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Perché Cambiare?

18 dicembre, 2008 di ilBuonPeppe  
Archiviato in Il Bello della Politica



Le elezioni regionali in Abruzzo, al di là del fatto che si tratta di una questione locale, hanno una forte rilevanza politica nazionale, se non altro per l’impegno che i vari leader ci hanno investito. Il risultato non mi sembra sorprendente: era abbastanza ovvio che la coalizione di sinistra avrebbe dovuto pagare il prezzo del caso giudiziario che ha coinvolto Del Turco, e così è stato.
Anzi, forse gli è andata anche troppo bene; in fondo, aver raccolto il 42,67% dei voti dopo aver visto il proprio presidente sbattuto in galera e una buona fetta della classe politica coinvolta in faccende decisamente poco edificanti, poteva far temere risultati ben peggiori.

A parte la constatazione del risultato, verrebbe da chiedersi perché mai il PdL abbia candidato Gianni Chiodi, che da un paio d’anni è indagato a Teramo per il crollo avvenuto in una discarica; indagato non significa colpevole, naturalmente, ma davvero non sono riusciti a trovare una persona che almeno non avesse conti in sospeso con la giustizia? Era chiedere troppo? Evidentemente sì, ma in fondo la cosa non sorprende nessuno.

Verrebbe poi da farsi qualche altra domanda su Di Pietro. Quando scoppiò lo scandalo Del Turco, fece il diavolo a quattro per rivendicare la sua moralità, prese le distanze dalla giunta regionale, richiamò tutti sulla questione morale… dimenticando che quella stessa giunta (a cominciare da Del Turco) lui l’aveva appoggiata facendo parte a pieno titolo della stessa coalizione. Coerenza avrebbe voluto che almeno chiedesse scusa ai cittadini, ma la coerenza, si sa, non è merce comune in ambito politico.
Coerenza, ma anche un po’ di strategia, avrebbe voluto che alle elezioni non si presentasse in compagnia degli stessi soggetti, per riproporre una coalizione pressoché identica a quella che aveva sostenuto Del Turco. Invece, a dimostrazione che la politica italiana è totalmente incapace di cambiare, si sono ritrovati tutti insieme a proporre un modello già sperimentato. E già fallito. Qualcuno è sorpreso?

Per concludere in bellezza, subito dopo il risultato, PD e IdV hanno cominciato a litigare, con Veltroni e Di Pietro che si accusano reciprocamente del fallimento; viene il dubbio se si tratti della solita sceneggiata che serve a tenere impegnata la gente comune, in modo che non si renda conto di come invece sia tutto concordato, oppure del fatto che veramente non capiscano la situazione che li circonda. Non so quale delle due ipotesi sia peggiore, ma anche qui non vedo alcun motivo per sorprendersi.

L’ultimo aspetto degno di nota, ma l’unico veramente importante, è relativo ai numeri che sono usciti dalle urne. Considerando le coalizioni e i relativi partiti che nel tempo si sono succeduti alla guida della regione Abruzzo, vediamo che hanno raccolto complessivamente il 98,76% dei voti. A poco serve nascondersi dietro la bassa affluenza: chi non vota ha sempre torto.
Questo significa

che il 98,76% degli abruzzesi ha votato per i partiti da cui sono già stati governati in passato, partiti e persone che quindi conoscevano.
Questo significa che il 98,76% degli abruzzesi è soddisfatto (ciascuno per la propria parte) di come è stato governato fino ad ora.
Questo significa che il 98,76% degli abruzzesi non ha alcun motivo di chiedere un profondo rinnovamento della politica.
La voglia di rinnovamento della politica, un rinnovamento radicale capace di scardinare il cancro del sistema partitocratico, in Abruzzo

riguarda un misero 1,24% dei cittadini. Un risultato peggiore perfino di quello delle politiche di aprile. Ancora una volta, purtroppo, nessuna sorpresa.
Ah, già… gli astenuti… Il 47,03% degli abruzzesi non è andato a votare; vuol dire che quasi metà dei cittadini non ha saputo, non ha potuto o non ha voluto scegliere. Ognuno avrà le sue motivazioni e le sue legittime ragioni, ma la rinuncia ad esprimere il proprio voto non ha mai prodotto alcun cambiamento. Restarsene in poltrona quando siamo chiamati a decidere il nostro futuro lascia la strada aperta ai soggetti e alle soluzioni peggiori. E fa il gioco dei partiti, soprattutto quelli di più grandi.

