Non omologatevi! 150


La verità è dentro di noi. La verità siamo noi. Poiché guardiamo il mondo dall’interno verso l’esterno (dall’interno del nostro “io” verso il mondo fuori di noi) tutto ciò che è prossimo a “noi” (le nostre idee, i nostri valori…) riverbera di luce chiarissima e ci sembra illuminare l’oscurità selvaggia della jungla di stupidità in cui siamo immersi. Noi sappiamo; capiamo; vediamo. Gli altri sono sciocchi o, peggio, in malafede. Noi sappiamo le cose, conosciamo la verità. Dobbiamo necessariamente dirla al mondo. Urlargliela. E insultare coloro che diabolicamente si mettono di traverso, perché se lo meritano. Di contro chi afferma, come noi, le stesse verità, è un alleato, un amico, un fratello. Se afferma ciò che noi affermiamo è evidentemente un giusto e noi lo applaudiamo. E se afferma ciò che noi affermiamo vuole dire che è dimostrata la nostra intelligenza, la nostra verità.

In un mondo sociale e interconnesso come quello contemporaneo, dove l’edonismo e la sopravvalutazione dell’io è regola, noi ci sentiamo in obbligo di dire, dire, dire la nostra verità. Ma il più delle volte quella che declamiamo non è affatto vera (se vi interessa capire perché la verità è raramente “vera”, andate a leggere QUI).

Mangiate merda, milioni di mosche non possono sbagliare. Siamo tutti indignati. Vediamo tutti lo schifo. E di chi è la colpa? LA LORO! La casta! I ladri! Politicanti affamati di poltrone! Prendete un sacco di soldi e noi poveracci moriamo di fame! Il Governo non fa nulla! I giornalisti sono venduti… Oops, scusate, dovevo scrivere tutto a lettere maiuscole e aggiungere un po’ di punti esclamativi. Perché noi siamo DAVVERO indignati, e loro sono DAVVERO degli infami. E poiché lo dico io, lo dici tu, lo dice lei, su Twitter non ci si salva è sempre ‘sta solfa, allora non può non essere vero. Sì, sì, noi siamo gli indignati, lo siamo tutti assieme tenendoci per mano e ritwittandoci l’un l’altro la nostra indignazione. Che bello, tutti assieme! Se milioni di italiani sono indignati, non possono sbagliare! (Se invece coltivate il dubbio, e volete capire perché è inevitabile che il popolo sbagli, potete leggere QUI).

Un po’ di analisi storica? Giusto per capire come siamo arrivati a questa situazione? Troppo noioso? Troppo faticoso? Proviamoci, dai. Per esempio vogliamo parlare dei trent’anni di consociativismo dove il sindacato ha chiuso gli occhi su mille e mille situazioni scandalose (Ilva come esempio può bastare?) per garantire la sua gestione conservatrice su certe categorie di lavoratori? I trent’anni di welfare gonfiato col debito pubblico per garantire la pace sociale? Le poste, le ferrovie e la pubblica amministrazione piene di figli di famiglia, ché uno stipendio dovevano pur portarlo a casa? Le migliaia di assegni di invalidità dati con leggerezza fino a non tanti anni fa perché altro non erano che integrazioni al reddito? La cementificazione, il consumo del territorio e gli abusi regolarmente sanati perché, sia chiaro, la casa è un diritto? Le baby-pensioni, per cui a quarant’anni andavi in pensione e campavi ovviamente fino a novanta, e noi stiamo ancora pagandole? Le infiltrazioni mafiose ovunque, perché tanto “qui da noi la mafia non esiste”? Le tasse non pagate con la complicità di tutti, perché se le pagavi eri decisamente un fesso? E le vagonate di miliardi destinate al Sud con la famigerata Cassa per il Mezzogiorno, patto scellerato che rinnovò quello agrario del secolo precedente, denunciato già da Gramsci? La scuola e l’Università sfasciate assai prima dell’arrivo della Gelmini, perché bisognava aumentare i laureati (titolari di un certificato) ma non i colti e i meritevoli? Devo continuare?

