Papa Benedetto XVI. Per viltade? 20


 

“Dopo aver ripetutamente esaminato la mia coscienza davanti a Dio, sono pervenuto alla certezza che le mie forze, per l’età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino”

Sono le parole con cui Joseph Ratzinger ha annunciato al Concistoro, l’11 febbraio del 2013, le proprie dimissioni da Papa.

Neppure volendolo si potrebbe non scorgere un legame tra il gesto di Benedetto XVI e quello di Celestino V, noto come colui che fece per viltade il gran rifiuto. Né può passare inosservata l’enorme distanza tra la visione del papato che ha Ratzinger, rispetto a quella che aveva Wojtyla, quando antepose stoicamente e ferocemente le ragioni dell’Ecclesia a quelle del suo proprio corpo mortale.

Se, come dice la dottrina della Chiesa, è lo Spirito che ispira le parole dei pontefici, qui ci troviamo davanti a uno Spirito che suggerisce ad ogni papa un atteggiamento diverso, oppure i papi non riescono più a sentirlo. Sicuramente non l’udirono i cardinali quando si trattò di scegliere l’uomo di Dio, oppure Lui non li ispirò abbastanza.

L’ipotesi alternativa, senza voler giungere alla negazione di qualsiasi legame tra il Creatore e la Creatura, è che anche lo Spirito Santo, come Omero, ogni tanto dorma e che i Pontefici talvolta debbano prendere le loro decisioni da soli. Anche quelle più difficili. Il che, se fosse, renderebbe il Pastore assai più vicino alle Pecorelle di quanto non sia normalmente. I sinceri democratici ci vedranno sicuramente una cosa dalla quale la Chiesa non ha che da guadagnarne. In realtà non è così scontato che la contiguità del Pastore faccia il bene delle Pecorelle.

È tutto da dimostrare che le Pecore si sentano più al sicuro se ad accudirle sono Pastori che non parlano direttamente con l’Altissimo. O che dicono di parlarci, ma ritornano dal roveto ardente recando ciascuno notizie diverse circa il vero nome di Dio.

Se un papa confessa di non essere nelle condizioni fisiche e psichiche per esercitare convenientemente il proprio mandato, implicitamente ammette che si tratta di un mandato come tutti gli altri. Mette in secondo piano la funzione determinante del divino, l’unico elemento che fa di un Pontificato qualcosa di diverso da un Cancellierato.

Wojtyla l’aveva capito. Chiunque, osservandolo aggrappato alla sua ferula, aveva la percezione tangibile dell’energia segreta che fluiva direttamente dal Cristo scolpito sulla sommità del pastorale, alla sua mano. Capiva che quello era il nerbo segreto che muoveva un corpo altrimenti dissolto. A quella stessa energia le telecamere assegneranno il compito di voltare le pagine del messale, nell’ora della sua morte. Messaggio, neanche tanto subliminale, prontamente recepito dai pellegrini assiepati in piazza San Pietro, quando gridarono all’unisono: Santo Subito!

Da laico, quale sono, mi trovo assolutamente d’accordo con Ratzinger: se uno non è più in grado di fare il suo mestiere, la pianta lì e se ne va in pensione. È la cosa più razionale che possa fare.

Peccato che la Ragione non sia lo strumento più adatto per misurare l’universo della Fede, in cui non ha cittadinanza.

Se fossi papa mi parrebbe meglio, per il bene dell’Ecclesia, essendone capace, di portare la croce come fece Wojtyla. Con  l’aiuto di Dio, si capisce. Sperando di fornire in questo modo una ulteriore prova della Sua esistenza.


20 commenti su “Papa Benedetto XVI. Per viltade?

  • Gilda

    Mi piace questa versione. Quando parlo con mia zia mi stupisce sempre che non abbia mai paura di nulla, perche’ dice di “camminare con Dio”. si sente protetta. Lui, evidentemente, no.

    • fma

      Evidentemente tua zia è di quelli che preferiscono il pastore che dà del tu all’Altissimo.

