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Pareva Socialismo, Invece era Berlusconi.

13 maggio, 2009 - 9:00 di  
Archiviato in latest, Storia e Memoria




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Alla fine della Seconda Guerra Mondiale l’Italia si ritrova in casa il più forte partito comunista d’occidente. Ai più pare la naturale prosecuzione d’un discorso interrotto per cause di forza maggiore vent’anni prima, anche se non manca chi coglie l’ambiguità di quello strano partito comunista, che se da una parte continua a proporsi come avanguardia della classe operaia in marcia verso la rivoluzione, dall’altra, perlomeno dalla svolta di Salerno in poi, si comporta come se non ci credesse più. Tuttavia nessuno si preoccupa di quali potranno essere i frutti di una simile ambiguità.




La ricostruzione del paese si porta via vent’anni, durante i quali si pongono le basi di quella società opulenta che Marcuse, nel “Saggio sulla Liberazione”, definirà oscena.
E’ il 1969.
Il sogno rinato ha i suoi nuovi profeti e il seguito entusiasta di un’intera generazione, che chiede a gran voce di essere guidata alla conquista della felicità. La Cina è vicina, la fantasia al potere, o per lo meno nelle sue immediate vicinanze. Si dice.
E Berlusconi?
E’ impegnato altrove.
Dopo un proficuo apprendistato, prima come intrattenitore e cantante a bordo di navi da crociera, poi come venditore di aspirapolvere porta a porta, s’è messo infine nell’edilizia.

Sono gli anni di Edilnord 1 e 2, della banca Rasini e delle finanziarie svizzere, della frenetica attività di lobbyng presso gli Enti Pubblici per ottenere prima il via libera a edificare Milano 2 in quel di Segrate, poi la modifica di alcune rotte aeree su Linate che, stante l’inquinamento acustico di cui sono fonte, renderebbero improduttivo l’investimento.
La società opulenta gli va a pennello, anzi, ci si muove come un pesce nell’acqua. Non importa se per il momento l’acqua sembra andare in un’altra direzione.

Un’esperienza di do ut des che lo conferma in quella semplificata visione del mondo che sarà il filo conduttore della sua avventura. Determinante quando deciderà di scendere in campo per difendere i propri barcollanti interessi dalle mire egualitaristiche dei giudici e dei comunisti. Ci si metterà pure il caso a dargli una mano, facendo coincidere quella sua necessità con il disincanto delle masse, stanche di aspettare il sol dell’avvenir.
La cosa maturerà pressappoco in un quarto di secolo e saranno determinanti gli errori e le insipienze dei fautori del mondo nuovo. Se fosse sceso in campo vent’anni prima probabilmente avrebbe raccolto soltanto pernacchie.

Il ’74 è l’anno della Rivoluzione dei garofani in Portogallo, della caduta dei colonnelli in Grecia, delle dimissioni di Nixon travolto dal Watergate. L’87,7% degli italiani vota il referendum per l’abrogazione del divorzio, il 59,3% dice di no. Ma é anche l’anno di Piazza della Loggia e dell’Italicus, perché in Italia c’è chi non ha mai smesso di pensare che le masse siano troppo stupide per poter scrivere la storia, si tratti pure della propria. Dando con ciò ragione a chi vede nella P38 il grimaldello per sbloccare la situazione. Perché il ‘74 é anche l’anno del debutto delle Brigate Rosse, che sequestrano il giudice Sossi.

Una notazione economica: l’Italia ha un debito pubblico pari al 54,5% del PIL, meglio del più virtuoso dei paesi europei del giorno d’oggi.
Ma la popolazione ha aspettative diverse, più orientate alle ragioni dell’egualitarismo che a quelle della sostenibilità. Quasi che le due cose possano andare disgiunte. Esemplare il caso del vecchio La Malfa, unanimemente considerato un galantuomo, ma ascoltato con fastidio dai più.

CGL-CISL-UIL strappano a Confindustria, presidente Giovanni Agnelli, il punto unico di contingenza, uno strumento pensato per tutelare i più deboli, che produrrà un’inflazione a due cifre, pagata soprattutto dai salari e dalle pensioni. Perché l’eterogenesi dei fini se ne frega delle buone intenzioni, siano pure dei sindacati del lavoratori.

