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Parlo da Donna e da Medico: Casi limite a Parte, l’Aborto è un Crimine

7 gennaio, 2008 di Anima Sola  
Archiviato in Democrazia e Diritti, Diritto di Replica



preservativo.jpgL’aborto è un tema che ha spaccato la mia coscienza da molto tempo. Da molti anni me ne interesso come medico, come psicoterapeuta e come donna, ma soprattutto come persona. Qualcuno di voi ha posto un grosso problema al limite tra l’etica e la scienza, sicuramente un problema molto umano, come tale quindi profondo e complesso. Quando si può parlare di essere umano con tutti i suoi diritti? Io ritengo che quando un embrione si annida nell’utero materno è un essere umano con tutti i suoi diritti. Nel momento in cui ciò avviene iniziano una serie di reazioni da quelle biochimiche fino a quelle ormonali che determinano lo stato di gravidanza. Inoltre, sono convinta che fin da quel momento iniziano anche reazioni psichiche inconsce, poi sempre più consapevoli, tipiche della maternità.

Da sempre, il solo pensiero che una persona possa decidere di eliminare un feto mi è sempre suonato come un atto di violenza gratuita nei confronti di un qualcuno che non ha chiesto di essere concepito e non può difendersi. L’aborto è un rimedio estremo da usare in casi specifici e limitati, se la gravidanza è intervenuta dopo una violenza carnale, se è un reale pericolo per la salute della madre se è presente una malformazione o se è presente un’anomalia cromosomica. Sono casi limite. Per tutto il resto, l’aborto è per me un crimine.

sola.jpg

Le mie parole sono brutali, lo riconosco, ma non riesco a pensare in altri termini. Se riconosciamo che la Vita va rispettata e protetta dobbiamo riconoscere che in una società dove gli anticoncezionali hanno un’ampia gamma di scelte, non possiamo accettare che l’aborto diventi una pratica anticoncezionale. Molti parlano della libertà di scelta delle donne. Io sono convinta che molte donne dovrebbero prima di tutto chiedersi cosa sia la libertà. E’ una conquista di sicuro, ma dovrebbe essere sempre accompagnata dalla consapevolezza della nostra dignità.

Cosa intendo dire? Dignità nella vita sessuale significa soprattutto sapersi amministrare. In altri termini: non accettare mai rapporti sessuali se non protette. Oggi una donna può e deve viversi una vita sessuale anche fuori da un contesto di coppia, ma con le cautele del caso. Per molte donne, soprattutto le più giovani, fare sesso è spesso una pericolosa svendita di se stesse, indirettamente incoraggiata dal fatto che esiste una legge che è stata applicata in modo tale da renderla una pratica anticoncezionale. Nella mia pratica medica ho constatato spesso la più crassa ignoranza in tema di sessualità da parte di donne anche istruite. E’ parte del rifiuto della corporeità da parte di tante di noi. Dobbiamo anche ricordarci che le conseguenze di certi comportamenti ricadono interamente sulle spalle di una donna, oggi esattamente come 30 anni fa’.

E’ la triste realtà. Io dico che la libertà di scelta delle donne è un mito intellettuale. Scegliere significa avere delle alternative. Molte donne sono tristemente costrette ad abortire perché non hanno altre scelte. Ed è qui che la coscienza si spacca letteralmente perché in teoria l’aborto è un crimine, ma diventa l’unica scelta obbligata perché mancano le alternative. Io non credo ci sia molta possibilità di scegliere soprattutto per le più giovani. E’ giusto rivedere la legge 194, soprattutto volerla applicare così com’è scritta. Ma dico anche che a mio parere è profondamente ingiusto che una donna se decide per l’aborto riceve tutto gratuitamente, ma se decide di tenere il figlio non ha alcun aiuto economico, spesso correndo anche il rischio di perdere il posto di lavoro.

