Perché Detesto il Calcio?
25 gennaio, 2009 - 13:00 di ilBuonPeppe
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Ricardo Izecson dos Santos Leite è un eroe. Certo, non un eroe qualunque, uno di quelli a cui ci hanno abituato i classici della letteratura e del cinema. Non è il soldato che attraversa le linee nemiche per salvare il compagno ferito; non è il medico che opera sotto i bombardamenti incurante del pericolo; non è il passante che si butta sotto un camion per salvare la vecchietta mentre attraversa la strada; non è neanche il poliziotto che ingaggia da solo un conflitto a fuoco con una squadra di narcotrafficanti per consentire ai testimoni di mettersi in salvo.
Niente di tutto questo. Ricardo è un eroe moderno.
Il suo gesto eroico? Aver rinunciato ad una manciata di milioni.
Non capita tutti i giorni (e, soprattutto, non capita a tutti) di poter aumentare i propri introiti di nove milioni di euro all’anno. Ricardo ci ha rinunciato.
Che uomo!
Che coraggio!
Che lealtà!
Che spirito di sacrificio!
Che…
Che palle!

Sembra che , questo il soprannome con cui è conosciuto, guadagnasse fino all’anno scorso qualcosa come sei milioni di euro a stagione. Sembra, perché su queste cifre . Sembra che il proprietario del Manchester United gli abbia ; oltre ad un’altra vagonata di milioni (c’è chi dice un centinaio) al Milan.
E lui ha detto “NO”. Si accontenta di continuare a guadagnare una miseria che nessuno di noi riuscirebbe a guadagnare neanche in tre vite.
Sembra che abbia detto “I soldi non sono tutto nella vita“. Ma va?! Che intuito!
Dillo a chi vive con una pensione di 500 euro al mese che i soldi non sono tutto; dillo a chi è disoccupato e deve far mangiare i figli; dillo a chi fa lo schiavo con i contratti a progetto.
Lo so, sto dicendo delle banalità. In realtà non ce l’ho con lui. Chi mi conosce lo sa, io detesto il calcio e tutto quello che ci gira intorno, per cui mi limito ad ignorare quello che succede in questo ambiente malato. E non avrei scritto niente di Kakà, semplicemente perché non me ne frega niente.
Ma non ne posso più. Ho le palle piene dei commenti di Tizio e di Caio, che esaltano un ragazzo solo perché ha scelto di non cambiare posto di lavoro: si vede che sta bene dove sta.

Tuttologi prezzolati che si sperticano in lodi, senza rendersi conto di rendersi ridicoli. Accendi la radio o la TV, oppure apri un giornale, e ovunque trovi un imbecille che vomita idiozie nel goffo tentativo di omaggiare l’idolo di turno.
Che poi, a pensarci bene, la colpa non è neanche la loro. Questa gente si limita a produrre ciò che può essere venduto: ergo, se la gente vuole stupidate, loro producono stupidate. Ancora una volta il problema è alla base, nei milioni di presunti sportivi che sbavano dietro ad un pallone, e che sono disposti a tutto (soprattutto a rinunciare alle proprie capacità cognitive) pur di potersi scannare al bar su quale sia il piede più bello.
Il calcio sarebbe anche un bello sport, e si potrebbero anche accettare compensi alti (ma quanto?) per i calciatori. La cosa insopportabile però è tutto quello che gira intorno al calcio, a cominciare da chi, dichiarandosi tifoso o anche solo appassionato, si beve tutte le cretinate che da quel mondo escono apposta per soddisfare il suo appetito.
Che poi, se tra uno stipendio di 1000 euro al mese e uno di 1200 c’è una bella differenza, qualcuno mi deve spiegare che differenza c’è tra sei, nove o quindici milioni. Forse ci si possono comprare due Ferrari in più…
Perché Detesto il Calcio? è di ilBuonPeppe

Finalmente! qualcuno la pensa come me. Sono stufa di sorbirmi uomini che non hanno palle e pensano col pallone. Sono Stufa come cittadina di dover contribuire con le mie tasse a garantire l’ordine pubblico negli stadi, a pagare le devastazioni dei treni. Sono stufa a dovermi sorbire spazzatura di gadget e di giornali sportivi. Sono stufa di vedere osannato chi risolve il problema Kakà mentre ho problemi di kakà perchè me lo mette sempre in quel posto. e scusate la volgarità, ma quanno ce vò, ce vò.
molto corretta la nota relativa alle spese per l’ordine pubblico.
vedremo di svilupparla in un pezzo.
