Otto Settembre 2007
8 settembre, 2008 di dellefragilicose
Archiviato in Border Zone, Democrazia e Diritti, Diritto di Replica, La diversa Opinione, Meccanica delle Cose, Storia e Memoria, Strange Days
Vi ripropongo questo pezzo che ho pubblicato l’8 settembre 2007. Esso rappresenta ancora pienamente la ma opinione e, oggi, pur provandoci, non sono riuscito a scrivere di meglio.
cn
Questo articolo è diviso in tre parti. Nella prima ricorderò il triste anniversario di oggi. Nella seconda esprimerò la mia opinione su un’iniziativa odierna. Nella terza vi parlerò del solitario destino di guerriglia al quale, secondo me, prima o poi, ciascuno di noi sarà chiamato.
Parte Prima – Il Ricordo Incancellabile
L’otto settembre del 1943, con una velocità che non aveva precedenti nella storia mondiale e che tuttora resta senza similitudini, il sistema di governo di questo paese si dissolve nel nulla. Con un breve quanto laconico messaggio radiofonico, l’allora capo del governo, maresciallo pietro badoglio, fugge al Sud insieme al re abbandonando esercito e popolazione civile alla trista mercé di truppe d’invasione alleate e naziste.
Nel giro di poche ore l’intero apparato governativo si dissolve. Soldati e civili rimangono senza riferimenti, l’idea di stato e di nazione crolla come un castello di carte.
Gli eventi successivi a questo accadimento sono noti a tutti. Pur con il massimo rispetto che si deve a chi, anche in quelle ore, da una parte e dall’altra, seppe vivere e morire da uomo, tali eventi rimangono una macchia indelebile nella storia del nostro popolo e della nostra nazione.
Tutto ciò che è stato possibile raccontare è stato raccontato. Tutto ciò che non fu detto ormai sarà taciuto per sempre. Io non potrei aggiungere nulla. È per questo che mi limito a fermarmi un istante e a pensare con dolore e vergogna alle migliaia di bambini, uomini e donne la cui vita fu presa a causa del tradimento di chi ne rappresentava lo spirito più alto.
Parte Seconda – 64 Anni Dopo. La Rivolta
Proprio ritenendo, che oggi come allora, la classe politica italiana abbia abbandonato a se stesso lo stato ed i cittadini che ne sono la carne vivente, Beppe Grillo, un uomo la cui storia personale per me è difficile da tracciare e valutare, ma al quale va comunque riconosciuto il merito di aver portato nuovi argomenti nel dibattito politico, indice il “Vaffanculo Day“. Riporto fedelmente dalla home page del sito:
“L’8 settembre sarà il giorno del Vaffanculo day, o V-Day. Una via di mezzo tra il D-Day dello sbarco in Normandia e V come Vendetta. Si terrà sabato otto settembre nelle piazze d’Italia, per ricordare che dal 1943 non è cambiato niente. Ieri il re in fuga e la Nazione allo sbando, oggi politici blindati nei palazzi immersi in problemi “culturali”. Il V-Day sarà un giorno di informazione e di partecipazione popolare.”
Condivido pienamente la premessa storica. Anche io sono convinto che, con le dovute proporzioni, la situazione di oggi sia comparabile a quella del 1943 e che la classe politica italiana sia fuggita e si sia racchiusa a protezione dei privilegi che si è attribuita senza risparmio.
La differenza è che io la fase del vaffanculo l’ho superata e non credo più che il risanamento etico di questo paese possa venire da iniziative del genere e, più in generale, da iniziative comuni.
Il tempo della delega è finito. Per troppi anni l’esigenza di rinnovamento e di giustizia è stata consegnata in mani che ne hanno fatto strage. Gli anni di devastazione culturale, imposti da certa stampa e da certa televisione, alla lunga hanno sortito il loro effetto ed hanno inesorabilmente intaccato il tessuto cognitivo di gran parte della gente che compone il popolo di questa nazione.
