Passeggeri della mia Vita Ovvero la Grande Depressione 38


La depressione è una malattia subdola e di origine sconosciuta. Molti, anche inconsapevolmente, ne soffrono. Si acutizza in questo periodo di luci scintillanti, preparazioni frenetiche a feste e cenoni, regali da ricevere e da offrire. Il tutto con il cuore nero di angoscia.

Sistemando la mansarda sono riemersi alcuni quaderni su cui appuntavo dei frammenti di me. Li propongo qui con la speranza che possano diventare una di quelle ciambelle di salvataggio che miracolosamente si trovano in rete quando sembra che niente più possa aiutare. Una specie di messaggio lasciato nel mare immenso delle cose che solo colui al quale è veramente diretto saprà riconoscere. La depressione è un buio tunnel,  ma uscirne è possibile. Non posso certo fornire una soluzione unica e valida per tutti, una soluzione unica non esiste. La mia esperienza mi ha insegnato che il contatto con gli altri è fondamentale. Anche un contatto obliquo e perverso.

*

Ho trascorso molto tempo della mia vita ad aspettare un autobus, un autobus spesso in ritardo perché intrappolato nel traffico impazzito della Città. Come tutti odio quell’attesa. In passato, però, mi capitava anche di aspettare un autobus inesistente, un autobus che non avrei mai preso. Quando mi sentivo solo e spaventato e non sapevo dove andare o cosa fare sceglievo una fermata per la quale transitavano parecchie linee. E me ne stavo lì.

attesa

Siedo e aspetto l’autobus. Un autobus che non prenderò.

Le persone salgono e scendono dai mezzi, si riversano come una cascata dalla porte aperte e scorrono come l’acqua di un torbido rigagnolo lungo il marciapiede. Alcuni risalgono in fretta la corrente. Insinuandosi e sgomitando per prendere un posto a sedere si scontrano con quelli che, in fretta, scendono scalpitando e maledicendo gli indecisi. Che sono i turisti abbagliati dalla maestosità del Colosseo, storditi dal traffico delle lamiere e da quel fluire ininterrotto di corpi. O sono gli anziani che lamentano la mancanza di rispetto rimpiangendo i bei tempi andati, esistiti forse solo nella loro memoria.

Capita – raramente – che gli autobus incolonnati arrivino pressoché contemporaneamente alla mia fermata. Ogni passeggero ha per definizione una destinazione ben precisa. Solo io non so cosa fare. Tutti se ne vanno, ognuno per la sua strada. Tutti sanno dove andare e cosa fare. Io resto qui.

Aspetto. Aspetto seduto su una panchina malmessa e scarabocchiata. Aspetto un autobus che non prenderò. Mi alzerò infine per procedere nella direzione opposta al flusso di veicoli e persone. Perché sono qui? Aspetto qualcosa o qualcuno e trovo conforto in questa solitaria moltitudine. Persone che vanno e che vengono.

Passeggeri della mia vita.

(2000)

passengers_by_pajo89

art by jxdx, venomer, pajo89


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38 commenti su “Passeggeri della mia Vita Ovvero la Grande Depressione

  • dellefragilicose

    ho sofferto di molti problemi, ma mai di depressione, almeno credo.
    Grazie Marco. Aprirsi in questo modo lo considero un atto di preghiera laico al quale mi voglio associare in pieno.

    A chi passerà di qui in preda alla grande ombra scura, voglio dire che, in fin dei conti, se ne esce. Bisogna solo resistere.

    auguri e in bocca al lupo.
    l.

    • lostessoviaggio

      leggo le vostre esperienze e mi sento le lacrime sul volto che, indifferenti ormai…, continuano per la loro strada…
      vorrei tanto resistere, ma a volte mi sento sconfitta…
      mi domando dove sbaglio e come posso rimediare…inutile, rimangono domande senza risposte.
      allora ti chiedo DELLEFRAGILICOSE, se ne esce davvero da quest incubo?!
      dimmi come se puoi.
      ma se non hai mai sofferto di depressione o ciclotimia, allora ti evito il disturbo di una risposta perché sicuramente non è quella che cerco io…
      hai riacceso la speranza in me…ti ringarzio cmq!!!

