Per l’ultima volta Stamina, o almeno si spera. 46


Speravo di non sentir più il bisogno di parlarne, invece mi sono sbagliata. Il tempo passa e ciò che speravo divenisse più chiaro continua a farsi sempre più scuro. E’ come immaginare un campo di battaglia in cui le fazioni avverse continuano a gettare fumo anziché scontrarsi apertamente. La visibilità è ridotta per entrambi e chi guarda dall’esterno non è in grado di capire chi vince e chi perde e anche chi ha torto e chi ragione.

Ho spiegato più volte perché ritengo totalmente inaffidabile tanto il modus operandi quanto le personalità di Vannoni e collaboratori. La totale mancanza di trasparenza e l’operare al di fuori da quelle che sono le fondamentali regole dell’ambito scientifico non li rendono degni di attenzione e fiducia consapevole, al più d’una speranza cieca e disperata.
Le regole del mondo scientifico non hanno il compito di impedire che si “giochi sporco” tra pari, ma di tutelare chi delle scoperte dovrà poi beneficiare e che non necessariamente farà parte dello stesso ambito degli studiosi. Nel caso delle scienze biomediche, ad esempio, non saranno solo gli scienziati stessi a trarre vantaggio da nuove conoscenze o nuove cure messe a punto, ma tutta la società e, che ci piaccia o no, la collettività ha più valore del singolo, chiunque esso sia.
E’ per questa ragione che è totalmente fuorviante ed ingeneroso tacciare di crudeltà ed ottusità quelle persone che, con cognizione di causa, si oppongono all’utilizzo delle cure di Stamina. E’ naturale essere indotti da forme di pietismo più o meno accentuate a credere che qualsiasi cosa sia meglio di lasciare i malati in balia del proprio male, ma ogni volta che questo pensiero riesce ad annebbiarci la mente dovremmo porci la stessa domanda: che conseguenze avrebbe il nostro gesto?

Ogni nostra azione non avviene in un contesto isolato, ma crea un nuovo precedente o si accorda ad uno già esistente. Crearne uno nuovo ha un peso etico, morale e materiale che è facile trascurare, ma che in realtà è oltremodo rilevante. Negli ultimi giorni vengono presentate cartelle cliniche e perizie di medicina legale in cui si dimostra la validità del metodo su piccoli malati affetti da questa o quella patologia. Sorvolando sulla validità delle perizie medico-legali (redatte per altre da Massimo Sher, sui suoi precedenti potete leggere qui), ci ritroviamo dinanzi ad una realtà: potrebbe effettivamente esserci stato un miglioramento in alcuni dei pazienti trattati con il metodo Stamina. E’ lecito trascurare quest’aspetto in virtù di tutti gli accadimenti precedenti? Probabilmente no, ma certamente non è un motivo valido per aprire le porte a qualcosa di fuori dalle regole facendo “un’eccezione”. Questa eccezione non sarebbe un gesto d’umanità, come fare l’elemosina ad un barbone o adottare un cane, bensì avrebbe una grave conseguenza: affermerebbe che in Italia anche in materia di salute è possibile sottrarsi alle regole ed alle leggi che sono state scritte per tutelare quegli stessi malati che chiedono incoscientemente in piazza di essere usati come carne da macello. In parole povere, non saremmo più al sicuro.

