Questo articolo è diviso in tre parti. Nella prima ricorderò il triste anniversario di oggi. Nella seconda esprimerò la mia opinione su un’iniziativa odierna. Nella terza vi parlerò del solitario destino di guerriglia al quale, secondo me, prima o poi, ciascuno di noi sarà chiamato.

Parte Prima - Il Ricordo Incancellabile

L’otto settembre del 1943, con una velocità che non aveva precedenti nella storia mondiale e che tuttora resta senza similitudini, il sistema di governo di questo paese si dissolve nel nulla. Con un breve quanto laconico messaggio radiofonico, l’allora capo del governo, maresciallo pietro badoglio, fugge al Sud insieme al re abbandonando esercito e popolazione civile alla trista mercé di truppe d’invasione alleate e naziste.
Nel giro di poche ore l’intero apparato governativo si dissolve. Soldati e civili rimangono senza riferimenti, l’idea di stato e di nazione crolla come un castello di carte.
Gli eventi successivi a questo accadimento sono noti a tutti. Pur con il massimo rispetto che si deve a chi, anche in quelle ore, da una parte e dall’altra, seppe vivere e morire da uomo, tali eventi rimangono una macchia indelebile nella storia del nostro popolo e della nostra nazione.
Tutto ciò che è stato possibile raccontare è stato raccontato. Tutto ciò che non fu detto ormai sarà taciuto per sempre. Io non potrei aggiungere nulla. È per questo che mi limito a fermarmi un istante e a pensare con dolore e vergogna alle migliaia di bambini, uomini e donne la cui vita fu presa a causa del tradimento di chi ne rappresentava lo spirito più alto.

Parte Seconda - 64 Anni Dopo. La Rivolta

Proprio ritenendo, che oggi come allora, la classe politica italiana abbia abbandonato a se stesso lo stato ed i cittadini che ne sono la carne vivente, Beppe Grillo, un uomo la cui storia personale per me è difficile da tracciare e valutare, ma al quale va comunque riconosciuto il merito di aver portato nuovi argomenti nel dibattito politico, indice il “Vaffanculo Day“. Riporto fedelmente dalla home page del sito:

L’8 settembre sarà il giorno del Vaffanculo day, o V-Day. Una via di mezzo tra il D-Day dello sbarco in Normandia e V come Vendetta. Si terrà sabato otto settembre nelle piazze d’Italia, per ricordare che dal 1943 non è cambiato niente. Ieri il re in fuga e la Nazione allo sbando, oggi politici blindati nei palazzi immersi in problemi “culturali”. Il V-Day sarà un giorno di informazione e di partecipazione popolare.

Condivido pienamente la premessa storica. Anche io sono convinto che, con le dovute proporzioni, la situazione di oggi sia comparabile a quella del 1943 e che la classe politica italiana sia fuggita e si sia racchiusa a protezione dei privilegi che si è attribuita senza risparmio.
La differenza è che io la fase del vaffanculo l’ho superata e non credo più che il risanamento etico di questo paese possa venire da iniziative del genere e, più in generale, da iniziative comuni.

Il tempo della delega è finito. Per troppi anni l’esigenza di rinnovamento e di giustizia è stata consegnata in mani che ne hanno fatto strage. Gli anni di devastazione culturale, imposti da certa stampa e da certa televisione, alla lunga hanno sortito il loro effetto ed hanno inesorabilmente intaccato il tessuto cognitivo di gran parte della gente che compone il popolo di questa nazione.

Oggi ciascuno vive secondo i ritmi e le esigenze dettate dalle proprie necessità e su di esse misura le scelte che quotidianamente è chiamato a fare. Il senso di nazione e parole come “onore” ed “orgoglio” si sono disperse tra i mille rivoli dei bisogni primari reali e indotti. I modelli di comportamento proposti hanno portato a credere che la furbizia venga prima dell’intelligenza e che ogni azione è lecita se non viene scoperta.
Questo ci conduce alla terza e, almeno secondo la mia opinione, inevitabile parte.