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E allora di chi è la colpa? Ah, sì, certo, della kasta, di quei farabuttoni che in questo modo hanno avuto consenso, potere e poltrone, vero? Noi invece, gli indignati, no, noi no… Eppure questi 30, o a pensarci bene 40 anni di figli, nipoti, zii che hanno accattato uno stipendio o una pensione, si sono fatta la casetta, non hanno pagate le tasse, non siamo forse tutti noi? Per favore non ditemi “io no!”. Indubbiamente sono tanti quelli che non hanno fatto abusi, che hanno pagate le tasse e così via, probabilmente chiudendo gli occhi sui parenti, o sui vicini, che invece qualche magagna l’hanno fatta. Casomai piccola piccola, trascurabile, la povera nonna era ancora in gamba ma si è fatta riconoscere un’invalidità fasulla così con l’assegno campa meglio e non sta sulle nostre spalle…

Il meccanismo è così semplice che lo capisce anche un bambino: il popolo mangia (gravando sul debito) ed è contento (sfasciando un po’ di territorio, gonfiando un po’ l’occupazione, svalutando un po’ la Lira…); in cambio il Potere continua a fare i cavoli suoi. (Non mi dite che non vi riconoscete in questo quadro: è stato teorizzato come “concertazione”, un bene collettivo, ma io lo chiamerei “consociativismo”, una vera sciagura; ne ho parlato – ironicamente – QUI).

Oggi paghiamo i conti. Siamo nell’Euro e non possiamo fare una politica monetaria svalutativa; il debito pubblico ci stronca; il tessuto economico e produttivo è fragile non solo per i capitalisti inetti (sarebbe facile) ma anche a causa dei problemi precedenti; la pubblica amministrazione deve ridurre i costi; le pensioni di invalidità si danno col contagocce solo a chi un piede nella fossa; i servizi pubblici e la sanità non potranno non subire ulteriori drastici ridimensionamenti. E non possiamo dire, semplicemente, è colpa della kasta. Dopodiché sì, indubbiamente sì, questa classe politica è inetta. Nel momento più buio della nostra storia recente non siamo premiati da una lungimirante classe politica capace di indicare la strada d’uscita… Però… se l’avessimo non la riconosceremmo. Perché oltre a tutto, sventura che si aggiunge a sventure, siamo tutti così intelligenti e straordinari che non riusciamo a mescolarci, ad adattarci, a conciliarci, a negoziare (no, non “inciuciare”; negoziare, accettare compromessi, trovare accordi). Siamo tutti splendidi, siamo tutti disponibili a dire “No e poi no!” pur di non compromettere il nostro sangue blu della sacra verità che ci appartiene, a non recedere da un qualsivoglia “diritto” acquisito. E torniamo tristemente al primo paragrafo (ma se volete resistere, non subendo il fascino della falsa indignazione, e diventare come me “vulcaniani”, potete approfondire QUI).

L’unica resistenza, oggi, l’unica rivoluzione, è quella che lotta contro questa omologazione piagnona. Basta coi roboanti rivoluzionari in poltrona, capaci di scaldarsi il cuore spedendo tweet ustionanti quanto inutili. Usiamo la testa. Capiamo il mondo. Discutiamo spogliandoci delle appartenenze. Facciamo autocritica. Accettiamo il confronto. Costruiamo e condividiamo conoscenza. Basta indignazione da salotto. La rivoluzione deve incominciare nelle nostre teste e nelle nostre azioni quotidiane, che includono le azioni politiche (votare, iscriversi a un partito…) ma non si esauriscono in esse.

E soprattutto, fondamentale: NON OMOLOGATEVI!

Preferisco sbagliare con la mia testa che far bene con quella altrui.


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150 commenti su “Non omologatevi!

  • AdrianoVin

    Scrivo da qui, sono con twitter a mezzo servizio; tu cerchi il dialogo Claudio, ma secondo me per risvegliarci tutti abbiamo bisogno di uno shock più grosso (shock addizionali, cit. F. Battiato), e serve un pò più di veemenza, secondo me non perderai molti followers (a proposito, il plurale di follower in italiano, è sempre follower, non si mette la s).

