Pd: Pietro Grasso o Cecile Kyenge? 13


Il presidente del Senato Pietro Grasso, tessera del Pd in tasca, ha rilasciato una dichiarazione stupefacente. Eccola: “Non possiamo fare in modo che l’Italia diventi un paese dove sbarcano le puerpere per ottenere la cittadinanza italiana dei figli”. A cosa si riferiva Grasso? Alla proposta della ministra per l’integrazione, la bravissima Cecile Kyenge, di considerare italiani a tutti gli effetti i bambini nati nel nostro paese da genitori stranieri. E cioè, sei italiano se risiedi stabilmente in Italia (ius soli) e non tanto se hai genitori italiani (ius sanguinis).
Un principio di civiltà che è l’unica cosa positiva (finora) di questo governo che per il resto sembra una fotocopia del precedente governo dei tecnici. E che permetterebbe di regolarizzare la posizione di centinaia di migliaia di bambini e ragazzi che vivono da noi, frequentano le nostre scuole insieme ai coetanei italiani di cui sono spesso amici, parlano la nostra lingua e che non sono mai stati nei paese di origine dei genitori. Quindi italiani socialmente integrati a tutti gli effetti ma senza gli stessi diritti degli altri. Un principio che non a caso è contrastato duramente dal centro destra nostrano, popolato da persone che l’integrazione proprio non la vogliono.

La proposta della ministra peraltro è più articolata e prevede che diventi italiano chi nasce in Italia avendo “almeno un genitore residente da cinque anni”, e diventi anche italiano il minore che arrivi in Italia e “concluda almeno un ciclo scolastico – elementari, medie, superiori o formazione professionale”. Niente a che vedere quindi con la concessione automatica della cittadinanza ai bambini che nascono in Italia, come blatera la destra, e che esiste d’altronde ad esempio negli Usa. In definitiva uno ius soli “temperato” su cui potrebbe essere d’accordo qualunque persona di buon senso che non sia accecata dall’ideologia e dai luoghi comuni della xenofobia, e che non voglia usare questo argomento per raccogliere facili consensi elettorali.

Ovviamente Grasso è ben lungi dall’avere le stesse posizioni di un Maroni o di un Gasparri. Anche lui condivide – sembra – la proposta di Cecile Kyenge, sua compagna di partito. Ma se è così, perché quella dichiarazione che assomiglia così tanto ad analoghe becere dichiarazioni di esponenti del centro destra? Voglia di pacificazione ad ogni costo con il berlusconismo? Maldestro e illusorio tentativo di portare dalla propria parte qualcuno del PdL? Ennesima prova del marasma politico che esiste nei ranghi del Pd? Non si sa.
Per concludere, lasciamo la parola al personaggio televisivo Quèlo, magistralmente interpretato negli anni scorsi dal comico satirico Corrado Guzzanti: fra Grasso e Kyenge “vale la seconda che hai detto”.


Informazioni su Bruno Carchedi

Mi chiamo Bruno Carchedi. Sono nato ad Alessandria, città piemontese un po’ ligure. Mi sono laureato in ingegneria e ho sempre lavorato in grandi aziende dell’informatica. Mi sono buttato a capofitto nelle grandi lotte operaie e democratiche degli anni '70. Ho sempre fatto il sindacalista di base. In quanto sindacalista non ho mai fatto carriera in azienda. In quanto di base non ho mai fatto carriera nel sindacato. Il risultato è che adesso ho una pensione di sopravvivenza, anche se mi ritengo abbastanza un privilegiato. Cosa farei se potessi tornare indietro? Esattamente quello che ho già fatto. Ho due grandi passioni. Il buon vino (degustato in modiche quantità) anche se costa parecchio e la musica, che invece è alla portata delle mie tasche. Mi piacciono le danze etniche e popolari, e la musica classica (tutta). Ah, dimenticavo. Credevo che la Lega Nord fosse la più grande disgrazia capitata dopo il fascismo ... ma poi è arrivato Monti. Arrivato su MenteCritica grazie a questa opportunità

13 commenti su “Pd: Pietro Grasso o Cecile Kyenge?

  • danilo Rigosa

    Dopo questa dichiarazione , se vera, sarebbe opportuno chiedere immediate dimissioni di Grasso da presidente del Senato ed immediata espulsione dal partito di sua appartenenza. (se si vuol essere coerenti )

  • Enrico Galavotti

    Bastava mettere un diritto di cittadinanza dopo tre o al massimo cinque anni a qualunque tipo di straniero residente in Italia e avremmo risolto il problema dello ius soli. Anzi, dovremmo garantire a tutti gli stranieri la doppia cittadinanza, perché uno non deve sentirsi obbligato a perdere la propria cittadinanza d’origine se, per qualche motivo, decide di espatriare. Perché impedire a uno che non avendo trovato quel che cercava decide di ritornare in patria? E se si volesse portare i figli con sé, avuti in Italia, nella patria d’origine, questi non dovrebbero perdere la cittadinanza italiana, perché noi non sappiamo se un giorno avranno voglia di ritornare da noi. Non ci comportiamo forse così con gli italiani che vivono all’estero? Dovremmo anzi togliere quell’assurdità per cui un italiano residente all’estero può votare alle nostre elezioni politiche, mentre uno straniero che vive da noi, finché non ha la cittadinanza, non può votare neppure alle amministrative. Dovrebbe essere la semplice residenza a decidere i diritti non la cittadinanza.

    • Anzio T.

      Guarda che i bambini di oggi quando saranno magiorenni potranno scegliere se richiedere la cittadinanza italiana oppure no.
      Mi sembra che la libertà di scelta e il libero arbitrio siano superiori, anche moralmente, rispetto ad una imposizione di legge. Inoltre lo ius soli esiste solamente in tre stati della UE e precisamente Germania, Francia e Spagna, ma comunque con delle limitazioni ben precise, senza contare che nel mondo in generale non è neanche preso in considerazione.
      Quindi è solo propaganda da intellettuali chic-snob, da cattocomunisti in cerca di consensi senza passare obbligatoriamente dal risolvere i veri problemi che hanno ben altre e ben più importanti priorità.

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