Oggi ciascuno vive secondo i ritmi e le esigenze dettate dalle proprie necessità e su di esse misura le scelte che quotidianamente è chiamato a fare. Il senso di nazione e parole come “onore” ed “orgoglio” si sono disperse tra i mille rivoli dei bisogni primari reali e indotti. I modelli di comportamento proposti hanno portato a credere che la furbizia venga prima dell’intelligenza e che ogni azione è lecita se non viene scoperta.
Questo ci conduce alla terza e, almeno secondo la mia opinione, inevitabile parte.
Parte Terza – Un Destino Difficile
Proprio perché “delega” e “collettività” sono parole svalutate e prive di ogni valore, secondo me, ci attende un difficile percorso che parte da noi stessi e non può più prevedere delega.
Ci attendono giorni duri. Lo spreco di sangue e sudore, che negli anni ha sostenuto la macchina enorme ed inefficiente di un apparato il cui fine primario rimaneva la soddisfazione dei bisogni di un elite, andrà ripagato.
In questi giorni lo scontro potrà andare oltre le parole e molti cercheranno di proporsi come uomini forti a tutela di un ordine e di un diritto nel quale saranno i primi a non credere. Proprio per questo non dovremo fidarci di nessuno e far ripartire questo paese da noi stessi. Governare i propri bisogni, disciplinare le proprie esigenze, imporre per primi a sé le regole che vogliamo che vengano rispettate da altri. E quando valuteremo che un nostro diritto sia ignorato, agire in prima persona per difenderlo, anche a costo di esporsi a rischi personali
Se un uomo, un cittadino, non è capace di difendere sé stesso ed il suo diritto, non è nemmeno in grado di delegare un altro a farlo al posto suo.
Posso solo sperare che un cammino di questo tipo conduca questo paese e le persone che lo abitano ad una nuova stagione. L’esito non è certo e gran parte di noi si perderanno lungo la strada prima di giungere al termine del percorso.
Eppure io credo, anzi spero, che sia la strada giusta. Probabilmente l’unica che ci resta da intraprendere.
Il mio sogno è che se non noi, almeno i nostri bambini possano vivere in un paese dove ogni persona abbia un nome, una storia, un volto. Dove felicità e soddisfazione siano un obiettivo comune e non più individuale. Dove la nostra generazione sia ricordata come quella che fu abbandonata al suo destino e con coraggio e sacrificio seppe ritrovare quella strada che con troppa sufficienza aveva perso.
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Da te non ci si poteva aspettare di meglio.
Per approfondire la parte prima:
questo link
Per la seconda e la terza si vedrà..
Se un uomo, un cittadino, non è capace di difendere sé stesso ed il suo diritto, non è nemmeno in grado di delegare un altro a farlo al posto suo.
Posso solo sperare che un cammino di questo tipo conduca questo paese e le persone che lo abitano ad una nuova stagione. L’esito non è certo e gran parte di noi si perderanno lungo la strada prima di giungere al termine del percorso.
Eppure io credo, anzi spero, che sia la strada giusta. Probabilmente l’unica che ci resta da intraprendere.
Il mio sogno è che se non noi, almeno i nostri bambini possano vivere in un paese dove ogni persona abbia un nome, una storia, un volto. Dove felicità e soddisfazione siano un obiettivo comune e non più individuale. Dove la nostra generazione sia ricordata come quella che fu abbandonata al suo destino e con coraggio e sacrificio seppe ritrovare quella strada che con troppa sufficienza aveva perso.
TI AMO!!!!
Luna
me too!
è veramente triste ma pieno di speranza!
Speranza, appunto.
Luna
temo non ci sarà una quarta fase.
D’accordo. Sarà un cammino lungo.
Io resto favorevole, come già scritto, alle iniziative come quella di Beppe Grillo, perché, se non altro, bisogna schiodarsi dalla sedia e fare almeno qualcosina di concreto, fosse anche solo apporre una firma.