Tuttavia, la responsabilità non è  da attribuire interamente agli attori di Stamina ONLUS. Una parte fondamentale nella commedia è stata ed è tuttora recitata anche da quegli organi che dovrebbero occuparsi di garantire la correttezza in procedure così delicate. Una cosa che non mi ero ancora chiesta, infatti, è come sia possibile che gli Ospedali di Brescia e Trieste siano stati autorizzati a praticare infusioni di cellule staminali usando il metodo Stamina come cura compassionevole.
E’ vero che è lecita l’applicazione di una terapia fuori dalla sperimentazione clinica in casi di patologie particolarmente gravi, ma è anche vero che ciò è lecito solo nel caso in cui esistano evidenze pubblicate su note riviste internazionali riguardo alla possibile efficacia della stessa. Queste evidenze, per il metodo secretato da Vannoni, non esistono in quanto, anche se questi afferma di rifarsi a studi russi, la metodica non è coincidente con nessuna di quelle già presenti in letteratura. Alla luce di ciò l’autorizzazione all’uso di Stamina come terapia compassionevole sembra essere una violazione dello stesso regolamento imposto dall’AIFA. Una grave mancanza che la sospensione della sperimentazione da parte dell’Agenzia non è sufficiente a colmare.
(Un riassunto interessante su come si sono susseguiti gli avvenimenti fino ad un certo punto si può trovare qui)
Chi chiede ora di “chiudere un occhio” e far procedere la sperimentazione anche in mancanza dei presupposti scientifici per farlo, è certamente assai sensibile, ma poco pratico. Non sto affermando che sia giusto ignorare cartelle cliniche, miglioramenti e tutto il resto, ma che è giusto ricondurre Stamina entro le regole. L’eventuale mancata intenzione di farlo, che sia di Vannoni o delle autorità competenti, è chiara espressione di una malafede che non fa parte del campo e che è solo controproducente.
Se si vuole sperimentare e utilizzare il metodo come cura compassionevole, è necessario che vengano prodotti dei dati, vengano pubblicati e successivamente si proceda. Non è semplice burocrazia, è una procedura codificata assai simile a quelle che si usano in guerra, in caso di emergenza sanitaria o quel che più vi piace.
Quanto ai malati che, giustamente, si sono entusiasmati alla vista dei miglioramenti ed allarmati al vedersi negato qualcosa che ritengono legittimo, è importante che capiscano che, se la salute è un diritto, non lo è l’essere usati come cavie, consapevoli o meno. La loro attesa e la loro fiducia nella comunità scientifica ora sono fondamentali tanto per loro quanto per tutti coloro che verranno dopo. Se gli studiosi cedessero adesso anche solo d’un passo aprirebbero le porte ad un uso della scienza e della vita tutt’altro che etico. Le cose sono andate meglio di come sperassimo, delle bambine potrebbero aver giovato da un trattamento “misterioso”, ma se fossero morte, sarebbe stata la stessa cosa? No, sarebbe stata rabbia e sdegno e non basta nascondersi dietro al fatto compiuto che ciò, per fortuna, non è avvenuto.
Essere duri adesso significa garantire a chi verrà in futuro di non rischiare di morire perché qualcosa di non testato in alcun modo viene paventato come cura miracolosa. So di chiedere molto a chi è già in una condizione di disperazione, ma questo gesto di altruismo è necessario nell’interesse di quella collettività di cui ho parlato prima.
Da una dilatazione dei tempi, dovuta alla necessità di produrre dati scientificamente validi e riproducibili e di investigare sui meccanismi dietro al Metodo Stamina, abbiamo solo che da beneficiare tutti. C’è sicuramente chi vedrà sfumare quella che ritiene una possibilità, ma in realtà questa non è tale e l’egoismo dovuto alla disperazione potrebbe creare un danno assai più grave ad un’intera comunità.

Chi si occupa di scienza non è un alieno crudele o un Vulcaniano che reprime i propri sentimenti in favore del risultato sperimentale. Chi si occupa di scienza ha scelto di investire la ragione per il miglioramento delle condizioni di vita di tutti e per l’incremento della conoscenza. Non è semplice ostruzionismo verso il progresso, cosa che andrebbe contro il concetto stesso di scienza, ma legittima preoccupazione dovuta ad una conoscenza  approfondita di un argomento tutto sommato “misterioso” per i più. Non si chiede una cieca fiducia, ma almeno non un cieco odio. Una commissione d’inchiesta parlamentare su questa vicenda è ormai d’obbligo se non altro per chiarire il ruolo di AIFA, Regioni e Ministero della Salute nell’episodio che ha dato inizio a tutto ciò: l’autorizzazione al trattamento ospedaliero con un metodo che di metodo ha ben poco. Al contempo è necessario che si prendano provvedimenti contro la disinformazione dilagante da parte di giornali, radio e televisione che è alla base dell’astio e della spaccatura creatasi tra i cittadini e la comunità scientifica.

Nota della redazione

Per chi volesse leggere l’evoluzione della vicenda attraverso gli articoli di Mumon, qui gli altri capitoli:

  1. Lo strano caso delle staminali di contrabbando. del 15 marzo, 2013
  2. La terapia di Stamina: le ombre si fanno più lunghe e scure. del 4 maggio, 2013.
  3. Battaglia sulle staminali: lettere dal fronte del 28 maggio, 2013
  4. Stamina: Sperimentiamo? del 2 luglio, 2013
  5. Stamina : “La speranza non è che un ciarlatano che c’inganna senza posa” del 3 ottobre, 2013

Informazioni su Mumon

Secondo alcuni, decisamente troppo giovane per dire cose condivisibili. Una Laurea Magistrale in Biologia Cellulare e Molecolare. Attualmente continua il percorso di studio e ricerca con un Dottorato nel medesimo campo. "Pallinata" per la divulgazione, crede fermamente in un futuro sostenibile e nella necessità di informare e sensibilizzare la gente comune sui problemi della scienza.