    Comunque, voglio fare le pulci al tuo articolo punto punto, magari in serata se riesco.

    due osservazioni al volo:

    1) se la persona che hai di fronte ha le insegne di guerra, non si riesce a rimodulare la propria aggressività , ed è molto difficile, anche se possibile, temperare quella del prossimo;
    2) se parli di responsabilità individuale, non mi piace leggere, per esempio, “sui vicini, che invece qualche magagna l’hanno fatta”; che c’entro io con i vicini?

    Vabbè, scusa la fretta, ma sono al lavoro, ho l’imperativo categorico di cercare di meritarmi il reddito che mi procuro.

    Ci aggiorniamo 🙂

    • bezzicante

      Ti spiego cosa c’entriamo noi coi vicini, intanto. In una cultura permeata nella Controriforma, dove spiccato si eleva il senso di individualità e NON quello della comunità, vige la regola del “farsi i fatti propri”. Io butto una cartaccia per terra perché non sento “mio” il suolo pubblico che, in quanto tale, non è di nessuno e tanto meno mio. Lo faccio in pubblico, come una cosa normale, perché anche tu butti le cartacce per terra e, se anche non le butti, non ti sogni di venirmi a riprendermi per il mio gesto. E perché non lo fai? Perché in questo Paese controriformato non usa, è un atto aggressivo, ci si fa i fatti propri, e se non lo fai sai che io reagirò e bene bene che ti vada ti becchi un vaffa, ma anche una lite, e nessuno darà ragione A TE (“ma perché si impiccia? Ma cosa glie ne frega…”). Adesso alla cartaccia sostituisci il piccolo abuso edilizio: una sciocchezzuola come una finestrella aperta in mansarda. A te che fastidio dà? Non sarai così stronzo, in quanto vicino di casa, da denunciarmi? E adesso passiamo al lavoro nero, all’idraulico “con iva o senza iva” e via crescendo… Abbiamo la mentalità condivisa del piccolo imbroglio, del piccolo abuso, della piccola illegalità. Tutti ne conosciamo a decine ma sono sciocchezzuole, l’ha fatta nostro zio o appunto il nostro vicino. Non si denuncia il proprio vicino! E se l’ha fatto lui (l’abuso) e noi siamo stati zitti, quando servirà a noi sarà lui a tacere. Siamo un popolo omertoso e connivente nella piccola illegalità.

      • AdrianoVin

        ah, capito, scusa, ma vevo letto con gli occhi del soggettivismo
        si vede che tu non vivi al sud; una decina di giorni trascorsi a Terni di recente mi ha aperto un mondo nuovo che non vedo neppure al nord Italia
        sono mille anni che nuoto contro-corrente, mille anni di opposizione a tutto, nelle parole e nei fatti; con le persone a me care, ho sempre risposto letteralmente al fuoco in più di un’occasione; ho sentito dire “non pensavo esistessero ancora persone così” oppure, “erano anni che non vedevo una cosa simile”; ma non puoi andare sempre controcorrente, non ce la fai,in alcune aree del paese ti fanno fuori, non scherzo; e se sei morto non puoi essere utile nè a te stesso, nè ai tuoi cari, nè alla società

        scusa lo sfogo e le chiacchiere, ma anche qui c’è gente che non ha ben capito in che paese viviamo

        • bezzicante

          Nessun martire! Non si può essere soli e combattere contro chi butta la cartacce per terra! Però in un luogo virtuale possiamo incominciare a incontrarci, no? A scambiare sentimenti e opinioni, giusto per vedere quanti siamo, che esperienza abbiamo… Onestamente non so neppure io se sto dicendo banalità o cose retoriche con poco senso. Ma gente come me (e credo come te) non può lasciar passare tutto, no? Per il resto. Tu mi citi Terni… Ma l’Umbria è MOLTO meno verde di quel che appare. Sto leggendo in questi giorni il libri di Claudio Lattanzi “I padrini dell’Umbria”… Di che inorridire!