  • serpiko

    Una presa di posizione molto conservatrice, baciata dallo stesso fervore religioso con cui vedevi (o vuoi a tutti i costi vedere, secondo l’opinione) la spinta dell’Altissimo sul precedente Papa.

    Non sono impregnato dello stesso spirito, apprezzo quindi la razionalità del gesto dell’allemando Giuseppe.

    • fma

      Si dà il caso che anch’io apprezzi la razionalità del gesto di Ratzinger e l’ho anche scritto:

      Da laico, quale sono, mi trovo assolutamente d’accordo con Ratzinger: se uno non è più in grado di fare il suo mestiere, la pianta lì e se ne va in pensione. È la cosa più razionale che possa fare.

      Evidentemente non hai letto bene.
      Oppure sei prevenuto.

      • serpiko

        Nessuna prevenzione.
        E’ pur vero che hai espresso la sopracitata opinione laica ma la tua considerazione finale suffraga un giudizio non certo positivo che pervade il tuo testo tra ogni singola sua riga, commenti compresi.

        • fma

          a) Non ho espresso un’opinione laica: ho espresso la mia opinione, da laico.
          Non mi pare corretto che tu assegni alle mie parole il significato che più si attaglia alle tue convinzioni.
          b) La mia considerazione finale parte dall’assunto:

          Se fossi papa mi parrebbe meglio, per il bene dell’Ecclesia, …

          Ma io non sono papa. E’ risaputo.
          c) Quanto al giudizio che pervaderebbe “ogni singola riga”, qua siamo veramente nel campo delle impressioni che non vale la pena di confutare.
          Stai bene.

          • serpiko

            Mi sembri poco umile, sulla difensiva e per nulla aperto allo scambio. Conservatore, insomma. Ma anche qua siamo veramente nel campo delle impressioni che non vale la pena di confutare.
            Vale tuquoque.

  • fma

    E’ evidente che non era l’unico gesto che potesse fare. Poteva restare al tavolo, come la stragrande maggioranza di quelli che lo hanno preceduto. Per motivi diversi, dai più alti ai meno nobili.

    • fma

      Le lotte di potere all’interno del Vaticano non sono l’eccezione ma la norma, basta scorrere la storia per rendersene conto. Hai voglia quanti papi sono stati minacciati, se ogni volta avessero reagito dimettendosi il seggio papale sarebbe stato perennemente vacante.
      Non è questo il punto che volevo sollevare, bensì quest’altro:
      un papa, dimettendosi, con ciò stesso non denuncia forse agli occhi dei fedeli l’inesistenza/inefficacia del suo legame col divino, che pure dovrebbe sostenerlo nel corso di tutto il suo “lavoro”?
      In altre parole, se fossi un fedele semplice e non lo sono, davanti all’abbandono di Ratzinger sarei costretto a chiedermi: possibile che Dio non sia sceso in campo al suo fianco, contro i cattivi della Curia che dicono Lillo e Nuzzi? Che faceva, dormiva?
      Mentre se fossi un fedele scafato, e non sono neppure questo, mi chiederei: possibile che Ratzinger non si renda conto del danno d’immagine che il suo gesto procura alla Chiesa, in quanto Istituzione che detiene il monopolio del commercio con l’Aldilà?

      • serpiko

        “un papa, dimettendosi, con ciò stesso non denuncia forse agli occhi dei fedeli l’inesistenza/inefficacia del suo legame col divino, che pure dovrebbe sostenerlo nel corso di tutto il suo “lavoro”?”

        Capito.
        Ma la risposta è ancora “no”. L’infallibilità pontificia, teorizzata appositamente, sta lì a prevenire qualsiasi dubbio in merito.
        Il fedele dovrà semplicemente pensare semplicemente che Dio abbia fatto scegliere l’ennesima cosa giusta al chicchessia Papa in questione.

        E si badi: tale principio non verrebbe offuscato nemmeno qualora si teorizzasse un’eventuale “interdizione dalle cariche per subentrata incapacità”.
        Primo, perchè sarebbe sempre un Papa a decretarlo.
        Secondo, per le ragioni che spiego nello scritto appena depositato su MC.

