Oltre il Muro

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Non so molto della storia del muro di Berlino. Non ho avuto l’occasione di trovarmi da quelle parti prima che fosse abbattuto e confesso che il fatto che il 9 novembre prossimo si celebri il ventennale del suo abbattimento mi lascia del tutto indifferente.
E’ vero, la caduta del muro di Berlino è un fatto storico perché segna la fine di un epoca, ma quanto e, soprattutto, cosa è cambiato da allora?

muro


Gli Stati Uniti hanno dato ampia prova di non avere la stoffa per esercitare il ruolo di potenza egemone a livello mondiale. La reazione isterica e poco professionale di Bush all’attacco alle torri gemelle è stata la una grande occasione persa per questo giovane paese. Reagire al terrorismo col terrorismo dissociandosi dalla comunità internazionale è stato un errore gravissimo.

La Russia continua ad essere quella che era. Probabilmente, dal punto di vista della democrazia, è oggi ancora più indietro di quando era governata da un Politburo. Il suo padrone attuale esercita il potere con spregiudicatezza, godendo apertamente e senza limiti dei frutti della ricchezza che lui e i suoi sottraggono al loro paese. La gente, a parte una ristretta minoranza che può concedersi lussi sibaritici, è condannata ad un destino di stenti, di disoccupazione, spesso di vera e propria fame. Dalla Russia non arrivano voci di dissidenti perché ora non si mandano più in Siberia. Ora si liquidano con un colpo alla nuca.

I Paesi di oltre cortina hanno pagato a carissimo prezzo il loro ingresso nel Mondo Libero. Pochi e transitori i casi di successo, molti i fallimenti totali (Romania, Bulgaria, Albania). La situazione è destinata a peggiorare quando ciò che si produce in Romania oggi per conto degli occidentali, passerà inevitabilmente prima in India, poi in Cina ed infine in Africa.

L’equilibrio internazionale è peggiorato. L’apparente scomparsa dello spauracchio dell’apocalisse nucleare e la dispersione dell’arsenale sovietico hanno innescato processi di involuzione i cui effetti più deteriori sono ancora da venire.

Akhtyrka
Akhtyrka

Il comunismo non è morto col muro di Berlino. Era morto molto prima, quando la produzione industriale e la ricerca scientifica furono assoggettate all’ideologia, lo stesso che assoggettarle ad una religione.
Che poi si debba essere allegri per la scomparsa di un movimento che voleva tutti gli uomini con pari opportunità, l’abolizione del bisogno fisico, l’equa distribuzione delle risorse e che, per statuto, si proponeva di condurre tutti ad uno stato di maturità che avrebbe reso superflui i governi, io non ne sono sicuro. Un mondo senza queste idee è sicuramente più realista, ma è anche un mondo più freddo, più razionale, per certi versi più triste. Sicuramente più vecchio e con minore speranza.

I miei ricordi del mondo oltre cortina risalgono alla fine degli anni ottanta, poco prima che il muro di Berlino fosse abbattuto e in piena Perestrojka. Mi trovavo a Akhtyrka, oggi Okhtyrka in Ucraina, dove le mie competenze piuttosto variegate erano al servizio di una missione internazionale di controllo e verifica.

Eravamo arrivati da Kiev, distante 350 chilometri, con un viaggio di circa sette ore in macchina. Ero in compagnia di un collega americano e di uno francese. La scorta era composta da una decina di uomini comandati da Nicolai, un tenente colonnello che sul cappotto dell’armata rossa portava le mostrine verdi delle guardie di frontiera del KGB.

I russi, allora come oggi, hanno due volti. Uno ufficiale, severo, impenetrabile, inflessibile al limite dell’ottusità. L’altro, che si mostra d’improvviso e inaspettatamente, mi apparve fanciullesco, ilare, addirittura invadente nelle manifestazioni spettacolari di affetto e nelle promesse di amicizia eterna.

La città era desolata, triste. Larghi viali cosparsi di foglie di castagno percorsi da poche macchine. Nella grande piazza centrale, vicino al mercato, l’onnipresente statua di Lenin con le falde del cappotto sventolanti e il braccio proteso ad indicare la direzione da percorrere.
Ci trattenemmo qualche giorno in un albergo dove ci furono assegnati dei “numeri(1) lux” come tenne a dirci Nicolai, il cui aspetto gelido e professionale andava rapidamente dissolvendosi.
La stanza aveva le finestre sigillate con il nastro adesivo ed il silicone per proteggere l’interno dal freddo. Il cambio d’aria non era tra le opzioni previste dall’albergo. Sul letto, coperte e lenzuola erano disposte a sacco dove occorreva raggomitolarsi senza il supporto di una piegatura sotto il materasso. Il bagno, questo vero e proprio lusso in un albergo di provincia dell’Unione Sovietica di allora, era privato, ampio e spoglio. In tutti i locali chiusi faceva un caldo d’inferno. Fuori si gelava.