          • AdrianoVin

            ti dico cosa ho visto a Terni

            gli automobilisti rispettano le strisce pedonali (cosa che a te sembra normale, perchè vivi in Umbria)

            a sud ti inseguono fin sopra i marciapiedi
            a nord se proprio devono si fermano

            a Terni, non potevo fumare una sigaretta vicino al marciapiede che si fermava il traffico, e non ho esattamente l’aspetto di una lucciola 🙂

            a Terni una mia amica, fu fermata dai vigili urbani perchè da come guidava, non manifestava l’intenzione di fermarsi all’attraversamento pedonale; non che non si sia fermata, o che non avesse dato la precedenza a un pedone, ma solo perchè non aveva manifestato chiaramente la sua volontà!

            ricordo ancora un amico che è andato a vivere ad Umbertide, che mi diceva che la prima lezione che gli ha dato un suo conterrone è stata quella di non fare il cafone, e di guidare in centro abitato in maniera adeguata: e l’amico, persona garbata non vedeva l’ora di fare suo questo concetto

            io spero quanto prima di litigare con ogni meridionale che nega queste cose

          • bezzicante

            Vivo in Umbria da oriundo. Ho scelto di vivere qui. Ma NON è affatto il mito felice che si crede in giro. Non più almeno. Ma questa è un’altra storia…

          • AdrianoVin

            in effetti nonostante tutto è sempre in Italia; ma ci sono zone del paese diverse con diverse problematiche; che variano a seconda delle esigenze dei potentati locali

    • bezzicante

      No, questa è una verità logora. Voglio dire che dopo essere stati conniventi con la “kasta” per decenni perché abbiamo fatto i cavoli nostri in lungo e in largo, oggi è troppo comodo fare gli indignati e sparare sequele di boiate su Twitter (non so se lo frequenti, è un esempio) di pura e sana indignazione che fa sentire la coscienza a posto. Il tema del mio post è l’assunzione di responsabilità che gli italiani non hanno avuto quando hanno approfittato e non mostrano di avere ora quando scaricano sul “Palazzo”, sulla “kasta” e menate simili. Nota bene: ciò non significa affatto assolvere la classe politica o appoggiare l’establishment e cose simili. Significa ciò che ho detto: dov’eravamo noi (tutti) quando noi (tutti noi) ci siamo ridotti in queste condizioni?

      • ilBuonPeppe

        Allora siamo d’accordo. Quella tirata sulle nostre colpe mi aveva preoccupato.
        Ferme restando comunque le colpe della casta e le colpe nostre, entrambe indiscutibili, il motivo di fondo per cui siamo in queste condizioni è che qualcuno (sicuramente non noi, ma neanche la nostra adorata casta, se non in piccola parte) lo ha voluto espressamente e lo ha pianificato.
        Il palazzo non sta crollando perché è fatto male. E’ fatto male, ma sta crollando perché qualcuno gli sta sparando addosso.

  • fma

    Di contro chi afferma, come noi, le stesse verità, è un alleato, un amico, un fratello. Se afferma ciò che noi affermiamo è evidentemente un giusto e noi lo applaudiamo. E se afferma ciò che noi affermiamo vuole dire che è dimostrata la nostra intelligenza, la nostra verità.

    Mi trovo esattamente nella situazione che descrivi. Che dire d’altro? 😉

    • bezzicante

      Ciao fma, ho letto con grande piacere, in questi giorni, diversi tuoi post e devo dire che mi trovo in totale sintonia. Sono lieto se hai apprezzato il mio post perché – credo, smentiscimi se del caso – si inserisce un po’ nel filone che tu hai aperto prima di me su MenteCritica. Spero di leggerti ancora qui su queste pagine. Hai un account Twitter?

      • fma

        No, non ce l’ho. Tutti quegli uccellini che cinguettano e svolazzano mi mandano in confusione.

    • ilBuonPeppe

      Non sono d’accordo.
      Il nemico del mio nemico non è necessariamente un mio amico. Magari sta solo casualmente sparando nella stessa direzione.

