti mangiano i bambini” perché queste non sono “concezioni storiche”, sono fregnacce.
Vede, le basterebbe dare un’occhiata al mio blog (ma che dico, sono sufficienti i miei interventi qui) per rendersi conto che non posso avercela coi “comunisti”, poiché provengo da una famiglia di questo tipo – quei comunisti italiani anni ’40-’50, che vedevano in tale ideologia la libertà, il riscatto del “povero”, quasi un… cristianesimo eretico, definizione pasoliniana… -, sia perché sono di sinistra, sia perché non amo le approssimazioni e proprio per questo cercavo di spostare la discussione su altri parametri. Perché è evidente che, se andiamo a cercare la violenza in qualsiasi religione/cultura, la troviamo (sì, anche nei rivoluzionari francesi). E non finiremmo più (di argomenti ne troverei a bizzeffe). E’ altrettanto chiaro che la mia denuncia del regime oppressivo cinese si basa su dati di fatto: si tratta d’una dittatura, e non m’importa nulla in nome di quale principio essa è esercitata. Lo è e basta. Quanto al deismo, non so se per le gerarchie sia sinonimo di ateismo. Certo non può esserlo per me, dato che la storia la insegno e il deismo… pure. E aggiungo: c’è stata una corrente della Rivoluzione francese apertamente atea e libertina (si vada a leggere il significato originario del termine). E del resto, lo stesso Michel Onfray, che probabilmente lei stima (mi dispiace ricorrere a questi termini deferenti, ma vengo trattata con distacco, e ricambio…), considerava “ateo puro” il d’Holbach, un tale che era stato prete!
Se il cristianesimo migliorò la condizione della donna? Certo che sì, e mi duole la sua ironia, ma queste non sono “concezioni storiche” frutto di qualche mente clericale, ma esistono e sono diffuse in qualsiasi manuale serio di storia religiosa (le consiglio il “sempreverde” Agnoletto, che fu mio docente all’Università). Lo fu al punto che suggestionò molte donne del tempo, del tutto escluse dai consessi sia pagani sia ebraici. Lo fu al punto che esisteva l’istituto del diaconato femminile, che venne poi emarginato, guarda il caso, quando il cristianesimo – per un paio di secoli identificato e identificatosi a sua volta come una branca dell’ebraismo, i seguaci di Gesù, che non si chiamavano tra loro cristiani, seguitavano a recarsi alla sinagoga – assurse a religione dell’Impero, e a sua volta attinse dal diritto romano. Eccetera, eccetera. Mi permetto di suggerirle a questo punto un mio scritto di qualche tempo fa su una santa molto venerata nel Sud d’Italia: http://dimelaltra.blogspot.com/2010/02/tu-ci-stupisci-agata.html . Islam: lapalissiano che non intendevo dire che solo questa religione si diffuse con la spada, non potrei affermarlo neppur volendolo, dato che, fra l’altro, un musulmano a suo tempo l’avevo pure sposato. Era solo un esempio per sottolineare i rischi del pressappochismo in cui si rischia d’incappare trinciando giudizi apodittici. Se poi ho frainteso l’ultima parte del suo pensiero circa paganesimo e ateismo, me ne scuso.
Comunque il mio post intendeva porre in rilievo il dramma di una persona e di un gruppo, sociale, culturale, religioso, e voleva invitare a riflettere sul discorso, non dico di tolleranza – ché mi pare limitante – ma di comunione, e della diversità come ricchezza (non per nulla l’originario titolo che volevo dare all’articolo era “Diversi”). La diversità inquieta l’ordine costituito, la maggioranza, atea o credente poco importa. E’ una questione di habitus mentale. E su ciò dovremmo davvero soffermarci tutti a pensare. E perdoni la rima. Buone feste.
Più che di mente critica, questo post , sembra frutto di mente confusa , molto confusa. E sono buona.
No, ma sii pure cattiva, non c’è problema. Dove starebbe la confusione? Ti pregherei di segnalarmelo. O magari di redigere tu un post, che ponga fine a tutto il mio marasma…
Sono stata tranchant nel mio commento, che effettivamente risulta inutile, è che mi è davvero sfuggito dalla tastiera in un moto di impazienza , quella che provo sempre verso il politicamente corretto. Mi è sembrato e probabilmente sbaglio, un articolo, diciamo inefficace in questo momento, particolarmente in vista del futuro che inevitabile si appresta.