      • dellefragilicose

        Ciao,
        che strano ricevere una risposta dopo tanto tempo. Stamattina ho trovato la mail e ho deciso di risponderti anche se da un po’ sono lontano.
        No, non ho avuto questa malattia, ma ho assistito un paio di persone che, poi, sono perfettamente guarite.
        Io credo che tu non commetta alcun errore, hai solo una malattia e, credimi, anche se i sintomi sono terribili, non è grave.
        La prima cosa da fare è farsi assistere da un medico e seguire i suoi consigli alla lettera. Prendere qualche farmaco non è ammettere una sconfitta, ma è come prendere l’aspirina quando si ha il raffreddore: non guarisce, ma attenua i sintomi dandoti la forza per riprenderti.

        La seconda cosa da fare è: resistere. Prima o poi passerà, perché la depressione fa soffrire, ma è una malattia stupida, non uccide. Poi ripenserai a questi giorni chiedendoti: come ho fatto a dire certe cose?

        La terza cosa da fare è pensare a ciò che siamo non per noi stessi, ma per gli altri.
        Nessuno di noi si stima realmente per ciò che è. Chi pensa di essere troppo basso (ma poi diventa presidente del consiglio 🙂 ), chi si sente troppo alto, chi si sente stupido, chi con il seno troppo piccolo, chi con il seno troppo grande, chi troppo noioso, chi poco serio, ecc.
        Nessuno è un buon giudice di se stesso perché è troppo parte in causa. Eppure qualcuno ci ama, ci stima, ci sorride quando ci vede o semplicemente sente il bisogno di scrivere una lunga risposta ad una persona che non ha mai visto e che non vedrà mai.
        In genere siamo meglio di ciò che pensiamo di essere e da qualche parte c’è sempre qualcuno che ci vuole bene.

        Io dico che per quanto faticosa sia la strada, percorrerla è sempre meglio che rimanere fermi. Sono felice di aver avuto l’occasione di vivere, anche se la mia vita è modesta e ordinaria. E’ da un po’ che ho smesso di fumare, due o tre anni, non ricordo più (e questo è significativo, prima contavo anche i giorni). Non pensavo che ce l’avrei mai fatta perché fumavo da trent’anni. Invece è stata una sciocchezza. Avevo paura di una cosa che non esisteva, come i bambini del baubau.
        Tu hai uno scompenso chimico nel tuo corpo. Risolto quello ti rimane il baubau, ma ora ti ho appena detto che non esiste 🙂

        baci e buon percorso.
        se hai bisogno, ritorna, ti leggerò.

        • lostessoviaggio

          ti ringrazio di cuore per la tua risposta..ero più che convinta che non lo avresti fatto.
          sapere che al mondo ci sono persone come te, pronte a dedicare un pò del loro tempo a qualcuno senza neanche pretendere qualcosa in cambio mi riempie di gioia…
          è da quasi due anni che passo da una terapia farmacologica all’altra.ho visto anche un paio di psicologi, ma nessuno di loro ha accettato il fatto che gli psicofarmaci mi erano indispensabili.
          mi auguro di trovare uno specialista che ami il suo lavoro ed abbia la voglia di aiutarmi a ritrovare la luce,ad essere autosufficiente perché questa non è vita.
          è da ottobre che non riesco a concentrarmi su nulla, neanche su una frase di 10-15 parole…di studio neanche se ne parla…gli altri notano dopo un pò questo mio stato di apatia e irritazione e credimi è molto difficile trovare anche un lavoro qualsiasi…
          la voglia di imparare ce l’ho e anche la volontà, ma poi ci sono i vuoti di memoria e la mia mente viaggia per conto suo…a volte mi trovo immersa in pensieri stupidi o malifici dai quali è difficile fare marcia indietro…
          penso al mio 110 e lode in economia e mi sento più male…forse non dovevo studiare…
          in questo momento darei tutto per poter vivere in campagna lavorando il terreno in cambio della serenità perduta.credimi è così!!
          la tua lettera è un piccolo grande tesoro, che mi farà da guida(senza diriti bugie) almeno per un pò…
          anche io sai, vorrei poter avere la possibilità di vivere una vita modesta e ordinaria!!
          ti auguro una buona giornata,
          un abbraccio affettuoso :))

