Pacchetto Sicurezza
3 giugno, 2009 - 8:42 di Daniela Tuscano
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“Ho un amico che per ammazzarsi ha dovuto farsi assumere in fabbrica”. Scorrono le immagini del video di Vieni a ballare in Puglia, brano in cui Caparezza, con l’acida affabulazione che lo contraddistingue (un bravo anche ad Albano per il cameo), punta il dito sulle morti da taluni, inspiegabilmente, definite bianche. A me son sempre sembrate nere, nerissime. Acri e primitive come il paesaggio del video, arrostato da un sole implacabile, d’un furore malato, metallico, ferrigno. Non è il Sud patinato delle agenzie di viaggio, è la periferia africana dei bus scalcagnati e tossici. E’ l’Italia.
Avevo condiviso questa canzone con gli amici di Facebook, qualche giorno fa. E poi, la notizia, l’ennesima, maledetta, intollerabile: non in Puglia, ma in un’altra Africa, cioè la Sardegna: . E Saras si aggiunge alla Torino della Thyssen Krupp, alla Milano del ferroviere cinquantenne, alla terra desolata di (fratelli). All’Italia. Quest’Italia, del 2009.
L’Italia in cui la generazione bruciata dei 40-50enni barcolla senza un lavoro fisso. Dove, anzi (dati Istat), i disoccupati hanno superato gli occupati. Ma occupati, questi ultimi, come, in quale misura?
C’è chi dalla crisi nera, dalle morti nere come la pece, trae immensi profitti. Si crepa per 900 euro al mese perché non esistono alternative. E i padroni sono tornati a sfoggiare il cilindro. Si schiatta perché, dalla crisi, il capitale speculativo trae nuova linfa vitale. Perché la crisi del capitalismo, da noi non voluta, non vogliamo risolverla col nostro sangue.

Non è più solo dolore, il dolore non serve a nessuno. Non in un mondo di pescecani, dove le anime gentili possono solo soccombere. Sale la rabbia. Nessuna pace, no, nessuna pace senza giustizia. E vorremmo il sorriso, la leggerezza, la voglia di scherzare, di librarci in quel bello aereo che, unico, ci contraddistingue dalla bestialità. E ce lo strappano, con gli adunchi inesorabili artigli.
“Turista tu resta coi sandali, non fare scandali se siamo ingrati e ci siamo dimenticati d’essere figli di emigrati”, prosegue il cantautore pugliese. Già. Lungi da me il buonismo, per carità; so che è disperatamente fuori moda, adesso risulta “in” il cattivismo, benché nessuno ricordi (popolo di smemorati, il nostro) che non è altro che la versione riveduta e corretta dell’antico, e clownesco, “facite ‘a faccia feroce”. Sì certo so che il clandestino può delinquere ecc. ecc. (specie se non gli si concede alcuna possibilità di regolarizzarsi), ma davvero credete che un barcone di disgraziati sia per noi più pericoloso di una fabbrica non in regola con le elementari norme di sicurezza?

Ma di questo nessuno parla, nessuno ne conia nefandi e urlati slogan elettorali. Per forza! I “padron dalli belli braghi bianchi” vanno tenuti buoni, agevolati, adulati, sollazzati. E quanto si sollazzano, in questo periodo! Su, passa dall’Italia, passa a miglior vita.
Pacchetto Sicurezza è di