Parte Terza - Un Destino Difficile

Proprio perché “delega” e “collettività” sono parole svalutate e prive di ogni valore, secondo me, ci attende un difficile percorso che parte da noi stessi e non può più prevedere delega.
Ci attendono giorni duri. Lo spreco di sangue e sudore, che negli anni ha sostenuto la macchina enorme ed inefficiente di un apparato il cui fine primario rimaneva la soddisfazione dei bisogni di un elite, andrà ripagato.
In questi giorni lo scontro potrà andare oltre le parole e molti cercheranno di proporsi come uomini forti a tutela di un ordine e di un diritto nel quale saranno i primi a non credere. Proprio per questo non dovremo fidarci di nessuno e far ripartire questo paese da noi stessi. Governare i propri bisogni, disciplinare le proprie esigenze, imporre per primi a sé le regole che vogliamo che vengano rispettate da altri. E quando valuteremo che un nostro diritto sia ignorato, agire in prima persona per difenderlo, anche a costo di esporsi a rischi personali
Se un uomo, un cittadino, non è capace di difendere sé stesso ed il suo diritto, non è nemmeno in grado di delegare un altro a farlo al posto suo.

Posso solo sperare che un cammino di questo tipo conduca questo paese e le persone che lo abitano ad una nuova stagione. L’esito non è certo e gran parte di noi si perderanno lungo la strada prima di giungere al termine del percorso.
Eppure io credo, anzi spero, che sia la strada giusta. Probabilmente l’unica che ci resta da intraprendere.

Il mio sogno è che se non noi, almeno i nostri bambini possano vivere in un paese dove ogni persona abbia un nome, una storia, un volto. Dove felicità e soddisfazione siano un obiettivo comune e non più individuale. Dove la nostra generazione sia ricordata come quella che fu abbandonata al suo destino e con coraggio e sacrificio seppe ritrovare quella strada che con troppa sufficienza aveva perso.

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Da te non ci si poteva aspettare di meglio.
Per approfondire la parte prima:

questo link

Per la seconda e la terza si vedrà.. ;)

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Se un uomo, un cittadino, non è capace di difendere sé stesso ed il suo diritto, non è nemmeno in grado di delegare un altro a farlo al posto suo.

Posso solo sperare che un cammino di questo tipo conduca questo paese e le persone che lo abitano ad una nuova stagione. L’esito non è certo e gran parte di noi si perderanno lungo la strada prima di giungere al termine del percorso.
Eppure io credo, anzi spero, che sia la strada giusta. Probabilmente l’unica che ci resta da intraprendere.

Il mio sogno è che se non noi, almeno i nostri bambini possano vivere in un paese dove ogni persona abbia un nome, una storia, un volto. Dove felicità e soddisfazione siano un obiettivo comune e non più individuale. Dove la nostra generazione sia ricordata come quella che fu abbandonata al suo destino e con coraggio e sacrificio seppe ritrovare quella strada che con troppa sufficienza aveva perso.

TI AMO!!!! :)

Luna

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temo non ci sarà una quarta fase.

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Demetrio De Sio

Demetrio De Sio’s avatar

D’accordo. Sarà un cammino lungo.

Io resto favorevole, come già scritto, alle iniziative come quella di Beppe Grillo, perché, se non altro, bisogna schiodarsi dalla sedia e fare almeno qualcosina di concreto, fosse anche solo apporre una firma.
Probabilmente più che al risultato di cambiare realmente la situazione politica, può servire a far prendere coscienza che certe cose succedono solo da noi, e adesso. Credo più allo scopo pedagogico, che altro.

Sulle discese in piazza o “in campo” di questo o quel “rappresentante” o del “popolo” di questo o quel colore politico, sono scettico per i motivi che hai detto tu.

Spero che prendiamo coscienza di ciò che hai detto in conclusione e che trovo giustissimo.
Credo infatti che l’alternativa a questa presa di coscienza sia arrivare a farsi davvero male con una guerra civile: ormai siamo un popolo “assalottato” (nel senso di “da salotto”), plagiato e sedato da troppi anni di comodità e lassismo. O forse siamo una pentola a pressione.

