Parole e Libertà 47


Libertà è il termine, e anche il concetto, più usato, citato e invocato (e quindi abusato) nella storia e nella cultura almeno del mondo occidentale largamente inteso. Esso ha avuto il suo momento di apoteosi durante la Rivoluzione Francese distaccando di gran lunga i due ideali ancillari di Uguaglianza e Fraternità.
La libertà ha una valenza epica perché nel suo DNA c’è anche il concetto della conquista. In effetti essa non è un bene presente gratis in natura. I Popoli festeggiano spesso la conquista o riconquista della Libertà, ma raramente si trova un giorno del calendario dedicato alla “Festa della Libertà” in generale. Forse perché ai popoli interessa la propria libertà e molto meno quella degli altri.

La libertà però è un concetto astratto, un metacontenitore di tante libertà specifiche e particolari esercitabili concretamente. Questo comporta che ci sia quella “sacra” e quella “profana”.
Per sua natura l’uomo tende a considerare “sacra” e incomprimibile solo la sua personale Libertà (maiuscola ovviamente) di fare quello che gli pare e gli viene comodo e conveniente fare.
Da qualche lustro è diventato consueto sostenere come sacre anche molte libertà profane, sia pure rispettabili, alle quali addirittura si attribuisce la discutibile qualità di “diritto”, che è invece istituzionalmente l’unico limite oggettivo posto alla libertà. Il risultato di tutto questo è, come in ogni campo, la “deminutio” o dequalificazione del concetto. Per fare un esempio, la lotta dei popoli per la Libertà dalle tirannie (o, peggio, dalla schiavitù in qualsiasi delle sue forme) non dovrebbe avere lo stesso grado di qualità e sostegno di quella contro la presenza di un inceneritore nei pressi di una comunità.
E, tanto per fare la fine di San Bartolomeo, aggiungo che alcune libertà invocate come fossero diritti dai giovani , che hanno tante ragioni e tante ingiustizie da rinfacciare alle generazioni precedenti, si confondono spesso con qualcosa che somiglia ad assenza di consapevolezza e responsabilità.

Ma anche alcune delle libertà più sacre meriterebbero qualche umile pellegrinaggio di rivisitazione. Personalmente vorrei diminuire se non il diritto almeno la sacralità della libertà di esprimere opinioni, le mie come quelle altrui, poiché la democrazia in questo campo (unita a possibilità tecnologiche quasi illimitate un tempo sconosciute) porta inevitabilmente ad una presenza talvolta prevalente di opinioni non semplicemente opinabili soggettivamente, ma oggettivamente inaccettabili per manifesta non veridicità o per modalità di forma e contenuto. A mio insindacabile giudizio.
So bene che questo susciterà sdegno e disapprovazione, ma, mi dispiace per FMA (quello vero), non sono disposto ad affrontare neppure la distorsione del mignolo della mano sinistra per consentirne la libera espressione ai titolari di quelle opinioni.
Intanto ho espresso la mia esercitando un diritto privo di contenuto se non ci fosse “Mentecritica”

Di Manrico Tropea



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47 commenti su “Parole e Libertà

  • ilBuonPeppe

    “Per sua natura l’uomo tende a considerare “sacra” e incomprimibile solo la sua personale Libertà (maiuscola ovviamente) di fare quello che gli pare e gli viene comodo e conveniente fare.”
    Affermazione arbitraria (a mio insindacabile giudizio, ovviamente) che presuppone un uomo costituzionalmente egoista e prevaricatore. Basta invece guardarsi intorno per vedere che ci sono uomini così e uomini di altro tipo.

    A parte questo, non capisco cosa intendi per “sacro”.
    “si definisce sacro ciò che è connesso all’esperienza di una realtà totalmente diversa, rispetto alla quale l’uomo si sente radicalmente inferiore, subendone l’azione e restandone atterrito e insieme affascinato; in opposizione a profano, ciò che è sacro è separato, è altro” [http://www.treccani.it/vocabolario/sacro1/]
    Ma parlando delle libertà personali è evidente come queste siano strettamente connesse alla realtà umana.

    • @magistro42

      Anche quelli “di altro tipo” la pensano così per natuta. Poi alcuni vengono educati ad essere consapevoli che senza regole non si convive, altri no e restano prevaricatori. (opinione e non giudizio).
      Per il resto, quando metto tra virgolette un termine è perché lo uso non nel suo significato “istituzionale” ma in quello “profano”. Treccani non lo faceva, ma molti altri lo fanno,

  • bezzicante

    Approvo in pieno e totalmente il post di Tropea che ha alcuni torti espositivi: 1) gli manca uno spessore sociologico che gli avrebbe fornito alcuni strumenti concettuali preziosi per argomentare il caotico e non conciliabile rumore di fondo che IMPEDISCE il godimento reale della libertà come intesa nel ‘700; indubbiamente ciò avrebbe finito col configurare un trattato in diversi tomi, certamente non era il caso; 2) il pudore della parola che – per quel che capisco – è tipico di Tropea, e lo porta ad andare diritto al punto senza fronzoli, necessari invece per farsi capire.
    Poiché io sono notoriamente affetto da superfetazione della parola e – guarda caso – sono un sociologo, mi riprometto di tornare su questo tema affascinante che mi tormenta – in altre forme – in questo periodo. Giusto per fare un accenno (e mi rivolgo con simpatia al BuoPeppe) con un esempio: è evidente (e-vi-den-te) che la TAV va a favore delle libertà di una fetta di cittadini e contro una (minuscola) fetta di altri (equivale all’esempio dell’inceneritore fatta da Tropea). Si capisce che non esiste una linea visibile al di là della quale inizia la libertà dei valligiani NO TAV e al di qua della quale finisce la nostra (e viceversa). Questa bella frase attribuita (mi risulta falsamente) a FMA andava bene in una società lineare, ma non può valere in una società COMPLESSA dove le “libertà” si confondono senza possibilità di sintesi e di ricomposizione. Ciò è un enorme problema per la democrazia, che va inventata su nuove basi. Il tema mi piace moltissimo e mi riprometto di tornarci. Grazie Manrico!