Probabilmente più che al risultato di cambiare realmente la situazione politica, può servire a far prendere coscienza che certe cose succedono solo da noi, e adesso. Credo più allo scopo pedagogico, che altro.
Sulle discese in piazza o “in campo” di questo o quel “rappresentante” o del “popolo” di questo o quel colore politico, sono scettico per i motivi che hai detto tu.
Spero che prendiamo coscienza di ciò che hai detto in conclusione e che trovo giustissimo.
Credo infatti che l’alternativa a questa presa di coscienza sia arrivare a farsi davvero male con una guerra civile: ormai siamo un popolo “assalottato” (nel senso di “da salotto”), plagiato e sedato da troppi anni di comodità e lassismo. O forse siamo una pentola a pressione.
In entrambi i casi, non può durare.
Ma siamo qui, e chissà che un giorno MenteCritica non arrivi a diventare MassaCritica…
(Ecchecavolo, un po’ di ottimismo finale ci voleva, stavo scendendo al piano di sotto!)
Bel post: analisi acuta e condivisibile in tutte e tre le parti!
Personalmente…però sono arrivata alla fase: basta con le parole…passiamo ai fatti!
Se siamo in grado (essendoci la volontà di farlo!) di ideare, mettere in essere e portare a termine progetti concreti e costruttivi, diamoci dentro: è l’unica vera via per il cambiamento…..
Ciao!
Annarita
Mi conforta leggere i testi di dfc.
Integro, lucido, logico.
Mordace, ma non per ferire, per stimolare una reazione.
Lo preferisco perfino a MC.
Qualsiasi sia l’esito del carnevalesco V-DAY sara’ sempre un monito a chi fosse tentato di imitare l’attuale politica americana, in cui una ristrettissima oligarchia interessata esclusivamente a soldi, potere e corruzione tiene in scacco da anni un’intera nazione senza che il sistema reagisca a dovere con un “impeachment”.
Non sono un moralista, ma ci devono essere dei punti fermi minimi perche’ quando ci si fa beffe per anni delle proposte di Di Pietro e si permette a pluripregiudicati in odore di camorra e mafia di accedere al parlamento, il popolo che subisce deve gridare il suo BASTA !
Per il resto concordo e non mi illudo, credo infatti che i risultati validi si ottengono solo con tanti piccoli passi nella giusta direzione.
Non concordo in niente.
Basta parlarsi addosso. Fate qualcosa. Muovetevi. Organizzativi.
Va bene scrivere su un blog, poi c’è la fase due.
Il V-Day è stato un momento di partecipazione popolare dove ha firmato tutta l’Italia.
Io ero ad uno dei banchetti, e c’è stata la fila dall’inizio alla fine.
se dai un modo facile e chiaro alle persone per fare qualcosa di concreto, le persone le trovi.
La Nazione c’è. Siamo tanti.
Troveremo un modo per riuscire a convogliare tutta questa energia.
Quindi propositivi. E l’idea che ognuno si faccia giustizia da solo è ridicola.
Bisogna unirsi e trovare delle soluzioni. In cui tutti partecipano per una parte.
Non penso che l’autore dell’articolo intendesse di farsi giustizia da se…..forse il significato è un tantino più profondo. Forse parla di azione individuale in un contesto cooperativo. Ognuno faccia il suo e tutti faremo il giusto
Saluti
Ognuno si sceglie il suo modo di combattere.
Tu dietro il banchetto, altri a fare altro.
Il fatto che quello che fai tu sia evidente e quello che fanno altri no, non vuol dire che tu che tu ti dia da fare ed altri no. Non credo che tu sia così sempliciotto.
Tu sei alla fase due? Qualcun’altro è alla fase tre, quattro o anche cinque.
I banchetti dietro i quali sono stato seduto io stanno nelle discariche da trent’anni.
In bocca al lupo Michele.