Orchi e Lupi Cattivi, ma Questa non è una Favola
20 dicembre, 2007 di Lameduck
Archiviato in Il Futuro è nei Giovani, Meccanica delle Cose
Altre volte ho scritto di pedofilia. Ho usato gli accenti più duri che potevo trovare perché di fronte a qualcosa che rovina l’esistenza di un bambino fino all’età adulta e in certi casi per tutta la vita, è difficile tenere a freno le emozioni.
Non c’è bisogno che ricordi qui perché un atto di pedofilia, anche se non arriva allo stupro vero e proprio ha questo effetto devastante sulla psiche di un bambino. Si tratta di un atto compiuto su un soggetto che non ha la possibilità di scegliere liberamente di parteciparvi e in un settore delicato come la sessualità, quindi è sempre violenza.
Il pedofilo si avvicina al bambino e conquista la sua fiducia poi, come il cobra, all’improvviso colpisce, lo coinvolge in qualcosa che il piccolo non comprende lì per lì ma che risulta perturbante, sconosciuto, invadente, perfino piacevole allo stesso tempo che doloroso e proprio per questo ancora più spaventoso.
Il bambino non dovrà raccontare ciò che è successo, non dovrà parlarne con nessuno (perché il pedofilo è un vigliacco di merda, in fondo sa che quello che ha fatto è male). Nasce qui la condanna al silenzio, al doversi tenere questa cosa dentro per anni (venti?) nascondendola talmente bene che solo anni di terapia e tanta sofferenza e lavoro interiore possono riportare alla luce. Le storie di abusi sessuali sono come reperti archeologici, a volte vengono alla luce per caso, perché un terapeuta inciampa in una rabbia repressa che ti ha fatto ammalare di quella che tu chiami, per far prima, depressione.

Un mio bravissimo collega mi ha spiegato che, in questi casi di abusi, ciò che fa ammalare è la rabbia di essere stati ingannati, perché quella persona ti aveva promesso un giro al lunapark e poi invece la macchina si era fermata in parcheggio e lui ti aveva messo le mani addosso. La rabbia di non essere stati difesi dai genitori; dalla mamma che ti aveva inconsapevolmente lasciato andare con lui perché di lui si fidava, come non avrebbe potuto, era suo padre. Del babbo, il tuo supereroe, che in quel momento non era lì a difenderti, a prendere a pugni l’orco e farlo a pezzi.
La rabbia di non poter raccontare nulla a mamma e papà perché mai ti crederebbero, ti hanno indotto a credere, e poi sei consapevole che succederebbe un pandemonio familiare se tu parlassi e tu hai paura di queste cose.
La rabbia di essere stata ingannata e circuita, di essere rimasta paralizzata senza il coraggio di ribellarsi a quelle mani e il senso di colpa che ora ti opprime per non averlo saputo fermare. Sembra incredibile ma tutta la colpa del crimine della pedofilia ricade sempre sulla vittima, che si sente sporca, contaminata, indegna da quel momento di poter essere toccata in maniera pulita e sincera, da qualcuno che la ama veramente.
La rabbia che ho descritto, che nasce da un ricordo nascosto negli anni e quasi completamente rimosso nell’inconscio se non per pochi frammenti indistinti, ti porta alla depressione, al non trovare una via di uscita alla tua vita che non sia la fine, perfino la morte. Nei miei anni peggiori immaginavo il mio futuro come un muro nero. Niente altro e nient’altro al di là del muro se non il vuoto.
La cosa peggiore è che non riuscivo a dire perché stessi così male. Sapevo di avere qualcosa dentro, qualcosa che cercavo di vedere ma non riuscivo a focalizzare. Intuivo che era qualcosa di traumatico, dal rancore che provavo verso mio padre per il fatto che non aveva potuto difendermi allora (ma come avrebbe potuto visto che non sapeva nulla?) e come esponente della categoria uomo, fino al vero e proprio terrore che mi provocava lo stare in un’auto con un uomo, anche ora che ero ormai adulta.
La depressione ad un certo punto mi ha salvata, mi ha portato a chiedere aiuto, la terapia mi ha fatto ricordare, i miei hanno saputo ed è stato un dolore anche per loro. Un tuono a ciel sereno. Una scossa di terremoto.
Una cosa sia chiara, anche un genitore che viene a sapere cosa è successo al proprio figlio subisce una violenza e un dolore enormi, per chi avesse ancora qualche dubbio sui danni che provoca la pedofilia, non solo ai bambini. E il senso di colpa per aver dato loro comunque un dispiacere non ti lascerà mai più.