        • vincenzo

          ciao ai scritto una bella storia cmq io soffro di depressione da 3 anni e lo scorso mese mi sono fatto vedere da un opsicologo e sto inizziando a qurarmi finalmente ma pensi che ne usciro cavolo io lo spero perche non cela faccio risp aiutami ciao

  • dellefragilicose

    Grazie per la testimonianza.
    E’ utile soprattutto a chi pensa che il farmaco possa rappresentare una sorta di sconfitta o ammissione di avere un problema serio.

    E’ evidente che la gran parte del lavoro viene da se stessi, ma il farmaco attenua la sintomatologia e questo può essere di aiuto.

    Per quel che ho letto la depressione è anche un problema organico, se non soprattutto.
    Soffrirne non è una vergogna, è solo segno di un po’ di sfortuna.

    • dellefragilicose

      La fluoxetina, mi si dice, sta lentamente ma inesorabilmente passando di moda.
      Ora esistono nuove molecole che offrono un sostegno sintomatologico che comporta minori effetti collaterali.

      Mi sembra di capire che di depressione hanno sofferto un po’ tutti.
      A questo punto credo di averla avuta anch’io, ma di non essere riuscito ad accorgermene.
      Sono un tipo normalmente melanconico e effettivamente poco sveglio.

      Mi ascrivo d’ufficio alla categoria dei depressi inconsapevoli.

      • ugasoft

        non si può essere consapevole di essere inconsapevole.
        non esiste questa categoria.
        io ne faccio parte.

  • diabolicoMarco

    L’importante è trovare in sé la voglia di uscirne, accettare di farsi aiutare e soprattutto, non sembri una bestemmia, evitare di crogiolarvisi dentro.

    Quant’è vera questa cosa, altro che bestemmia!

  • Neottolemo

    Ah, la depressione.. Sembra l’altro ieri.. Ah, no, era l’altro ieri :mrgreen:

    Io ho iniziato a deprimermi che avevo 10 anni, un po’ per noia, un po’ perchè i miei amici erano tutti allegri ed io volevo essere diverso. Andai dallo spacciatore e mi procurai un avvenimento sufficientemente traumatico: volevo deprimermi bene. In effetti mi fu data robbba buona perchè sono stato depresso per tutta l’adolescenza il che non è propriamente un male, non vivere l’adolescenza dico, si evitano tante cose spiacevoli tipo diventare un tifoso calcistico e capirne di motori.
    Quando fui nel lume della ragione da un po’ (cioè maggiorenne, uno fa 18 anni e diventa senziente, così dice lo stato) a casa decisero che non stava più bene che fossi depresso. Che era… tipo 3 anni fa. Insomma, mi portano da uno psicologo che com’è e come non è osò darmi del depresso e, colmo dell’orrore, aggiunse che avevo un complesso di inferiorità. In effetti non sono mai stato un granché alla chitarra, ma non l’accettavo lo stesso quell’etichetta. Così decisi che bastava: al fondo c’ero arrivato. Per fortuna sono sempre stato una persona particolarmente orgogliosa, figurarsi se potevo accettare di essere aiutato. Quel giorno decisi di cambiare molte cose, e questa è la storia di come sono diventato donna. Ah, no, scusate questa era la storia della depressione.