In entrambi i casi, non può durare.

Ma siamo qui, e chissà che un giorno MenteCritica non arrivi a diventare MassaCritica… ;-)

(Ecchecavolo, un po’ di ottimismo finale ci voleva, stavo scendendo al piano di sotto!)

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Bel post: analisi acuta e condivisibile in tutte e tre le parti!

Personalmente…però sono arrivata alla fase: basta con le parole…passiamo ai fatti!

Se siamo in grado (essendoci la volontà di farlo!) di ideare, mettere in essere e portare a termine progetti concreti e costruttivi, diamoci dentro: è l’unica vera via per il cambiamento…..

Ciao!
Annarita

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Mi conforta leggere i testi di dfc.
Integro, lucido, logico.
Mordace, ma non per ferire, per stimolare una reazione.
Lo preferisco perfino a MC.

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Qualsiasi sia l’esito del carnevalesco V-DAY sara’ sempre un monito a chi fosse tentato di imitare l’attuale politica americana, in cui una ristrettissima oligarchia interessata esclusivamente a soldi, potere e corruzione tiene in scacco da anni un’intera nazione senza che il sistema reagisca a dovere con un “impeachment”.

Non sono un moralista, ma ci devono essere dei punti fermi minimi perche’ quando ci si fa beffe per anni delle proposte di Di Pietro e si permette a pluripregiudicati in odore di camorra e mafia di accedere al parlamento, il popolo che subisce deve gridare il suo BASTA !

Per il resto concordo e non mi illudo, credo infatti che i risultati validi si ottengono solo con tanti piccoli passi nella giusta direzione.

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Non concordo in niente.

:)

Basta parlarsi addosso. Fate qualcosa. Muovetevi. Organizzativi.
Va bene scrivere su un blog, poi c’è la fase due.

Il V-Day è stato un momento di partecipazione popolare dove ha firmato tutta l’Italia.
Io ero ad uno dei banchetti, e c’è stata la fila dall’inizio alla fine.

se dai un modo facile e chiaro alle persone per fare qualcosa di concreto, le persone le trovi.

La Nazione c’è. Siamo tanti.
Troveremo un modo per riuscire a convogliare tutta questa energia.

Quindi propositivi. E l’idea che ognuno si faccia giustizia da solo è ridicola.

Bisogna unirsi e trovare delle soluzioni. In cui tutti partecipano per una parte.

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Ognuno si sceglie il suo modo di combattere.
Tu dietro il banchetto, altri a fare altro.
Il fatto che quello che fai tu sia evidente e quello che fanno altri no, non vuol dire che tu che tu ti dia da fare ed altri no. Non credo che tu sia così sempliciotto.

Tu sei alla fase due? Qualcun’altro è alla fase tre, quattro o anche cinque.

I banchetti dietro i quali sono stato seduto io stanno nelle discariche da trent’anni.
In bocca al lupo Michele.

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Io penso che se si riuscisse a crea uno strumento con il quale la gente può esprimersi, e può realmente fare qualcosa per cambiare è un’ottima cosa.

Ognuno è libero di fare quello che vuole e non è che uno è meglio di un altro. Però io voglio darmi questa possibilità.

Per quanto riguarda le fasi, mi sembra abbastanza una cosa fuori dal mondo.
Io cambio fase dodici volte al giorno. :P

Serve un modo per ritornare ad un tipo di Democrazia Partecipativa, invece che elettiva.
Io conto 1, come tutti gli altri. Ma quell’1 lo valgo, e lo voglio far pesare.

Per questo che vorrei una Democrazia di tipo Direttista.

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Michele scusa,
ma cosa vuol dire democrazia direttista?
Quando io qui parlo di eliminazione della delega e disciplina individuale come punto di partenza secondo te di cosa parlo?

Il problema non è di sistema. Non esistono sistemi infallibili. Il problema è di morale. Se non si alleva prima una nuova generazione di italiani, chiunque manderai a Roma sarà lo stesso.
Il tuo primo avversario si chiama Michele Mattioni e la cultura rapinosa ed individualista del quale inevitabilmente sei imbevuto, così come lo sono io, anzi di più visto che sono più vecchio.
Michele, chi ti parla di fasi ne ha passate parecchie e di alcune non ne è orgoglioso.

