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Petrolio a 100$ al Barile. C’è Qualcosa che non Quadra

1dollar_obverse.jpg

Dire che il petrolio è a 100 dollari al barile, per noi europei non vuol dire assolutamente niente. Noi non facciamo la spesa al supermercato in dollari. Da un po’ di tempo a questa parte facciamo la spesa in euro. Siccome il rapporto di cambio tra euro e dollaro è variato molto in questi anni, la cosa che ci interessa veramente sapere è: ma di quanto è aumentato un barile di greggio in euro?

Per fare questo è stato necessario reperire in rete una impressionante mole di dati. Ho scelto di stabilire come data di inizio dell’osservazione gennaio 2002. La data non ha nessun significato particolare, ma era la prima data nella quale tutti i dati necessari erano disponibili. L’osservazione si conclude a ottobre 2007.

I Dati

Per questo periodo ho raccolto la media mensile del cambio euro/dollaro, utilizzando il database disponibile nel sito della Nederlandsche Bank.

La media mensile del prezzo del greggio al barile, è stata ottenuta interpolando i dati disponibili a questo link e a questo. A questo punto è stato elementare associare i due dati ed ottenere lo storico, in euro, del prezzo del greggio al barile.

barrellg.gif

Ma non mi sono fermata qui. Sul sito dell’Unione Petrolifera Italiana, sono disponibili anche le medie mensili del prezzo alla pompa della benzina super senza piombo e del gasolio per autotrazione nel periodo indicato.

A questo punto il quadro è completo e ve lo metto a disposizione. Se preferite la forma grafica cliccate l’immagine che segue. Elenca solo i dati da luglio 2006 a ottobre 2007, ma i dati finali sono comunque disponibili:

petabs.jpg

 

Se invece volete la versione completa della tabella, scaricate la versione pdf del file.
Cliccate con il tasto destro del mouse sull’immagine e “Salva con nome” nella cartella che preferite (28 KB, file pdf)

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La tabella si legge così: La prima colonna indica il mese e l’anno, la seconda il rapporto di cambio euro/dollaro (cioè quanti dollari per un euro). Terza e quarta colonna il prezzo del greggio al barile in dollari ed in euro per il mese indicato (verde se in diminuzione rispetto al mese precedente, rosso se in aumento). Le due colonne successive indicano l’aumento in percentuale del prezzo del barile, in dollari ed euro rispettivamente, in confronto al prezzo della data iniziale (gennaio 2002).

Le ultime quattro colonne, con criteri equivalenti, mostrano l’andamento del prezzo per litro alla pompa di benzina e gasolio per autotrazione.

L’Analisi dei dati

La prima cosa che salta all’occhio è che dal gennaio 2002 ad ottobre 2007 il prezzo del greggio è salito del 365,83% per chi lo paga in dollari e solamente del 189,21% per chi lo paga in euro. In pratica gli Stati uniti si sono visti quadruplicare la bolletta energetica in meno di 5 anni mentre l’Unione Europea, grazie al grande potere d’acquisto dell’Euro, ha subito un danno consistente, ma nettamente minore.

L’altra cosa che salta all’occhio è che il prezzo di benzina e gasolio alla pompa, nello stesso periodo, è salito solamente (questa volta senza corsivo) del 32,23% e del 44,14%.

Aumenti importanti, certamente, ma del tutto non commisurati all’aumento contabilizzato dalla materia prima. I combustibili liquidi, nonostante tutto, sono solo al sesto posto per aumento di prezzo dal 1995 al 2006. Sono preceduti da assicurazioni, istruzione, sigarette, altri servizi alloggio (non fitto) e persino acqua potabile (dati Istat file MS-Excel 296 KB).

Si osservi che il prezzo del gasolio ha subito un incremento di circa il 33% superiore a quello della benzina nello stesso periodo. La motivazione è, probabilmente, del tutto speculativa ed è funzionale al consistente aumento della domanda.

zucchina.jpg

Lo Scenario

E’ evidente a tutti che petrolio e zucchine sono due cose diverse. Forse è meno evidente il fatto che la diversità non si limita a forma e sapore ma anche alla modalità con la quale il prodotto viene prezzato. il prezzo delle zucchine, come per tutti i prodotti deperibili, è prepotentemente dipendente dalla disponibilità. Per questo, una grandinata e un po’ di speculazione possono raddoppiare il prezzo nel giro di poche ore.