Ancora una volta sono costretto a ripetermi: gli italiani votano sempre allo stesso modo perché, in fondo, stanno bene così. Che motivo c’è per cambiare?
L’unica cosa che mi sorprende davvero è vedere che qualcuno ancora si sorprende…

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Comments

43 Risposte a “Perché Cambiare?”
  1. Silent Enigma scrive:

    chi non vota ha sempre torto: non sono affatto d’accordo

    la percentuale di astenuti del turno abruzzese è un segnale non del fatto che non si sa scegliere, ma credo (spero) che sia una scelta precisa: indebolire chi viene eletto, a prescindere dal “colore” di partito, fargli capire che è lì perché il sistema lo vuole, non la gente

    • Doxaliber scrive:

      @Silent Enigma, concordo. Ma temo che a questa gente non importi molto essere “legittimata” dal popolo, questi del popolo se ne fottono, l’unica cosa che conta davvero per loro è essere eletti.

    • ilBuonPeppe scrive:

      @Silent Enigma,
      Che l’astensione sia (per una parte degli interessati) una scelta precisa di condanna del sistema siamo d’accordo; una scelta del tutto legittima e condivisibile nello spirito e nell’obiettivo.
      La mia osservazione dipende dai risultati. Coma ha detto Doxa, questi se ne sbattono se vota il 50, il 60 o il 2%; l’importante è che votino i fedelissimi sufficienti a fargli conquistare la poltrona. Per il resto, meno sono meglio è. L’astensione non indebolisce i politici, indebolisce i cittadini e la democrazia.

      • francy68 scrive:

        @ilBuonPeppe,
        concordo con chi si schiera contro l’astensionismo…un delinquente non si preoccuperà mai di esser poco legittimato, se gli metti in mano le leve del potere ti ringrazierà e ne farà l’uso migliore (per lui) che gli riesce.

        D’altra parte, quando i nostri parlamentari se ne andarano indignati sull’Aventino, che risultato ottennerò se non quello di rinunciare ad un’ottima (e irripetibile) occasione per dare una scrollata al nascente regime?

        Detto questo resta il fatto che se non mi sento rappresentato è davvero dura fare questi discorsi…allo stato se fra 4 anni (sempre ammesso che all’epoca avremo ancora il diritto di votare) si presentasse ancora il PD sinceramente farei davvero fatica a votare.

        • lupoalburnino scrive:

          @francy68, e con francy68 faccio un’osservazione che vale per tutti. Mi era sembrato di capire dalla stragrande maggioranza dei commentatori di MC che l’astensione dal voto era il sistema migliore per dare un segnale e una lezione ai partiti maggiori. Quando dicevo quello che dite voi adesso, quasi venivo aggredito. Mi fa piacere trovarvi in tanti ad essere sulle mie stesse posizioni non perchè siano le migliori, ma perchè noi cittadini abbiamo il diritto di esprimere le nostre preferenze.
          francy68 dice che se fra quattro anni dovesse ritrovarsi ancora il PD tra i piedi farebbe fatica a votare.
          Perchè ti preoccupi? Ci saranno ancora Berlusconi e compagni e di Pietro. La scelta è ampia.
          Buon Natale e buon anno a tutti.

          • francy68 scrive:

            @lupoalburnino,
            questo è un colpo basso…ma alla peggio voterò Di Pietro (sempre nella speranza che in questi anni emerga una forza politica che mi possa rappresentare per poter votare con un po’ di convinzione).

            Quanto all’astensione, ribadisco la mia posizione con una semplice domanda: davvero credete che un alto astensionismo generi negli eletti
            tensioni? domande? dubbi?
            Sarebbe bello, ma penso che vi facciate delle illusioni. Continuo a ritenerlo un rimedio peggiore del male…e il male è davvero profondo di questi tempi.