46 commenti su “Per l’ultima volta Stamina, o almeno si spera.

  • serpiko

    “Da una dilatazione dei tempi, dovuta alla necessità di produrre dati scientificamente validi e riproducibili e di investigare sui meccanismi dietro al Metodo Stamina, abbiamo solo che da beneficiare tutti.”

    Quindi tu proponi di provare stamina sui ratti lasciando nel frattempo crepare gli uomini già condannati che si offrono volontari per una sperimentazione su uomo.

    Grandioso, direi.

    • Mumon89 L'autore dell'articolo

      Innanzitutto grazie per aver letto fino in fondo e anche per lo spirito “costruttivo” del tuo approccio.
      C’è una legge e questa legge prevede che le terapie compassionevoli possano essere somministrate fuori dalla sperimentazione clinica a pazienti selezionati ed in condizioni particolarmente gravi.
      La sola costrizione che c’è a riguardo è il dimostrare scientificamente che quel particolare trattamento ha una validità scientifica. Non è strettamente necessario sperimentare in ratto per passare a questa fase, ma è necessario che siano prodotti dati scientifici, che superino una “peer review” e che siano considerati attendibili.
      Al momento sul metodo stamina non c’è pubblicato assolutamente niente. La comunità scientifica non sa neanche esattamente quali cellule vengono iniettate e dopo che tipo di trattamento. La parola non conta, contano i fatti. Quel che esigo è la trasparenza sul metodo, sul funzionamento, sulle cellule che si vogliono iniettare e in che modalità. Questo è più che sufficiente per consentire la terapia compassionevole alle “cavie umane” e per iniziare parallelamente una sperimentazione clinica.
      Le terapie compassionevoli sono consentite sull’uomo anche fuori dalla sperimentazione clinica, salvo dimostrazione della validità scientifica, ai sensi dell’aggiornamento del decreto del 2003 in materia al 2006.

      • serpiko

        Leggere fino in fondo è un dovere prima di parlare ma non c’è costruttività possibile partendo da posizioni tanto differenti.

        Non riesco a scindere quanto di giusto c’è in questo articolo dalle tue posizioni passate. Intravedo la possibile continuazione del tuo articolo e mi trovo a rispondere ad essa prima che all’articolo stesso.

        Ciò detto, sto sempre e comunque dalla parte della clinica, anche estrema come in questo caso. Soprattutto quando l’unica alternativa è una non compassionevole morte come quella offerta dalle istituzioni italiane, che non consentono alcuna libertà in questo senso.
        Non è il primo, non è il solo caso dove cura compassionevole e sperimentazione possono procedere a braccetto. Un’occasione a mio avviso da non perdere.

        • Mumon89 L'autore dell'articolo

          No, non è assolutamente lo step successivo di questo discorso. Devi usare la logica. Autorizzare un trattamento su larga scala, perchè questo diventerebbe, con qualcosa di cui si ignora la natura è come dire che domattina posso svegliarmi e dire che iniezioni di mercurio curano l’Altzheimer e che le mie parole valgono qualcosa. Se si è arrivati alla formulazione di un metodo così valido da poter essere venduto ad una casa farmaceutica (farlocca per altro) prima del brevetto, a produrre i dati necessari a dimostrare la scientificità del trattamento ci si mette pochissimo. Roba di settimane e non sto scherzando. Aggiungici la Peer Review ed arriviamo a 6 mesi ma anche molto, ma molto meno. Pensi che con questo tira e molla si sbrigheranno prima? E alla famiglia del paziente morto dopo il trattamento stamina, quando aveva un’aspettativa di vita di 25 anni, cosa diresti? All’uomo che ha iniziato ad avere crisi epilettiche dopo i trattamenti cosa diresti? “Non ti so dire cosa è successo perchè non sappiamo su cosa si basa il metodo”?
          Infatti, concordo. Per farti un’esempio, Elena Cattaneo ha recentemente pubblicato su Nature i dati relativi ad un possibile approccio terapeutico alla sclerosi multipla basato sulle staminali. A questo punto è possibile chiedere che venga usata come terapia compassionevole sperimentata con le dovute ottimizzazioni per l’applicazione umana. La sperimentazione clinica richiederà anni, intanto si può usare come cura compassionevole che presenta una solida base scientifica.
          Non sei per la clinica, sei per il clinico pietoso che per non amputare manda il paziente in setticemia.

