Attenzione, su Mentecritica scrivono diversi autori. "Per fare un contratto bisogna essere in due." è stato scritto da fma
Quando si dice che la Finanza ha molte responsabilità nell’attuale stato di cose si è quasi sempre tutti d’accordo. Salvo scoprire poi che non s’intende la stessa cosa.
C’è chi è convinto che la Finanza sia la causa di gran parte dei nostri mali, per cui se riuscissimo a eliminarla avremmo risolto gran parte dei nostri problemi. E c’è chi pensa che le cause che ci hanno portato dove siamo siano tali e tante che, posto di riuscire a eliminare la Finanza poi ci ritroveremmo quasi esattamente al punto di partenza. Per esempio chi comprerebbe i titoli del debito pubblico che emetterebbe un’eventuale Repubblica Democratica una volta insediata?
Per come la conosciamo oggi la Finanza è quell’attività che fa i soldi con i soldi. Una pozzo di abiezione per chi vede nei soldi un peccato originale che ammorba tutto ciò che ne viene; un’attività come tutte le altre per chi ci vede una merce come le altre.
Certamente la Finanza lucra su tutto ciò che si può comprare o vendere. È il suo mestiere. Sulle cose concrete e sulle loro proiezioni astratte, di primo, di secondo, di terzo grado: sovrastrutture ipotetiche create dal desiderio di guadagnare, o dalla paura di perdere. Debolezze umane che è inutile pretendere di eliminare (ma si possono e si devono governare), perché la natura umana è angelica per una parte e diabolica per l’altra, nello stesso tempo. Sono escluse dalla compravendita solo le grandezze metafisiche e non perché manchino di mercato: i posti in Paradiso, le Indulgenze con sconti di pena per chi tema di finire tra le anime del Purgatorio, le Intercessioni, particolarmente apprezzate da un popolo come il nostro che conosce per averlo sperimentato sulla propria pelle il valore di una raccomandazione, sono Affari Potenziali da miliardi di dollari. Ma c’è già un’altra Confraternita, con licenza Divina di operare in condizioni di assoluto monopolio, che se ne occupa da tantissimi anni. Sopravvivendo alla grande a tutte le critiche, anche alle più qualificate:
“or convien che per voi suoni la tromba,
però che ne la terza bolgia state.”
La Finanza specula sull’aldiquà, la Chiesa Cattolica sull’aldilà.
Si dice da taluni che la Finanza abbia dato il via alla crisi che ci squassa da cinque anni, da quando alcune banche americane, prevedendo che non sarebbero rientrate dei mutui concessi, pensarono bene di alleggerirsi usando quei titoli di credito come sottostante per nuovi titoli di debito, derivati da quelli, le cui quote potevano essere vendute ad altri investitori istituzionali ove dotate di una forte promessa di guadagno. Sono i derivati, nei quali hanno investito i nostri denari, pensando di trarne guadagni sostanziosi, perfino non pochi enti pubblici italiani. Un po’ come fece Pinocchio quando seppellì le sue monete d’oro nel campo dei miracoli, presso la città di acchiappacitrulli. Come si fa a imputare al mutuante di aver operato accecato dalla voglia di guadagno, negando al contempo che il mutuatario, aderendovi, si sia mangiato le dita per la gola di carne?
È accaduto semplicemente che un cittadino abbia ceduto al desiderio di concedersi una casa, un’automobile, una vacanza, senza possedere i denari per pagarli, contando di poterlo fare in seguito. E che in seguito non ci sia riuscito, perché nel frattempo gli era venuta meno la fonte di reddito sui cui contava. Il posto di lavoro, per esempio.