    Scusate la brutalità voi che passate, ma la vita non fa schifo: fa schifissimo. E’ davvero un’esperienza orribile che può essere paragonata solo alla morte, solo che la morte dura meno se non altro. Il fatto è che ogni tanto può capitare qualcosa di abbastanza decente da far dimenticare il resto. Che poi può essere una scempiaggine, ognuno ha i gusti suoi: certo che se il vostro sogno è quello di conoscere Paolo Limiti… Beh, queste cose valgono la pena dello schifo di prima. Davvero, è banale ma è così.
    Che serva un aiuto o meno per uscire dalla depressione io non lo so, non sono uno psicologo o il Gabibbo. Io so solo che il primo aiuto un depresso deve darselo da solo, poi, se servono, ci sono gli altri altrimenti è tutto inutile.

    A chi cercava di aiutarmi: mi dicevate cose tipo “sei una bella persona”. Porcate. Sono pigro, cinico, egoista, stempiato e sovrappeso, non propriamente una bella persona. Potevate anche dirmi “sei una persona” che così mi risparmiavo qualche anno buttato ai porci, no? Vabbè va, grazie lo stesso, a mio modo vi voglio bene.

    Oh! Mi ‘so sfogato. Grazie DM! Grazie MC (i’m lovin’ it)!!!

  • lupoalburnino

    Io non mi vergogno di “confessare” di essere stato depresso e di esserlo ancora. La mia “malattia”, già detta in un post con il mio Carneade, è mista: ansia e depressione. Il che significa peggio della sola ansia e peggio della sola depressione. E’ una fatica di vivere che non auguro al peggior nemico. Piano piano sono arrivato ad una bella età, costruendo nel frattempo tanti piccoli capolavori: lavoro, matrimonio, casa, figlie, sindacato, scrivere. Chi mi ha aiutato? Non lo so. Nei momenti lunghi di ansia e depressione si ha biksogno di tutti e di tutto, soprattutto di se stessi, ma non basta. Anche gli ansiolitici, senza abusarne, aiutano. Da soli è molto difficile uscirne. E soprattutto distrazione, quella sana, con gli amici e con la propria volontà.
    Non si esce mai del tutto dalla depressione. A me non è successo. Anch’io sono orgoglioso e mi sono detto tante volte: “A me no, non mi freghi”. Erano proprio i momenti da maggiore fregatura. L’ansia o la depressione, o tutto insieme, vogliono essere rispettate, mentre si preferirebbe mandarle al diavolo. Non si può: diventano più aggressive. Bisogna scavare dentro di sè, a fondo. Solo così forse si riesce a vivere.

    • vincenzo

      cela farai ciaociao piacere comunque io ho soferto per 4 anni di depressione e ansia e non ti dico come stavo malissimo mi facevo dei viaggi con la mente allucinanti e mi sono fatto qurare e ora finalmente sto bene e telo auguro anche a te di uscirne si forte che cela farei fidati di me ho visto persone peggi che non riescono nemmeno a parlare con la depressione………….si lo so e difficile ma con un aiuto della persona giusta ne puoi uscire trancuillamente fidati io ero depresso gravemente e ora sto bene e pensavo di non farcela invece celo fatta sto benissimo…….e anche tu sarai forte cela farai vedrai forza e coraggio………….ricordati che solo alla morte non ce rimedio dell resto tutto e possibile…………..ricorda che finche ce vita ce speranza…………..ciao in bocca a lupo ci conto e si forte……………………………..vinci la depressione vedrai cela farai ciao

  • Fully

    Ho avuto un caso di recente in famiglia e posso confermare che per uscirne c’è bisogno proprio di tutto quello che è stato detto qui: psicologi, farmaci ma soprattutto amore per se stessi (da riconquistare giorno dopo giorno) e vicinanza, affetto, aiuto da parte di coloro che ti sono accanto (accanto in qualunque modo).
    Penso che in questo nostro tempo la depressione sia in agguato per ciascuno di noi: secondo me essa è determinata dal grande vuoto interiore di chi si sente solo anche quando è circondato da tanta gente. E’ la solitudine che attanaglia chi cerca ragioni di vita senza riuscire a trovarne. E’ la mancanza di speranza che si avverte di più quando si è perduta ogni fede.
    Grazie DM e grazie per le vostre testimonianze.