  • Tano Micalizzi

    E se la non omologazione si configurasse, essa stessa, alla oggettiva omologazione ad un nuovo credo? ;))))
    E’ un bell’articolo, un’analisi puntuale dello stato delle cose ed una esaltazione della reale ed urgente necessità di cambiare della nostra società.
    Credo però che, per cambiare lo status quo, non omologarsi sia una condizione necessaria ma non sufficiente. Soprattutto perché, da un bel pezzo, vivo rapportandomi con le amministrazioni. Le problematiche, le mafie, le incompetenze, le lentezze, sono così radicate nel nostro Sistema Stato che potranno essere risanate solo con un completo ricambio della gente che lo Stato governa, lavorando per esso. La politica, soprattutto quella romana, ha poca influenza su queste cose: i politici cambiano, i dirigenti dello Stato son sempre quelli. Chiaramente, un ricambio che dovrebbe presupporre un ingresso di reali competenze e tonnellate di onestà, oggi mediamente inesistenti. In vent’anni ce la faremo. Spero.
    Non omologarsi è sempre un buon viatico.
    Complimenti sinceri! Tano

    • bezzicante

      Grazie Tano, sono un consulente della PA e conosco le cose che tu dici. No, non basteranno 20 anni. Nemmeno 40. Io vedo un popolo italiano non omologato, consapevole, onesto, compreso nel concetto di “comunità” come l’orizzonte del “Piccolo Principe”, ti ricordi? E’ bellissimo e si sposta assieme a lui. Ma se io, se tu, se un terzo e poi un quarto non testimoniamo la necessità di andare verso quell’orizzonte allora sì, saremo perduti.

      • AdrianoVin

        infatti, 20 anni sono pochissimi; però parlando di responsabilità individuali e di classe dirigente, mi viene in mente un episodio; molte volte in aree depresse, sottosviluppate ed incivili dell’Italia che ben conosco, si dice che è impossibile apportare dei cambiamenti perchè “la gente è così”; allora mi vengono in mente due casi

        1) città del sud Italia; si instaura il divieto di fumo in un ipermercato; tutti pensano che ci saranno i soliti sbruffoni e le usuali coltellate, invece no; il divieto imposto (non severamente, vietato e basta) viene rispettato:
        2) città del sud Italia; uso consuetudinario il parcheggio delle auto su tutti i marciapiedi; il sindaco annuncia che dal giorno dopo il divieto sarà rispettato; dopo alcuni giorni, invero di risse e svenimenti di malfattori abituati alla democratica impunità, nessuno parcheggia più in maniera irregolare

        ecco perchè insisto sempre sulla responsabilità di classe dirigente, e vari potentati; non cerco scuse, ho visto quindi so (oida) che lo scempio è da costoro ricercato e voluto

        • bezzicante

          Sono esempi bellissimi che dal mio punto di vista significa che cambiare si può. Quel direttore di supermercato e quel sindaco sono cittadini esattamente come noi che hanno deciso di fare un passo. E le cose hanno funzionato. Io non dirigo un supermercato e non sono un sindaco, ma posso fare dei passi nei miei luoghi specifici, fosse anche solo nell’ambito della mia famiglia.

  • mariateresa

    …eh no,signor Bezzicante…rigirare la patata bollente e prendersela con la generazione che ha preso la pensione a 40anni,mi pare troppo ingiusto,perchè,vorrei ricordare che quella è la generazione figlia di due guerre.. che praticamente ha lavorato fin dall’età scolare,senza nessun tipo di tutela o sussidio…Poi ha citato la nonnina poco invalida…segnalando invalidità false erogate è vero ingiustamente,ma nulla in confronto agli indennizzi faraonici di politici e manager..Certo,contro i vecchietti è più facile scagliarsi..ma pensare che magari han pagato gli studi a qualche nipote,per dargli possibilità di migliorarsi…Che una casetta non dichiarata…unica risorsa di famiglie che la casa popolare se la sarebbero sognata tutta la vita,mentre politici a loro insaputa,viaggiano su macchinone che costano più di due o tre casette messe insieme e alloggiano in ville holliwoodiane…e tanto altro altro ci sarebbe da dire in questa guerra tra poveri e per esser tanto poveri da invidiarci quella che per la gente comune è sopravvivenza.. segno è che siam messi proprio male,un male che ha parvenza di giustizia sociale,ma al quale personalmente,non me la sento di omologarmi affatto.