Se vogliamo veramente aiutare la Vita, dovremmo come società civile preoccuparci soprattutto di aiutare concretamente le giovani donne che scelgono di portare avanti la gravidanza. E’ anche vero che si può partorire anonimamente in ospedale e non riconoscere il figlio, che viene poi affidato a coppie che chiedono l’adozione. Ma, c’è un problema che spesso viene tranquillamente taciuto. Quando si parla di aborto spuntano sempre, come i funghi dopo la pioggia, coloro che citano l’aborto clandestino. Ora, un tempo l’aborto era sempre clandestino e spesso era praticato da personaggi criminali. Purtroppo, ed è bene rendersene conto, tale pratica esiste ancora, meno diffusa, ma sempre presente, per il semplice fatto che in certe situazioni una gravidanza non è del partner abituale. In certi casi si ricorre sempre all’operatore clandestino. Quando certe gravidanze per motivi culturali possono essere cause di problemi di coppia e famiglia allora si sceglie per l’aborto. Così, con buona pace di tutti, l’aborto clandestino ci sarà sempre fin quando certe gravidanze rappresentano un rischio non per la salute della donna o del bambino, ma per la pace famigliare.

Ecco, a questo punto, in questa prospettiva, vi sembra giusto condannare chi è stato concepito in un certo contesto? Pensateci per un attimo, provate a pensare di essere stati concepiti in una relazione adulterina e vi eliminano perché siete uno scomodo testimone delle corna di qualcuno. Se si va bene la mamma riesce ad abortirvi in un ospedale cittadino se riesce a non far trapelare niente, altrimenti… Io non mi riconosco nella Chiesa, ma una delle poche cose che mi fanno riflettere è che Gesù è figlio di una ragazza-madre; ho sempre pensato che Dio non si fa’ certo confondere dai nostri pregiudizi. Dovremmo essere capaci di procreare con coscienza fuori o dentro una vita di coppia. Dovremmo essere capaci di accettare la Vita di chiunque, anche quella che ci disturba, che altera i nostri piani e progetti.

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Comments

47 Risposte a “Parlo da Donna e da Medico: Casi limite a Parte, l’Aborto è un Crimine”
  1. mc scrive:

    Niente filosofia, niente morale, niente giurisprudenza. Alla fine questo pezzo, nella sua semplicità e schiettezza, mi ha scosso profondamente.

    L’aborto non è un tema di discussione intorno al quale accapigliarsi, non è una legge da analizzare, non è una questione politica è solo un maledetto dramma.

    Io credo che, con qualche lieve distinguo, la mia posizione personale sia sostanzialmente analoga a quella dell’autrice.
    Soprattutto nella parte che vede lo stato offrire gratuitamente l’aborto e negare supporto alle donne che decidono di continuare la gravidanza.
    Questo, probabilmente, è il vero crimine.

  2. Doxaliber scrive:

    Io non sono d’accordo. L’aborto è una pratica terribile, che sicuramente lascia strascichi psicologici pazzeschi (almeno, a me ne lascerebbe), ma utilizzare la parola “crimine” è improprio.
    Concordo in altri passaggi con l’autrice quando ad esempio scrive che gli adolescenti soprattutto, ma spesso anche persone considerate adulte, praticano troppo spesso sesso senza alcuna precauzione, con assoluta leggerezza.

    Ma non dimentichiamo che la colpa in questo caso è di coloro che dovrebbero essere preposti all’educazione del figlio, famiglia, istituzioni, che in nome di una morale distorta trattano gli adolescenti come se fossero esseri asessuati e non individui in piena esplosione ormonale. Qui sta il primo errore, la preoccupazione in questi casi di solito è di tipo “censorio”, senza ovviamente che questo porti a risultati, oppure quando ormai il “danno” è stato fatto, ed in questi casi si ricorre ancora troppo spesso ad obbrobbi come il “matrimonio riparatore” o “l’aborto”, per restituire alla propria figlia la “purezza” che costei avrebbe perso.