  2. max scrive:

    Molte volte ho avuto la tentazione di non andare a votare e non per pigrizia ma semplicemente perché non c’era alternativa (alla fine ho annullato la scheda). Facciamo un esempio assurdo se si dovesse votare e la scelta sarebbe tra un partito per Hitler e uno per Mussolini andresti a votare ? se non votassi avresti torto ?

    • ilBuonPeppe scrive:

      @max,
      Ipotesi suggestiva (!) ma non stiamo facendo una disquisizione teorica. In Abruzzo c’erano sei candidati: due pienamente integrati nel sistema, due con un piede dentro e uno fuori, e due sostanzialmente estranei. Non mi venite a dire che non c’era scelta.

      • PandaTriste scrive:

        @ilBuonPeppe, Io sono d’accordo con te beppe,volendo un’alternativa c’è sempre,però la maggioranza ti attacca perché hai fatto un “voto inutile”,e di fatto hai lasciato il governo nelle mani di quegli altri.
        Decidiamoci..
        Anch’io sono contro l’astensione,ma sono anche contro chi vuole ad ogni costo votare per il sistema.

        • lupoalburnino scrive:

          @PandaTriste, hai perfettamente ragione, ma devi tenere presente che il voto deve rappresentare le nostre idee e la nostra volontà. Se va male si ha almeno la coscienza tranquilla. Chi non vota non ha il diritto di criticare nessuno: non ha fatto la sua scelta!

          • PandaTriste scrive:

            @lupoalburnino,
            Certo,la pensiamo nella stessa maniera su questo allora :)
            è giusto anche premiare col proprio voto chi,bene o male,si barcamena in un sistema politico ostile per cercare di fornire un’alternativa.

  3. Oris scrive:

    Si parla di tangentopoli rossa o mani pulite rosa in queste ore… era inevitabile e il fatto che si sia ritardato così tanto nel tirarla fuori significa solo che i poteri forti sono forse più forti a sx che a dx…

    • ilBuonPeppe scrive:

      @Oris,
      Se siano più forti a destra o a sinistra non lo so, e francamente la questione non mi appassiona.
      Penso invece, confortato da diverse cose che ho letto oltre che dall’osservazione dei fatti, che a sinistra ci siano amministratori più capaci; più capaci anche (purtroppo) di farsi gli affari propri e di farli in modo da passarla liscia.
      Per la serie: anche per rubare serve una professionalità.

  4. Doxaliber scrive:

    Questo significa che il 98,76% degli abruzzesi ha votato per i partiti da cui sono già stati governati in passato

    Non è corretto. Si tratta in realtà del 98,76% espresso sul 50% degli abruzzesi, ovvero quelli che sono andati a votare. Considerando quelli che hanno votato un partito diverso direi che i partiti storici sono attualmente una minoranza al governo.. :D

    • ilBuonPeppe scrive:

      @Doxaliber,
      Naturalmente il riferimento è ai votanti, ma sugli astenuti mi sono già espresso: chi si esprime conta, chi sta zitto no.

      • Doxaliber scrive:

        @ilBuonPeppe,

        chi si esprime conta, chi sta zitto no.

        Tu pensi davvero che i votanti contino più di coloro che non vanno a votare? In Italia? Sei davvero un ottimista.

        • ilBuonPeppe scrive:

          @Doxaliber,
          Se non fossi un ottimista non perderei tempo a scrivere, leggere, discutere, ecc.