Viceversa, il petrolio, oltre che non deperibile, rimane una risorsa strategica. Se il prezzo della benzina alla pompa dovesse rispecchiare l’aumento della materia prima, oggi un litro di benzina costerebbe 1,87 euro, mentre un litro di gasolio 1,58 euro.

Il contenimento dell’aumento è dovuto alle politiche di stoccaggio operate dai fornitori che, acquistando la materia prima a prezzi differenziati nel tempo, riescono a mantenere un prezzo mediamente accettabile.

Questo perché il petrolio è, allo stato attuale della tecnologia, il sangue che alimenta ed ossigena il l’organismo vivente della nostra società e aumentarne il prezzo al consumo in maniera eccessiva comporterebbe un decadimento generale della produzione e del sistema economico.

In ogni caso, se le crisi regionali non dovessero trovare soluzione, sarà inevitabile un aumento dei prezzi fino ai limiti che ho indicato precedentemente. Cioè, anche se il petrolio viaggia a 100 dollari al barile, il vero aumento non lo stiamo ancora pagando.

Qualche ultima considerazione di carattere strategico. Qualcuno afferma che sopravvivere al petrolio si può. Dal punto di vista tecnologico, per quanto complessa sia l’implementazione di soluzioni alternative agli idrocarburi, una strada alternativa, anche se non necessariamente meno inquinante, sarebbe certamente possibile.

Questo processo virtuoso è ostacolato da due fattori la cui valutazione è complessa e meriterebbe sicuramente una trattazione dedicata.
Il primo fattore è di natura militare. Quadruplicare le spese per energia e subire, contemporaneamente, una crisi finanziaria di vastissime proporzioni mette gli Stati Uniti in una posizione difficile e rende inquietante l’equilibrio geopolitico attuale. Abbiamo già assistito al dissolvimento praticamente incruento di una delle due superpotenze della guerra fredda ed è molto probabile che gli Stati Uniti non intendano assoggettarsi passivamente allo stesso destino di declino che ha vissuto la Russia.

Gli Stati Uniti dispongono ancora di validissime forze militari ed è plausibile che esse rappresenteranno uno strumento per approvvigionarsi di quanto è necessario all’economia americana per sopravvivere. Questo potrebbe avvenire anche a scapito dell’Unione Europea che, da folcloristica associazione di decadenti staterelli in crisi, si sta trasformando in un competitor finanziario temibile.

euro.jpg

Il secondo fattore ostativo è rappresentato da chi detiene attualmente il controllo strategico del petrolio e della sua erogazione. Non necessariamente si tratta dei produttori e, probabilmente, nemmeno di precise nazionalità. Si tratta di società finanziarie con capitali immensi e poteri superiori a quelli degli stessi stati nazionali.Enrico Mattei ebbe modo di affrontarle diverse volte nel corso della sua presidenza dell’Eni.
Difficilmente chi in questo momento tiene la mano sul rubinetto che disseta tutti sarà disposto a cedere la sua posizione di privilegio per mettersi in fila con gli altri ad un’altra fonte di approvvigionamento. La transizione, se e quando ci sarà, dovrà forzosamente passare per uno scontro, speriamo solo finanziario, fra chi controlla la vecchia tecnologia e chi lavora per l’affermazione di quella nuova.

Nel frattempo, quando fate benzina, ricordatevi che quello che state pagando è solo un prezzo politico. Nonostante tutto e nonostante le tasse, quella che bruciate nella vostra macchina è una risorsa a termine e dovrebbe costare molto, ma molto di più. E questa, in effetti, è anche un’altra differenza tra petrolio e zucchine.