Un giudizio che prescinde in fondo dall’articolo di in sé, che è un bell’articolo: parla al cuore, ma non alla mente a mio modo di vedere. E personalmente non sono convinta che questo sia il momento di parlare ai cuori. Sono della convinzione soprattutto che sia il caso di smetterla di colpevolizzare noi cristiani d’occidente, ci indebolisce e non ci rafforza.
Possibile che ogni cosa avviene, anche lontana mille anni luce da noi, finisca che noi occidentali ci si colpevolizzi. E’ sempre colpa nostra, se ci rubano, se ci ammazzano, se non ci curano, se ci truffano.
Non è condivisibile, nemmeno un po’ e mi da stizza tra le tante cose che si continui a marchiare noi tutti come dei fessacchiotti consumisti. Ricordo che anni fa con un prelato ebbi un garbato scambio di idee su questo punto. La gente comune, i piccoli, vivono del loro lavoro, producono beni che qualcuno deve comperare, è sempre stato così, se sembra poco nobile, cambiate le cose davvero, e poi cianciate di no – consumo. Fu un lungo incontro con una mente sinceramente cristiana , un uomo di cultura profonda, ma anche lui aveva accettato la vulgata cattocomunista che demonizzava acriticamente i consumi, senza sospettare il veleno nascosto in questa manipolazione. Ci incontrammo varie volte ed avemmo modo di riparlarne , non so fino a che punto lo ho convinto, ma ammise che c’era del vero e che l’argomento andava approfondito, io gli mostrai una bottega artigiana agonizzante vicina al mio negozio, e gli feci notare che se lui, per onorare la sua scelta di frugalità,tutta ideologica, quella sera non avesse comperato un qualche sia pure modesto oggetto, quella sera una famiglia non avrebbe cenato , non scherzo era così davvero, cominciò a capire e venir più spesso prima di partire per lidi lontani per il suo apostolato, chi sa se e quanto è arrivato a comprendere il male fatto da menti raffinate e consapevoli, alle menti inconsapevoli degli Italiani, colpevolizzati, annichiliti, istupiditi tutti, preti compresi, sacrificati al dio del potere monetario che era per arrivare, come poi puntualmente accaduto. Parte da lontano anche il terrorismo di oggi, parte da lontano e ci dobbiamo affrettare a capire.
Per questo, hai ragione , contatto con il cristianesimo d’oriente sarebbe prezioso, e ci darebbe quella forza che abbiamo perso, forse noi arriveremmo finalmente a comprender il messaggio evangelico che voleva i cristiani esser come bambini, senza però aver mai lontanamente adombrato che i cristiani restassero bambini, fiduciosi e protetti, deresponsabilizzati e non artefici del proprio destino, dipendenti da dio o dalla Chiesa. Il cristiano che avesse i mezzi per trovare in sé stesso la capacità di elevarsi spiritualmente, di determinare il suo destino, sarebbe un uomo forte dei suoi valori e dalla sua spirtualità. Non tormentato ed indeciso, io credo che sarebbe capace di scuotere l’Europa , reclamare la sua anima naturalmente cristiana, quella che si vuole ad ogni costo soffocare. E invece nessuno che si chieda il perché, accade quel che accade, solo lamenti e vittimismo da sponda cattolica, mentre i così detti laici fanno sfoggio di pseudocultura per abbattere in mille modi coperti e meno, anche l’ombra della anima cristiana . E sono stanca di questo gioco, io che non sono praticante e non ho fede, ma ho a cuore il mio mondo ed i principi e valori umani e spirituali che sono alla base della nostra cultura e della speranzauna speranza di giustizia , legalità, uguaglianza, libertà.
Ed arrivo al punto: è stato svegliato il terrorismo. Si è voluto attizzare la guerra di religione, e tutti si dicono addolorati e scandalizzati. Ma perché, perché in Egitto? le ragioni ci sono e sono economico/politiche, dio non c’entra niente, ma sono i principi ai quali si ispirano i cristiani ad essere nel mirino. Allor, ricordare Miryam, raccontarla come bella, benestante, colta ed affascinante, io mi chiedo che senso abbia.
I copti sono una realtà importante in Egitto,sono inseriti, colti, civili, moderati, ed essendo Cristiani condividono valori che secondo alcuni debbono sparire: “dignità, uguaglianza, libertà di coscienza, Stato di diritto”. Li rrammentava oggi Bagnasco.Contro questi valori, contro un certo preciso modo di essere, era quel tritolo. La bellezza, la cultura, l’innocenza della gioventù, sono in tutti i giovani, ma sono i valori cristiani che si vogliono colpire, sono i cristiani che si vogliono scacciare dalle zone in cui convivono con i musulmani, e non per un fatto religioso bensì per un fatto di sporco interesse economico, che potrebbe essere , secondo i miopi calcoli di chi sta operando per il male, osteggiati dai valori cristiani. Questa è la realtà contro cui dobbiamo combattere uniti cristiani e mussulmani, che anche loro sono minacciati, questo dobbiamo aver presente, con rigore. Basta lavaggio del cervello secondo il quale saremmo noi colpevoli della crisi creata a bella posta, noi mantenuti bambini dipendenti ed insicuri verso il potere , noi dati in pasto alle emozioni, quelle emozioni che appunto parlano al cuore e non al cervello, perché se si parlasse ai nostri cervelli, potremo capire, ribellarci . Ed appunto la mia insofferenza , e me ne scuso, quando ho ravvisato nell’evocazione di vita serena e benestante, tennis, gli abiti bianchi, alabastri e piacevolezze varie insieme ad un dio perfetto, una fonte di confusione a mio modo di vedere, suggestioni di vita diversa, privilegiata.. Non è di questo che abbiamo bisogno, questo divide e non unisce, anche se appare ovvio che non questo è l’intento dell’articolo , la cui forma mi ha , diciamo indispettito.
Mi sono dilungata nella speranza di esser riuscita a spiegare il mio spontaneo moto di insofferenza
In effetti critiche espresse in questo modo lasciano il tempo che trovano.
Una cosa è la diversa opinione, un’altra è la provocazione fine a se stessa.
Riporto un mio commento-pensiero che ho espresso altrove.
“Le latitudini stanche che osano pure lagnarsi” si lagnano proprio della loro noia consumistica fintamente liberatrice. Magari non se ne accorgono, ma è di questo che si lamentano, di questo vuoto che purtroppo non è ontologicamente pieno. Siamo stanchi (sto generalizzando) di noi stessi, dell’incapacità di abbracciare la Rivelazione dell’Epifania preferendole la frivolezza poco impegnativa di una streghetta a cavallo di una scopa, sapendo a priori che non ci regalerà mai l’appagamento sperato. Ci lagniamo sì, piagnucoliamo perché inconsciamente consapevoli di un certo complesso d’inferiorità dinanzi alla “ricchezza” di questa donna moderna entusiasta, soddisfatta, talmente “piena” da “appagare il suo stesso Dio”. E magari siamo talmente apatici da non prendere nemmeno esempio da certe “esistenze vitali”…
E’ ravvisabile un sottile scetticismo degenerante in qualunquismo nel commento di”alberto”. E lo dico senza irriverente ironia più o meno manifesta…ne soffro anch’io, figurarsi! Io cerco di fare sempre attenzione a non cadere nel qualunquismo, come sono accorta a non cercare a tutti i costi e con strenua convinzione un capro espiatorio valido (anche se…..). Imputare alla religione monoteista una qualche radice intollerante, che probabilmente avrà pure, ma non in seno alla sua intrinseca spiritualità, tutt’al più nella corrotta interpretazione clericale come nell’obsolescenza di certe pratiche ereditate, è un po’ riduttivo e tendenzialmente scorretto. L’immolazione del capretto o rituali analoghi ci derivano dal “tollerante”(?) paganesimo politeista; Ares era il veneratissimo Dio della Guerra; e questo solo per fare qualche esempio sempliciotto. Pertanto le religioni monoteiste hanno preso molteplici spunti dalla credenze pagane; non credo siano il simbolo dell’intolleranza primigenia. Se poi si vuol parlare delle Crociate, sappiamo benissimo che furono un espediente abilmente ideologizzato per un altro tipo di “conquiste”. Quindi ritorniamo al punto focale: è la strumentalizzazione manipolata da certi falsi profeti ad essere intollerante, non la religione in sé.
L’altro punto su cui volevo soffermare la riflessione è quello relativo alla “globalizzazione dei costumi”, che secondo il pensiero di alberto, avrebbe “estremizzato” e sofisticato anche quegli ultimi, sparuti nuclei parsimoniosi. Mah. Potrebbe anche non avere torto, pur restando nel significato trivializzato in cui la religione incorre da tempo immemore. Tuttavia mi concedo il lusso di esprimere delle piccole riserve. La globalizzazione (dei costumi) di per sé non credo pensi tanto a proporre dei modelli religiosi o di civiltà, quali “l’intollerante ebraismo-cristianesimo”. E’ essa stessa la portatrice di un modello, è essa stessa l’embrione dell’ Utopia Rovesciata “denunciata” da Elias. L’Utopia di un presente fine a se stesso, esclusivamente consumistico, annegato in un’ atmosferica dittatura di interessi e non di valori. Questo per dire che la “fredda passione” calcolante della globalizzazione, figlia di un capitalismo degenerato senza valori, inesorabilmente distante dal suo originario creativo grembo borghese, non fa appello ad alcun tipo di intolleranza, spiritualmente intesa, che non credo nemmeno esista. Anche perché la globalizzazione, volendo legarla religiosamente, è vincolata alla trasposizione terrena di un certo fermento religioso “asettico”. La freccia del Calvinismo: dal cielo alla mondanità concupiscente (sto parlando per grandi linee, non scendo nei particolari teorici del Calvinismo). La globalizzazione dei costumi non diviene perciò il motore di un’intolleranza presa da chissà dove, ma il bacino stagnante di una malintesa tolleranza che scivola nell’indifferenza. E’ qui che ritorno al mio commento iniziale; la nostra società,con le dovute eccezioni, beato chi è immune dal contagio, soffre di questo vuoto frivolo, di questo non senso. E’ nevrotica, proprio perché squilibrata. Affoga in un eccessivo controllo del Super Io ragionato a danno dell’ Es istintuale(freudianamente inteso). Nel momento in cui il Super Io accentratore non riesce più a “gestire” la planetarizzazione totalizzante, ecco che scappano, senza comprensione empatica alcuna, fondamentalismi e persecuzioni varie, in opposizione ad una ideologia mancante o disorientante.
Se così rimanessero le cose, ed è difficile che cambino (vedi il mio scetticismo riguardo la passività della natura umana) la tendenza alla rassegnazione risulterebbe palpabile. Ma una soluzione c’è e sta nel mezzo, come sempre. Se il SuperIo è nevrotico e l’Es è perverso, c’è sempre il misurato mediatore Io. Ma ci deve anche essere la voglia di raggiungere questo livello di superamento-conservazione. Ed è la proprio la voglia entusiastica che manca. Quella ragazza, invece, con quella soddisfazione aperta in pieno volto, con la sua curiosa versatilità, dimostra che esiste la più piccola possibilità di disabituarsi al silenzio, in questo consiste la sua “bellezza”.
Un saluto a tutti
Che vuol dire esattamente?
L’intenzione è di descrivere un disagio che inconsciamente la nostra società prova relativamente alla crisi dello spirito e dei valori, che sprofonda in un “vuoto non ontologicamente pieno”. Questo concetto in particolare è ripreso in parte dalla filosofia di Heidegger, nella quale non mi addentro data la complessità dei suoi scioglilingua. Più in generale può essere ricondotto allo spazio sociale in cui viviamo. Se assumiamo in partenza lo spazio sociale vuoto (nel senso grammaticale del termine), riconosciamo successivamente che proprio il suo essere vuoto rappresenta la sua ragion d’essere, la sua virtù (si perdoni il gioco di parole) di “contenere”. Quindi il suo essere vuoto non significa essere nullo, ma essere “riempibile”, e già questo suo nucleo fondamentale lo renderebbe “ontologicamente pieno”. Nel momento in cui lo spazio sociale, prima assunto come vuoto, fa da contenitore ad una vera umanità popolata di soggetti attivi autodeterminantesi , ecco che diventa in concreto “ontologicamente pieno”, in quanto ha tagliato il traguardo del suo scopo potenziale, riuscendo a contenere il “tutto”. Essendo invece lo spazio della globalizzazione il contenitore di un’ umanità falsamente cosciente, etero diretta e passiva, automaticamente diventa un non contenitore, o il contenitore del nulla. Per questo è un vuoto assoluto, nullificato, è un “vuoto ontologicamente vuoto”, o svuotatosi, che credo sia più appropriato. E’a causa di questa frivolezza apatica che noi cerchiamo freneticamente di soddisfarci attraverso le sazianti merci consumistiche, fintamente liberatorie. Se l’agognata libertà fosse raggiunta, non avremmo bisogno di tuffarci nei tortuosi circoli viziosi massificati delle “vetrine”. Sappiamo in cuor nostro quindi che i veri bisogni sono altri, ma non abbiamo né la voglia, né l’entusiasmo di appagarli realmente, dal momento che sarebbe necessario un salto di qualità non facilmente sostenibile per il torpore in cui versiamo. Spero di aver chiarito efficacemente
Sei stata sicuramente efficace, oltre che gentile a dedicarmi il tuo tempo.
Mi resta tuttavia un dubbio, forse due: esistono degli strumenti oggettivi per misurare se uno spazio sociale vuoto sia non ontologicamente pieno, ovvero se l’umanità che ne è contenuta sia costituita da soggetti autodeterminantesi, tali da farlo diventare ontologicamente pieno, oppure se si tratti di un’umanità falsamente cosciente, eterodiretta, sì da ridurlo a un vuoto ontologicamente vuoto?
Accontentarsi di sapere solamente in cuor nostro quali siano i veri valori e dunque quelli falsi, senza strumenti oggettivi per verificarlo, non potrebbe essere fuorviante e dunque pericoloso?
Purtroppo no, non credo esistano strumenti oggettivi per verificare se il vuoto corrisponda a passività eterodiretta e omologamente il pieno all’attiva autodeterminazione. Se esistessero la sociologia sarebbe annoverata fra le scienze esatte e invece si “accontenta” di entrare nella categoria delle scienze empiriche. Empiriche, quindi verificabili, quanto meno attraverso l’analisi comportamentale dei “soggetti”. Ovviamente determinate analisi saranno soggette a interpretazione,dal momento che l’osservatore di tali fenomeni è esso stesso componente della “scienza” che va a studiare, pertanto non credo sia auspicabile una qualche astrazione oggettiva dalla realtà circostante. L’aspetto comportamentale al quale facevo accenno per dimostrare il vuoto di certi spazi è comunque quello relativo al frenetico circolo vizioso dell’accaparramento delle merci consumistiche. Insomma noi viviamo in una delle epoche più vessate dalla depressione giovanile e non; negli Stati Uniti e non solo la professione dello psicanalista risulta essere molto redditizia. Una qualche ragione ci dovrà pure essere! Non credo sia poi così pericoloso e fuorviante guardare l’immagine di una ragazza dal viso illuminato e luminoso ed evincere poi dall’osservazione del suo profilo che era la sua “esistenza vitale” a renderla così “bella”. Un soggetto lontano da qualunque asservimento mentale legato a una qualche forma di fossilizzazione di qualsivoglia natura. Ho poi confrontato la sua immagine al mio riflesso come al riflesso spento di altre esistenze “esistenti” e non “vitali”… beh il complesso d’inferiorità si è fatto sentire. Chi soccombe alla superiore “ricchezza-pienezza” di qualcun altro, è inevitabilmente “povero-vuoto”; questo lo definirei tristemente doloroso, non pericoloso. O almeno è pericoloso come tutto ciò che è interpretativo.
Ci sono alcuni passaggi che non mi convincono.
Il primo, se la sociologia possieda quel carattere scientifico che tu sembri accordarle.
Il problema è innanzitutto quello di stabilire un criterio di demarcazione per distinguere tra le scienze empiriche, la matematica, la logica, i sistemi metafisici.
Sicuramente la sociologia non appartiene né alla logica, né alla matematica.
E dubito fortemente possa appartenere anche alle scienze empiriche, in quanto mi pare che non abbia i requisiti che caratterizzano una teoria scientifica; secondo Popper la capacità di prevedere i fenomeni futuri e la possibilità di essere smentita da un’osservazione che la confuti.
