“Pentiti Arlecchino” Disse l’Uomo del Tic-Tac
26 maggio, 2010 - 9:58 di dellefragilicose
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Tic-tac, tic-tac, tic-tac, tic-tac, tic-tac, tic-tac, tic-tac,…
Ogni giorno, senza fermarsi mai, il tic-tac scandiva i secondi regolati dall’Uomo del Tic Tac. Arlecchino, che era nato con l’orologio al polso, batteva il piede a tempo col tic-tac.
Tic-tac, tic-tac, tic-tac, tic-tac, tic-tac, tic-tac, tic-tac,…
“Ora è questo ciò che devi sapere Arlecchino” diceva l’Uomo del Tic-Tac. “Ora è questo quello che devi fare Arlecchino” diceva subito dopo l’Uomo del Tic-Tac. E Arlecchino sapeva e Arlecchino faceva, perché era nato con l’orologio al polso e pensava che non se ne potesse fare a meno.
Tic-tac, tic-tac, tic-tac, tic-tac, tic-tac, tic-tac, tic-tac,…

“Lavora Arlecchino perché ora mi servi” diceva l’uomo del Tic-Tac. E Arlecchino lavorava, perché pensava che che chi regola il tempo sapesse meglio di lui cosa fare.
“Smetti di lavorare Arlecchino, perché ora non mi servi più” disse un giorno l’uomo del Tic-Tac. E Arlecchino lasciò la leva, si sedette e aspettò che l’Uomo del Tic-Tac gli dicesse di nuovo cosa fare.
Tic-tac, tic-tac, tic-tac, tic-tac, tic-tac, tic-tac, tic-tac,…
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Il tempo passava, scandito secondo per secondo. Calò il sole, venne la notte. Arlecchino rimase seduto in attesa dell’Uomo del Tic-Tac, ma l’Uomo del Tic-Tac sembrava averlo dimenticato e non venne.
Tic-tac, tic-tac, tic-tac, tic-tac, tic-tac, tic-tac, tic-tac,…
Che senso aveva rimanere lì seduto a guardare la lancetta avanzare se l’Uomo del Tic-Tac sembrava averlo dimenticato? Si chiese Arlecchino. Allora iniziò a pensare. Veramente.
Arlecchino guardò l’orologio e vide che era legato al polso con una catena. Il Tic-tac diventava sempre più ossessivo. Quei secondi che passavano con quella catena legata al corpo sembravano tanti aghi conficcati nella sua pelle.
Tic-tac, tic-tac, tic-tac, tic-tac, tic-tac, tic-tac, tic-tac, tic-tac, tic-tac, tic-tac, tic-tac, tic-tac, tic-tac, tic-tac, tic-tac, tic-tac, tic-tac, tic-tac, tic-tac, tic-tac, tic-tac, tic-tac, tic-tac, tic-tac, tic-tac, tic-tac, tic-tac, tic-tac, tic-tac, tic-tac, tic-tac,…
Senza riflettere Arlecchino chiuse gli occhi, strappò la catena e gettò via l’orologio. Silenzio
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Arlecchino riaprì gli occhi. Respirava, era vivo. Intorno a lui il mondo continuava a esistere, anche senza il Tic-Tac.
Arlecchino andò verso la porta. La splancò. Per un attimo fu costretto a strizzare le palpebre perché la luce era fortissima. Poi finalmente li aprì e guardò.
Guardò e il suo cuore si strinse, perché quello che vedeva era gioia pura scolpita di luce e di musica e di profumo.
“Pentiti Arlecchino” disse l’Uomo del Tic-Tac. Arlecchino sobbalzò nel sentire di nuovo la voce potente e familiare dell’Uomo del Tic-Tac.
“Pentiti Arlecchino” disse l’Uomo del Tic-Tac. Arlecchino indugiò ancora per un attimo. Immobile, sulla soglia, sospeso tra l’oscurità della stanza e l’immensa pozza di luce che si stendeva di fronte a lui.
“Pentiti Arlecchino” disse l’Uomo del Tic-Tac. Arlecchino cercò di muovere un passo, ma le sue gambe sembravano di legno. La luce iniziava a ferirgli gli occhi. Dietro di lui, il buio fresco della stanza faceva voci dolci di sirena.
“Pentiti Arlecchino” disse l’Uomo del Tic-Tac. E Arlecchino si pentì. Richiuse la porta e si rimise a sedere. Alzò il braccio e sentì di nuovo il peso freddo dell’orologio.
Tic-tac, tic-tac, tic-tac, tic-tac, tic-tac, tic-tac, tic-tac,…
E il tempo passò. E Arlecchino morì. E nessuno, ma proprio nessuno, ebbe nulla da dire.
Liberamente ispirato a (1965) di Harlan Ellison.
“Pentiti Arlecchino” Disse l’Uomo del Tic-Tac è di

Bellissimo, complimenti…. eppure così triste… grazie! ciao
Già, stupendo racconto… complimenti!
a me piace un casino l'orologio ti e tac..ohh..che bello..è eccitante…ihih…il mio preferito..tic e tac…mmm si..mi piace….