          • serpiko

            Ancora no.
            E’ la base dell’intervento a essere secondo me probante.

            Sono rari i casi di persone con 25 anni d’aspettativa di vita che intraprendono terapie non sperimentate. Una limitazione in questo senso mi sembra giusta e opportuna.
            Ma se come in questo caso a chiederlo sono malati in stadio terminale, che si offrono volontari all’unica speranza che hanno, il rischio qual è? Perchè non studiare, provare, e nel contempo sperare?

          • Mumon89 L'autore dell'articolo

            Infatti non ho detto che non si debba fare. Una volta appurato che le valutazioni fatte dai clinici coinvolti siano oggettive, e non è detto, si procede come da legge per le terapie compassionevoli. Ti sembra veramente così assurdo voler sapere cosa iniettano al paziente e capire se quello che fanno ha senso prima di procedere? Potresti avere un miglioramento che non è dovuto alle cellule, ma al mezzo di iniezione paradossalmente, ma allo stato attuale non lo sai. Il miglioramento potrebbe anche essere stato un effetto a lungo termine delle altre terapie in corso che non vengono sospese durante il trattamento di stamina, ma a conti fatti non lo sappiamo e questo perchè non esiste alcuna evidenza scientifica riguardo all’efficacia del trattamento e i pazienti non sono un’evidenza scientifica. Correlazione non implica causalità. La causalità deve essere dimostrata sperimentalmente. Se realmente si tiene ai pazienti, la cosa da fare è essere trasparenti.
            Il paziente con un’aspettativa di vita così alta era un malato di Parkinson, malattia che Vannoni sosteneva di poter curare e che è neurodegenerativa come molte altre da lui trattate. La tossicità che il trattamendo ha avuto su di lui potrebbe essere dovuta a molti motivi, anche al non raggiungimento della sede prevista dalle staminali che nel corpo hanno il viziaccio di andare in giro come gli pare se non opportunamente indirizzate. Ma anche questo non lo sappiamo perchè Stamina ONLUS ha venduto una cosa prima di brevettarla quando avrebbe potuto garantirsi il patrocinio della scoperta semplicemente pubblicandola su una rivisista scientifica.
            Sul serio non ti viene il sospetto che ci sia qualcosa che non va dinanzi a tutto questo nascondiglio?

  • bezzicante

    Brava Mumon.
    Contribuisco con due link. Il primo risponde ad alcune domande lasciate il sospeso da Mumon, al Comandante e a chi non conosce del tutto la vicenda Stamina. Il link è questo: http://www.valigiablu.it/il-post-definitivo-sul-metodo-stamina/ ed è una delle ricostruzione più complete che ho trovato, scritta da un bravo blogger.
    Il secondo link invece risponde più a Serpiko e in generale a chi pone questioni del tipo “ma li lasci morire?”, che vedo come una specie di “Ma non si è fatto abbastanza?”, per cui il secondo link è all’articolo di Spok su MC, che precede in ordine di pubblicazione questo di Mumon; il link è questo: http://www.mentecritica.net/non-e-stato-fatto-abbastanza/meccanica-delle-cose/accademia-dfc/signorspok/41258/

    • Mumon89 L'autore dell'articolo

      Grazie per la lettura e grazie per il contributo 🙂 il testo di Valigiablu l’ho letto giorni addietro. E’ veramente ben fatto. Ho scritto d’impeto le prime risposte, colmerò le lacune anche col mio punto di vista per una semplice questione di completezza

  • diegov

    Dici: “egoismo dovuto alla disperazione che potrebbe creare un danno assai più grave ad un’intera comunità”. E’ un po’ come chiedere a chi ormai è sovrastato dai debiti di “fare un piccolo sforzo” e per il bene collettivo svenarsi ancora un po’ di tasse… è vero, il metodo ha luci ed ombre ma quelle luci, se dimostrate sono abbaglianti. Non so quante persone malate di cancro tu conosca che sono guarite grazie alla chiemio… io nessuna. In compenso ho visto i medici somministrare questi farmaci anche a casi disperati con effetti collaterali sui quali ti puoi facilmente documentare. Cos’è questa se non una sperimentazione alla cieca? Se fossi nelle condizioni di quelle persone che vedono come ultima speranza quella di un salto nel buio salterei anch’io. Te lo assicuro.