  • lupoalburnino

    Hai ragione, Fully, ma c’è di più. Ci sono motivazioni o cause così profonde che spesso non si conoscono se non attraverso una autoanalisi spietata con se stessi e che spesso risalgono alla notte dei tempi, all’infanzia per esempio, quando sembra tutto dimenticato e invece sono nascoste lì nei meandri più remoti della propria psiche. Ma anche quando riesci a farli risalire alla superficie della propria coscienza non sempre significa che tutto è finito, perchè nel frattempo le sperienze negative maturate si sono stratificate a tal punto che rimuoverle diventa quasi impossibile, nonostante gli aiuti che si possano cercare e avere. Una grande forza di volontà solo per poter vivere decentemente…, mentre si ha l’impressione che intorno gli altri siano più sereni. Forse si, forse no. E’ un continuo assillo che si perpetua nel tempo. Pensa che anche il grande Churcil (si scrive così?) era colpito dalla depressione che lui chiamava il suo “cane nero” e quando si trovava in apnea si chiudeva nella sua stanza e vi rimaneva per giorni interi a rimuginare sulla sua vita e sui tanti perchè dell’esistenza. In piccolo succede anche a me, ma io ho bisogno degli altri, degli amici. Ce ne sono così pochi, se non nessuno a volte, ad ascoltarti. Non ti sembri strano, ma solo i preti riescono ad ascoltarti con attenzione, almeno sembra, e non è poco. Che confessione! Ad inizio dell’anno 2009!
    Auguri a tutti!

  • Oris

    La depressione, quella feroce, passa da stati di iperattività a stati di apatia totale passando per la violenza e la rabbia, naturalmente verso coloro che ti sono vicini: naturalmente io che per anni ho rinominato casa mia “sezione distaccata USL” ne ho un esempio vivente in mio fratello, dovuta al fatto di non aver mai superato il distacco forzato dalla coscienza della Madre (Alzheimer), per paradosso la sua depressione è migliorata dal momento nel quale la mamma è mancata.

    Quella che invece ci portiamo dietro non è vera depressione, solo scoramento che hanno le persone con una sensibilità più spiccata per le cose meno palesi della vita.

  • lupoalburnino

    Non sempre, caro Oris. Quando le motivazioni sono chiare quasi sempre la depressione, ma non lo è nel vero senso della parola, forse è più “sensibilità verso le cose meno palesi della vita”,va via da sola, quasi all’improvviso. Ma quando è vera depressione non sempre ti dà le vere ragioni. Ti ci fa girare intorno, quasi a prenderti in giro, senza darti la possibilità di reagire perchè non sai contro chi o contro cosa lottare. Sta dentro di te, non solo nell’anima, fin nelle viscere: si chiama “sindrome psicosomatica”. E’ chiamata anche “male oscuro”, perchè spesso non si capisce da dove deriva e perchè si “installa” in una persona. Spesso la gente dice: “Ma che gli manca? Ha tutto, danari, salute, una bella famiglia…” Eppure essa sta lì a torturarti anima e corpo. E molti soccombono, anche quelli che possono consentirsi i migliori esperti. Chi non ricorda Giovannino (!?) Agnelli? Tanto per citare un caso emblematico. Quanti non riescono a reagire e…
    La depressione! Si muore un giorno un poco, un altro ancora un poco, un altro ancora, poi lo schianto…
    Occorre coraggio, una volontà di ferro, forse una svolta…Chi sa!

  • ugasoft

    Grazie Marco, bel pezzo.
    Mi ha dato molto da riflettere, anche perché io sono tuttora nella bufera che ho paura a chiamare con il suo nome: depressione.
    Ci sono nel mezzo, lo sento. Ho perso tutti i desideri, tutti i sogni. Passo le giornate a far passare il tempo, la mia testa non c’è. Uso il corpo, cammino molto (almeno 10km al giorno), prendo autobus a caso solo per non sentirmi solo. Rientro a casa tra le lacrime al crepuscolo, non sufficentemente stanco.
    Ho l’incubo del presente.
    Prima la mia vita era ricca di sogni e di futuro, ricordo che mi dicevo che “non sarebbero bastate due vite per fare quello che vorrei fare!”, ma da quando m’è crollato il mondo addosso non riesco più a fare piani e son costretto a vivere il presente.
    Spero di uscirne, mi sento solo.

