Partiti a D.O.C.G.: perché no? 33


Qualche tempo fa mi chiedevo se, visti i risultati, nell’impossibilità di selezionare l’elettorato, non fosse possibile migliorare la qualità della nostra classe politica attraverso una selezione preventiva dei candidati. La cosa era lesiva della Democrazia?
Dunque, sì, il precludere la carriera politica in base alla carriera è un vulnus alla democrazia, a mio parere
. Rispondeva un affezionato lettore di questo sito.

Personalmente sono di parere opposto. Non vedo vulnus a selezionare i candidati, ove la selezione sia praticata secondo regole note e condivise. Forse perché non riesco a vedere niente di sacro e di intoccabile nelle cose che ci riguardano, compresa la democrazia. Mi pare che, anzi, al punto in cui ci troviamo, la selezione dei candidati sia indispensabile alla sopravvivenza stessa della Democrazia; la cui credibilità non può non finire intaccata dal degrado delle istituzioni, ove queste si prestino tanto facilmente a trasformarsi in un bivacco per i manipoli del malaffare. L’espressione di Mussolini fotografa perfettamente quel che successe ad alcune Democrazie, tra cui la nostra, meno di un secolo fa.

A tale proposito la Costituzione tace. Si limita a stabilire che Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale. (art.49)  Quel metodo democratico essendo riferito al concorrere tra di loro a determinare la politica nazionale, non all’organizzazione intrinseca di ciascuno di essi.

Da questo punto di vista nulla osta a che un Partito preveda che i propri candidati a ruoli istituzionali, da consigliere comunale in su, debbano possedere dei requisiti minimi; come s’è fatto con il vino per tutelare i consumatori quando s’è istituita la D.O.C.G. Se anche un solo partito lo facesse tutti gli altri dovrebbero seguirlo: chi mai, potendo avere un D.O.C.G, sceglierebbe allo stesso prezzo un vinaccio senza garanzia?

Obiettava il nostro affezionato lettore:

Se uno fa il droghiere o l’elettricista non vuol assolutamente dire che non abbia un’intelligenza sufficiente a fare il consigliere regionale/provinciale o persino il presidente della Repubblica.

Certo che no. Ma il quesito non era questo, ma quest’altro: è antidemocratico negare la guida dell’auto ai droghieri e agli elettricisti intelligenti che non possiedono la patente? No? Bene. E allora perché non gli si dovrebbe negare l’accesso a consigliere comunale/provinciale e persino a Presidente della Repubblica ove non ne possiedano i titoli?

La domanda nasce dalla convinzione che l’amministrazione della cosa pubblica sia un mestiere a tutti gli effetti, che richiede delle conoscenze per essere svolto al meglio. L’intelligenza va benissimo ma non basta, serve anche la capacità: téchne. Nel senso di saper fare. In dialetto milanese: offelee, fa el tò mestee.

Da questo punto di vista quali titoli potremmo chiedere al droghiere e all’elettricista che ambissero a ricoprire delle cariche istituzionali, in generale al politico che ambisse alla Denominazione di Origine Controllata e Garantita, senza ledere il loro diritto alla politica attiva in quanto cittadini, sperando che la cosa porti a un miglioramento nell’amministrazione della cosa pubblica?

Fosse per me comincerei a pretendere quattro cose.