Non la vedono così i collettivi universitari e gli indiani metropolitani, che contestano duramente Luciano Lama, reo di dubitare che il salario sia una variabile indipendente, dunque servo dei padroni, o in procinto di diventarlo. Quell’anno, il 1977, il partito armato mette a segno 2128 attentati, che producono trentadue gambizzati e undici morti ammazzati. L’anno dopo sarà rapito e ucciso Aldo Moro, mentre Giovanni Leone sarà costretto a dimettersi travolto dagli scandali.

Parrebbe una società avviata a disgregarsi sulla strada della rivoluzione e invece dietro l’angolo c’è la svolta. Non se ne accorgono le BR e neppure Berlinguer, che davanti ai cancelli di Mirafiori garantisce agli scioperanti il totale appoggio del PCI. E’ settembre del 1980, di lì a un mese ci sarà la marcia dei quarantamila che metterà fine alla vertenza Fiat e a un decennio di lotte operaie. Gli Stati Uniti scelgono Ronald Reagan.

La sentenza n° 202/1976 della Corte Costituzionale nel frattempo ha aperto l’editoria televisiva alle emittenti private.
Il signor B. ha così potuto iniziare la sua avventura nel mondo dei media.

Nell’84, sulle ali della commozione per la morte di Enrico Berlinguer, il PCI é il primo partito italiano. Mentre il signor B. ha già tre reti televisive ma, soprattutto, una rete di amici che contano. Quando a ottobre i pretori gli oscureranno le emittenti, Craxi gliele riaccenderà per decreto (decreto Berlusconi) e quando il decreto sarà giudicato incostituzionale e respinto dalla Camera (256 voti contro 236), Craxi, cui non fa difetto l’autostima, lo riproporrà (6 dicembre decreto Berlusconi bis) e la camera dovrà dirgli di si (31 gennaio dell’anno successivo).

Nell’89 il crollo del muro sancisce ufficialmente la fine di un’epoca. Il decreto Martelli sull’immigrazione, timidamente, ne annuncia una nuova. Il mondo é cambiato ma la politica fatica ad accorgersene.
Il ’92 é annus horribilis in decade malefica. Il debito pubblico ha raggiunto l’inimmaginabile cifra di un milione quattrocentomila miliardi (di lire), pari al 110% del PIL. Amato vara una manovra finanziaria da 93.000 miliardi. Ma soprattutto il mariuolo socialista Mario Chiesa viene preso col sorcio in bocca (sette milioni tondi).
E’ partita l’operazione “Mani Pulite”, che nelle ingenue aspettative di chi la conduce e di chi la guarda in televisione dovrebbe raddrizzare le gambe alla politica. Un po’ quel che si pensava di fare con la scala mobile nei confronti dei redditi.

Alle elezioni di aprile la DC ottiene il 29,66 % dei voti, il PDS 16,11, il PSI 13,66, la Lega Nord 8,65, il PRC 5,62, l’MSI 5,37.
Ricevono avvisi di garanzia Tognoli, Pillitteri, Frigerio, Rezzonico, Papi.
Pietro Longo è arrestato.
Ricevono avvisi di garanzia Citaristi e Del Pennino, insieme a Gianni Cervetti, Renato Massari, Baruffi, Santuz, Borra e Moroni.
La Corte dei Conti nega il visto al bilancio dello stato.

Renato Amorese, segretario del PSI di Lodi, coinvolto nello scandalo tangenti si toglie la vita. Avviso di garanzia per Gianni De Michelis. L’onorevole Moroni si suicida a Brescia. Avviso di garanzia per Vincenzo Balsamo, segretario amministrativo del PSI, colpito da infarto morirà il 2 novembre. Craxi riceve il primo di una lunga serie di avvisi di garanzia. Avviso di garanzia per Martelli, per il presidente dell’ENI Gabriele Cagliari, per Cirino Pomicino e per Rino Formica.
Di lì in avanti gli avvisi di garanzia non faranno più notizia. La mole delle richieste di autorizzazione a procedere per le indagini sui parlamentari è tale da indurre la camera a modificare l’art. 68 della Costituzione, riducendo l’obbligo dell’autorizzazione a perquisizioni, intercettazioni e arresto.

Craxi e Forlani, nel corso del processo a carico di Sergio Cusani, compaiono a deporre in diretta TV.
Il re è nudo e non è un bel vedere
Siamo al fatidico ’94.