È la perdita del posto di lavoro il punto cruciale da cui prende il via il fenomeno. Un fatto che attiene all’Economia, alla mutazione dei pesi e dei contrappesi economico-produttivi globali, non alla Finanza. L’avidità delle banche sarà pure esecrabile, ma non è la causa prima del nostro male. Mi rivengono in mente le lagne del tiggitre sui poveri mutuatari che avevano sottoscritto un mutuo in ECU: e adesso che l’ECU sale cosa faranno, pover’uomini? Oppure a tasso fisso: e adesso che il tasso scende? Oppure a tasso variabile: e adesso che il tasso sale? Orsù, si rimettano le Banche al loro posto! si tuonava. Come se le Banche stessero da una parte e dall’altra del tavolo allo stesso tempo, alla stipula del contratto. Non si farebbe prima, nel loro stesso interesse, a vietare ai cittadini di sottoscrivere un mutuo, ove non in possesso di apposito patentino? Come si fa con i disabili, che il patentino all’incontrario glielo rilascia il Giudice Tutelare?
C’è poi la questione dei debiti degli Stati Sovrani.
Dicono alcuni: il problema sono gli alti tassi di interesse che gli Stati Sovrani Poveri sono costretti a pagare ai Mercati per poter disporre del denaro necessario a far funzionare la Scuola, gli Ospedali, per pagare le Pensioni e i Giudici, per garantire i Diritti Irrinunciabili. E ora la Troika, per venirgli in soccorso, pretende addirittura in cauzione una quota della loro Sovranità Nazionale. La chiamano condizionalità: ti do questo se tu farai quest’altro. Che è una mortificante limitazione del potere di decidere in casa propria. Quella cosa che sta in capo al popolo, che ne è il titolare inalienabile. Un attentato alla Democrazia e alla Costituzione.
Naturalmente è così. Ma se si mettono in fila i fatti, le cose cambiano aspetto un’altra volta.
Fino a una trentina d’anni fa i debiti degli stati sovrani erano tutti abbondantemente sotto controllo, compreso il nostro e quello greco. Se sono saliti ai valori odierni è stato per ripianare, anno dopo anno, il disavanzo di bilancio. Che è l’ammontare annuo di cui la spesa pubblica supera il gettito fiscale. Naturalmente c’è molto da discutere sulla composizione della spesa pubblica. Quanto vi pesino la corruzione, gli sprechi, i costi della politica in senso lato, la cattiva gestione, ma non si può ignorare il ruolo assolutamente preminente che vi hanno gli stipendi di chi si occupa di Scuola, di Giustizia, di Sicurezza; le pensioni dei vecchi; i costi della Sanità, eccetera. Non è la Finanza che ha generato il disavanzo di bilancio, al quale adesso contribuisce ferocemente con gli interessi sul debito, ma i costi di funzionamento di un Sistema fuori controllo. In Democrazia il Debito s’impenna quando una Classe Dirigente incompetente e corrotta pensa di potersi assicurare il consenso comprandosi l’Elettorato (a debito). E, naturalmente, quando il Popolo, chiudendo gli occhi e tappandosi le orecchie, pensa che un piatto di lenticchie, magari con una bella fetta di zampone sopra, valga bene la primogenitura. È difficile dire quale delle due parti sia la peggiore, sicuramente la seconda è la più stupida. Anche se è quella cui vanno le nostre simpatie, sapendo che alla fine del pranzo sarà quella che dovrà pagare il conto.


Cioè le banche americane dei famosi mutui subprime hanno prestato a chi sapeva già che non poteva onorare il mutuo per la casa senza alcuna colpa nemmeno morale?
Speculare a quella di chi era dall’altra parte del tavolo e l’ha sottoscritto per godere di un bene che non poteva permettersi, senza starci troppo a pensare.
questo articolo mi lascia un po’ perplesso.
mi spiego meglio.
la “giustificazione” anche se vendo cacca, se qualcuno la compra è ok non mi ha mai convinto.
andrebbe benissimo in un mondo senza regole, ma visto che insistiamo a darcele, è questione di dove si posiziona l’asticella della cacca.
la droga è cacca? sì, quindi anche se c’è chi la compra rimane cacca. le zoccole sono cacca, un po’ sì un po’ no. dipende dal momento storico. I titoli tossici sono cacca? No, sì, dipende, ma a questo punto è opinabile quindi quella che abbiamo letto è un’opinione rispettabile, ma sempre un’opinione.