  1. Una buona cultura di base che consenta al candidato di rappresentare al meglio gli interessi degli elettori nei rapporti che necessariamente intratterrà con gli altri soggetti della scena politica, istituzionali e non, italiani e stranieri. Oltre, naturalmente, alla conoscenza specifica della materia inerente la carica per la quale si propone. Meglio se la téchne è certificata da un buon titolo di studio, conseguito presso una buona università. Si corre il rischio di lasciar fuori delle bellissime menti. Lo so. Ma se è il prezzo da pagare per tenere lontani dalle istituzioni le Gelmini, i Gasparri, i Bossi, secondo me ne vale la pena. Il ciabattino del mio paese è una mente vivissima e io mi diverto un mondo a sentirlo parlare di politica ogni volta che mi rifà le suole, ma non ce lo vedo a perorare le sorti del mio paese presso Christine Lagarde. È uno dei motivi per cui preferisco Monti a Grillo.
  2. Significative esperienze maturate nell’amministrazione della cosa pubblica, o in incarichi equivalenti, che ne attestino il valore e la maturità. Il vecchio Cursus Honorum di Romana memoria: tribunus laticlavius, Quaestor, Aedilis, Praetor, Censor, Consul. Se questa regola fosse stata in vigore Nicole Minetti e Daniela Santanché a suo tempo avrebbero potuto ambire tuttalpiù al ruolo di vivandiere al seguito delle truppe.
  3. Fedina penale pulita, con speciale riguardo a ciò che riguarda i reati relativi al patrimonio: malversazione, concussione, corruzione, falso in bilancio, peculato, frode, bancarotta …
    Perfetto il provvedimento varato in questi giorni dal governo, che inibisce per dieci anni la ricandidatura a Sindaco, Presidente di Provincia e di Regione a coloro che si siano resi responsabili, per dolo o colpa grave, del dissesto finanziario dell’Unità Amministrativa loro affidata. Dovrebbe essere esteso a tutte le cariche che comportano gestione di denaro pubblico.
  4. Vincolo di mandato. Il candidato dà la disponibilità a dimettersi ove la propria opera risulti in contrasto con le promesse fatte in campagna elettorale. In deroga all’art.67 della Costituzione secondo cui: “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato.” Privilegio esteso ai membri dei consigli regionali, provinciali e comunali. Una norma che ha prodotto: gli Scilipoti, i Carra, i Razzi e le Binetti. Sono stati 161 i deputati e i senatori che hanno cambiato casacca nel corso dell’ultima legislatura. Non ho dati sui consiglieri comunali, provinciali e comunali.

Non dico che la D.O.C.G risolverebbe i nostri problemi, però io ci proverei. Peggio di com’è ora è difficile che vada. Se non funziona siamo sempre in tempo a tornare indietro.


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33 commenti su “Partiti a D.O.C.G.: perché no?

    • fma

      Mi rendo conto che può essere un eccesso di tutela. Di sicuro taglierebbe fuori qualcuno che meriterebbe di essere incluso. Ma che ci mettiamo al posto di un buon titolo di studio per essere certi che ci troviamo di fronte a uno che saprà tutelare i nostri interessi?

  • Giacomo

    Passi che le pretese sono condivisibili ma in che modo queste potrebbero essere richieste? Con i mezzi della democrazia rappresentativa a suffragio universale? E siamo daccapo. Secondo me è proprio l’estensione a tutti della facoltà di voto che andrebbe eliminata.
    Quando ascolto la stragrande maggioranza dei giornalisti che commenta con frasi del tipo “si però ‘laggente’ non è stupida”…trasecolo. Perché ‘laggente’ invece è proprio stupida. La stragrande maggioranza dell’elettorato ignorante e priva di cultura minima per discernere. ‘laggente’ che non ha mai letto nemmeno un libro in vita sua, che non riesce a discernere quel che legge nella ipotesi remota che legga almeno un quotidiano (tutti di parte) e con un analfabetismo di ritorno che fa paura!!!
    E questo l’elettorato che dovrebbe sancire la genuinità della classe politica?

    • fma

      No. Non è l’elettorato. Così come non sono stati i bevitori a tutelare la qualità del vino. I consumatori bevevano addirittura il vino al metanolo, tanto poco ne capivano di vino. Sono stati i produttori di vino buono, per valorizzare il proprio prodotto contro quelli che lo facevano a puro fine di lucro.
      La stessa cosa potrebbero fare i partiti, ove avessero un buon prodotto da proporre. Credo che con questi chiari di luna andrebbe a ruba.