          • Doxaliber scrive:

            @ilBuonPeppe, per quale motivo? Essere realisti o anche pessimisti non vuol dire necessariamente essere disfattisti. Ed in ogni caso ormai ritengo che l’unica soluzione sia proprio il disfacimento più totale di questa società degradata e corrotta fino al midollo. Credere che il proprio voto conti qualcosa, che chi non vota contribuisca a favorire questi cialtroni più di chi invece ancora si sforza di apporre la X su un simbolo è qualcosa che forse va ben oltre l’ottimismo ed ha a che fare con il totale distacco dalla realtà. Ormai l’involuzione è tale da non lasciare spazio a nessuna soluzione “politica”, le fondamenta sono totalmente corrotte, non c’è niente da restaurare. Soluzioni? Al momento non ne vedo. Quando scoppiò tangentopoli sentivo intorno a me un desiderio di ribellione, una voglia di cambiamento, dell’impegno civile, ora, con questa nuova raffica di arresti non vedo niente se non disinteresse e rassegnazione, le persone danno per scontata questa realtà e probabilmente non gliene frega niente di cambiarla. Meglio, in fondo sicuramente molta della gente che si trovò fuori dall’Hotel Raphael a lanciare monetine contro Craxi oggi vota per persone con fedine penali francamente più imbarazzanti dei reati contestati all’ex Segretario del PSI.

  5. “Verrebbe poi da farsi qualche altra domanda su Di Pietro. Quando scoppiò lo scandalo Del Turco, fece il diavolo a quattro per rivendicare la sua moralità, prese le distanze dalla giunta regionale, richiamò tutti sulla questione morale… dimenticando che quella stessa giunta (a cominciare da Del Turco) lui l’aveva appoggiata facendo parte a pieno titolo della stessa coalizione”

    A me non viene di fare nessuna domanda.
    Di Pietro si è fidato di Del Turco in passato e l’ha appoggiato quando non era nè un pregiudicato, nè un inquisito. Dal momento che è stato arrestato, coerentemente con la sua linea politica (vd. Parlamento Pulito e Beppe Grillo) Di Pietro l’ha mollato.

    Verrebbe invece da fare qualche domanda agli elettori del PDL, Berlusconi appena ha sentito che Del Turco era stato arrestato subito ha pensato di assumerlo e di candidarlo per le Europee tra le file del PDL.
    Del Turco per ora è ancora indeciso, ci sta pensando….

    • Neottolemo scrive:

      @CogitoergoVomito,

      “Di Pietro si è fidato di Del Turco in passato e l’ha appoggiato quando non era nè un pregiudicato, nè un inquisito. Dal momento che è stato arrestato, coerentemente con la sua linea politica (vd. Parlamento Pulito e Beppe Grillo) Di Pietro l’ha mollato.”

      Ho i miei dubbi. Il comportamento di Di Pietro nelle regionali abruzzesi calca perfettamente il comportamento che l’italiano dei valori ha nella politica locale, ben differente dai proclami lanciati a Ballarò. Se IDV cresce ancora un po’ ho motivo di pensare che Di Pietro verrà davvero schiacciato da questa schifezza (cit) di questione morale.
      Forse prima o poi ci esco qualcosa a riguardo.

  6. Monica scrive:

    Questo articolo mi è piaciuto.

    Come altri prima di me non sono però d’accordo con l’affermazione:
    “chi non vota ha sempre torto”

    Spero ci sarà modo di affrontare il tema in una discussione ad hoc ma, anche se brevemente, vorrei esporre i motivi per cui dissento.

    1) Ritengo i partiti politici ormai delle cosce mafiose, come molti autori di questo spazio.
    2) Ritengo i partiti politici molto più in accordo tra loro che in disaccordo, anche quegli agli estremi. Il loro disaccordo mi appare ormai una pura questione di facciata su quisquilie per dividere il “popolo” ma trovarsi perfettamente d’accordo (sicuramente nel non pestarsi reciprocamente i piedi) sulle questioni più grosse (appalti, scandali, soldi e affini)
    3) Le liste bloccate completano il quadro, sancendo un felice ritorno al medioevo (caste e diritti di sangue … a quando lo ius prime noctis?) (legalizzano il principio della cooptazione limitando del tutto la scelta del cittadino)
    4) Quando voto li legalizzo, li riconosco, anche se fanno schifo. (sono d’accordo con chi estremizzava portando come esempio un voto tra nazismo e fascismo e, perchè no, mettiamoci pure il comunismo di Mao o di Stalin)
    5) Non riesco più a votare, non li riconosco più, non riconosco le modifiche che hanno apportato al sistema, non riesco più a legittimare il loro agire con la mia X. La mia X rappresenta una scelta, una scelta importante, non l’avventura di una sera … e come tale ho intenzione di trattarle.
    Sono arrivata a questa decisione dopo un lungo percorso: dopo aver votato dalla maggiore età ad oggi sempre e con convinzione, non è stata una scelta facile, ma oggi per me è l’unica scelta logica, e segue la convinzione (molto ben suffragata da vari fatti) di non avere dei politici su cui mettere una X ma degli uomini di affari, dei propri affari, più o meno ignoranti e più o meno alti, ma tutti allo stesso modo voraci e tutti regolati dalle stesse logiche.

