Paolini Paperini
22 settembre, 2008 di Lameduck
Archiviato in Cronache Italiane
Fiumicino, esterno giorno, primi mesi del 2008. E’ in corso la trattativa con Air France per trovare un acquirente per la compagnia di bandiera italiana sull’orlo del fallimento. Il governo Prodi privilegia la pista francese perché l’asta per il salvataggio è andata fino a quel momento deserta ed Air France è l’unico gruppo che abbia presentato una proposta concreta.

Appena si dice “chi vuol comperare Alitalia?” tutti i capitalisti coraggiosi italiani si chinano a raccattare immaginari fazzoletti.
Sui giornali e sui servizietti dei TG la parola d’ordine è “ohibò, si svende ai francesi”. Si parla di 2500 esuberi e l’atmosfera è di grande solidarietà con i lavoratori a rischio del posto di lavoro. Bisogna far notare quanto dannoso sia il governo di centrosinistra, così poco patriottico ed antipadano.
Alla fine i sindacati (quanto poco lungimiranti, ahimé) non ci stanno. La trattativa termina con un nulla di fatto e la Francia stacca la Spinettà. Au revoir les enfants.
Dopo poco cade anche il governo Prodi e arriva Berlusconi che inizia subito a favoleggiare di cordate italiane in grado di portare in salvo la pulzella alata.
Fiumicino, esterno giorno, settembre. Il governo ha presentato un piano di salvataggio che non vi descrivo; se volete sapere che razza di pasticcio è, ve lo lascio raccontare da Travaglio nel filmato che segue.
Questa volta i coraggiosi partecipano, eccome, visto che i debiti li paghiamo noi e gli eventuali utili li intascano loro. Si vocifera di ben 25.000 esuberi ma non importa, la parola d’ordine è “il piano dovrà essere accettato perché non c’è alternativa”. O affogare o affogare.
I lavoratori in sciopero questa volta cominciano a stare sui maroni ai reporter che ci intrattengono quotidianamente dall’aeroporto dove si consuma il dramma della sciura Colombo che non può partire per Sharm.
Che sagome i giornalisti dell’informazione radiotelevisiva. Quando scioperano loro, si resta a TG spenti per tre giorni di fila e guai a chi fiata. Potrebbe aprirsi un buco nero in Piazza San Pietro ed inghiottire il Vaticano lasciando solo una scarpetta rossa da una parte, che loro non farebbero una piega.
Invece se scioperano altri lavoratori, soprattutto quelli dei trasporti, li vedi che corrono ad intervistare le vittime dei “disagi”, del “caos” e devi vederli come raccontano, tutti sudati, dei “disordini” provocati dagli scioperanti.
Non riuscirò mai a capire perché sia così difficile per l’inviato del TG solidarizzare con i compagni di sventura.
Perché, parliamoci chiaro: non esiste cosa peggiore per chi può far conto solo su quello stipendio mensile, di perdere il lavoro e quindi quella certezza di introito. Non c’è niente di più stressante e disperante per l’equilibrio mentale di un individuo, a parte la morte di un figlio.
E’ banale dirlo ma sono cose che voi umani che governate e che vi sbattete le veline non potete nemmeno immaginare, visto che non le proverete mai.
Non stiamo parlando di una questione di aumenti di 100 euro, stiamo parlando di sopravvivenza, e loro aggrottano le sopracciglia pensando alla necessità di tagliare il prelievo da casa del pilota. Cosa vuoi che sia portare un 747 da Roma a New York; secondo il piano del governo, un comandante può benissimo riciclarsi dietro ad uno sportello delle Poste a timbrare raccomandate. Noi comandiamo, voi vi adattate.
Così quando sento Berlusconi che, parlando degli ammortizzatori sociali previsti per i lavoratori Alitalia in esubero, si lamenta che questi (i lavoratori) non devono esagerare nelle pretese perché non possono (gli ammortizzatori) diventare una forma di privilegio, ecco, penso che costui non dovrebbe permettersi di parlare di cose che non conosce. E, tra parentesi, dovrebbe anche vergognarsi.
Dal canto suo il sindacato, e mi riferisco in specie alla CGIL, peccando come al solito di scarsa lungimiranza e per la smania di nuocere all’unico governo di centrosinistra in circolazione, pagherà cara la non adesione all’offerta di Air France.
Anche se i più agguerriti sono gli autonomi, sono tutti d’accordo a scaricare la responsabilità del fallimento sul maggiore sindacato e a metterlo all’angolo. “Se Alitalia è fallita è colpa dei comunisti”.
In quanto all’informazione-kapò televisiva di cui sopra, abbiamo capito finalmente cos’è, o meglio chi è che impedisce ai giornalisti italiani di informare in maniera seria, onesta, obiettiva, insomma professionale, i loro concittadini: Gabriele Paolini.
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Tranquilli, tutti e 2 i settembri finiranno allo stesso modo: metteremo i soldi noi fessi che paghiamo le tasse ed alitalia continuerà a volare.
Gli UNICI che possono garantire i privilegi dei dipendenti alitalia (la minuscola NON è un refuso) sono i contribuenti italiani.
E basta con la favola del fallimento, nessuno avrà gli attributi per fare fallire alitalia.
Tutte le aziende che in principio erano statali hanno imbarcato degli anni un numero eccessivo di dipendenti con un mucchio di privilegi. Basti pensare a cosa significava essere ferroviere trenta o quarantanni fa. Tutto spesato, viaggi gratis per te e famiglia, ristoranti nelle stazioni a livello di Guida Michelin, un indotto da far paura dove c’era da mangiare per tutti. Certo, anche quattro capostazioni per la stazioncina di Capracotta dove passava un treno al giorno ma…. perchè?
Perchè il posto nello Stato era un modo per blandire l’elettore. La DC manteneva il consenso perchè grazie alla raccomandazione il figlio te lo sistemava nelle Poste, nelle Ferrovie ecc. Oggi fanno passare questo sistema per “comunista” ma in realtà era il modo che i politici reazionari avevano per mantenere l’Italia tranquilla.
Oggi, siccome si privatizza tutto, anche l’imprivatizzabile come i servizi, e il privato se ne sbatte dei posti di lavoro perchè lui ci vuole guadagnare, si pretende che migliaia di persone restino a casa perchè è cambiato il vento.
La cosa stupefacente è che questi politici che parlano di esuberi ecc., sono quelli che hanno il maggiore consenso.