      • Giacomo

        Ok. restiamo nella metafora alcolica 🙂
        E come hanno fatto i produttori onesti? Mettendo sul mercato vino più caro della media e quindi non alla portata di tutti. Purtroppo ‘laggente’ vuol continuare a bere vini ad 1 € al litro (che l’uva non l’hanno vista neanche in fotografia) e…siamo ridaccapo 🙂

        • fma

          L’introduzione di regole nella produzione dei vini ha portato a un aumento generalizzato della qualità. Prima andavi a naso, o per sentito dire. Ora leggi l’etichetta. Che non vuol dire che tutti i vini sono dei Barbaresc ma che la qualità media è aumentata. Che è un ottimo risultato.

  • Adriana

    @ fma
    Sarebbe facile gioco dire che gli attuali laureati, tra cui forse qualcuno super, non fanno i nostri interessi, almeno, fanno interessi che non sono miei; dunque lasciamo stare questo argomento. Rimane il fatto che la laurea, a mio parere, non garantisce nulla. Del resto e per contro, non credo che un noto politico di lungo corso, non-normalista cioè non laureato alla Normale di Pisa a cui era iscritto, avrebbe fatto qualcosa di meglio o di peggio nel suo lungo corso, se invece laureato.

    GRP, sempre essenziale e lapidario, postulando la certezza della pena elima molti dilemmi.

    • fma

      Quanto alle pene. La pena viene irrogata a chi ha commesso un reato. Se fosse appena possibile io cercherei di costruire un sistema che produca pochi reati. Che dunque abbia bisogno di poche pene.
      Quanto alla laurea. La laurea non è un must. E’ lo strumento proprosto per misurare la preparazione di un candidato. Possiamo sostituirla con un quizzone, o qualsiasi altra cosa. Che naturalmente non garantisce nulla, come la laurea.
      Qual’è l’alternativa? Non misurare le capacità dei candidati? 😉

  • Vittorio Mori

    Rispondo con un aneddoto quasi del tutto off-topic (tanto per cambiare). Oggi un ragazzo dell’ENEL è venuto a controllarmi i contatori aziendali. Mentre fa il suo lavoro, vede i (vecchi) pali che arrivano ai miei contatori e mi fa: “ah, però qui avete ancora i cavi in rame…”. Io gli chiedo: “si, perché di cosa li fanno adesso?” – Lui: “beh, li montiamo in acciaio-alluminio, hanno perdite anormi, ma non così non se li rubano. Al Sud Italia era un continuo, si fregavano km di linee intere per rivendersele.”. Ho avuto una folgorazione (sarà stata la corrente) : ma sarà che in Italia, semplicemente, c’è proprio lo spirito “mariuolo” che aleggia imperterrito nei nostri spiriti ? E a questo punto: che cavolo vuoi fare la DOCG? Per un paese del genere ci vuole un feldmaresciallo. Mi viene in mente che la democrazia è davvero un lusso qui da noi: propongo una liberalizzazione della mafia al Sud, un ritorno allo stato della Chiesa qui da noi centrionali e che il Nord diventi pure Padania.

  • ilBuonPeppe

    “la selezione dei candidati sia indispensabile alla sopravvivenza stessa della Democrazia”
    Cioè: per salvare la democrazia bisogna ucciderla. Mi piacciono le trovate paradossali.
    Battute a parte, c’è un problema “tecnico” nella tua idea.
    Se vuoi la competenza tecnica, possiamo discutere sui metodi per selezionarla, ma non ci sono problemi a trovare assessori o ministri. Diventa invece impossibile trovare consiglieri e parlamentari, persone che, per il loro ruolo, dovranno discutere e decidere su qualsiasi argomento. Io non credo che esistano i tuttologi e ho l’impressione che non ci credi neanche tu. Come la risolviamo?
    Comunque tieni presente che gran parte dei politici odierni (inclusi i vari Scilipoti, Gelmini, Carfagna, ecc.) sono laureati, per cui risulterebbe ben difficile escluderli in una selezione.