Ti ripeto. Dei miei banchetti si è fatta legna da ardere e ti garantisco che di gente a firmare ce n’era molta di più.

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@MenteCritica: Con Dermocrazia Diretta intendo un metodo che permette la partecipazione in prima persone delle persone.

Allevare la nuova generazione è un altro falso mito che viene portato avanti per rimanere fermi. Ci sono tante persone che di fronte ai fatti possono prendere delle decisioni chiare e forti.

E’ ovvio che se non vengono mai a conoscenza dei fatti non possono prendere nessuna decisione.

Possiamo anche avere delle posizioni diverse. Tuttavia non sono d’accordo con la tua opinione che non è possibile fare qualcosa di concreto ora per cambiare le cose.

Direi che è anche un bene avere posizioni diverse.

Nota finale: I nemici, invece, non ti preoccupare che me li trovo da solo.

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Michele
Nota iniziale: spero che tu non ti sia offeso per un passaggio nel quale intendevo esprimere il concetto che, secondo me, è la nostra formazione sociale ad essere il primo obiettivo di una reale rivoluzione. Se poi preferisci dargli un’interpretazione personale, mi spiace.

Sono felice che tu sappia esattamente cosa fare e quale sia la cosa giusta e quella sbagliata in questo momento.

Spero, e sono sincero, che tu abbia ragione. Perché se io sbaglio a pensare certe cose sono il solo a fare una fesseria e a perdere tempo, viceversa sarebbero le centinaia di migliaia di persone che hanno apposto la loro ennesima firma ad aver perso tempo.
Siccome quello che mi sta a cuore è il mio paese, voglio, voglio, voglio disperatamente aver torto.

Grazie per l’attenzione.

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Sarò sincero ma mi sembra stiate dibattendo per la stessa cosa.. ;)
Buon lavoro a tutti allora

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Concordo in pieno con Michele. Anch’io ero al banchetto del V-Day a raccogliere le firme. Al di là del fatto che quest’iniziativa conduca o meno ad un cambiamento, 300.000 persone non si possono ignorare. Anche volendo. Inoltre, la censura mediatica riservata al V-Day da parte della quasi totalità dei mezzi di informazione ufficiali, la dice lunga. Molto lunga.

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Io mi sono limitato ad esprimere un’opinione ed ad augurarmi che sia sbagliata.
Non vedo l’ora. Accidenti se non sono ansioso …

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Da pessimista per carattere quale sono, temo che 300.000 persone si possano ignorare, proprio a cominciare dalla censura mediatica.
Del resto, considerando che gli elettori sono 47milioni per la Camera e 43milioni per il Senato, l’impatto di 300mila persone corrisponde a meno di un elettore su 100.

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Io dico che 300.000 riamane un gran numero.
Il problema è che gli altri, quelli che li ignorano, hanno strumenti per coordinare le loro forze.
I 300.000, dopo il picco dell’8 settembre, si scioglieranno e ciascuno sarà affidato nuovamente a se stesso.

[Rispondi a questo commento]

Intanto riuscire a far capire a tanta gente che c’è la censura in italia è un risultato.

E nota che la vecchina che ha firmato o il tipo che ha firmato perché condivideva ma nn sapeva nulla non è il classico tipo informato.

E che la domanda, ma com’è che il tg nn ha detto niente, inizia a serpeggiare è buon segno :).

smontiamo tutto, per carità, ma con calma. :)
E se la gente inizia ad interrogarsi sul perché ed inizia ad essere un pò + vigile forse c’è possibilità.

Forse, per carità.

Ma è un punto di inizio concreto. E su un punto di inizio concreto si può lavorare.

@Mentecritica: si me la sono presa ed ho pianto due ore nel buio della mia cameretta :). Devi essere + buono/a.