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Comments

12 Risposte a “Petrolio a 100$ al Barile. C’è Qualcosa che non Quadra”
  1. ilBuonPeppe scrive:

    Beh, se l’aumento della banzina non ha seguito quello del petrolio lo si deve ad un fatto molto semplice che però si tende a dimenticare con una certa facilità.
    Se un barile di petrolio costa 100 dollari, un barile contiene quasi 159 litri, il 10% di un litro di petrolio diventa benzina, viene fuori che il costo della materia prima (petrolio) per un litro di benzina è di poco superiore ai 4 centesimi di euro.
    Cioè: il costo del petrolio incide sul costo della benzina per circa il 3%.
    Complimenti per l’analisi dettagliata; dovremmo valutare sempre le cose con questo metodo.

    [Rispondi a questo commento]

  2. ilBuonPeppe scrive:

    Quanto ai fattori che impediscono lo sviluppo di alternative al petrolio, secondo me c’è da invertire i fattori che tu indichi.
    Gli USA sono già (e non da oggi) in piena crisi finanziaria; il dollaro è carta straccia, ma tutti fanno finta di niente perchè è la moneta di riferimento, prima di tutto proprio del petrolio. Se la crisi non scoppia è principalmente perchè il petrolio si paga in dollari; il giorno in cui si decidesse di pagarlo in euro, le riserve di dollari dei vari paesi non varrebbero più niente e l’economia americana collasserebbe. Con un probabile trascinamento del resto del mondo.
    L’interventismo militare di cui gli USA ci fanno dono da parecchi anni serve a diversi scopi:
    1) le spese militari tengono in moto l’industria bellica e quindi una parte dell’economia;
    2) garantire l’approvvigionamento energetico direttamente dai principali produttori;
    3) impedire che a qualcuno venga in mente di cambiare abitudini (es: pagare in euro).
    Sarà mica un caso che Saddam Hussein avesse dichiarato proprio di voler trattare le sue vendite di petrolio in euro? (fonti: uno e due)
    Il guaio è che i nostri governanti (quale che sia il colore politico), invece di cominciare a sviluppare valide alternative, si preoccupano solo di sorridere all’alleato stelleestrisce che rischia di trascinarci nell’abisso.

    [Rispondi a questo commento]

  3. Y.Y. scrive:

    In realtà, secondo le informazioni reperite qui e qui, circa un terzo del barile di petrolio finisce in benzina. Quindi intorno ai 50 litri, a seconda del tipo di raffinazione.

    In ogni caso, l’aumento del raffinato dovrebbe essere sempre proporzionale a quello della materia prima.

    [Rispondi a questo commento]

  4. ilBuonPeppe scrive:

    Allora è errata l’informazione trovata su wikipedia, oppure io, non essendo esperto del settore, non ho saputo interpretarla.
    In ogni caso non credo che “l’aumento del raffinato dovrebbe essere sempre proporzionale a quello della materia prima“. C’è il petrolio, ci sono le altre materie prime, gli impianti, la lavorazione, la mano d’opera, lo stoccaggio, il trasporto, il guadagno, le tasse: ognuno di questi elementi incide sul costo finale, quindi non cedo proprio sia possibile stabilire una “proporzionalità”.
    Ma questi sono particolari secondari; mi sembra che siamo d’accordo sulla sostanza dell’argomento.

    [Rispondi a questo commento]

  5. f.maria arouet scrive:

    Il greggio é una miscela di idrocarburi, separati attraverso un processo noto come distillazione frazionata, che, sfruttando le diverse temperature di evaporazione dei componenti, ne consente la separazione in funzione del peso molecolare, dal più leggero al più pesante: idrogeno, etano, metano, gpl, benzina, cherosene, gasolio, oli combustibili, oli lubrificanti, paraffina, asfalto.
    Un secondo processo, consente di aumentare la produzione di composti leggeri gpl, benzine, partendo dalle frazioni pesanti, oli, paraffine. Si chiama cracking. Può essere catalitico o termico.
    Il processo opposto, che consente di passare dal leggero al pesante, si chiama reforming.
    Mediamente i carburanti per autotrazione rappresentano il 50/60% del greggio, percentuale che varia sia in funzione del tipo di greggio, sia e soprattutto in funzione delle richieste del mercato.
    Posto che il petrolio é come il maiale, del quale non si butta niente e ipotizzando, data l’elasticità della produzione di cui sopra, che la frazione pesante valga quanto la frazione leggera, il costo della materia prima per un litro di carburante, col barile a 100 dollari, varrebbe all’incirca: 100/159= 0,63 dollari, che con l’euro a 1,47 fa: 0,63/1.47= 0, 43 euro, a cui vanno aggiunte le spese di trasformazione e di trasporto per arrivare al prezzo industriale, e naturalmente le accise e l’IVA per arrivare al prezzo alla pompa.
    Valori che ben si accordano con i dati forniti dall’Unione Petrolieri, sito http://www.unionepetrolifera.it, fonte rilevazione settimanale del Ministero dello Sviluppo Economico, secondo cui al 8/1/2008 il prezzo alla pompa é pari a:
    prezzo industriale 0,584 + accisa 0.564 +IVA 0,230= 1,377
    Nessuno regala niente a nessuno.