    In una recente intervista su la7 Fassino si è permesso pubblicamente di sprezzare il risultato del referendum sui finanziamenti ai partiti … ormai non hanno alcun ritegno, sono talmente consapevoli di non essere dei rappresentanti del popolo e di non dovere al popolo nulla, di poter stare lì a vita, inossidabili come l’acciaio, che non riescono più neppure a mantenere la forma e l’apparenza … Fassino o gli altri, in quella sede, quando le domande diventavano un minimo più “stringenti”, erano bipartisan in perfetto accordo!

    Oggi per me le elezioni sono una finzione e tornerò a votare solo quando riterrò che ci sia un partito politico degno del mio voto.
    Quando ci sarà un partito che farà della trasparenza, della democrazia, e del rispetto dei suoi principi, un cavallo di battaglia prima di tutto a fatti e all’interno e solo successivamente all’esterno, allora tornerò a votare.
    Per riassumere sono stanca del proverbio “fa ciò che il prete dice e non ciò che il prete fa..” “predicare bene e razzolare male”.. ecc. ecc.

    Ovviamente questo partito lo sto cercando, studio, frequento corsi che hanno la politica e le pari opportunità per tema, mi sono avvicinata al movimento di Grillo e poi l’ho combattuto per assenza di democraticità e trasparenza .. forse non conterò, ma certo non sono rassegnata.
    Sto lavorando su me, e su molti altri, per alzare il livello, l’attenzione e la coscienza, e pure per alzare le PRETESE … voglio un partito degno del mio voto come di quello di tantissimi cittadini che vedo intorno a me arrancare ogni giorno per tenere insieme i pezzi di un sistema che cade a pezzi … forse è perché vivo a Roma che ho un occhio più critico.

    A chi interessasse approfondire il discorso sulle liste di Grillo è pertinente il lavoro che ho svolto nell’inchiesta su Radioradicale di denuncia della lista civica di BeppeGrillo di Roma (http://www.fainotizia.it/2008/03/07/dossier-5007111)

    • lupoalburnino scrive:

      @Monica, fammi un’altra proposta e ti seguo. I grilli parlanti non piacevano neanche a Pinocchio anche se dicevano la verità. Anche nel dire le verità ci vogliono coerenza, trasparenza e non supponenza.
      Di Pietro non mi sarebbe dispiaciuto, ma quando gli sento dire che le uniche proposte buone e serie sono le sue, mi vengono i brividi. Sulla scuola non aveva e non ha nulla da dire? Per lui esiste solo la giustizia!

      • Monica scrive:

        @lupoalburnino,
        scusa il ritardo ma leggo solo ora, di rientro da un breve periodo di vacanza.
        Mi dispiace dover ammettere che non ho una proposta; i Grilli li ho vissuti da vicino e alla fine neppure la verità dicevano più, solo slogan ad effetto, come tutti gli altri.
        Di Pietro nasce nella giustizia, la sua forza ed il suo limite.
        Le uniche forze interessanti che per ora ho visto agire, almeno a Roma, in maniera diversa sono i movimenti locali; alcuni fanno capo al movimento RETENUOVOMUNICIPIO, e puoi trovare qualche notizia in questo sito http://www.nuovomunicipio.org/

        Nei miei sogni ci sarebbe altro, ma credo di essere nata fuori tempo massimo ..