  • Gian Ma

    Va bene la rivoluzione intelletuale,va bene una presa di coscienza, ma proprio non capisco dove sia l’errore della gente in Italia. Considera che parto dal “mio” presupposto,cioè di una persona che vive nella legalità e che rispetta la legge ( sono un avvocato) e so per certo che per tanti vale ancora così. Odiamo i conniventi, i prezzolati e i clienti, ma non capisco ancora dove sia la colpa dell’italiano per bene…certo,tu fai bene a sottolineare che in tanti,in questi 30/40 anni,hanno accumulato pensioni,redditi di varia natura,immobili,pensioni invalidità e quant’altro.Credo sia molto diffuso come comportamento,ma da Nord a Sud,senza distinzione alcuna. Domani esce un pensiero qui su mentecritica,mi piacerebbe sapere se siamo sulla stessa lunghezza d’onda,e credo di sì.Unica cosa che magari non condivido, è il tenore del pezzo…molto ma molto critico e generalizzato.Se fossimo tutte persone di questo tenore,l’Italia sarebbe ai livelli del Mozambico (scherzo ed esagero per dipingere un clima surreale),ma invece credo e reputo che in Italia siano sempre meno i furbi e sempre più le persone oneste.O magari mi piace credere che sia così 🙂

    • bezzicante

      Se ho capito domani uscirà un post tuo… lo leggerò con attenzione. Naturalmente a qualcuno il mio post è piaciuto e ad altro no, va bene così, ma io sono ovviamente convinto – non l’avrei scritto, altrimenti – che abbiamo TUTTI una corresponsabilità. Poiché comincio ad avere degli anni, e ho una formazione culturale che mi porta a “leggere” i comportamenti sociali, l’idea che abbiamo campato sopra le nostre possibilità per decenni, tutti (pochi esclusi) in qualche modo complici e omertosi, e adesso siamo tutti indignati perché è facile e ci fa sentire tanto “giusti”, ecco, questo non lo sopporto. Il nocciolo del mio post, scritto semmai con meno sarcasmo e maggiore spessore sociologico, si potrebbe chiamare RESPONSABILITA’. Siamo stati irresponsabili nel passato, collettivamente, all’ombra di politici farabutti dai quali abbiamo attinto i nostri piccoli e miserabili privilegi; e troppo spesso lo siamo oggi con gli eccessi di demagogia e retorica populista, la kasta rigorosamente con la “k” e i tweet al fulmicotone scritti in poltrona continuando a far finta che noi, tutti noi, non si abbiano delle responsabilità. Che significa rimboccarsi le maniche: pagare le tasse, pulire il marciapiede davanti casa, fermarsi al semaforo, non so se riesci a capirmi…

  • Gian Ma

    Vorrei aggiungere che,effettivamente,dal tuo punto di vista,se si permette a tutti di agevolarsi con qualche favore seppur piccolo o con qualche alzata di spalle difronte ad abusi,sprechi e raggiri,allora siamo sì tutti colpevoli.Una delle pochissime cose che mi piace degli Usa è che lì,se il vicino non paga le tasse,viene esiliato,tenuto lontano dalla gente per bene.Forse in italia manca questo slancio di coerenza,che potrebbe aiutarci a denunciare anche il vicino di casa se questo va contro i nostri valori.Ma,ribadisco,gente per bene in Italia c’è n’è davvero tanta,e ha bisogno di far sentire la propria voce

    • bezzicante

      Ti ho risposto sopra. Il concetto di “gente per bene” mi fa tremare… come giudichiamo? Cos’è per bene? Non ho mai picchiato mia moglie, pago le tasse ma gonfio le spese sulla benzina e ho costruita una finestrella abusiva: sono sempre per bene? Sì, certo… Sono sciocchezze, no? Mi porto a casa qualche matita dall’ufficio… Sono sempre per bene? Non vorrai mica dirmi che per una miserabile matita sono diventato un farabutto! Va’ avanti tu…