[Rispondi a questo commento]

Perchè continuate a dibattere dopo ore quando state dicendo entrambi le stesse cose..? Solo l’ottimismo mi sembra diverso.. :D

Per me avete ragione entrambi.. ma per carità, speriamo solo sia un buon inizio,no?

[Rispondi a questo commento]

post magistrale :)

la fase 2 dovrebbe essere un punto di partenza, anche se, 300000 mi sembrano pochi in termini relativi ed assoluti. dalle mie parti, alcuni amici hanno montato il banchetto, l’unico problema è che non c’era nessun riferimento al vday bensì campeggiava il logo di Di Pietro. quando ho fatto notare che *forse* era il caso di scriverlo che lì si raccoglievano firme per il vday mi hanno detto che non avevano una lira. COME?! un foglietto A4 e un pennarello possono fare miracoli, eppure…
ad ogni modo devo concordare con DFC riguardo il fatto che non si può delegare, e se si arriva a farlo, vuol dire che non si è pronti. Lo stesso Grillo (santonerie a parte) sostiene che non è compito suo *guidare* le persone, ma solo offrire spunti. Purtroppo i fatti confermano che gran parte dei cittadini che si ritengono *stufi* hanno (giustamente) colto questa occasione per manifestare il proprio dissenso, ma (probabilmente) pochi avrebbero avuto una simile idea.
la fase 3 personalmente l’ho intrapresa da un bel pezzo, probabilmente per espanderla massivamente bisognerebbe ricorrere alla *guerriglia* intesa come informazione costante:
- ricoprire i manifesti politici con volantini informativi
- sabotare i manifesti (politici e non) con azioni di subvertising
- volantinaggi alla vday costanti, tesi a denunciare ogni schifezza
- allontanare e diffidare chi tenta di riportare il binario su un piano partitico
- non perdersi in falsi problemi tipo destra/sinistra o laicità/religione ma attenersi ai fatti
se qualcuno sta pensando alle implicazioni legali (la famigerata legalità tanto sbandierata a sinistra e destra) occorre tenere prensente che le leggi le fanno le persone e sempre più spesso non sono poi così giuste, l’importante è non scalfire l’etica. del resto i mezzi materiali dei cittadini non sono paragonabili a quelli dei politici o della finanza…

insomma, occorre mantenere vivo il dibattito e *dare fastidio*, prima o poi dovranno cedere, o comunque sarà sempre un inizio… forse!

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Franco Paparella

Franco Paparella’s avatar

“…“delega” e “collettività” sono parole svalutate e prive di ogni valore,…” non capisco da dove venga l’incipit che attribuisci alla terza parte. “delega”: le persone che sono andate in piazza a manifestare ci sono andate in prima persona e questo mi sembra già un prendere atto e una forma di protesta esplicita a cui personalmente io attribuisco un grande valore.

Il solo il penasare che la “collettività” non ce la possa fare, contraddice inevitabilmente la tua, direi più che utopistica, tesi ovvero farcela da soli.
Se non vengono ascoltate persone che manifestano pubblicamente e riscono a raccogliere delle firme per un referendum che ripulisca il nostro ormai marcio parlamento allora di certo tu od io singolarmente non riusciremo a fare proprio nulla per cambiare questo paese, proprio perchè singolarmente sono gli italiani, non tutti è chiaro, ma la maggior parte, che si schierano volutamente dalla parte sbagliata. Semplicemente perché è la più conveniente.
Ci sono già persone oneste in Italia ma sono solo una piccola parte, sono quelle che subiscono soprusi tutti i giorni e che ora cominciano a stancarsi, sono quelle che l’8 settembre erano in piazza a manifestare, sono quelle persone finalmente stanche di essere governate da avanzi di galera, da politi corrotti che infangano il della nostra nazione.

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L’incipit è mio e deriva da quanto detto nella fase finale della seconda parte.
Per quanto riguarda quello avvenuto ieri, io per adesso vedo solo una firma, e una firma non si nega a nessuno.

Attendo ansiosamente di smentirmi e rimango convinto che se non si vince prima la rivoluzione con se stessi, è inutile cercare l’onestà negli altri.

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