    • @magistro42

      Grazie a te Claudio. In effetti la sintesi può essere, secondo i casi, una qualità oppure un difetto. (dici che mi fido troppo delle qualità del lettore??). Il tema è talmente impegnativo e complesso che esula dalle mie competenze, che umilmente utilizzo come semplice stimolo. Ho accennato alle microstorie degli inceneritori pensando a NO-TAV, accomunati peraltro dagli sfizi anarchici del signor De Luca
      Sarò felice di vedere il tuo lavoro sul tema e di poterlo commentare “liberamente”.

    • ilBuonPeppe

      Continuiamo a ragionare sul “limite” tra la libertà propria e quella altrui, cosa che secondo me è fuorviante. Come ho detto sopra, la mia libertà comincia dove comincia quella degli altri, e finisce dove finisce quella degli altri. Sono sovrapposte, non c’è l’una senza l’altra.
      A parte il fatto che io diffido (lo so, sono insopportabile) di ciò che è “e-vi-den-te”, l’esempio TAV è totalmente fuori luogo. Gli interessi in ballo in quel caso (è vero, non c’entra con il discorso, ma l’hai chiamata tu) sono quelli delle aziende che vogliono costruire, insieme ai politici che devono intascare le prebende, contro quelli dei cittadini italiani. La cosa non riguarda solo la val di Susa. Io abito a oltre 600 km di distanza, ma ringrazio gli abitanti della val di Susa perché con la loro libertà stanno difendendo anche la mia.

      • @magistro42

        Mi sembra riguardi più Claudio Bezzi che me. Essendo comunque coinvolto aggiungo per quanto concerneTAV che è un chiaro esempio del fatto che, secondo le proprie opinioni (legittime entrambe spero) pro o contro si giunge a valutazioni diverse sull’esercizio della libertà. Secondo me i Valsusini non stanno “difendendo la loro libertà” che non è in discussione ma usano la libertà per difendere i loro interessi, che, in linea di principio sono legittimi ma particolari ( a 20 o a 600 km).Poi se qualcuno ritiene illegittimi gli interessi contrapposti è solo argomento di polemica e non riguarda questo discorso.

      • bezzicante

        1) Recenti indagine (non chiedermi la fonte che non la ricordo, spero ti fidi) hanno mostrato che la maggioranza degli italiani NON è con i Val Susini. 2) Non tutti i valsusini sono No-Tav; 3) sono note le infiltrazioni nel movimento NoTav di gente che c’entra zero con la valle. L’esempio TAV, o qualunque simile, mi sembra molto pertinente e lo riprendo meglio in un post programmato qui su MC non so quando (il Comandante non me l’ha detto). In quel post cerco di spiegare perché – a mio avviso – non ha molto senso la frase della mia libertà che finisce dove comincia quella altrui, bella ma solo retorica. E, fra parentesi, la vicenda della Val di Susa è lì a mostrarlo.
        In ogni caso sono consapevole che ogni “fatto” è in realtà un’interpretazione. Ammetto quindi l’errore dell’ “e-vi-den-te”, che mostra una certezza che in realtà cerco di rifuggire. Se hai pazienza un po’ mi leggerai meglio, proprio su questi temi di Manrico Tropea, fra un po’.
        A presto

        • ilBuonPeppe

          1) Non ho argomenti per sostenere né per contestare quello che dici. Mi fido ma non è questo il punto: il problema non è se gli italiani sono pro o contro la resistenza valsusina, bensì se il lavoro progettato ha un senso oppure no.
          2) Vero. E con ciò? Quando vedo l’unanimità mi preoccupo sempre.
          3) Vero. Questo dimostra che non è un problema limitato alla valle.
          Sono felice di sapere che se ne parlerà. Attendo con ansia.

  • Federico

    Un esercizio x tutti, me compreso.
    1 – Vediamo cosa accade nei paesi dove per i media NON c’è libertà di espressione:
    il governo cinese legifera una legge, ovviamente motiva la sua legge con motivazioni più che plausibili, per molti convincenti, attenzione x MOLTI…
    …alcuni potrebbero replicare alle motivazioni con motivazioni ancora più convincenti che porterebbero il popolo a schierarsi contro chi governa INACCETTABILE (X CHI GOVERNA!).
    2 – Vediamo cosa accade in quei paesi dove c’è libertà di pensiero:
    il governo, considerati gli obiettivi commerciali delle aziende italiane, considerati i possibili posti di lavoro prodotti, considerata l’effettiva necessità di rinnovare alcune linee ferroviarie, stabilisce che bisognerà iniziare una certa Grande Opera chiedendo il consenso di ogni paese coinvolto cercando il consenso della maggioranza dei coinvolti…
    …una minoranza avrà da protestare con delle argomentazioni che, a prescindere dall’autenticità e dalla rilevanza saranno sempre di una minoranza e i lavori inizieranno in brevissimo tempo, questo costringerà la minoranza ad opporsi fisicamente all’opera sminuendo mediaticamente la loro posizione ( a prescindere dalla rilevanza effettiva).
    In un caso si impedisce al dubbio di insinuarsi nelle menti dei più che saranno superficialmente coinvolti, nell’altro ci si affida al buon senso o all’ignoranza dei più che saranno profondamente convinti.
    In nessuno dei due casi si arriva ad un dibattito che da cui nasce una decisione onnicomprensiva e universalmente condivisibile.
    Come al solito si sceglie il male minore!

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