Inoltre, va detto che non tutti quelli che comprano sono completamente edotti. Nelle loro scelte vengono guidati da banche e consulenti. TV e giornali ci dicono continuamente di non darci al “fai da te”, ma di affidarci a professionisti. In questo caso vale ancora l’assunto che se c’è chi compra chi vende è giustificato?
Non so. A me il cinismo piace, sono un gran fan della selezione naturale. Ma quella a metà non mi entusiasma. I pantaloni elasticizzati sono antipatici. O tutto dentro o tutto fuori. Quindi se va bene senza regole, facciamo senza regole. Io, ci starei.
In qualsiasi contratto si incontrano due volontà, quella di chi compra e quella di chi vende. Al momento della stipula entrambi sono convinti di fare un affare; poi il tempo dimostra, quasi sempre, che uno ha fatto un affare e l’altro no. E’ la prassi. E’ quel che succede ogni giorno, non parlo dei reati, nel rispetto delle regole esistenti.
Se invece uno, nel rispetto delle regole, riesce a rifilare della cacca all’altro, vuol dire che le regole sono fatte male e vanno riviste.
Che non vuol dire che i contratti non si devono più fare, con quel che segue.
Io non dubito dell’utilità delle regole nella convivenza civile, al contrario, ne sono un convinto sostenitore.
Quel che mi commuove poco, anzi pochissimo, è il perpetuo piangersi addosso di chi, con le regole che già ci sono, avrebbe potuto stipulare “contratti” diversi, solo che si fosse dato la pena di indagare, di conoscere, di capire. Solo che non fosse stato a sua volta stupido ed avido, qualità che ora imputa a controparte, come se il mondo fosse divisibile in due, quelli buoni come lui, e quelli cattivi come gli altri.
Mi sembra la logica del chiagni e fotti e non l’apprezzo.
“poi il tempo dimostra, quasi sempre, che uno ha fatto un affare e l’altro no. E’ la prassi.”
Non necessariamente. Potrebbe anche succedere (e magari dovrebbe) che ognuno dei due ottiene il vantaggio che si era prefisso e che, non essendo eccessivo, garantisce entrambe le parti.
Chi pensa che uno fa l’affare e l’altro no è condannato a fottere o a essere fottuto, e non mi sembra un gran bel vivere.
“avrebbe potuto stipulare contratti diversi, solo che si fosse dato la pena di indagare, di conoscere, di capire”
In parte. Come già detto sopra da grp, se voglio fare un investimento non si può pretendere che io sia un esperto finanziario. E’ una pretesa totalmente assurda (altrimenti dovrei essere un meccanico quando vado a comprare un’auto, un medico se vado a parlare con un medico, e così via).
Non a caso c’è l’obbligo di informazione da parte dell’operatore finanziario, cosa che dovrebbe mettermi in condizione di capire quello che sto facendo.
Non a caso la legge tutela il consumatore finale in modo più forte rispetto al professionista.
se chi scrive le regole è parte in causa il meccanismo che descrivi non funziona.
se le persone lavorano insieme per trarre il meglio da questo mondo, ognuno deve avere una parte. la stessa persona che vende dovrebbe avere cura del compratore perché le regole e la pace sociale sono un patrimonio per tutti, non solo per la casalinga di voghera.
se viene meno questa che è una impostazione di buon senso e non ETICA o MORALE, allora è vero solo che qualcuno ha deciso di fottersene delle regole contando sul fatto che tutti gli altri continuino a rispettarle.
nel caso degli investimenti, ad esempio, basterebbe fare i fogli delle sottoscrizioni di diverso colore: rossi quelli rischiosi, verdi quelli a tasso garantito (garantito per davvero) e gialli e arancioni quelli con varie percentuali di bilanciamento.
certo, rimarrebbero ancora scritte le clausole, ma a meno dei daltonici, i vecchietti (e i coglioni come me) avrebbero un segnale in più.
è solo un esempio di quanto sia semplice rendere il sistema più sicuro e di come scrivere 10 pagine fittissime di avvertenze sia solo rubare “nei limiti di legge”.
Le norme generali che regolano un contratto sono scritte nel codice civile e sono sopra le parti.