  • Gian Ma

    Si esatto,effettivamente questo discorso me lo sono fatto tante volte,chiedendomi se mai fossi stato colpevole anche io, nel mio piccolo, di qualsivoglia atteggiamento di connivenza o clientelismo.E la verità,riesco ancora oggi a guardarmi allo specchio.Certo,non ricchissimo nel portafoglio ma leggermente più ricco nell’animo.Ho sempre pensato che la vita va bene anche senza favoritismi né clientelismi né facilitazioni,ho studiato legge ma ho fatto lavori umili e logoranti,sempre rispettoso della legalità dalla quale sto bene attento al non uscirne mai.Credo che se ci fossero più persone come me e te,e tantissimi altri,l’Italia se ne gioverebbe davvero tanto.Parlo perché avendo vissuto molti anni all’estero ho visto e toccato con mano differenti culture dalle quali possiamo sempre imparare e prendere spunto.

  • Letizia

    Di primo acchito, leggendoti, ho pensato che il tuo invito a non omologarsi fosse errato!L’ ho interpretato come un Invito rivolto a coloro non ancora assimilati al sistema corrotto che egregiamente descrivi. A gente onesta (non ancora estinta!).
    “Slomologatevi”(si lo so, questo termine non esiste ma sono una creativa!!). Questo il titolo che avrei assegnato al pezzo.
    A partire da una onestà, profonda autocritica.
    Slomologatevi! Per poterci dare ancora una speranza!(sono pure idealista e sognatrice!).
    Ma, forse a causa dell’età che avanza e delle esperienze vissute fino ad oggi, ho capito che chi è corrotto, non si pente: perderebbe i privilegi acquisiti e quelli fruibili in un futuro prossimo…
    Ma questa gente prima o poi dovrà morire!
    Allora mi son detta che il titolo è giusto: non omologatevi lo voglio gridare ai giovani e al loro futuro.
    Offritevi la possibilità di essere, Voi, il cambiamento che auspichiamo avvenga in questo paese corresponsabilmente corrotto.
    Dateci una lezione di “grandezza”, di scelta di valori, di onestà, di responsabilità.
    Insegnateci che si deve e si può lottare per sradicare un passato ottuso, che offende il presente.
    Permettetevi di denunciare il vicino! (perché, a parer mio, chi evita di farlo ha semplicemente timore che vengano scoperte e denunciate le proprie magagne…).
    E’ chiaro che condivido il tuo pensiero: è facile scrollarsi di dosso le responsabilità additando gli altri come “cattivi distruttori” del nostro paese. Inveendo, magari twittando sul cellulare, mentre si porta in giro il cane a fare la cacca, senza raccoglierla, tanto se poi qualche malcapitato la pesta: è solo una cacca! cosa vuoi che sia! 🙂 .

    • bezzicante

      Grazie Letizia, credo tu abbia compreso il mio pensiero e sono lieto di condividerlo con te. Slomologatevi non sarebbe male… Un’amica mi propose “eterologatevi”… Ma direi che ci possiamo accontentare di NON OMOLOGATEVI! Buona giornata

  • AdrianoVin

    un’altra replica, Claudio, scrivo qui ,140 chars non sono sufficienti

    ho riletto per l’ennesima volta queste tue considerazioni che peraltro avevi già sviluppato ampiamente altrove

    riflessioni del 6 luglio:

    se mi trovo ad essere d’accordo con te al 99% che facciamo?
    ti darei volentieri una delega in bianco a scrivere, parlare, e anche pensare per me; ma è una cosa che probabilmente non ti piace e forse non è giusta.