  7. Monica scrive:

    Buffo … la citazione di oggi di Logosquote riguarda la politica, ve la riporto.

    John Dewey (Burlington, 20 ottobre 1859 – New York, 1º giugno 1952) è stato un filosofo e pedagogista statunitense.

    “La politica è l’ombra che le grandi imprese proiettano sulla società”

  8. pacatoegentile scrive:

    Ah, già… gli astenuti… Il 47,03% degli abruzzesi non è andato a votare; vuol dire che quasi metà dei cittadini non ha saputo, non ha potuto o non ha voluto scegliere. Ognuno avrà le sue motivazioni e le sue legittime ragioni, ma la rinuncia ad esprimere il proprio voto non ha mai prodotto alcun cambiamento. Restarsene in poltrona quando siamo chiamati a decidere il nostro futuro lascia la strada aperta ai soggetti e alle soluzioni peggiori. E fa il gioco dei partiti, soprattutto quelli di più grandi.

    Non sono daccordo, credo che l’astensione/scheda bianca/voto di protesta sia l’unica soluzione non violenta rimasta.

    Al momento il sistema elettorale e’ fatto in modo tale da favorire due grosse coalizioni.
    Entrambe le coalizioni sono fondamentalmente uguali, salvo misere differenze su alcune posizioni su argomenti minoritari.
    Entrambe sono corrotte.

    Per cambiare tale situazione mi restano poche possibilita’:
    - Azioni di terrorismo/colpo di stato (no grazie)
    - Creare di persona una nuova forza politica, con gente nuova, idee nuove, proposte che cambino il sistema radicalmente pur rimanendo popolari (se vuoi ottenere i voti un minimo di populismo e’ necessario)
    - Aspettare la nascita di una nuova forza

    L’ultimo punto in particolare: una nuova forza deve nascere per soddisfare coloro che non sono soddisfatti del sistema, se la gente si lamenta ma va a votare sempre gli stessi vuol dire che, alla fine, quelle persone gli vanno bene.
    La creazione di una nuova forza comporta un investimento economico, di tempo e dei rischi non da poco, ovvio che nessuno voglia intraprendere una strada del genere se non ha prima almeno una speranza di ottenere una percentuale degli elettori.
    Posso favorire la nascita di questa nuova forza proprio non andando a votare o votando scheda bianca/nulla.

    L’altra alternativa e’ muoversi in modo piu’ lento partendo dal locale e con persone indipendenti e radicate sul territorio, cio’ potrebbe funzionare a livello comunale e provinciale al massimo, per le questioni regionali e nazionali e’ impossibile: riunire persone indipendenti e farle muovere assieme richiede allenamento e disciplina, la capacita’ di annullare la propria individualita’ per un fine comune; se non vi e’ un’organizzazione o un leadere naturale questa e’ pura e semplice utopia.

    • Oris scrive:

      @pacatoegentile, non avrei saputo dirlo meglio, thnx. Se lo scrivevo io non si sarebbe cpito.

    • ilBuonPeppe scrive:

      @pacatoegentile,

      credo che l’astensione/scheda bianca/voto di protesta sia l’unica soluzione non violenta rimasta.

      E’ senz’altro una possibilità, legittima e condivisibile come ho detto. Ma non è una soluzione, perchè non è in grado di incidere sulla situazione neanche in misura minima. Rispetto la scelta (io stesso l’ho praticata in passato e potrei rifarlo) ma non ci illudiamo che possa servire a qualcosa.

      Al momento il sistema elettorale e’ fatto in modo tale da favorire due grosse coalizioni.

      Vero. Ma le due grosse coalizioni possono vincere SOLO SE raccolgono i voti dei cittadini. Che ovviamente (sigh) non mancano mai.

      se la gente si lamenta ma va a votare sempre gli stessi vuol dire che, alla fine, quelle persone gli vanno bene.

      Appunto

      Posso favorire la nascita di questa nuova forza proprio non andando a votare o votando scheda bianca/nulla.