La scelta di sottoscrivere un mutuo in ECU, o a tasso fisso, oppure a tasso variabile, per fare degli esempi, ma vale per qualsiasi altro strumento finanziario, alla fine è sempre una scelta personale. Mai priva di rischio. A tutela dell’investitore, al fine di individuarne la propensione al rischio, si sono architettati degli strumenti, vedi MiFID, che funzionano solo sulla carta. A dar retta al MiFID, per comprare qualcosa di diverso da BOT o BTP, per esempio azioni, dovresti avere una laurea in economia. Ma non è così. Perchè non può essere così.
Tutto si riduce alle venti pagine di carta che dice Gilda, qui sotto.
Quando scegli di comprare un titolo del debito greco, o spagnolo, o italiano, devi sapere cosa compri. Devi capire che dietro un tasso di interesse alto c’è un rischio altrettanto alto. Non devi mangiarti le dita per la gola di carne, diceva mia nonna. Non devi cedere alle lusinghe di Woland, che non bazzica solo i ricchi, e poi piangere sul latte versato.
Bah, l’unica volta che ho firmato qualcosa con la banca mi hanno rifilato una ventina di pagine fittissime con parole a me completamente incomprensibili. diventa una cosa di fiducia, ma non va bene non è così che può funzionare.
Per me rifilare un contratto di questa lunghezza e in questi termini è già di per sè un tentativo di truffa, uno perchè non ho tre ore da perdere a leggerlo dopo aver discusso con il tipo per 45 minuti, due perchè se lo faccio la gente in coda dietro giustamente si spazientisce, tre perchè è evidente che chi è dall’altra parte non ha interesse a rendermi la situazione chiara e limpida. Anzi, evidentemente preferisce che io quelle venti pagine non le legga, ed è così che il più delle volte funziona.
Non c’è nessun rischio a firmare le venti pagine scritte in piccolo, finchè il tuo conto non va in rosso. Anche se è meglio leggerle. La cosa principale da non fare è contare sulla banca per il proprio fabbisogno ordinario. Mia nonna diceva: fai il passo secondo la gamba e vivrai felice.
Senza dubbio, questo vale per tutto e non solo per le banche.
Non c’è alcun rischio? e se non leggi come lo sai?
Quando ho detto che avrei letto tutte le pagine che il tipo mi invitava a firmare senza neanche buttarci un occhio, mi sono sentita ridere in faccia. non la trovo una cosa carina, nè corretta. forse dovrebbe essere reato scoppiare a ridere in faccia a una persona che vuole solo sincerarsi di stare facendo una cosa che non vada a scapito suo e della sua famiglia. è un po’ come se al supermercato cercassero di convincerti sul prezzo di un prodotto senza farti guardare l’etichetta: sarebbe normale?
io non rischiavo niente per davvero (non ho niente, non ricevo niente, non rischio niente), ma non trovo sia una cosa così scontata.
“Al momento della stipula entrambi sono convinti di fare un affare;”. Io qui vedo un po’ tutto il limite del tuo ragionamento, sai. Sapessi quanti contratti si firmano con la controparte legata, imbavagliata & la pistola alla tempia… Hai mai sentito parlare di “righe piccole” o di contratti artefatti ? Inoltre, quel che dà forza ai contratti è la forza coercitiva (ossia militare) dello Stato che dà valore al contratto stesso. Io affermo questo: la fuffa va ripagata con la fuffa, tutto qui.
Mi spiego meglio: tu ti fai stampare da una qualsiasi banca centrale i soldi coi quali farai funzionare le tue slot machines in borsa ?
Ok, perfetto. Ammettiamo che sia tutto valido. Allora perché mi devi far sputare sangue, a me cittadino, per guadagnarmi qualcosa, con ore e ore e ore di lavoro mentre tu, finanziere, con un clic di mouse smuovi X mila miliardi di valuta al secondo ?
Cos’hanno di così fantastico i finanzieri e gli operatori della finanza ? Cosa li rende talmente superuomini che sono degni di supermilamiliardi, mentre noialtri non siamo altro che dei poveri fessi che al massimo, possono mettere una X su qualche mentecatto su una scheda ?