Io detesto il calcio in quanto per me rappresenta il mio essere alieno al “gruppo”.
Mentre tutti i miei amici andavano in discoteca, parlavao di calcio sapendo tuti i nomi a memoria, giocavano a carte e a biliardo io leggevo libri, stavo per conto mio e soprattutto non cadevo nello scherzo della ragazza che la dava ma con il fratello matto.
ero diverso, non allineato.
Il calcio era la rappresentazione fisica di quel confine, non lo capivo, non riuscivo a appasionarmi a quello sport inutile e goffo (ai miei occhi) trovavo il tutto troppo privo di strategia di interesse… il cervello nel calcio serve a poco (infatti lo sivede bene dai partecipanti di quel mondo).
Quindi mi mettevo sotto processo: perchè a me non piace quello ch epiace agli altri?
Oggi ringrazio di non essser stato del branco, non perchè sia migliore ma perchè mi piaccio come sono e non sarei come sono se fossi stato del branco.
Quindi sono grato al calcio, se non ci fosse stato lui oggi leggeri questo articolo e magari penserei che chi lo ha scritto è un idiota.
Sembra la mia autobiografia
Quando penso allo stipendio di un “kakà” qualunque (ma anche un ‘panchianaro’ da mezzo milione d’euro l’anno, uno che non gioca mai!) penso ai grandiosi giocatori che negli anni 60, 70, 80 e oltre venivano dall’est Europa (le varie Dinamo, Stella Rossa ecc) e che guadagnavano una miseria in confronto ai loro colleghi europei allenandosi per diversi mesi l’anno nel ghiaccio…eppure correvano! E come se correvano! E quante umiliazioni infliggevano ai loro strapagati colleghi d’oltre cortina!
Pochi giorni fa parlavo col classico “malato” di calcio che ad un certo punto ci ha detto, serissimo: “voi non potete capire (il calcio) perché non ci avete mai giocato, io da ragazzo…”. E ripensavo a quando da ragazzo adoravo andare a sciare con mio padre nel fine settimana ma non passavo la settimana successiva a parlare continuamente di Thoeni & C (erano gli anni della “valanga azzurra”).
Il calcio è uno sport di squadra meraviglioso che purtroppo è giocato da calciatori professionisti. E qualora non lo siano tendono a diventarlo per guadagnare come Kakà e sposare una velina.
Il giornalismo sportivo è l’esempio più eclatante di retorica inutile e parolaia e quando il giornalismo sportivo sia quello legato al calcio diventa anche idiota. Spesso mi chiedo come si fa a mandare in onda per 24 ore di seguito trasmissioni dedicate completamente ed esclusivamente che dico al calcio…ma ad una sola squadra!!!
Ho alcuni amici ultraquarantenni che pur di giocare ancora a pallone si dilettano col calcetto e spesso e volentieri li vedo zoppicanti e doloranti per dei fallacci…durante partitelle tra amici!!!
Mia moglie è stata una fidanzata prima e consorte poi molto fortunata
La domenica non ho mai avuto con me la radiolina per sentire le partite!
Risposta semplicissima: c’è chi le guarda.
E comunque Kakà è rimasto dicendo “i soldi non sono tuttI”…e non, come s’è scritto “i soldi non sono tuttO”…
bellissima!
Mi dispiace ma non sono d’accordo con voi. O meglio, capisco anch’io che tutte le chiacchiere sprecate su KAKA sono ridicole (stiamo parlando di miliardari !!!!!) ma fare di ogni erba un fascio e soprattutto fare dello “snobismo” a buon mercato mi pare proprio fuori luogo.