Ho detto altrove che la pedofilia, soprattutto quella famigliare, è come la mafia perché condivide con essa l’omertà e ne sono convinta.
Il crimine della pedofilia a volte è compiuto da una sola persona, che per puro caso càpita al bambino di incontrare sulla sua strada, il classico “maniaco” di cui si parlava una volta. Più frequentemente però il pedofilo, se si annida in famiglia, può contare su complicità, silenzi, omertà appunto, che fanno si che il crimine rimanga come una tara familiare e si perpetui nelle generazioni successive.
Quando parlo di omertà e pedofilia familiare so di cosa parlo perché se qualcuno nella mia famiglia avesse parlato prima e avesse messo in guardia chi di dovere, io non mi sarei trovata nei guai.
Quando ho riesumato i miei cadaveri dall’armadio ho parlato e ho messo in guardia chi aveva bimbe piccole. Non mi importa se sono stata poi accusata di spargere fango sulla famiglia, di essere una pazza che inventava storie assurde e di lamentarmi tanto quando “in fondo non ero mica stata violentata”. Capite perché parlo di omertà mafiosa? Guardatevi quel bellissimo e crudo film che è “Festen” che parla di un figlio che ha finalmente il coraggio di parlare degli abusi del padre pedofilo ad una cena di famiglia.
Ho voluto raccogliere l’invito di Psiche e soma e raccontare la mia esperienza personale perché sono sempre più convinta che per difendere i bambini dalla pedofilia la prima cosa è rompere la catena del silenzio, smascherare i colpevoli, identificarli e metterli di fronte alle proprie responsabilità. Chi protegge un pedofilo magari solo per stupidità o per ipocrisia borghese è altrettanto colpevole.
Non ci si può trincerare dietro la vergogna, il riserbo e la paura del giudizio degli altri. Parlarne per informare gli altri e forse evitare guai ad altri bambini è un dovere morale. E’ un coming out che può salvare la vita a degli innocenti.
La campagna “Blogger contro gli abusi sessuali sui minori” verte in particolar modo sul fare informazione.
I bambini vanno informati senza terrorizzarli e mi rendo conto che non è facile e vanno soprattutto educati a raccontare sempre ciò che gli capita ai genitori. Dire al proprio figlio: “qualsiasi cosa ti capiti che tu senti brutta vieni a raccontarmela, qualsiasi cosa sia e chiunque sia coinvolto, io sarò sempre pronta ad ascoltarti e ti crederò”. Se si ha la possibilità di buttare fuori subito con qualcuno che si ama un’esperienza negativa sarà molto più difficile ammalarsene.
Dopodiché, forse, quando ci si rende conto di esserne comunque usciti, di essere riusciti ad imparare ad amare ed essere amati, di aver smesso di avercela con i genitori per non averti saputo difendere, di essersi riappropriati di una vita normale e soddisfacente con una persona meravigliosa che ti ama e che sei fortunata di amare, di essere tutto sommato anche a causa della sofferenza passata diventata una persona più vera e completa, si può anche perdonare.
Questo post aderisce all’iniziativa “Blogger contro gli abusi sessuali sui minori” di Psiche e Soma. Un ringraziamento a Comicomix per la vignetta (qui i codici per inserire il banner sui vostri blog). La partecipazione è aperta a tutti coloro che volessero condividere la propria esperienza o dire comunque la propria opinione sull’argomento. Parlarne è importante.
Articoli già pubblicati su altri blog
“Chi si può trovare dentro internet” – Semplicemente Lisa
“Ho sete per piacere”: i nostri bambini hanno sete del nostro affetto, della nostra attenzione, della nostra tenerezza.” – Anna Vercors
“Il buco nero dell’umanità”- Riccardo Gavioso
“Lettera a un bambino che nascerà”- Un blog in due
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Come sempre noi siamo garantisti alla massima potenza: quando succedono queste cose cerchiamo sempre una scusa per far ricadere la colpa sulla vittima. “Eh ma portava la minigonna se l’è andata a cercare” “Eh ma andava in giro a quell’ora cosa si aspetta” e tante altre cose come hai detto tu.
In quanto all’omertà mafiosa hai pienamente ragione: invece di spronare le vittime a denunciare i fatti orribili che avvengono, si spronano a stare zitte, a sopportare, a “perdonare”, magari per non perdere i rapporti familiari o per paura che la famiglia perda la propria apparenza di “rispettabilità”. Qui conta l’apparenza. Finchè andiamo tutti in chiesa bene, poi se in famiglia abbiamo di ste magagne…si sta zitti.