Dove sono le “opportunità” ? Dove sono andate a finire ? Cos’è un’impresa? Nulla. Cos’è il lavoro ? Nulla. E’ tutto schiacciato da queste finte divinità di questo pazzo pazzo mondo della finanza.
Io dico: liberiamoci dai falsi dei e non permettiamo più che si stampino soldi dal nulla con cui far giocare (loro) e far sputar sangue (noi). Tutto qui. Se c’è un paletto da mettere, a mio parere, è questo: porre fine al privilegio gratuito di stamparsi la valuta – quando questa costa sacrifici a chi non può farlo.
Che si faccia una moneta virtuale, che io battezzerei “Moloch”, e che si scambino quella nelle loro fibre ottiche del cazzo. E che abbia il tasso di cambio che le compete: 1 Euro = 1 Miliardo di Moloch.
Un pezzo da manuale: i miei complimenti.
Si prendono alcuni fatti veri, altri verosimili, si mischiano insieme e ci si infila in mezzo la propria opinione in modo che appaia vera anch’essa. Il tutto in una sequenza apparentemente logica, che però mette insieme cose che insieme non possono stare e ne ignora altre che invece dovrebbero esserci.
Vero, le colpe della situazione attuale sono ben distribuite, dai vertici del mondo politico ed economico fino all’ultimo degli sfigati. Ma non sono tutte dello stesso tipo né della stessa gravità.
Verosimile: “la Finanza è quell’attività che fa i soldi con i soldi”. In realtà la finanza è strumento indispensabile a servizio della cosiddetta economia reale (quella che produce beni e servizi); quella che fa i soldi con i soldi è la speculazione, cioè una sua modalità.
Vero, ci abbiamo provato tutti (compreso il sottoscritto) a far fruttare quei quattro soldi risparmiati; ma questo non giustifica chi in mala fede ha approfittato della mia incompetenza.
“È la perdita del posto di lavoro il punto cruciale da cui prende il via il fenomeno”. Non mi risulta, anzi negli USA la disoccupazione si è impennata solo nel 2009, quindi dopo lo scoppio della crisi.
“Non si farebbe prima, nel loro stesso interesse, a vietare ai cittadini di sottoscrivere un mutuo, ove non in possesso di apposito patentino?” Curioso sentire una frase del genere da te che, se non sbaglio, sei di ben altro orientamento, ma questo è il tipico paternalismo fascista. La prendiamo per una provocazione, comunque io non voglio né il patentino né che qualcuno decida al mio posto: mi basta che chi ho di fronte non cerchi di fregarmi ogni minuto.
“Non è la Finanza che ha generato il disavanzo di bilancio, al quale adesso contribuisce ferocemente con gli interessi sul debito, ma i costi di funzionamento di un Sistema fuori controllo” Oltre che verosimile questa va anche molto di moda a tutti i livelli. Peccato che qualcuno non sia d’accordo e che si tratti di economisti che queste robe le studiano: http://vocidallestero.blogspot.it/2012/08/un-alto-debito-pubblico-e-dannoso-per.html
Ci sarebbe qualche altra cosa da dire, ma sono andato già troppo lungo. Mi preme però sottolineare una questione di metodo: se si vuole fare un’analisi appena seria, non si possono mettere insieme i comportamenti individuali e i comportamenti degli aggregati perché hanno logiche e ambiti diversi, spesso in contrapposizione. Trattarli insieme serve solo a fare confusione. Non è un caso se microeconomia e macroeconomia sono due discipline distinte.
Sembra tutto molto bello e filante, ma in realtà è un discorsetto.
E’ chiaro che il casino si è creato quando gli imprenditori hanno spostato tutta la produzione in Cina (etc.), dove c’erano e ci sono, ampie masse di semischiavi (grazie Comunismo!!) e si può inquinare a go-go senza che ti rompa le balle nessuno.