    • fma

      Non c’è problema. Per i consiglieri e i parlamentari va benissimo una buona cultura generale.
      La laurea non è una condizione sine qua non.
      Il problema vero è quest’altro: ci diamo uno strumento per misurare l’adeguatezza di chi si candida a rappresentare gli interessi generali?
      E’ democratico misurare cosa sa fare un candidato, o bisogna prenderlo a scatola chiusa per non offendere la democrazia?
      Quanto ai citati personaggi pubblici, che saranno pure laureati, osservo che:
      a) Scilipoti avrebbe dovuto dimettersi se fosse stato in vigore il vincolo di mandato.
      b) Gelmini e Carfagna non sarebbero mai diventate ministro, se il cursus honorum avesse avuto corso.

  • ilBuonPeppe

    Alla fine di questo bell’esercizio, penso che la cosa più corretta e più ragionevole sia il titolo.
    L’esperienza del DOCG dei produttori di vino potrebbe tranquillamente essere applicata, ma a singoli partiti, non al sistema nel suo complesso. Così come alcuni produttori di vino decisero “autonomamente” di fare una scelta di qualità e non la imposero a tutti, altrettanto potrebbe fare qualche partito. Ognuno è libero di selezionare i candidati come vuole ma imporlo a livello di sistema è sbagliato.
    Ogni consumatore oggi può scegliere se comprare vinaccio in busta da 30 cent oppure un docg da 30 euro. Il problema vero è che in politica nessuno oggi vuole la qualità, perché non conviene: non la vogliono i partiti ma non la vogliono nemmeno gli elettori.

    • fma

      E’ esattamente quello che intendevo: è il partito che sceglie se darsi il D.O.C.G oppure no.
      Per sapere se un “prodotto” del genere avrebbe mercato bisognerebbe provare.

  • Gilda

    Secondo me non sarebbe antidemocratico. Effettivamente, funziona così per il lavoro: nessuno te lo da se non lo fai bene (cioè, se non hai le capacità).
    Non sono d’accordo sulle ipotesi avanzate per capire se una persona abbia o meno le capacità. Non credo che il lavoro di politico richieda solo cultura e preparazione tecnica (per non parlare delle lauree comprate). Ad esempio, per dirtene una, credo che una qualità di cui un buon politico non possa fare a meno sia quella di saper gestire situazioni molto differenti e saper reagire al massimo della lucidità anche in situazioni anomale (come per esempio può esserlo una crisi o una rivolta popolare). Questo è solo il primo esempio che mi è venuto in mente, ma credo che per avere dei miglioramenti effettivi nei candidati sia opportuno fare test approfonditi e riguardanti ogni campo (ovvero: se si fa una cosa, si fa bene e al massimo delle possibilità). Però, se rimane una scelta dei singoli partiti, non credo che i risultati saranno rilevanti.
    Devi anche considerare che ci portiamo alle spalle vent’anni di ridicola politica, solo pensando alla mia generazione (che una politica reale non l’ha mai conosciuta) mi viene da dire che complessivamente io e i miei coetanei non abbiamo neanche avuto la possibilità di credere o di fidarci della politica e della società in generale, ergo ci sarebbe un’intera generazione che ugualmente farebbe fatica a riconoscere delle qualità in un soggetto politico. Credo, almeno. Forse, un po’, lo spero anche.

    • fma

      E’ difficile misurare la capacità delle persone. Le probabilità di sbagliare sono alte. Tanto più alte quanto più rozzi sono gli strumenti a disposizione. Siamo d’accordo. Ma qui si tratta di scegliere se sia meglio cercare di misurare la capacità dei candidati, col rischio di sbagliare, o lasciare che si candidi chi vuole e può. Se produca risultati migliori il primo metodo, o il secondo; sapendo già che nessuno dei due sarà esente da falle.
      Per risultati intendo cose concrete, che si possano toccare con mano e vivere sulla propria pelle.
      Oggi siamo davanti a una classe politica i cui componenti sono stati scelti in funzione di tutto fuorché del loro valore personale. Salvo eccezioni.
      La mia ipotesi è che se provassimo a capovolgere il sistema, a “pesare” le persone che si autocandidano alle cariche istituzionali, il risultato finale, pur con tutti gli errori, sarebbe pur sempre una classe politica migliore di quella che ci sta davanti.
      È un’ipotesi.
      Per esserne sicuri bisognerebbe provare.