    magari oggi mi sono svegliato male, però mi girano sempre per la testa le stesse parole: se io replico a un tuo post, perchè lo faccio, a che serve? non che voglia ridurre tutto alla pura utilità pratica, ma, tutto sommato, è innegabile che questi interventi, non essendo di mera poesia, vorrebbero essere finalizzati ad una conseguenza sociale

    forse lo scopo principale, se non unico di una mia replica, può essere anche il solo narcisismo ed una forma di esibizionismo? tutto sommato un’attività socialmente inutile, anche perchè qui vivo in una versione anonimizzata

    forse l’obiettivo è premiare il tuo ego, manifestando un apprezzamento che unito a quello di altre persone, può contribuire ad alimentare la tua attività di informazione; almeno è una forma di narcisismo socialmente utile

    a volte ho il dubbio che senza un pò di tette/culi e/o addominali, si rischia sempre di parlarsi tra poche persone creando un inutile circolo elitario o meglio Pickwick

    se non si vuole ricorrere a tette, culi e/o addominali, ci possono essere altre soluzioni; ti scrivo questo anche perchè avrei voluto più aggressività nel tuo post, altrimenti la gente non reagisce

    occorre stimolare qualche basso istinto per attrarre l’attenzione del prossimo, e una volta conquistata tale attenzione poi, si può iniziare a ragionare

    per questo, urla, argomentazioni populistiche, chiare provocazioni, ampiamente sopra le righe, facili affermazioni e titoloni, sono una buona chiave d’ingresso, una volta entrati poi vediamo

    se poi uno insisterà a giudicare la forma senza vedere il contenuto, peggio per lui, ieri ti citavo un romanzo di Asimov, scritto in tre parti con tre titoli:

    Contro la stupidità..
    neanche gli Dei…
    possono nulla?

    • bezzicante

      1) Amichevolmente, e col sorriso: ti fai un po’ troppe pippe. Discutiamo perché siamo animali sociali e ci piace farlo, siamo persone intelligenti e amiamo il confronto, ci piace avere ragione, ma anche torto se è l’epilogo di un bello scambio e così via. Il narcisismo etc. ? Ma sì, ovvio, c’è anche quello, siamo tutti un po’ narcisisti dialoganti che è molto meglio che essere timidi musoni. E comunque dell’aspetto psicopatologico del piacere di comunicare mi importa zero.
      2) Tette e culi, parlare aggressivo e così via? Per essere omologati? E lo chiedi proprio a me? L’escalation delle urla, delle invettive e della volgarità è arrivata già da un po’ al suo vertice massimo. Il vocabolario è stato esplorato già tutto, e oltre alle maiuscole e ai punti esclamativi la tipografia non ci offre ulteriori strumenti. Oggi urlare a caratteri maiuscoli vuole dire essere dei coglioni sfigati di scarso intelletto. La rivoluzione oggi è riappropriarsi della ragione. Ah! tu mi dici che nel caos totale chi sussurra non ha possibilità di farsi sentire? Io sono di opinione diversa. I coglioni sfigati, che sono sempre esistiti, non ascolterebbero in ogni caso. Ma le persone che stanno strillando per esasperazione e disperazione, e che stanno capendo che così non si va da nessuna parte, forse potrebbero voler riposare le orecchie e mettere in moto il cervello. Io credo che questo sia un processo “micro”, di vita quotidiana. Non credo nella rivoluzione delle masse, non voglio “convertire” le masse e trascinarle nell’agorà del mio ragionamento. Io credo nel ruolo delle avanguardie (attento, l’ha detto prima di me Gramsci!) e nelle funzione educativa dell’esempio.
      E le avanguardie – come le sto intendo qui – sono sempre non omologate!
      🙂

      • AdrianoVin

        alla fine blog e forum sono un pò l’arte della pippa suprema

        va bene, io ti ho esposto un punto di vista, ed ho capito (ed apprezzato) il tuo; probabilmente nessuno dei due ha la sicurezza di avere ragione, e tu mi dirai che sono solo scelte, ed esercizio di personalità e libero arbitrio

        mi piace il tuo concetto, in un mondo dove tutti gridano, nessuno più ascolta, e la chiave migliore può essere un opportuno e silenzioso richiamo alla Ragione; è un’ipotesi

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