Dopotutto fare della demagogia a buon mercato sulle spalle del mondo del calcio è troppo facile: non vedo lo stesso accanimento nei confronti dei presentatori imbalsamati delle Tv di stato (da Bonolis a Fazio), dnei confronti del mondo della musica, del cinema ,di chi si arricchisce facilmente,etc.
Mi ricordo che sono rimasto allibito quando ho letto la dichiarazione dei redditi della Litizzetto (due milioni di euro) il cui unico merito è dire 4 stronzate a “Che tempo che fa”. Da subito mi è sembrata meno simpatica del solito………..
VaBEH, se vuoi ti dico anch eche non mi guardo la tv, ma che c’entra?
Quando ero ragazzo la tv era a colori da poco e si guardava ufo-robot.
Poi ho smesso di guardarla.
Ma il calcio invece in italia ti perseguita da bambino: o sei dentro o sei fuori.
Almeno oggi c’è più di uno sport che puoi fare….
Non giriamoci intorno, il calcio, il bar, le discussioni su quel giocatore e quell’altro, tutti gli italici che a sentirli parlare sembrano allenatori nati…
M. de filippe e company sono un problema nato adesso, ma facilmente eliminabile il calcio invece era il mezzo per i ragazzi di quel tempo di socializzare, sembrava una sorta di religione…. io giocavo con le figurine, ma cedevo molto volentieri i giocatori agli amici, a me piaceva solo tirarle con i sassi…
Fabio Fazio,musica, cinema, caste, conti, baroni e servi della gleba.
Per dire, eh…
Puoi chiamarlo snobismo, demagogia o come ti pare. Io detesto il calcio perchè è riuscito a rendere insopportabile uno sport (che invece dovrebbe essere una cosa nobile) e un’intera nazione (con le dovute eccezioni). Riesce sempre a tirtare fuori il peggio di tutti noi.
Del resto è molto frequente vedere trattati nello stesso modo altre persone, in altri campi, malate di arricchimento rapido; non è vero che si attaccano sempre e solo i calciatori.
E comunque, come ho scritto, il problema non è Kakà, come non è la Littizzetto e nessuno di questi arricchiti: il problema siamo noi. Noi che crediamo di essere persone intelligenti e poi ci mettiamo a discutere di come avrebbe potuto spendere quei milioni in più.
La Littizetto ti è diventata meno simpatica quando hai visto la sua dichiarazione? Non sarà che sei invidioso? Io ho smesso di guardarla perchè non mi fa più ridere.
Sono proprio del parere che in molti casi bisogna fare di ogni erba un fascio, per cui non sono d’accordo con OSVITOL. Io da bambino ho giocato a calcio e mi piaceva un sacco. Chiaramente non sono mai diventato un “campione”! Con il passare degli i miei interessi sono evidentemente cambiati e, credetemi, non ho mai messo piede in uno stadio per vedere una partita di calcio. Se qualcuno mi fa il nome di un giocatore il più delle volte non so a quale squadra appartiene. Eppure qualche partita di calcio ancora mi piace vederla per TV, la nazionale per esempio.
I guadagni sono alti, troppo alti. Con gli stipendi di un anno di giocatore forse ci camperebbero molte famiglie per l’intera vita. Forse sarà demagogia la mia, ma è una vergogna che si perpetua nel tempo e non avrà mai fine. Perchè c’è gente che per il calcio impazzisce. Non vedo “il grande fratello”, perchè ritengo che venga offesa la mia intelligenza, modesta intelligenza, eppure milioni di telespettatori sono lì con la bava alla bocca. Conosco persone più intelligenti di me che sono su di un canale satellitare per 24 ore su 24 per vedere il grande fratello. Una di queste si giustificava dicendo che attraverso i personaggi del grande fretello riusciva a conoscere anche il carattere di coloro che lo circondano. Sono rimasto di stucco, ma può darsi che sia vero.
Questi sono gli effetti incomprensibili di una società in decadenza. Se fosse per me i calciatori guadagnerebbero, forse un pò di più degli altri, solo perchè la loro carriera è breve. Niente di più, perchè poi gli stessi giocatori dicono che con il calcio si divertono e tanto, innanzitutto. Poi si divertono con le veline, le troniste o i tronisti, le valletti e i valletti, tra di loro e con gli altri: il loro è un mondo di divertimento e di piaceri e chi glieli dà? Noi!