Il governo Ciampi si dimette fissando le elezioni per il 27 marzo.
Berlusconi “scende in campo” e Forza Italia, definito il partito di plastica dagli addetti ai lavori, ne esce come il primo partito italiano.
Nessuno dei politici di lungo corso ha previsto una cosa simile, che pure non é cosa da poco. Occhetto ci rimane di stucco, D’Alema basito, Veltroni non pervenuto. Parliamo degli eredi di Togliatti. Non va meglio a Martinazzoli e a Segni, gli eredi di don Sturzo.

Nasce spontanea una domanda: ma era (è) il successo di Berlusconi ad essere fuori da qualsiasi logica, oppure erano (sono) i politici di professione ad esserne del tutto privi?

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Comments

24 Risposte a “Pareva Socialismo, Invece era Berlusconi.”
  1. GBALSAMO scrive:

    bisogna discernere fra “successo per meriti” e “successo per abbandono dei concorrenti”………..quando uno ha naso per piazzare il proprio prodotto nel momento migliore il successo è garantito…..e chi meglio di un imprenditore sa quando e in che modi proporsi al mercato(elettorato)?E’ ovvio che il clima politico del tempo è stato preso in contropiedi….perchè la politica è(era) altro….

    • fma scrive:

      Il successo, in politica come in qualsiasi altro settore, è sempre in parte merito del vincitore e in parte demerito degli avversari.
      A non voler considerare il ruolo del caso.

  2. ilBuonPeppe scrive:

    ma era (è) il successo di Berlusconi ad essere fuori da qualsiasi logica, oppure erano (sono) i politici di professione ad esserne del tutto privi?

    Sono un po’ vere entrambe, ma manca la motivazione fondamentale, la condizione sine qua non che ci ha trascinati dove siamo: il popolo italiano è marcio.
    Se gli italiani avessero conservato un po’ di buon senso, un pizzico di onestà, un briciolo di spirito critico, non solo non esisterebbe misterB, ma anche i suoi (in gran parte finti) avversari sarebbero stati dimenticati da un pezzo.
    Bella ricostruzione comunque; peccato che non sia ancora finita.

  3. diabolicomarco scrive:

    Bene, bravo, bis.
    Come dice giustamente ilBuonPeppe la storia non finisce qui, spero tu scriverai presto un seguito.

  4. fully scrive:

    Ottimo. Grazie

  5. Ho avuto già modo di esprimere il mio personale apprezzamento per la veloce ricostruzione che ci ha presentato fma.

    Personalmente sono colpito dalla dicotomia informativa che caratterizza la vita di Silvio Berlusconi.

    Sappiamo tutto della sua vita privata, dei suoi appetiti sessuali, delle sue vicende coniugali, della ripartizione del suo asse ereditario, della sua passione per le canzonette, ecc., ma su come abbia fatto i dané, sulle sue amicizie, sulle sue frequentazioni, le sue vere idee politiche c’è da sempre una fitta cortina fumogena dove cose vere si confondono con falsità e leggende metropolitane. Ricordo che, un tempo, quando ancora non si era affacciato in politica, si diceva che fosse addirittura laureato in medicina.

    Un uomo pubblico senza una storia limpida e pubblica (nel bene e nel male), non è una cosa positiva (oggi sono in vena di eufemismi).

    • fma scrive:

      Il tuo apprezzamento è sempre gradito.
      Per quanto riguarda gli uomini pubblici va detto a loro scusante che la strada per arrivare in cima è fisiologicamente piena di curve.

    • francy68 scrive:

      come al solito centri il punto, comandante.
      Anche se non è del tutto vero quel che dici, su come abbia fatto i danè e da dove venissero i primi ci sono fior di atti processuali dai quali si evince con chiarezza che sono stati gli amici siciliani di stampo Dellutriano Manganese a finanziare il nostro (senza dimenticare l’utile circolo di amici che si riuniva sotto l’egida del buon Gelli, che qualche entratura aggiuntiva gliela avrà pur fornita…).

      Che poi non se ne voglia prendere atto pubblicamente e che molti vogliano credere ancora alla favoletta del bravo imprenditore è un altro discorso.

      Per chi avesse voglia, cercando su wiki le parole banca rasini si trova più di qualche notizia per cominciare a farsi un’idea…

  6. Luna scrive:

    Mi appassionano le rivisitazioni storiche di FMA!
    Ancor più mi intrigherebbe una fantapoliticastoria elaborata dalla sua mente sopraffina.
    Mi permetto di suggerire l’utopica ambientazione: una società votata al bene e alla giustizia, guidata da rappresentati del popolo, democraticamente eletti, onestamente intenzionati e impegnati a perseguire/realizzare il “bene comune”.
    (
    Ho esagerato con la fantasia?