      Non credo proprio. In che modo non votando favorisci la nascita di qualcosa? Semmai favorisci la concentrazione dei voti sui soliti noti.

      L’altra alternativa e’ muoversi in modo piu’ lento partendo dal locale e con persone indipendenti e radicate sul territorio, cio’ potrebbe funzionare a livello comunale e provinciale al massimo, per le questioni regionali e nazionali e’ impossibile: riunire persone indipendenti e farle muovere assieme richiede allenamento e disciplina, la capacita’ di annullare la propria individualita’ per un fine comune

      E’ quello che sto facendo: non è facile ma si può fare.

      • pacatoegentile scrive:

        @ilBuonPeppe,

        Posso favorire la nascita di questa nuova forza proprio non andando a votare o votando scheda bianca/nulla.

        Non credo proprio. In che modo non votando favorisci la nascita di qualcosa?

        Il ragionamento e’ piu’ o meno questo: se il 100% degli elettori vota per X o Y vuol dire che X e Y soddisfano gli elettori, non c’e’ spazio per un’idea nuova un partito.
        se alle elezioni invece la somma dei voti raccolti da X e Y raggiunge il 60% vuol dire che il 40 % degli elettori non e’ soddisfatto da loro, ecco allora che c’e’ spazio per Z una nuova forza politica.
        Tale forza puo’ nascere naturalmente, dal nulla, e ha come programma politico le idee che soddisfano le esigenze di quel 40%.
        La forza puo’ anche nascere artificialmente, ossia prima si fanno ricerche di mercato su cosa voglia l’elettore e poi investendo economicamente:
        persone,materiali, pubblicita’.
        Ne piu’ ne meno di un mercato economico, in cui si vende un nuovo prodotto, l’analogia e’ molto simile.

        • ilBuonPeppe scrive:

          @pacatoegentile,
          La politica come prodotto commerciale: indagine di mercato, slogan e via dicendo. Esattamente quello che ha fatto Berlusconi. No grazie.
          La politica NON è un prodotto commerciale: se non riusciamo a superare questo concetto non andremo da nessuna parte.
          Dal nulla può nascere… niente (e sono sicuro che il comandante potrebbe deliziarci con qualche approfondimento di fisica in merito). Le cose succedono se qualcuno le fa succedere: per questo è necessario, come anche tu dicevi sopra, che i cittadini si organizzino e comincino a darsi da fare seriamente e concretamente; altrimenti può solo arrivare un altro “unto del signore” che, come la storia insegna, sarà peggiore del precedente.

          • pacatoegentile scrive:

            @ilBuonPeppe, la politica come prodotto commerciale
            lo so che e’ difficile da accettare e fa tanto PDL ma alla fine il paragone regge.
            Guardala cosi’: un movimento politico nasce dalla volonta’ di soddisfare le esigenze del popolo (o una parte di esso) quindi e’ un prodotto.
            il PDL e’ un prodotto ma lo e’ anche il PD, nati per soddisfare le esigenze degli elettori. Poi come prodotti sono risultati scarsi e hanno mancato le aspettative: promettevano lo 0.3% di grassi in meno, prodotti da agricoltura biologica e invece si e’ scoperto che sono pieni di nitrati e diossina. :-)

          • Oris scrive:

            @ilBuonPeppe, Mettiti in testa a una folla che urla, questo è la politica, da sempre.

      • pacatoegentile scrive:

        @ilBuonPeppe,

        L’altra alternativa e’ muoversi in modo piu’ lento partendo dal locale e con persone indipendenti e radicate sul territorio, cio’ potrebbe funzionare a livello comunale e provinciale al massimo, per le questioni regionali e nazionali e’ impossibile: riunire persone indipendenti e farle muovere assieme richiede allenamento e disciplina, la capacita’ di annullare la propria individualita’ per un fine comune

        E’ quello che sto facendo: non è facile ma si può fare.