        • diabolicoMarco

          Per il crogiolarsi quello che diceva Lameduck più su. Spesso è più semplice cuocere nel proprio caldo brodo della disperazione che cercare di uscirne. Anche perché la nuda verità è spesso fredda e spietata.
          Riguardo il capire: spesso quella che anche erroneamente viene chiamata depressione ha una causa ben precisa, o più cause. Cercare di capire quali sono è il primo passo. Poi bisogna agire per risolvere il problema. Tutto questo io ho voluto farlo da solo. Ci sono riuscito probabilmente perché la mia condizione non era particolarmente grave, non patologica. E anche perché solo non sono mai stato. Ma questa è un’altra storia.

  • simona_rm

    però io…..io vorrei….vorrei prendervi per le spalle e scuotervi forte forte. Una shakerata all’amor proprio, che vi faccia rinvenire da quel buio dove vi siete esiliati.
    E vedere se funziona.

    Avevo deciso di non intervenire in questa pagina, per paura di dire la cosa sbagliata, che suonasse offensiva o anche solo irrispettosa, verso chi deve convivere co’ ‘sto cadavere dentro.

    E l’avrei anche fatto, se la depressione fosse rimasta alla larga da me qualche altro giorno. Invece no. Mia madre ha esondato la sua proprio oggi, così, per augurarci buon anno. Soffre di depressione da tempo immemore, a volte ho anche creduto che fosse seriamente intenzionata a curarsi. Ho dovuto scatenare l’inferno perchè si decidesse a cambiare qualcosa (perchè la comprensione e le maniere dolci, non servivano a un cacchio). Psicofarmaci, psicoterapia, pure i fiori di bach.
    E’ diventata ciclotimica. Non sai mai di che umore sarà.
    Up e down.
    Oggi era down.

    DOVETE CURARVI. DOVETE E BASTA! Dovete per il bene di chi vi sta intorno:
    perchè la depressione è un’affezione della psiche tremendamente contagiosa: si passa da padre a figlio. Mia sorella se l’è buscata. Io ancora no. Ma se continuo a stare in mezzo ai depressi, non garantisco per la mia salute.

    Siamo tutti depressi. Siamo tutti infelici. Ha ragione Neo: il mondo fa schifo. Noi dobbiamo provvedere che questo schifo, non diventi la nostra patologia.

    Vi chiedo scusa, per questo arabesco di sciabola tra i fili dei vostri equilibri, ma se solo riusciste a capire quanto è difficile vivere accanto ad un depresso! Allora forse, riuscireste ad oggettivarvi e vedendovi da fuori, con gli occhi degli altri, capireste la fatica di questo amore ostinato, capireste quanto ci costa e come ci consuma. Magari vi metterebbe la voglia di scuotervi dal vostro buio, dal vostro chiodo, dal vostro limbo, dal vostro nulla, da qualunque forma abbia assunto in voi, questo male di vivere.

    Non siete soli.

    • diabolicoMarco

      Più che di depressione mi sembra che si parli di incazzatura! Bella l’idea di fare l’elenco di tutti i responsabili dei miei problemi concreti documentabili. Quello che c’è lì è uno spasso.

      • anna

        incazzatura,hai detto bene. C’è un mio cliente uscito dalla comunità pschiatrica che quando mi trova alle prese con tutyi i documenti mi dice “si, si, ci vai anche tu in comunità se continui così!” , gli rispondo che se mai è più probabile che finisca in un manicomio criminale e poi penso che potrebbe rimetterci anche lui se viene tutti i giorni a farmi perdere tempo perchè vuole parlare… mi dispiace trattarlo male ma mi fa una rabbia, non per lui poverino…no, è che nessuno fuori di testa ha fatto saltare in aria questi che ci stressano