    Concordo con l’autrice sul fatto che questo stato tutela poco le madri, questo è un problema politico serio che non riguarda solo le donne che abortiscono, ma soprattutto le coppie che vorrebbero con tutto il cuore diventare genitori ma che non possono, perché non in grado di sostenere economicamente e lavorativamente un figlio. Ma come si sa i nostri politici, soprattutto gli stessi “difensori della famiglia”, non sembrano assolutamente interessati a fare qualcosa in tal senso, così il resto degli italiani sono lasciati in balia dei loro problemi e viene loro negato un futuro felice. Chissà perché i giornalisti come Ferrara, i politici come Bondi e la Binetti, le istituzioni ecclesiastiche, invece di preoccuparsi prima di questi aspetti importanti, che sicuramente avrebbero anche un’incidenza sulla pratica abortiva, pensano solo a scagliarsi ciecamente contro una legge, la 194, che, tutto sommato, è una buona legge e cerca in tutti i modi di tutelare, nei limiti del possibile, le nascite.

  3. mc scrive:

    Attenzione.
    La 194 esclude i casi di aborto a finalità anticoncezionale, quindi, a tutti gli effetti, abortire per questo motivo è un reato, quindi un crimine.

    Aldilà della precisazione, anche abbastanza superflua perché ho interpretato l’affermazione come una provocazione, l’autrice non ha mai criticato la legge, di cui invoca la piena applicazione, ma si è concentrata, e finalmente, sull’aspetto personale e sociale dell’aborto.

    L’aborto è un dramma personale che diventa sociale quando la legge non provvede strumenti effettivi di incoraggiamento a quella che, in certe situazioni, può sembrare un’avventura di solitudine e povertà.

    Tenendo ferma la legge attuale, forse sarebbe possibile arricchirla con una serie di strumenti che incoraggino la maternità e la sostengano quando diventa difficile. Prima dell’aborto o del parto anonimo con conseguente abbandono, dovrebbero essere allestiti una serie di strumenti che incoraggino strade alternative.

    Il costo di provvedimenti di questo tipo? Probabilmente alto, ma sarebbe una presa in carico sociale di un evento di vita che diventerebbe un successo collettivo e non più l’azione eroica e disperata di una singola o di una coppia.

    Ampliare la 194 o creare un’altra legge ad hoc sono tecnicismi. L’importante è concentrarsi sull’obiettivo ricordandosi che dietro quella che molti considerano una battaglia politica ci sono lacrime, sangue, sacrificio e sofferenza.

  4. Doxaliber scrive:

    La 194 esclude i casi di aborto a finalità anticoncezionale, quindi, a tutti gli effetti, abortire per questo motivo è un reato, quindi un crimine.

    Si, ma in base a quali statistiche si afferma che molti aborti avvengono per finalità anticoncezionali? L’aborto è un fatto personale e privato, nessuno ha i mezzi per conoscere davvero le motivazioni interiori che spingono una donna ad abortire, né tantomeno noi privati cittadini siamo in grado di stabilire se un dottore mette in atto tutti i passaggi a cui la legge lo impegna. Sinceramente non credo che esista nessuna donna che coscientemente fa sesso senza protezioni pensando “vabbè, tanto alla peggio poi abortisco”, la scelta dell’aborto è invece sempre una scelta dolorosa e difficile, far sentire le donne che scelgono dolorosamente di abortire delle “criminali” è sicuramente la via sbagliata. Sul ruolo delle istituzioni a tutela della famiglia e sulla mancanza di educazione sessuale possiamo discutere, come anche sulla possibilità di ampliare le attuali normi vigenti in modo da “promuovere” di più le nascite e cercare di ridurre gli aborti, tuttavia l’uso di certi termini è, secondo la mia modesta opinione, totalmente improprio.

  5. antonio vergara scrive:

    è un tema che attiene alla moralità e come tale non andrebbe codificato. nessuno stato dovrebbe sindacare sulla libertà individuale.

  6. Fully scrive:

    Concordo con l’autrice e con entrambi i commenti di mc.
    Del resto, ho ampiamente espresso altrove – molto più maldestramente, è ovvio – la mia opinione al riguardo, che arriva a conclusioni vicine a quella qui esposta, anche se partendo da un punto di vista diverso.