    • Mumon89 L'autore dell'articolo

      Parli di chemioterapia. Quante persone conosco che hanno superato il cancro in questo modo? Tre. Una zia, la suocera di mio fratello, la donna che mi sta insegnando il mio lavoro. Somministrare la chemioterapia non è uno sperimentare alla cieca e ti spiego perché. I medici ed i ricercatori che ci hanno lavorato a suo tempo sanno esattamente da cosa e composta, come agisce e a cosa sono dovuti gli effetti collaterali. La chemioterapia è progettata per uccidere cellule fuori-controllo sfruttandone i punti deboli, ma rimane pur sempre un veleno. Un veleno il cui rapporto rischi/benefici è a favore di questi ultimi e che, credimi, vale la pena di utilizzare.
      Su Stamina non siamo sullo stesso piano. Non è un metodo che ha luci ed ombre, è qualcosa che non è definibile metodo che ha un’unica luce, sulla cui luminosità non mi pronuncio ancora, in mezzo ad una miriade di ombre che rischiano di mandare tutto alla malora. Queste ombre potrebbero essere rischiarate in un lampo, ma non si vuole farlo per motivi che ignoro. La via non è ignorare le ombre, la via è costringere a rischiararle per il bene di tutti.
      So di chiedere molto, l’ho anche scritto nel testo, ma qui non si parla di soldi, si parla di vite. Aspettare, sacrificarsi per chi viene dopo di noi oltre che per noi stessi, la sicurezza in ambito farmaceutico è necessaria a tutti. Io, che vivo la vicenda da entrambe le parti, da familiare d’un paziente terminale e da ricercatrice, non mi sentirei mai di abbassare drasticamente le garanzie per la salute e lasciare a mio figlio un sistema che non è assolutamente in grado di tutelarlo. Si chiedono delle garanzie che sono il minimo sindacale in quest’ambito, molto di meno di quel che viene chiesto a chiunque altro, almeno quelle devono essere presentate. La comunità scientifica ha chiesto che venissero presentati dati non applicativi e la metodica in modo da poterli esaminare e validare. Questo non è stato fatto e le motivazioni possono essere solo due: ignoranza o malafede. In entrambi i casi non è esattamente l’atteggiamento di chi è disinteressato ed a favore dei pazienti in quanto se l’interesse per il malato fosse anche solo minimo, Stamina ONLUS avrebbe sciolto ogni riserva.
      Non è con chi cerca di assicurare maggiori tutele che bisogna prendersela, ma con chi se ne infischia della sicurezza della comunità e fa leva sull’opinione comune per sviare le regole. Berlusconi gridando alla persecuzione ha fatto esattamente la stessa cosa: demonizzato la magistratura e partorito un esercito di fedelissimi incapaci di riconoscere le sue responsabilità e disposti a sostenerlo ovunque, San Vittore compreso.

  • salvo ruotolo

    @Mumon89.
    Questo post, merita davvero di essere letto. Complimenti! Avrei solo una domanda, non retorica. Un malato, ha la f a c o l t à – non già il d i r i t t o, ma la f a c o l t à! – di sottoporsi alla terapia Stamina, a fini non compassionevoli, all’interno di una struttura p r i v a t a, e, dunque, senza aggravio per l’Erario?

    • Mumon89 L'autore dell'articolo

      Grazie per i complimenti :). Non so risponderti con certezza su questo punto, ma credo che anche la sanità privata debba sottostare alle stesse regole minime di sicurezza, trattandosi di qualcosa di invasivo come un’iniezione di cellule staminali. Tuttavia esistono cliniche private che usano terapie alternative, non so se il metodo Stamina possa o meno appoggiarsi a strutture di questo tipo 🙂

      • salvo ruotolo

        @Mumon89
        In effetti, a mi pare che, sotto questo profilo, la questione non sia ancora ben definita. E, su questa vicenda, – come su altre! – i miei dubbi sorpassano di gran lunga le certezze…! 🙂 Thank you!

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