Indi la ricchezza, che qui si era cercato di redistribuire (in modo un po’ farlocco, tramite il firewall delle banche e dei mutui), è stata abilmente sottratta con un bel giochetto di prestigio, e portata all’estero.
Il consumismo sfrenato che si è instaurato qui in occidente ha fatto il resto, ed ecco che, magicamente, tutta la ricchezza si è trasferita in mano alle 3/4 megacorporations che hanno spinto (e comprato politici) per la distruzione di dazi e barriere commerciali in nome di questa barzelletta del “liberismo totale globale”.
I dazi e le barriere erano la nostra garanzia di salvezza, adesso cadiamo giù senza paracadute, sempre più veloce, fino allo schianto.
La verità è che ci hanno sfilato il tappeto da sotto i piedi senza che ne accorgessimo, furbi loro, e coglioni noi.
Mettici pure la Germania+Francia, che SOLO loro devono essere nazioni egemoni ed industrializzate, ed il gioco è fatto.
Non ci restano che i mestieri servili: ristoratori, calzolai, baristi, albergatori…etc.
Per il resto si dovrà andare altrove.
Touché. Sai cos’é alla fine stiamo qui a discorrere del nulla. Tanto in quel posto l’abbiamo preso, però adesso, forse, l’italianità potrà brillare fulgida: nessuno come noi è bravo nell’arrangiarsi coi (pochi) mezzi che ha, e forse saremo tra quelli che renderemo meno infelice la nostra, inevitabile, decrescita.
Per fare un contratto bisogna essere in due. Giusto, cioè previsto dal diritto positivo. Il quale, peraltro, si preoccupa anche di stabilire le regole che la risoluzione e la rescissione. Senza dimenticare che anche la materia contrattuale soggiace comunque ai principi del diritto penale (Pinocchio è un citrullo, ma il gatto e la volpe sono da galera: dal “contratto sociale” in poi è prevista una particolare tutela anche per i citrulli).
Come vedi, mi prendo anch’io licenza di scherzare un po’, ma questo non m’impedisce, spero, di cogliere il nocciolo della tua acuta ed elegante (serve dirlo?) riflessione, fermamente imperniata sul “principio di responsabilità”. Vada per l’unusquisque faber, ma proviamo a non cadere necessariamente nell’homo homini lupus (quindi, le regole, alle quali tu stesso ti sei richiamato convintamente). Si può dire che nel corso degli ultimi anni il potere finanziario abbia preso, su scala mondiale, il sopravvento su quello politico, imponendo a quest’ultimo regole così elastiche da poter essere facilmente eluse o stravolte nella pratica finanziaria? Si può dire che la conseguenza di questi comportamenti ha determinato il più straordinario spostamento di ricchezza dai ceti produttivi a quello stano ed indistinto magma che è il potere finanziario? Infine: sei sicuro che “gli stupidi simpatici” pagheranno il conto solo con qualche inutile lamentela? Secondo me, è facile esaminare “i limiti” nella storia passata, ma in quella presente è molto più complicato e poi, in tempo di Olimpiadi, non dimentichiamo che i records sono fatti per essere superati.
Ciao Eduardo, sì che si può dire.
Sia la prima che la seconda.
E bisognerebbe pure fare qualcosa. Ci servirebbe come il pane una classe politica che traesse autorevolezza dai trascorsi e non dalle parole. Che però non vedo.
Sulla terza domanda, non so. E’ vero che i records sono fatti per essere superati, ma se dovessi scommettere un copeco lo metterei sull’ipotesi peggiore, che sostanzialmente saremo noi a pagare il conto.
Perchè dopo di noi non c’è nessuno.
In the long run…….
Il problema è sopravvivere nei tempi brevi.
hanno ridotto i redditi DA LAVORO ALLO STATO DI SUSSISTENZA, CON PRECARIZZAZIONI VARIE , COMPLICI I SINDACATI GIALLI…ED ORA SI ACCORGONO CHE I LAVORATORI NON CONSUMANO…MA CHE GRANDI POLITICANTI E TECNOCRATI…GLI UNICI REDDITI CHE NON SI SONO RIDOTTI NEGLI ANNI SONO I LORO!