        E’ pura utopia: a livello comunale e provinciale la cosa puo’ anche funzionare: poche persone unite da idee comune e dal fatto che hanno una conoscenza particolare del territorio, non si vota il partito ma la persona la sua conoscenza della citta’ della provincia, il fatto di sapere che quella persona quella lista ha pronte soluzioni PRAGMATICHE.
        La lista puo’ essere gestita da 2-3 persone, le decisioni sono unanimi e veloci i problemi sono “semplici” le scelte possibili limitate.

        A livello regionale, nazionale, europeo e’ impossibile e’ pura illusione, la lista deve essere gestita da piu’ persone, almeno 20-30, le decisioni non sono unanimi ma frutto di compromessi, le soluzioni sono infinite e altamente dipendenti dai compromessi appunto.

        un esempio pratico, i meet up di grillo: idea fantastica, gruppi indipendenti riuniti dall’idea comune di mettere a posto la loro citta’/macro citta’, alcuni di loro si candideranno alle prossime comunali e provinciali.
        E’ un sistema che potrebbe funzionare e potrebbe portare a molte migliorie a livello locale.
        Ma a livello regionale/nazionale come potrebbero unirsi ? troppo indipendenti, troppo “individualisti” , solo Grillo potrebbe unirli autoproclamandosi loro leader naturale ma funzionerebbe ? Quanti meet up aderirebbero e quanti farebbero una scissione ? Troppe forze in gioco che si contrastano tra di loro e si annullano generando entropia e il nulla di fatto .

        Questo in breve, il discorso in realta’ andrebbe approfondito bene e sarebbe bello parlare anche di cose come individualismo, o zoccolo duro degli elettori; se riesco a prendermi un po’ di tempo libero ci scrivero’ sopra qualcosa.

        • ilBuonPeppe scrive:

          @pacatoegentile,
          Forse hai ragione. E forse no.
          Non è perchè le cose sono difficili che non osiamo, ma è perchè non osiamo che sono difficili” Seneca

        • ilBuonPeppe scrive:

          @pacatoegentile,
          I meetup di Grillo sono una grandissima iniziativa. O meglio… avrebbero potuto esserlo.
          La realtà è che stanno letteralmente collassando su sè stessi. Il motivo è che manca completamente un progetto politico alla base, non c’è un’idea che vada oltre il puro e semplice attivismo; e in questo molta parte della responsabilità è di Grillo.
          Il risultato è che una parte dei meetup sta chiudendo, una parte fa un attivismo nevrotico (come se il semplice “fare qualcosa” fosse sufficiente), una parte viene fagocitata dai partiti. Quelli che riescono a realizzare qualcosa di serio sono veramente molto pochi.
          Quando io ho provato a proporre una riflessione sui principi e gli ideali di riferimento per arrivare a costruire un percorso di crescita del gruppo e un programma di azioni coerenti e ben finalizzate, sono stato trattato come un povero illuso. Oggi dei due meetup locali, uno sta chiudendo, l’altro è carne da macello in mano ad IdV.

        • Monica scrive:

          @pacatoegentile,
          se vuoi approfondire il tema e ti serve materiale sulle liste civiche di grillo (esperienza romana in particolare) puoi andare a leggere l’inchiesta pubblicata da radioradicale (http://www.fainotizia.it/2008/03/07/dossier-5007111) sul’argomento, riporta documenti, video, interviste, cronologia dei fatti, ecc..
          Un’esperienza interessante con una conclusione sconfortante .. tanto movimento senza testa e pochi arrivisti da strapazzo a cercare di metterci il cappello sopra … pochi principi ben sbandierati e molto poco applicati.
          Belle parole e slogan d’effetto, tanta inesperienza condita di una buona dose di ignoranza ma sfoggiata con sicumera e arroganza per rendere la pietanza più invitante e saporita.
          Una sintesi forse un po’ brutale ma non sempre si riesce a essere diplomatici.

          • Oris scrive:

            @Monica, la solita folla urlante con il furbo di turno che si mette davanti: basta urlare la stesa cosa.

            Un politico serio, in italia, lo riconosceresti dal fatto che ben poche persone sarebbero contente di lui, nel breve periodo.

  9. Alessio in Asia scrive:

    Beppe, condivido fondamentalmente il tuo punto di vista.

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