  7. marco il buono scrive:

    Ovviamente non concordo con quanto espresso nell’articolo e ci trovo anche qualche incongruenza.
    Scusa Anima Sola, perchè un figlio concepito in una relazione clandestina dovrebbe nascere ed uno concepito da una violenza carnale no?
    La differenza nel concepimento la capisco, in tutti e due i casi non ci sarebbero genitori pronti ad accoglierli, ma il feto non dovrebbe aver colpe. Seguendo il tuo discorso potrebbero essere affidati entrambi a genitori adottivi.
    Inoltre accettare che in caso di pericolo per la madre si possa abortire significa dare più diritti alla madre rispetto al feto, perchè?
    Ti ricordo le tue parole a riguardo:”…Io ritengo che quando un embrione si annida nell’utero materno è un essere umano con tutti i suoi diritti…”
    MiB.

  8. roberto scrive:

    Il pensiero dell’autrice rispecchia il mio, tuttavia la domanda che pone Doxaliber è corretta; per non consentire l’aborto come fine anticoncezionale credo che l’unico tecnicismo possibile sarebbe quello di considerare solo la salute fisica della donna. Mi pare un pò limitativo.

  9. mc scrive:

    Ovviamente non sono in grado e, come ho detto, non credo che nessuno possa discriminare chi abortisce per un motivo o per un altro.

    Comunque ritengo che sia possibile che qualcuno abortisca per fini anticoncezionali. Se esistono casi del genere vorrei che si facesse di tutto per evitarli.
    Punto.

    @antonio vergara
    l’affermazione mi sembra alquanto opinabile e generica. Molte scelte personali sono morali, eppure accettiamo che su di esse lo stato ponga limitazioni e regolamenti.
    Ad esempio l’omicidio per motivi d’onore attiene sicuramente ad una moralità, eppure è, ovviamente, vietato dalla legge.

  10. marco il buono scrive:

    Inoltre per chi si fosse perso le puntate precedenti, ricordo che dopo giorni di dibattito, non c’è stata nessuna manifestazione di donne, di associazioni, di gente comune, nessuna rivolta, nessuno scende in piazza a prendersi manganellate, ci sono solo singoli individui che esprimono un punto di vista.
    Questo credo che abbia un solo significato: il problema non è sentito. Dicendo questo non mi riferisco alla propria coscienza, ma all’esistenza di un reale problema, diffuso, sentito da molti e sopratutto da molte.
    Questo problema è soltanto politico, serve al vaticano per poter dire anche oggi, queste cose: “…attacchi preoccupanti all’integrità della famiglia, fondata sul matrimonio tra uomo e donna. La Santa Sede, afferma Benedetto XVI, non si stancherà di riaffermare questi principi e questi diritti fondati su ciò che è permanente e essenziale alla persona umana”.
    Continuare il dibattito serve solo a questo.
    Quando qualcuno mi dimostrerà che un gruppo nutrito di persone, non agitate dalla santa sede, ritiene che il problema non solo esiste ma è urgente discuterne, sarò il primo a darmi da fare per i miei concittadini che avvertono questo disagio.

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  1. [...] E’ da tempo ormai che la discussione sulla legge 194 sta avendo una ripresa e un’accelerata insospettabile fino a qualche anno fa. Questo mi ha indotta a riprendere delle riflessioni che anni fa sembravano inutili, buttate alle spalle del tempo e accantonate tra i fatti acquisiti. Mi aiutano in queste riflessioni due post, quasi antitetici direi, che ho avuto modo di leggere ieri. Il primo che ho letto è di Lameduck, qui nel suo blog; il secondo di Anima Sola, pubblicato su MenteCritica. [...]

  2. [...] da un’angolazione scientifica e dare una giusta informazione tra le due posizioni, quella laica e quella “religiosa”. Però, mi è sembrato che sia sfuggito un particolare: l’aborto è un atto volontario [...]



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