    In quanto all’uomo/politico Berlusconi. mi rifaccio ad una considerazione di Moravia, datata 1978, secondo il quale “é sempre molto difficile parlare di un potentato…qualche volta la sede è forte e l’uomo è debole; qualche volta l’uomo è forte la sede è debole…”.
    Nel caso Berlusconi dove si annida la verità?
    Berlusconi è forte? Sembrerebbe di si visto la sede che occupa(da dove viene la sua forza?)! La sede di potere che occupa è debole? Apparentemente no, lui la sta gestendo!
    Erano deboli i suoi predecessori? (Oppure: quando e perchè la forza delle loro idee è scaduta nella debolezza che ha determinato la sconfitta?)

    Sono deboli gli italiani che lo supportano?
    (ma la forza del loro voto ha permesso l’insediamento del succitato!)
    La forza di quest’uomo è nella mancanza di valori che il suo io ipertrofico continua ad ostentare dei quali la maggior parte degli italiani deficita?
    Ma cosa intendiamo per forza?
    E quali debolezze e limiti stanno portando la nostra società (con forza) verso la disintegrazione?
    L’Italia è un paese “marcio” da sempre? Abitato da “individualisti sanguinari, violenti e feroci…paese di briganti, banditi, grassatori, sicari e dei mandanti…”Questo determina l’impotenza delle cosiddette autorità di fronte ai prepotenti?
    O le autorità agevolano traendo beneficio da tale prepotenza?
    O, ancora, le autorità sono prepotenti(loro i briganti) e gli italiani (onesti) soccombono?

    Mi sono persa! Offritemi una soluzione oppure fate finta di niente, non sono pericolosa! :)

    Luna

    • fma scrive:

      Su Berlusconi qualcosa ho scritto, quando e se comparirà sarò curioso di leggere la tua opinione.
      Sulle società utopiche si sono fatti bellissimi progetti, Tommaso Moro, Campanella,ma anche Karl Marx che pure si pretendeva scientifico e in parte lo era, senza mai tener conto, ahimè, della qualità del legno, giustamente trattandosi di utopie.
      Sono cose pericolose, te ne accorgi quando ti cadono su un piede.

      p.s

      Ti posso assicurare, conoscendomi, che la definizione di mente sopraffina mi va larga assai! :D

  7. Luna scrive:

    Nooo il mio lunghissimo commento è sparito!
    Non ho il coraggio di riscriverlo.

    Mi limito a ridigitare il mio apprezzamento per le rivisitazioni storiche di FMA, confido nella
    elaborazione di una fantapoliticastoria che la sua mente sopraffina sicuramente saprà regalarci…

    Luna

  8. Oris scrive:

    Comunque, pur apprezzando l’articolo ripropongo il mio ad libitum:

    ma è berlusconi il problema?

    Perchè mi pare, se ho letto bene, che sia aumentata la Robin tax di un punto, a favore dell’editoria (leggi giornali di partito) con larga maggioranza bipartisan…

    Ma allora la crisi è passata non solo per il berluconi, ma anche per gli altri?

    O forse quando dai loro pulpiti inneggiano a una immediata azione di governo che non c’è si riferiscono a questo tipo di interventi?

    Ma il problema è berlusconi… già.

    Beh, meno male, perchè nessuno è eterno, quindi alla fine tutto si risolverà, neturalmente allora…

    o no?

    • fma scrive:

      Per quella parte che attiene a noi (e non al caso), evidentemente il signor B. non è il problema ma il risultato.
      Secondo me.
      Secondo te?

      • Oris scrive:

        Concordo, ma quindi, chi indica come problema il berlusca si focalizza sull’effetto e non sulla causa?

        E perché lo farà mai?

        Per nascondere il fatto che la “causa” comprende al suo interno anche chi indica berlusconi?

        E se fosse così, chi dovremmo condannare noi?

        E chi dovremmo votare?

        ;)

        • fma scrive:

          Lascerei perdere le condanne, mai come in questo caso vale il: “chi è senza peccato scagli la prima pietra”
          Se il risultato non ci piace non abbiamo che da rimboccarci le maniche e remare,senza aspettarci miracoli per non restare delusi.
          Ognuno per quello che può.
          Sicuramente da qualche parte ci incontreremo, come capita ai rivoli d’acqua quando piove.
          E magari faremo un fiume.
          Hai visto mai.
          E magari avremo pure un partito.
          :-)

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