Un saluto, rispettoso, un applauso a scena aperta per il tuo coraggio e per le parole che mai come in questo caso mi sono sembrate al tempo stesso appropriate e misurate.
L’omertà è il vero male italiano, la piaga su cui si fonda quell’orrore che i sociologi chiamano “familismo mediterraneo” e che è causa di buona parte della devastazone morale del nostro Stato.
PURTROPPO IO SONO UNA VITTIMA DI UN PEDOFILO, MARITO DI MIA SORELLA. NON PORTAVO LA MINIGONNA, NON AVEVO ATTEGIAMENTI EQUIVOCI PERCHE’ AVEVO SOLO 7 ANNI QUANDO MIA SORELLA SI E’ SPOSATA E LUI E’ ENTRATO A FAR PARTE DELLA MIA FAMIGLIA CHE LO HA SEMPRE ELOGIATO PERCHE’ GRANDE LAVORATORE E PERSONA GENTILE CHE NON ALZA MAI LA VOCE CHE NON PERDE MAI IL CONTROLLO MA CHE NON HA FATTO ALTRO CHE ABUSARE DI UNA BIMBA PER ANNI UNA BIMBA CHE ADESSO E’ UNA DONNA CHE SOFFRE PERCHE’ I SUOI GENITORI NON L’HANNO CREDUTA LA SORELLA HA COMPLETAMENTE RIMOSSO E POI LE ISTITUZIONI NON L’HANNO AIUTATA PERCHE’ QUANDO FINALMENTE TROVAI LA FORZA E IL CORAGGIO DI DENUNCIRE IL 4 FEBBRAIO 2005 SONO FINITA IN PSCHIATRIA QUINDI NON ATTENDIBILE NON HANNO FATTO NESSUNA INDAGINE I POLIZIOTTI DI ALLORA E NEMMENO I CARABINIERI A CUI MI SONO RIVOLTA ORA PURTROPPO I LUPI ESISTONO DAVVERO RICORDO CHE LA NOTTE VEDEVO MOSTRI E NON RIUSCIVO A STARE AL BUIO MI ALZAVO E VOLEVO MANGIARE LA PASTINA NELLE ORE NOTTURNE ERO GRAVEMENTE SCOSSA DA QUEI SUOI GIOCHI E QUANDO TERMINAVA MI DICEVA ACQUA IN BOCCA E COSI’ HO SMESSO DI CREDERE ALLE FAVOLE ANZI NON CI HO MAI CREDUTO SO SOLO CHE MI PORTERO’ QUESTO DOLORE PER TUTTA LA VITA E NESSUNO POTRA’ CAPIRE CHE SIGNIFICATO HA LA FRASE INFANZIA VIOLATA QUELLO CHE MI AUGURO E CHE ADESSO I GENITORI STIANO PIU’ ATTENTI E CHE SOPRATTUTTO NON PENSINO AD OMETTERE MA A DENUNCIARE ANCHE SE L’ORCO E’ UN PARENTE.
mi spiace sinceramente.
Spero davvero che ti dispiaccia, perchè purtroppo viviamo in una società dove siamo alienati dalla violenza nulla ci fa più stupore e sapere che anche solo una persona si sia dispiaciuta mi incoraggia. Ciao Comandante Nebbia
ho una bimba di 15 mesi. devo essere sincero per forza.
continua a seguirci
abbracci
a prescindere che io non ti ho chiesto se fossi sposato e avessi dei figli. ero solo contenta che almeno qualcuno ha avuto la sensibilità di capire. per quanto riguarda tua figlia (visto che la citi in causa tu) mi auguro che saprai fare il padre che è uno dei mestieri più difficili al mondo e che la saprai difendere sempre soprattutto nell’ascolto delle sue cose quando sarà più grandina. e non dimenticare che il lupo si trova tra le mura domestiche. ciao e stai in guardia. ciao comandante nebbia
Non si può sapere quello che si prova se non si è subito lo stesso abuso nell’infanzia. Nemmeno uno strizza cervelli può capire il tuo dolore, la ferita è troppo profonda e non si rimargina con il tempo ma solo l’amore potrebbe far si che diventi una cicatrice sempre e comunque indelebile ma che non sanguina più perennemente. L’augurio che faccio alle donne che hanno subito quello che ho subito io è quello che nel 2010 trovino il vero amore un uomo capace di ascoltare e di capire, un uomo senplice ma con una grande intelligenza e sensibilità. Auguri a tutte. Non mollate mai: