Piccolo Dio

Attenzione, su Mentecritica scrivono diversi autori. "Piccolo Dio" è stato scritto da Daniela Tuscano

Ma quant’era bella, Maryam Fekry detta Mariouma (Marietta), anni 22, di Alessandria d’Egitto. Il profilo su Facebook è ancora attivo e ce la mostra raggiante, esplosiva, multiforme, nutrita di sé. Mille Mariouma in una: i capelli trionfanti da Medusa sulle spalle nude, oppure raccolti in un candido velo, attorniata da oggetti in alabastro, giada, colonnine tortili, un artigianato che profuma di prezioso, di lindo e di misterico. Felice; con quel suo incarnato più bello del mondo, schiettamente mediterraneo. Fiera con toga e tocco, il giorno della laurea; e trasognata con amici e amiche, sulla passeggiata a mare della cocente estate egiziana. Vapori aurei; gioventù straziate ma tenaci nel sorriso; la guardo e immagino le descrizioni di Cortile a Cleopatra di Fausta Cialente. E, anche, Il giardino dei Finzi-Contini di Bassani. La vedo giocare a tennis, in abiti bianchi, ridere e scherzare con amici sbilenchi e allampanati, gentile con tutti, inafferrabile al fondo. La vedo benestante, in una casa di pietra chiara, cosciente della sua appartenenza a una terra e a una storia. Mariouma è diventata il simbolo dello sterminio di cristiani in Egitto. Cristiani copti. Ancora una donna che s’incarna nella persecuzione dell’umanità nuova.

Monofisiti, i copti? Tralasciamo le complicate terminologie. La fede di Mariouma e dei suoi correligonari era quanto di più vissuto, palpato, familiare si potesse immaginare. Per lei Dio, che definiva Allah come gli altri suoi amici arabi e musulmani (molti sul suo profilo) era un compagno di viaggio che riscopriva ogni volta. Si attendeva qualcosa, da Dio. Era corsa, quella sera del 31 dicembre, in chiesa per celebrare il Capodanno dopo un anno “bellissimo”. Non sapremo mai cosa sognava e vogliamo sia custodito nel segreto di questo suo Dio “amico”, dall’unica natura perfetta, nulla di doppio, di ambiguo in Lui. Mariouma aveva così tanto riempito la sua giovane esistenza, che forse Dio stesso ne era appagato. Ascoltava Evanescence, Enrique Iglesias e cantanti arabi come Majida el Ramy. Aveva assistito all’Heaven Harp Choir con entusiasmo di bambina, il 29 dicembre: queste date del suo album, le icone di croci e bimbe in preghiera, fiori, musica, Paulo Coelho, sprizzano gioia ma infondono un brivido oscuro. Mancavano solo due giorni, e Mariouma dalla chiesa non sarebbe più tornata.
Era colta e affascinante, Mariouma. Moderna.

Mariouma segue altre morti in Iraq, Nigeria, Filippine e altrove. Senza dimenticare la Cina, dove giustamente il Papa, lo scorso 2 dicembre, ha denunciato “discriminazione e persecuzione” contro i cristiani della Cina continentale esortandoli a “non perdersi d’animo” e perseverino nella fede. I gerarchi comunisti hanno censurato il suo discorso: noi lo riproponiamo integralmente (tranne che per l’Italia, Joseph Ratzinger sa trovare, quando vuole, parole di rara efficacia in difesa della libertà di culto e dei diritti umani in generale). Immagine anteprima YouTube

Eguale, forte condanna Benedetto XVI ha manifestato per l’eccidio egiziano.
Che tremenda e magnifica lezione, ci stanno impartendo gli sparuti cristiani che vivono laddove visse Gesù. E da dove quel nome sta per essere cacciato. “Nato a Betlemme di Giudea”, “dall’Egitto ho chiamato mio figlio”: se è vero che si trova dappertutto, il Gesù uomo, il Gesù della terra palestinese, dalla mentalità d’Oriente, non può identificarsi con l’Europa. In queste latitudini stanche che osano pure lagnarsi, per cui il Natale è luminaria consumistica da allontanare con noia, glassa stomachevole e zuccherosa. Adesso s’avvicina l’Epifania, che quaggiù taluni si ostinano a definire “Befana”. Il nostro Natale impropriamente “minore”. Il Natale dei Magi, primizia dei lontani. I Copti, invece, il giorno successivo festeggeranno, vorranno festeggiare, dovranno festeggiare il Natale del loro calendario. Devono farlo nelle chiese, nelle case, nelle famiglie. Ovunque.
Tra gli amici di Mariouma figurava un ragazzo musulmano, anch’egli laureato ad Alessandria, con un significativo avatar, che riporto qui di seguito.

E ha ragione. Il terrorismo non ha religione. Il sopracitato caso della Cina lo dimostra. Da quelle parti il fanatismo è ateo. Ma i risultati non mutano. E se è vero, come sosteneva Gandhi, che “tra le violenze maggiori, quelle in nome di Dio sono le più intollerabili”, quelle perpetrate in nome del materialismo non hanno liberato l’uomo, ma ugualmente l’hanno schiavizzato, diminuito, brutalizzato. Dio è dunque libertà.

Anche come umanisti, ci sentiamo ora di far nostra la lettera aperta di InterSos alle comunità islamiche d’Italia e d’Europa. Li aspettiamo, in protezione dei dhimmi, dei diversi dei quali ogni maggioranza deve prendersi cura. Sì, i cristiani sono tornati alle origini, alla loro natura di perseguitati, ma nessuno deve gloriarsi di stare dalla parte dei persecutori (don Milani).

Parecchi intellettuali “progressisti” europei si angustiano per la sorte di Cesare Battisti (il criminale comune, non l’irredentista, che in questo momento si starà rivoltando nella tomba). Noi stiamo al fianco di Mariouma e di tutti gli uomini e le donne di buona volontà, indipendentemente dalla loro fede. Mariouma non festeggerà il Natale. Io le regalo, idealmente, l’annuncio qui sotto, ricostruito in un piccolo santuario veneto. “Liberatore della schiavitù”. Buon Natale, piccoli-grandi amici.

“Il potere di Dio dentro di te è più forte delle pressioni intorno a te” (M. Fekry)

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Una inguaribile grafomane innamorata della vita, tra Proust e Pasolini, Merini e Saba... Senza dimenticare Vivian Lamarque. Musica, colori, ...

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