  • lupoalburnino

    Gli interventi diventano interessanti e preoccupanti. Che i depressi in Italia fossero tantissimi si sapeva, ma che si allargassero a macchia d’olio non si prevedeva. Oppure si? Simoba scrive che è difficile e contagioso convivere con i depressi. Ed è vero. Ma non sai, Simona, quanto sia difficile per il depresso convivere con se stesso. Il depresso sa anche che il suo stato danneggia chi gli sta intorno e questo lo fa stare ancora più male, ma non sa come uscirne. Chi vi parla entra ed esce dalla depressione e dall’ansia. Il mondo che mi sta intorno non sempre mi aiuta ad inbroccare la strada giusta per dire: “Finalmente ce l’ho fatta!”. Un’amica che vive da una vita questa strana “malattia”, come me, mi dice spesso: “Quando mi sento bene fisicamente mi sembra di vivere una nuova vita e sarei capace di fare cose straordinarie. Poi…” E’ così. La depressione non fa stare bene neanche fisicamente, per cui la cura diventa sempre più complicata. Come se ne esce? Io non ho terapie specifiche, mi affido alla mia esperienza. Distrarsi in tutti i modi possibili, vivere tutte le esperienze anche se piccolissime, stare con gli amici, sperare che il mondo non sia sempre così ostile come ogni giorno si presenta, anche qualche psicofarmaco è di aiuto senza strafare, aguzzare l’ingegno per non dargliela vinta, dirsi che è una malattia come tante altre che può essere curata, ma avere la volontà di vincere, una volontà ferrea, determinata, nonostante le cadute e le ricadute: rialzarsi e proclamare prima a se stessi che è possibile uscire dal vicolo cieco in cui ci si è “incuneati”. Una strettoia si trova sempre. Crogiolarsi non serve a nulla, è vero, anzi peggiora la situazione. E ci vuole da parte degli altri tanta comprensione e tanta delicatezza. E parlare, parlare, parlare fino allo spasimo… e tanti auguri!

    • anna

      caro lupo, leggi la risposta a diabolico Marco. Si è vero, parlarne fa bene, ma bisogna trovare il momento e il modo adatto per farlo. Solo l’ironia ci può aiutare, in quanto agli pscofarmaci non so. Trovo inquietante il numero enorme di malati mentali in cura che ammazzano i familiari o si suicidano: mai, ripeto, che colpiscano chi ci rende la vita impossibile. Io mi salvo pensando spesso a quello che mi diceva mia mamma, ma non per farmi un complimento: “Te sei una che se casca il mondo ti sposti solo più in lè” E certo! mica sto a prenderlo sui piedi!

      • lupoalburnino

        Cara Anna, la depressione non ti lascia alcuno spiraglio di ironia o autoironia. Si, sarebbe la cosa migliore, ma chi ci è passato sa quanto sia difficile avere pensieri diversi da quelli negativi che la depressione ti “inculca” continuamente durante la giornata. Io non so quali siano le reali cause della depressione. Se ne dicono tante: infanzia infelice, perdita dei propri cari e abbandoni, amori perduti, difficoltà economiche, stress, ecc. Meno male che non sempre si risolvono in modo tragico sia contro se stessi o contro i familiari. Forse sarebbe meglio prendersela contro chi ci rende la vita impossibile. Che succederebbe? Una strage immane dall’una e dall’altra parte, perchè il “malfattore” troverebbe sempre la maniera di difendersi e offendere con armi addirittura più sofisticate come del resto fa quotidianamente. C’è speranza? Ma si! La vita è lotta continua…mettiamoci pure la depressione!

  • giulio

    sono capitato in questa pagina per caso, ho letto i vostri post, ma non so quanto possano essermi utili, chi non vuole curarsi ma ti è accanto, ammazza te pian piano………anche se cerchi in ogni modo di essere non so come ma stargli attorno, insomma ragazzi quanto è difficile, mi sono spiegato come un libro stracciato, ma dovevo dire qualche parola per non urlare……………………………….. spero di riuscire a far rialzare chi sembra sia nata caduta………..

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