    [Rispondi a questo commento]

  6. administrator scrive:

    grazie per le precisazioni che, immagino, derivano da competenza personale.

    [Rispondi a questo commento]

  7. Adetrax scrive:

    Avevo calcolato dei valori leggermenti piu` precisi, es. 0,425 Euro al litro e altri dettagli es. il ricavo dei distributori (3-4 centesimi di Euro), ecc. ma la seconda parte del precedente commento e` sufficientemente riassuntiva.

    Sembra comunque che il costo industriale della benzina in Italia sia leggermente superiore al resto dell’Europa (almeno +8% - 15%).

    Per quanto riguarda il costo del petrolio greggio ci sono alcuni fattori ovvii da considerare:

    1) la produzione di greggio e` attualmente limitata (strozzata) a causa del limitato numero di impianti estrattivi in rapporto alla domanda in continuo aumento;

    2) e` in atto un’offerta speculativa basata sul fatto che tutti sanno che il petrolio e` una risorsa in via di esaurimento e che lo sfruttamento del restante 50% delle riserve costera` sempre di piu`, quindi i produttori cercano di prolungare il tempo dell’offerta cercando di limitare la domanda per mezzo dell’aumento del prezzo.

    Da quanto detto si deduce che i produttori hanno poco interesse a investire in nuovi impianti estrattivi solo per aumentare la quantita` dell’offerta, perche` questa azione andrebbe contro i loro interessi di lungo periodo (20 - 40 anni) e perche` tali impianti comunque costano; dati gli astronomici ricavi (che aumenteranno sempre piu`) nessuno di loro reputa necessario cambiare le attuali dinamiche di mercato.

    [Rispondi a questo commento]

  8. Francesco scrive:

    Mi domando:
    Quando il prezzo del barile di Petrolio si è avvicinato ai 140$ e la benzina negli Stati Uniti la si vendeva circa 4$/gallone….. equival.=1,05$/litro

    Salta la relazione:

    140/159= 0,88$ /litro Petrolio
    resa ottimale di trasformazione 75% =1,174$/litro benzina franco trasporto e tasse

    spiegatemi

    [Rispondi a questo commento]

  9. beppe scrive:

    ho trovato delleottime e puntuali risposte ad un quesito che mi ponevo da tempo: complimenti all’autrice e a tutti i partecipanti.
    a quest’ultima domanda si può solo rispondere, prendendo a prestito quanto appreso dalle notizie precedentemente fornite, che esistono le riserve (acquistate a prezzi inferiori agli attuali) e che il prezzo alla pompa è un prezzo politico?

    [Rispondi a questo commento]

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Su questo articolo gli altri siti web hanno scritto....
  1. Petrodollaro mangia Euro o……

    …l’ Euro ci ha salvato ma condannato al tempo stesso ? 

    Ragionamento interessante.
    Ricevo e pubblico:
    Nel 2000 1$ = 1.2 €
    Nel 2000 1 barile di petrolio    60 $
    Nel 2000 1 barile valeva quindi  72 €
    Oggi     1 $ = 0.65 €
    Oggi…

  2. [...] Qui un un bel lavoro su prezzo del barile, benzina alla pompa ed altre considerazioni illuminanti. [...]



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