      • Gilda

        Se tu fossi un fedele, di qualsiasi tipo, non ti porresti neanche la domanda. Forse la porresti a Dio.
        Mia zia e’ sconvolta dalla questione, ma più che porsi le tue domande si chiede quali siani gli interessi della Chiesa e quali siano le condizioni fisiche di Ratzinger. Peccato, avevo sperato di convincerla con le tue prime argomentazioni. A quanto pare la Fede non e’ sindacabile.

  • fma

    Se fossi un fedele penserei che il Papa e’ stato messo li’ per guidarla la Chiesa, mica per denunciarne il malessere andandosene.

  • ilBuonPeppe

    Davvero interessante questa discussione a suon di “se fossi…” tra persone che si dichiarano non credenti, quindi estranee all’argomento.
    😉

  • Letizia

    Comunque lo si legga è un fallimento.
    Papa Ratzinger si dimette.
    Prima ancora delle sue dimissioni mi stupisce il moto di tenerezza che ho provato nei suoi confronti.
    Non ho mai avuto una particolare simpatia per questo pontefice, a causa,forse,dei tratti duri del suo volto o forse semplicemente perché la sua elezione è contemporanea al mio allontanamento, definitivo, dalla Chiesa cattolica.
    D’un tratto,però, ho visto un uomo piegato e ferito.
    Cosa ha indotto,il Santo padre, ha dimettersi da un incarico(otto anni fa,rispondendo ad una domanda di B Vespa, sulla possibilità che un papa si dimetta…)che “Solo il Signore può ritirare…”?
    Non metto in dubbio il suo dolore mentre una risposta prende forma nella mia mente…
    Mi rivolgo direttamente, non all’eccelso teologo, ma all'”Uomo di Spirito”,al “semplice e umile lavoratore della vigna del Signore”, al “collaboratore della verità”(motto episcopale scelto da Ratizinger in occasione della sua elezione, nel 1977,ad arcivescovo di Monaco e Frisinga).
    Mi rivolgo a colui che il 25 Marzo 2005,di venerdì santo, pronunciò testuali parole:”…La veste e il volto della tua Chiesa ci sgomentano, ma siamo noi stessi a sporcarli,siamo noi stessi a tradirti ogni volta, dopo tutte le nostre grandi parole e nostri grandi gesti…”.
    Perché se” dalla croce non si scende” (Wojtyla) Lei, santo padre, è sceso?
    Cosa hanno o non hanno visto, in tutti questi anni, i suoi occhi?
    Cosa ha sentito o non sentito il suo cuore?
    Se è vero, come lei diceva, che il suo incarico “solo Dio lo può ritirare…”Cosa ha suggerito Dio, di tanto importante, alla sua coscienza da indurla ad abbandonare? Forse che si può scendere dalla croce se ci si accorge che è la croce sbagliata?
    Che se, questa Chiesa, è soltanto un “abito sporco” si può, legittimamente, scegliere di non indossarlo più?
    Santo Padre, dimettendosi lei spezza “l’unità tra papa e chiesa” simboleggiata dal pallio (paramento liturgico che rappresenta la pecora sulle spalle)che lei ha voluto, apparisse, nel suo stemma papale…
    Perché?
    Voglio credere e sperare che il suo gesto sia un forte grido di opposizione alla corruzione che serpeggia, morde e uccide lo Spirito di Amore che Cristo avrebbe voluto per la sua Chiesa.
    Chiesa che invece il Cristo lo ha abbandonato morto sulla croce.
    E” se Cristo non è risorto, la nostra fede è vana”.
    Se Cristo non è risorto, comunque lo si legga, questo cristianesimo è un fallimento!

  • daniele

    Ma davvero lo Spirito soffia sull’unto del Signore e guida la scelta di un Pontefice? O non sono altre e ben più basse le motivazioni? Ratzinger è stato legato a Wojtyla e insieme hanno contribuito al disfacimento del mondo comunista dell’Est europeo. Interventi nel centro e sud america? Nesuno, se non per affossare la Teologia della Liberazione e tutte le sue conseguenze nel sociale. Devo supporre che lo spirito soffiasse instancabilmente a est?
    Non era questa Chiesa che Gesù voleva!

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