Ma chi ha creato questo mondo di oppressi e oppressori, di avvantaggiati e svantaggiati, di privilegiati e dileggiati, di ricchi e di poveri. Noi, sempre noi. Anche la Litizzetto che mi fa ridere, ma mai a pagarla tanto anche perchè le battute non sono sue.
In ogni caso i nostri commenti o le nostre idee non cambieranno un cavolo, perchè se ti permetti di dire queste cose ad un tifoso di calcio quello ti riempie di calci nel sedere. Ne vale la pena?
concordo con chi scrive ceh la colpa è nostra…d’altra parte quale altro popolo del mondo potrebbe darsi un capo del governo che risponde alle emergenze con barzellette?
Ecchè possiamo pretendere, di andare oltre Kaka e/o i rigori negati alla domenica?
Beh, però, tutto sommato, si parla anche molto di grande fratello mi sembra…meglio Kakà (e chi scrive è juventino, eh, non milanista).
secondo me vi sfugge un particolare:
1. il calcio è uno sport bello e divertente, facile e alla portata di tutti: piace giocarlo, piace vederlo.
2. il calcio, poichè attrae folle come nessun altro sport, genera consenso intorno al paperone di turno che porta risultati ad una squadra. in questo senso investimenti plurimiliardari sono frutto: o della passione di qualche miliardario (moratti ad es.) o di ritorni economici extra calcistici (il presidente che ottiene licenze di costruire dal sindaco, etc.) Quindi diventa un veicolo commerciale per gli imprenditori.
3. dal punto 2 si capisce quindi che i calciatori non si possono ripagare le folli cifre che incassano, il calcio infatti non genera tutta la ricchezza che spreca: in sostanza sono società in perdita perenne tenute in piedi per altre finalità.
4. ne consegue che la famosa “montagna di interessi”, “mala gestio” etc. che ruota intorno al pallone non è colpa di giornalisti o del popolo inetto, bensì di una legislazione che da sempre consente alle società di operare fuori dal mercato e fuori da ogni logica economica. sarebbe sufficiente imporre le regole che tutte le imprese rispettano per debellare tutte queste anomalie e ricondurre il pianeta calcio alla normalità.
5. per il discorso kakà mi trovo d’accordo sulla ridicola enfatizzazione dell’eroismo, a mio avviso però vale la pena di sottolinearlo non per fare i complimenti al giocatore, bensì perchè è un fatto eccezionale che in un mondo fatto di e per i soldi una persona segua una logica (in parte) diversa.
Regole? Quali regole?
Le regole ci sono, e non da oggi. Sono quelle regole che negli ultimi anni sono state bellamente disattese perchè c’erano squadre importanti che non riuscivano a far quadrare il bilancio.
Si sono viste operazioni allucinanti, che hanno provocato… niente!
Chi ha manifestato per protestare contro i regali fatti alle squadre di calcio? Chi ha detto qualcosa dei bilanci che venivano truccati alla luce del sole?
No caro Alberto, non ci nascondiamo dietro un dito; la legislazione non c’entra, come non c’entrano tutte le altre scuse che ci possiamo inventare. Il problema sono i milioni di italiani che chiedono solo un motivo per scannarsi al bar, fregandosene di tutto quello che dietro le quinte (ma spesso anche davanti) avviene di vergognoso.
La gente guarda il calcio, tifa (qualunque cosa significhi questa parola) e si ammazza: il resto (compresi gli interessi di cui giustamente dici tu) sono solo conseguenze.
Quando la gente non seguirà più il calcio, gli sponsor non saranno più disposti a pagare cifre esorbitanti, e tutto il giochetto si sgonfierà. Come un pallone.
PS: tutto questo naturalmente mantenendo il massimo rispetto per quelli (pochi purtroppo) che praticano il calcio per passione.
ma scusate due paroline e una congiunzione…
panem et circenses.