Così l’aspetto comportamentale censurato può essere tanto il prodotto del vuoto ontologicamente vuoto, quanto di qualsiasi altra causa, identificata da una diversa teoria sociologica, del pari priva di valore scientifico, cioè della possibilità d’essere falsificata.
Il secondo, “negli Stati Uniti e non solo la professione dello psicanalista risulta essere molto redditizia. Una qualche ragione ci dovrà pure essere!”
Sicuro. Per esempio potrebbe essere il venir meno della fiducia in altri rimedi. In tempi non sospetti aveva grandissima fortuna la professione di prete, che non era poi tanto dissimile. Non vuole essere una irriverenza, ma una banale osservazione.
Il terzo, “Non credo sia poi così pericoloso e fuorviante guardare l’immagine di una ragazza dal viso illuminato e luminoso ed evincere …”
Ecco, questa non mi pare proprio una buona ragione.
Verissimo. Potremmo tuttavia discutere per ore intorno al significato che si attribuisce all’aggettivo “empirico” e all’ “empirismo” in generale. Per scienza empirica intendo scienza osservabile, in questo caso attraverso l’approccio comportamentale (che comprendo benissimo si presti a molteplici interpretazioni, in quanto ha come oggetto la complessità della natura umana). Non accordo un valore scientifico “esatto” alla sociologia, la definisco come molti manuali su di essa“disciplina empirica”. L’osservabilità risulta quindi essere condizione necessaria ma non sufficiente per l’esistenza di una teoria scientifica. L’analisi sociologica pertanto non è una teoria scientifica in quanto per essere tale non potrebbe accontentarsi della sola natura empirica. Sono altresì ben consapevole che la demarcazione fra scienza e non scienza per la sociologia non è mai stata di facile risoluzione, mi preme comunque chiarire che in questo caso il termine scienza viene usato più per indicare una disciplina che per attribuire un rigore scientifico al mio pensiero. Quest’ intenzione è avvalorata dall’ultima parte del mio precedente commento in cui dico “che non credo ci sia nulla di pericoloso nell’osservare il volto luminoso di quella ragazza….”. Quella non voleva essere una “buona ragione” o un valido argomento a sostegno della mia tesi; voleva piuttosto porre in rilievo la sensazione trasmessami dal suo volto col tentativo mal celato di ricondurci alla tematica originaria. Non pretendo assolutamente che la mia riflessione venga considerata foriera di una verità inopinabile, e neanche ci tengo; fortunatamente non ci stiamo cimentando in un trattato di fisica nucleare. Non lo pretendo, proprio perché trae ispirazione anche da uno stato psicologico-emotivo. Ciò che non capisco però è in che maniera la manifestazione di un pensiero suscettibile di interpretazione, sia in virtù della sua fonte ispiratrice, sia pure in quanto risultato di un’osservazione critica di una certa atmosfera, possa essere fuorviante e dunque pericolosa in quanto non oggettiva. A parte che non colgo nemmeno il legame tra l’essere fuorviante e l’essere pericoloso. Si può non condividere un parere opinabile, ma definirlo pericoloso proprio perché opinabile….non so.
Saluti
Ringrazio il Comandante Nebbia (ma comunque anche gli insulti personali, come quelli che mi sono giunti da persone “buone”, sono indicativi e impegnano chi li scrive: da un lato la cosa mi fa molto piacere) e soprattutto la stimolante Valentina, alla quale risponderò dettagliatamente, appena potrò. In effetti, però, il “linguaggio” stava tutto nel volto di quella ragazza. Nella sua curiosità positiva. E sconforta che si riesca a fare della bassa polemica pure su questo. Ma ho il forte sentore che Valentina sia viva, molto viva.
Post scriptum: malgrado rinnovate minacce (e il governatore del Punjab che difese Asia Bibi, purtroppo trucidato) qualche passo nel verso giusto si registra. Eccolo: http://torino.repubblica.it/cronaca/2011/01/05/news/preghiera_in_piazza_a_favore_della_moschea-10887629/ Anche a Milano il card. Tettamanzi da tempo reclama una struttura per i musulmani. Ma la giunta Moratti fa orecchie da mercante. Figurarsi!