Patrimoniale vs Iva Sociale 9


Per i 17 paesi di eurolandia la conseguenza principale dello stare insieme è costituita dal fatto di non poter variare il valore della moneta in circolazione, l’euro, ciascuno per conto proprio, secondo le necessità di bilancio del proprio stato. Le banche centrali nazionali hanno abdicato alla prerogativa sovrana di stampare moneta in favore della BCE

Ne sono stati avvantaggiati, fin qui, i percettori di reddito fisso. Soprattutto quelli dei paesi periferici la cui competitività veniva sovente puntellata attraverso un uso disinvolto della svalutazione competitiva. Da noi il valore reale di stipendi e pensioni non è mai stato così al riparo dall’inflazione come in questi ultimi dieci anni.

Il rovescio della medaglia è costituito dal fatto che gli stati, ove gravati da un alto debito, non possono più ridurlo stampando moneta con la quale pagare i creditori.

Così succedeva, ciclicamente, prima dell’avvento dell’euro, per la parte del nostro debito denominata in lire. Giuliano Amato, nel ’92, fece in fretta. La sera del 13 Settembre, un mese spesso cruciale per la nostra storia, comunicò agli italiani che la lira era stata svalutata del 25%. Non lo disse, ma in un colpo solo aveva tagliato il debito pubblico di altrettanto, così come i salari e le pensioni, consentendo alle imprese di guadagnare altrettanti punti di competitività sul mercato internazionale (( vedi articolo )).


Poor mother and children, California 1936 – Dorothea Lange

L’Informazione fece la sua parte, convincendo il Paese d’aver offerto eroicamente il petto. Gli Italiani ne furono lusingati. Per conto mio continuo a pensare che il Paese, visto che lo stipendio e la pensione del giorno dopo erano esattamente gli stessi del giorno prima, non avesse capito fino in fondo d’averlo preso in quel posto. Può succedere, con un minimo di vaselina. Un vecchio responsabile delle Risorse Umane sosteneva che nel suo mestiere era indispensabile saper pelare il gatto senza farlo miagolare. In questo Giuliano Amato era maestro, un tempo. Mentre ora mi pare che stia perdendo colpi.

Si chiede Amato (( fonte )): se non possiamo svalutare come faremo a scalare la montagna del nostro debito pubblico per riprenderci qualche punto di competitività sul mercato internazionale? Abbastanza per rimettere la bilancia commerciale con la prua al vento, per tornare a crescere e convincere i mercati d’essere ancora un cavallo su cui puntare piuttosto che un vecchio ronzino destinato al macello?

L’idea di Giuliano Amato, che è poi la stessa di Bertinotti, sarebbe una bella patrimoniale.

Non mi pare che possa funzionare. Non tanto per una questione di giustizia distributiva (pare che lor signori i Senatori contribuiranno con un -0,34% sul budget del Senato, 2011 su 2010), o perché priva di efficacia in sé, ma perché disattende l’aurea regola del gatto, che bisogna pelarlo senza farlo miagolare. Pena l’insuccesso.

La Grecia, che non riesce a mettere insieme le risorse necessarie per cavarsi dal guano, inchiodata dalla riottosità dei propri cittadini e gli indignados spagnoli nella piazze, dovrebbero far riflettere

Mi sembra assai più plausibile la trovata dei banchieri svizzeri di UBS (( articolo su Il Sole 24Ore )).
Dicono sostanzialmente i banchieri svizzeri: una grossa fetta della spesa sociale viene finanziata attraverso le contribuzioni a carico dei Lavoratori e delle Imprese. In questo modo, purtroppo, il lavoro ha finito per diventare troppo caro e i nostri prodotti poco competitivi sul mercato internazionale. L’economia langue. Che si fa? Semplice, dicono i banchieri, si alleggeriscono i contributi e il costo del lavoro diminuisce. E dove si scaricano i mancati introiti per far tornare i conti? Banale: sulla collettività, attraverso un aumento delle imposte sui consumi, cioè dell’IVA. La cosa, oltretutto, avrebbe il vantaggio di pesare pure sulle importazioni, col risultato di frenarle.

Gli effetti sarebbero quelli della vecchia cara inflazione. I lavoratori si ritroverebbero il giorno dopo con lo stesso stipendio del giorno prima, dunque non avrebbero motivo per miagolare, salvo una piccola riduzione del potere d’acquisto. Che scoprirebbero al momento di saldare il conto della spesa. Un mugugno e via.