2000 anni fa si scannavano nello stadio, oggi si scannano fuori, per il resto la funzione sociale e la stessa…stabbuono, divertiti e lasciaci governare.
Bboni, state bboni che “parlando” di calcio si finisce facilmente in rissa…da bar sport o da stadio, scegliete voi
Anch’io detesto il calcio.
Non solo e non tanto per l’aspetto economico, ma anche e soprattutto per l’alto valore DISeducativo dello spettacolo.
Sedicenti maschioni che ad ogni minimo contatto di gioco finiscono a terra in preda ai più atroci dolori di questo mondo, neanche fossero stati bastonati a sangue, frignando come bambini dell’asilo e recitando come insulse divette di terza categoria.
Allenatori e presidenti, che per il loro ruolo dovrebbero dare un piglio di serietà e compostezza, ad ogni torto presunto – e sottolineo presunto – schizzano insinuazioni, insolenze e ingiurie sull’arbitro svillaneggiando e disprezzando, in tal modo, l’autorità costituita a far rispettare le regole del gioco.
Ragazzotti che ad ogni gol esultano in modo belluino, similmente al talebano che brandisce la testa dell’avversario dopo la decapitazione.
Per scendere fino al livello di paese (vivo vicino ad un campo di calcio), dove gli allenatori sono liberi di maltrattare con insulti pesanti i bambini che non corrono abbastanza e non capiscono gli schemi, mentre giocatori più “cresciuti” sono liberi di sfrecciare a tutta birra coi loro macchinoni in strette stradine residenziali. Mi fermo qui perché sento che lo schifo mi sta rovinando la digestione.
Volevo dire un’altra cosa.
In Italia il calcio è una religione. Oltre al rito domenicale, il dio Pallone è venerato e osannato tutti i santi giorni per il tramite dei profeti Totti, Del Piero, Ibrahimovic, Kakà e via snocciolando. Chi segue altri sport cosiddetti “minori” è un eretico. Ignorare le partite della squadra nazionale è una bestemmia. Se non conosci la classifica sei un peccatore. Eccetera eccetera.
Il buon Peppe si chiede:
“Perché detesto il calcio?”
E si risponde:
“La cosa insopportabile è tutto quello che gira intorno al calcio, a cominciare da chi, dichiarandosi tifoso o anche solo appassionato, si beve tutte le cretinate che da quel mondo escono apposta per soddisfare il suo appetito.”
Mi sembra debole come spiegazione.
Sarebbe come dire che si detesta il cinema perché ci sono troppi festival, con tutto il loro seguito di chiacchere, vanità, danaro, stampa specializzata a solleticare le parti basse del popolo bue…
Oppure che si detesta la letteratura perché uno come Federico Moccia ha venduto un milione di copie, alle casalinghe di Voghera e alle di loro figliole.
E si potrebbe ripetere lo stesso per il mondo della musica e della canzone, o della televisione, come qualcuno ha già fatto notare commentando questo post.
Penso che una bella partita di pallone si possa vedere e possa piacere, come un bel film, o un bel libro. Senza dover essere necessariamente dei minus habens.
Se poi la casalinga di Voghera, e la di lei figliola, sentono il bisogno di mantenersi aggiornate attraverso la Gazzetta dello Sport, Eva Duemila, Sorrisi e Canzoni, e quant’altro come si usa dire, questo non attiene al calcio, né al cinema, né alla letteratura.
Forse la domanda giusta era: perché detesto la casalinga di Voghera?
Il calcio è noioso a prescindere. Indipendentemente dalla stampa che ci gira intorno imho.
E’ uno sport lento dove un po’ di ragazzoni resi ipertrofici dagli steroidi si rotolano a terra come martirizzati appena sfiorati. Un altro butta la palla fuori (che sarebbe il fair play). Entra la barella, porta il tizio fuori e poi lui rientra. Ogni tanto qualcuno si toglie la maglietta e corre per il campo.
C’è a chi piace
la gazzetta è una figata.
dedica sempre almeno 7 righe alla NBA. risultati commpresi
Ed a chi non piace.
Sono opinioni, appunto.
Ineccepibile FMA