Casi limite a Parte, l’Aborto è un Crimine

Attenzione, su Mentecritica scrivono diversi autori. "Casi limite a Parte, l’Aborto è un Crimine" è stato scritto da Anima Sola

preservativo.jpgL’aborto è un tema che ha spaccato la mia coscienza da molto tempo. Da molti anni me ne interesso come medico, come psicoterapeuta e come donna, ma soprattutto come persona. Qualcuno di voi ha posto un grosso problema al limite tra l’etica e la scienza, sicuramente un problema molto umano, come tale quindi profondo e complesso. Quando si può parlare di essere umano con tutti i suoi diritti? Io ritengo che quando un embrione si annida nell’utero materno è un essere umano con tutti i suoi diritti. Nel momento in cui ciò avviene iniziano una serie di reazioni da quelle biochimiche fino a quelle ormonali che determinano lo stato di gravidanza. Inoltre, sono convinta che fin da quel momento iniziano anche reazioni psichiche inconsce, poi sempre più consapevoli, tipiche della maternità.

Da sempre, il solo pensiero che una persona possa decidere di eliminare un feto mi è sempre suonato come un atto di violenza gratuita nei confronti di un qualcuno che non ha chiesto di essere concepito e non può difendersi. L’aborto è un rimedio estremo da usare in casi specifici e limitati, se la gravidanza è intervenuta dopo una violenza carnale, se è un reale pericolo per la salute della madre se è presente una malformazione o se è presente un’anomalia cromosomica. Sono casi limite. Per tutto il resto, l’aborto è per me un crimine.

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Le mie parole sono brutali, lo riconosco, ma non riesco a pensare in altri termini. Se riconosciamo che la Vita va rispettata e protetta dobbiamo riconoscere che in una società dove gli anticoncezionali hanno un’ampia gamma di scelte, non possiamo accettare che l’aborto diventi una pratica anticoncezionale. Molti parlano della libertà di scelta delle donne. Io sono convinta che molte donne dovrebbero prima di tutto chiedersi cosa sia la libertà. E’ una conquista di sicuro, ma dovrebbe essere sempre accompagnata dalla consapevolezza della nostra dignità.

Cosa intendo dire? Dignità nella vita sessuale significa soprattutto sapersi amministrare. In altri termini: non accettare mai rapporti sessuali se non protette. Oggi una donna può e deve viversi una vita sessuale anche fuori da un contesto di coppia, ma con le cautele del caso. Per molte donne, soprattutto le più giovani, fare sesso è spesso una pericolosa svendita di se stesse, indirettamente incoraggiata dal fatto che esiste una legge che è stata applicata in modo tale da renderla una pratica anticoncezionale. Nella mia pratica medica ho constatato spesso la più crassa ignoranza in tema di sessualità da parte di donne anche istruite. E’ parte del rifiuto della corporeità da parte di tante di noi. Dobbiamo anche ricordarci che le conseguenze di certi comportamenti ricadono interamente sulle spalle di una donna, oggi esattamente come 30 anni fa’.

E’ la triste realtà. Io dico che la libertà di scelta delle donne è un mito intellettuale. Scegliere significa avere delle alternative. Molte donne sono tristemente costrette ad abortire perché non hanno altre scelte. Ed è qui che la coscienza si spacca letteralmente perché in teoria l’aborto è un crimine, ma diventa l’unica scelta obbligata perché mancano le alternative. Io non credo ci sia molta possibilità di scegliere soprattutto per le più giovani. E’ giusto rivedere la legge 194, soprattutto volerla applicare così com’è scritta. Ma dico anche che a mio parere è profondamente ingiusto che una donna se decide per l’aborto riceve tutto gratuitamente, ma se decide di tenere il figlio non ha alcun aiuto economico, spesso correndo anche il rischio di perdere il posto di lavoro.

Se vogliamo veramente aiutare la Vita, dovremmo come società civile preoccuparci soprattutto di aiutare concretamente le giovani donne che scelgono di portare avanti la gravidanza. E’ anche vero che si può partorire anonimamente in ospedale e non riconoscere il figlio, che viene poi affidato a coppie che chiedono l’adozione. Ma, c’è un problema che spesso viene tranquillamente taciuto. Quando si parla di aborto spuntano sempre, come i funghi dopo la pioggia, coloro che citano l’aborto clandestino. Ora, un tempo l’aborto era sempre clandestino e spesso era praticato da personaggi criminali. Purtroppo, ed è bene rendersene conto, tale pratica esiste ancora, meno diffusa, ma sempre presente, per il semplice fatto che in certe situazioni una gravidanza non è del partner abituale. In certi casi si ricorre sempre all’operatore clandestino. Quando certe gravidanze per motivi culturali possono essere cause di problemi di coppia e famiglia allora si sceglie per l’aborto. Così, con buona pace di tutti, l’aborto clandestino ci sarà sempre fin quando certe gravidanze rappresentano un rischio non per la salute della donna o del bambino, ma per la pace famigliare.

Ecco, a questo punto, in questa prospettiva, vi sembra giusto condannare chi è stato concepito in un certo contesto? Pensateci per un attimo, provate a pensare di essere stati concepiti in una relazione adulterina e vi eliminano perché siete uno scomodo testimone delle corna di qualcuno. Se si va bene la mamma riesce ad abortirvi in un ospedale cittadino se riesce a non far trapelare niente, altrimenti… Io non mi riconosco nella Chiesa, ma una delle poche cose che mi fanno riflettere è che Gesù è figlio di una ragazza-madre; ho sempre pensato che Dio non si fa’ certo confondere dai nostri pregiudizi. Dovremmo essere capaci di procreare con coscienza fuori o dentro una vita di coppia. Dovremmo essere capaci di accettare la Vita di chiunque, anche quella che ci disturba, che altera i nostri piani e progetti.

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