      • Gilda

        Lo capisco il tuo discorso, ma non capisco la parte in cui ti vuoi accontentare di misurare le capacità attraverso una laurea. Una cosa o si fa bene, o non si fa. Non è del concetto che dubito, ma del metodo di approssimazione.

  • qminchiaèstuled

    Leggendo l’ultimo commento mi è sorto un dubbio, forse un po’ grossolano, sulla bontà della certificazione dei politici.
    Pensavo agli Usa, dove, almeno così mi pare, i candidati politici in corsa generalmente sono spesso uomini di successo, facoltosi, o anche di grande notorietà, ma non necessariamente docg, e penso in particolare a G.W. Bush figlio, piuttosto che a R. Reagan.
    Se il fatto di essere stato un attore non preclude la possibilità di essere anche un buon presidente degli Stati Uniti, o quantomeno di farsi eleggere per 2 mandati consecutivi, se B.Clinton nonostante il sexgate( scandalo Lewinsky), non provoco’ al suo paese la perdita di immagine che abbiamo subito noialtri per certe analoghe “debolezze” del nostro piccolo presidente della piccola Italia, perchè una certificazione tecnica tipo docg, tuv o blue ribbon che si voglia, dovrebbe essere condizione sine qua non per avere dei rappresentanti politici degni? Vi viene il dubbio che forse sono proprio questi che ci meritiamo, che ci rappresentano in modo cristallino, noialtri italioti?

    • fma

      La D.O.C.G non vuole, e non può, essere la certificazione di un buon politico; ma, così come per il vino, la certificazione che quel politico/vino ha di sicuro le caratteristiche previste dalla D.O.C.G.
      La qualità media dei politici a D.O.C.G. sarebbe migliore della qualità media dei politici di oggi? Bisognerebbe provare per saperlo. Per il vino è stato così.
      Ci meritiamo una qualità migliore?
      Rispondo con un’altra domanda:
      E perchè mai non dovremmo provare a migliorare?

  • Ventisettembre

    Il candidato ideale non sempre corrisponde al miglior politico. Sui punti: l’impressione è che identifichi la cultura personale con il titolo di studio. Comunque, Berlusconi, Brunetta, Gelmini, Boccia, Biancofiore, Carfagna e mi fermo qui, sono tutti laureati. “Buon titolo di studio conseguito presso una buona università” prima di tutto i criteri con cui una università debba essere “buona” rispetto ad un’altra, non sono di semplice individuazione. Da quello che posso capire, ma non sono una cima, secondo il tuo disegno, i migliori candidati per governare sarebbero dei simil bocconiani con tanta competenza. Una specie di oligarchia benedetta dall’istruzione “buona”.
    “Significative esperienze maturate nella cosa pubblica” quindi chi ha vinto concorsi pubblici o lavora nella pubblica amministrazione e chi è stato eletto in istituzioni minori. Io non ho buon rapporto con la P.A. Credo che spesso, in un’azienda privata, molti di questi, farebbero le fotocopie e non i dirigenti. Escludere la candidatura a chi ha aziende piccole e grandi, liberi professionisti, cittadini, casalinghe, brillanti studenti , perché non hanno esperienze con la cosa pubblica sia sbagliato. Anzi, le risorse migliori provengono da queste categorie.
    Sul vincolo di mandato non sono d’accordo, ma condivido il problema che hai posto.
    Il buon politico non credo debba essere valutato in relazione a ciò che hai descritto, o solo in base a questo.
    Il politico deve avere passione, onestà, determinazione, coraggio e senso dello stato (rectius: senso del paese) . La competenza aggrega tutte queste qualità. (accettare l’incarico di sottosegretario alla economia, essendo medico chirurgo è un problema di onestà e pessimo senso dello stato, il buon “buon titolo universitario” conta poco).
    Per risolvere una volta per tutte il problema sulla scelta del buon politico, io mi affiderei a Multivac (se non conoscete Multivac, peggio per voi.).

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