ho sentito la prima volta il termine “morti bianche” in occazione dei mondiali di calcio in italia…. italia 90, avevo 20 anni…. le morti bianche inerenti ai rinnovamenti dei campi di calcio… e gli incidenti susseguitisi…. mi chiesi anche io perchè bianco il colore di queste morti…
mi è capitato di parlare con persone che hanno perso i figli o i genitori per lavoro, per incidenti stradali tornando dal lavoro… e non solo dal lavoro…
ricordo il pianto di una mamma, una mia zia….diceva: “il lavoro me lo ha portato via”! mentre guarda la sua foto nella sua camera che è rimasta uguale.
mio padre che da giovane andò in svizzera, parenti suoi che andarono chi negli stati uniti chi in argentina…. chi è tornato e chi non tornerà più….
adesso blocchiamo i barconi….lo si è fatto anche una decina di anni fa…morirono più di 100 albanesi….
le fabriche uccidono il lavoro uccide, la disoccupazione uccide, la vita stessa ci uccide…..
chi mi parla di darwin con la sua legge del più forte, chi mi parla di fato, di destino…non ho parole per tutto questo e anche se le cercassi, non troverei mai quelle giuste.
non ci ho mai capito nulla e non so se servirebbe capirlo adesso….
ringrazio dio per essere nata qui, ringraziavo dio ogni volta che mio padre e mia madre tornavano a casa dal lavoro…. operai e braccianti….quando mio marito tornava a casa… lo continuo a ringraziare….per mio figlio ogni giorno, senza rosari in mano senza segni…. col sorriso e con la fiducia….
a volte quando mi capita di pregare…. li mi accorgo del mio essere piccola e umana e forse ingrata…. quando mi capita di pregare per persone che non conosco… ho quasi paura di farlo troppo… non vorrei che ciò per cui ho pregato e ringraziato fino a quel momento… passi in secondo piano…. e di questo me ne scuso.
vorrei che si spendesse anche qualche parola, anzi un pò di giustizia per quelli che il lavoro se l’hanno creato in proprio, mettendo su una piccola attività. Per chi fa più ore che l’orologio per sopravvivere alle grandi catene di distribuzione, alle attività fittizie messe su con qualche prestanome straniero o italiano che aprono giusto il tempo per far fallire gli altri o per creare un giro equivoco nella zona, o per quanto riguarda l’agricoltura o il turismo chi viene danneggiato per discariche, centrali nucleari o inquinamenti, chi lotta con chi vuole monopolizzare nella zona un’attività particolare, fosse pure quella delle pompe funebri,per esempio.
In questi tempi di crisi gli operai delle grandi aziende vanno in cassa integrazione, il lavoratore autonomo no, viene chiamato dall’ufficio delle entrate perchè non rientra negli studi di settore. Non ci si ammala mai perchè per noi la mutua non esiste, non si viene risarciti nemmeno per le aggressioni che si subiscono, non si viene tutelati neanche legalmente e le banche o non concedono prestiti o lo fanno a caro prezzo, non parliamo poi del trattamento per una eventuale maternità, tanto che si rinuncia pure a questo. Anche i lavoratori autonomi hanno le loro morti bianche, pensiamo solo ai tabaccai morti ammazzati, eppure sono a servizio dello stato!
anche veri politici sono stati ammazzati, anche loro a mio avviso sono lavoratori delle stato e anche loro cominciarono in proprio.
ci sono stati anche gioiellieri ammazzati. ed altre attività. anche insegnanti, giornalisti, giudici e avvocati….
sul rinunciare alla maternità per alcune categorie, tipo i tabaccai o altre attività commerciali…. non saprei come pensarla…. o visto angoli di asilo in talune attività…. oggi è nera per tutti… ma un tempo le operaie… di certo non avevano asili nelle fabbriche e di certo non potevano portare i loro figli a lavoro…
non credo che la scelta di aprire una attività in proprio, non sia una scelta maturata dal non avere potere d’acquisto in partenza e dal non avere atra scelta che quella….
ma le morti vanno sempre rispettate certamente, solo che in questo caso hanno una definizione più concreta e definità: vittime del terrorismo!
Non importa come si lavori o quanto si lavori o chi lavori. Non importa perché tutti quelli che lavorano alla fine sono “carne da macello” quanto a produzione di beni e ricchezza e diventano “profili elettorali” quanto a ricerca del consenso.
E’ una questione di prospettiva. Oppure di relativismo storico.
Esiste una crisi economica? Si esiste. Essa è più o meno planetaria? Si, lo è.
Si può risolvere? Certo che si può, ma ci vuole tempo.
Quale tempo o quanto tempo? Il tempo che serve al potere economico finanziario a far dimenticare la propria impudica arroganza e il tempo che occorre al potere di certa plutocrazia di mascherarsi abilmente da salvatore del sistema.
Questo comporta un qualche sacrificio nel presente? Certo che comporta. Comporta qualche vittima in più, comporta lo scorticamento delle carni, l’infelice raccolta di catini di sudore e l’imperturbabile catena produttiva potrà riprendere a funzionare.
Chi vuole rinunciare al proprio tenore di vita? Nessuno.
E se è un tenore di vita che uccide? Peccato. Ma vuoi mettere? Del doman non c’é certezza…
Suvvia che occorre andare ad attaccare qualche manifesto elettorale prima che sia troppo tardi.