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Omini di burro

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Dal documento per una nuova cultura politica dei Diritti del PD:

5.5. Vi sono infine mancati riconoscimenti e violazioni di diritti nell’ambito delle relazioni e delle organizzazioni sociali. La vita umana esiste solo (ed è pensabile solo) entro le forme della socialità. Queste forme – tra cui la famiglia è forma primaria – si costituiscono non solo sulla base delle scelte degli individui, ma anche sulla base della loro posizione e del loro rilievo sociale. La storia della famiglia testimonia questa evoluzione continua, legata al mutare delle condizioni economiche, ambientali, culturali, religiose, al cui interno un ruolo fondamentale è stato svolto dai grandi processi di emancipazione femminile. In questa evoluzione la cultura e gli ordinamenti giuridici hanno riconosciuto un’importanza crescente alla libera espressione dell’affettività personale, all’uguaglianza delle persone all’interno della famiglia e agli obblighi di solidarietà tra coniugi e tra genitori e figli. Si tratta di valori essenziali non solo alla vita personale, ma all’intera vita sociale. Per questo la Costituzione italiana ha inteso riconoscere e stabilire i diritti e i doveri della famiglia (artt. 29 e 30), nonché il dovere della Repubblica di agevolarla e sostenerla nell’adempimento dei suoi compiti (art. 31). Rispetto a questo dovere l’azione del governo italiano, anche e soprattutto negli ultimi anni, è stata largamente inadempiente e il PD considera un obiettivo primario il dare piena attuazione a questo impegno costituzionale.
D’altra parte non si può ignorare che nella società contemporanea le dinamiche sociali ed economiche, da un lato, e, dall’altro, le libere scelte affettive e le assunzioni di solidarietà hanno dato vita a una pluralità di forme di convivenza, che svolgono una funzione importante nella realizzazione delle persone e nella creazione di un più forte tessuto di rapporti sociali. Per questo esse appaiono meritevoli di riconoscimento e tutela sulla base di alcuni principi fondamentali. Da un lato, nel principio della centralità del soggetto rispetto alle sue relazioni, così da riconoscere sia i diritti di ogni persona a dare vita liberamente a formazioni sociali, sia i diritti di ciascuno entro le diverse formazioni sociali. Dall’altro, nel principio del legittimo pluralismo, che implica il riconoscimento dei diritti e dei doveri che nascono nelle diverse formazioni sociali in cui può articolarsi la vita personale affettiva e di coppia.
Tale riconoscimento dovrà avvenire secondo tecniche e modalità rispettose, da un lato, della posizione costituzionalmente rilevante della famiglia fondata sul matrimonio ai sensi dell’art. 29 Cost. e della giurisprudenza costituzionale che anche recentemente ne ha dato applicazione, dall’altro, dei diritti di ogni persona a realizzarsi all’interno delle formazioni sociali, che si declinano oggi in un orizzonte pluralistico secondo quanto espresso dalla Corte Costituzionale: «per formazione sociale deve intendersi ogni forma di comunità, semplice o complessa, idonea a consentire e favorire il libero sviluppo della persona nella vita di relazione, nel contesto di una valorizzazione del modello pluralistico. In tale nozione è da annoverare anche l’unione omosessuale, intesa come stabile convivenza tra due persone dello stesso sesso, cui spetta il diritto fondamentale di vivere liberamente una condizione di coppia, ottenendone – nei tempi, nei modi e nei limiti stabiliti dalla legge – il riconoscimento giuridico con i connessi diritti e doveri» (138/2010). Il PD, auspicando un più approfondito bilanciamento tra i principi degli articoli 2, 3, e 29 della Costituzione, quanto in specie alle libere scelte compiute da ciascuna persona in relazione alla vita di coppia ed alla partecipazione alla stessa, opera dunque per l’adeguamento della disciplina giuridica all’effettiva sostanza dell’evoluzione sociale, anche introducendo, entro i vincoli della Costituzione e per il libero sviluppo della personalità di cui all’art. 2, speciali forme di garanzia per i diritti e i doveri che sorgono dai legami differenti da quelli matrimoniali, ivi comprese le unioni omosessuali.

Scusate se vi ho tediato con la lettura forzosa della prolissa supercazzola prematurata ma anche no di piattaforma con scappellamento a centrosinistra come fosse Veltroni ma anche D’Alema che conferma la solita tartufesca indeterminazione quantistica da sacrestani dei piddini che non dice nulla, non promette niente e ci gira solo attorno per paura dei preti.
L’ho fatto perché ci tenevo a metterla in confronto con la concisione e pragmatica determinazione della legge 26.618 ”Matrimonio civil” che, il 15 luglio 2010, modificando il Codice Civile, ha introdotto in Argentina non le pugnette a mano moscia della RosyByndy ma il fatto, il riconoscimento del matrimonio tra persone dello stesso sesso.
Il punto cruciale della legge, che non servirebbe nemmeno tradurre perché si capisce benissimo, occupa due righe scarse:
El matrimonio tendrá los mismos requisitos y efectos, con independencia de que los contrayentes sean del mismo o de diferente sexo.[...]
Matrimonio a tutti gli effetti, sia che gli sposi siano di sesso diverso o del medesimo. E l’articolo 42 è ancora più esplicito:
Todas las referencias a la institución del matrimonio que contiene nuestro ordenamiento jurídico se entenderán aplicables tanto al matrimonio constituido por DOS (2) personas del mismo sexo como al constituido por DOS (2) personas de distinto sexo.
Los integrantes de las familias cuyo origen sea un matrimonio constituido por DOS (2) personas del mismo sexo, así como un matrimonio constituido constituido por personas de distinto sexo, tendrán los mismos derechos y obligaciones.
Equiparazione tra matrimonio eterosessuale ed omosessuale e uguali diritti e doveri per i membri di famiglie originate da coniugi dello stesso sesso o di sesso diverso.
Questo mentre il PD, imbottigliato nel suo raccordo anulare mentale, vaneggia di modifiche, forse vedremo magari chissà, nel rispetto di vincoli costituzionali, come se la Costituzione italiana parlasse di coniugi di sesso diverso e non semplicemente di coniugi. Non ci sarebbe bisogno nemmeno di una modifica costituzionale, per introdurre anche in Italia una legge di pura e semplice civiltà, che riconosca, come intelligentemente lo chiamano gli argentini, il matrimonio civile. Tra persone dello stesso sesso quindi, maanchemente riconoscendo le unioni di fatto tra uomo e donna. Qualcuno, tra i suoi elettori interessati al problema, lo ricordi agli untuosi, scivolosi e infidi omini (e donnine) di burro del PD.
(Le parole chiave di questo post sono: sesso, matrimonio, tango, Argentina, burro, scena del burro, PD, omino di burro.)
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About

Sono nata quando c'era un solo canale televisivo e in bianco e nero. Sono nata a Genova ma nel mio DNA ci sono geniacci livornesi, pisani e romagnoli. Ho studiato pianoforte al Conservatorio ma la mia passione è sempre stata la medicina. Vivo in Romagna da 29 anni e sono laureata in Psicologia Sperimentale.

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