Come atto di estrema deferenza mi fu assegnata un’interprete personale che aveva studiato l’italiano incominciando dai testi delle canzoni di Adriano Celentano. Mi apparve una fata con il fiocco bianco nei capelli biondissimi. In qualche attimo di sottile rapimento giungemmo a stringerci le dita di nascosto  sotto il tavolo, ma senza andare oltre perché, allora, non sarebbe stato mai possibile attraversare la cortina di ferro.
Feci il mio lavoro con la triste sensazione che un pezzo di mondo mi fosse negato e con il desiderio struggente di saperne di più.

Recentemente ho riavuto notizie di Nicolai. Ora fa l’ingegnere minerario in un giacimento aurifero nei pressi del lago Bajkal. Per sei mesi all’anno si trasferisce in accampamento raggiungibile solo con l’elicottero immerso nel pieno di in una foresta. Nella foto che mi ha mandato, lui e i suoi amici sono seduti sul cadavere di un orso enorme. Ha perso i capelli e mi sembra che abbia messo la dentiera. Guadagna 800 euro al mese, quando lavora.

Okhtyrka

Della mia fata bionda non ho saputo più nulla. Quando, stavolta per motivi personali, sono ripassato per Akhtyrka, mi hanno detto che su era trasferita a Mosca prima della secessione definitiva dell’Ucraina. Spero che sia riuscita a scampare al disastro.

Questo, molto brevemente, è quello che ricordo del mondo oltre cortina. Alla Storia con la esse maiuscola il compito di celebrare le svolte. A me rimane il ricordo delle persone i cui destini misconosciuti travolti dai grandi eventi meritano rispetto ed affettuosa considerazione.

§

Grazie a Luna per questa piccola composizione che ha voluto gentilmente condividere con tutti noi.

9 Novembre 1989 (giorno della libertà)

Ad erigermi fu l’odio.
Crebbi, imponente e massiccio, inversamente proporzionale all’inettitudine dell’uomo; alla incapacità, sua, di costruirsi umanamente, di allontanarsi da proprio ego, senza perdersi, per ritrovarsi, ad un livello più profondo e compiersi.
Intelletto e spirito protesi verso l’unica verità plausibile, qui e ora: la giustizia.

Caddi.
Il 9 Novembre del 1989.
A demolirmi fu un anelito di libertà, uno sprazzo di ragione, un residuo di speranza.

Ma non mi illusi:
allora, come oggi, sono altri i muri che l’uomo deve saper abbattere.

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Note
  1. in russo, la camera d’albergo è un “numero” []
Fine delle Note

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Comments

6 Risposte a “Oltre il Muro”
  1. fma scrive:

    “Nei Parlamenti non si fa che chiaccherare, con lo scopo determinato di turlupinare il popolino. [...] Gli eroi del putrido filisteismo … sono riusciti a incancrenire persino i Soviet, trasformandoli in mulini di parole sul tipo del parlamentarismo borghese più rivoltante. Nei Soviet i signori ministri socialisti ingannano con la loro fraseologia e le loro risoluzioni i fiduciosi mugik.” (Lenin- Stato e rivoluzione, Agosto 1917, quando ancora i Soviet comprendevano, oltre ai bolscevichi, anche i menscevichi e i socialisti rivoluzionari)

    Il Comunismo fu un’ipotesi su cosa fosse e su come si potesse realizzare la giustizia.
    I guai vennero dopo, quando ci si ostinò a voler considerare i fatti come dei puri accidenti.
    Sono sempre più convinto che se applicassimo il metodo empirico anche alla politica ci risparmieremmo un sacco di guai.

    • affascinante, ma irrealizzabile, secondo me.

      le competenze si raffinano con l’uso. politica e scienza si evolvono su binari diversi. paralleli secondo la scienza, divergenti parallelamente secondo la politica :mrgreen:

  2. silvio scrive:

    Il muro di Berlino è per me qualcosa di particolare, anche se l’ho conosciuto soltanto sui numerosi libri che ho letto, sia di Storia sia di storie individuali; testi scritti dopo la sua caduta ma anche libri scritti quando il muro era ben saldo.
    Sin da bambino ero incuriosito da questa entità che segava in due una città intera ed ero parimenti inquietato dal fatto che le famiglie ivi residenti fossero state arbitrariamente costrette a vivere in una parte piuttosto che nell’altra. Pensavo che quando sarei stato più grande sarei andato a visitare questo strano luogo, ma invece è arrivata la “normalità” prima che io potessi andare.
    Alcuni anni fa ho conosciuto una berlinese nata e cresciuta in città durante la Guerra Mondiale. Sebbene con la voce incrinata dall’emozione, ci ha parlato della Berlino bellica e post-bellica; ma della Berlino divisa non ha detto una parola, come se la ferita inferta dal muro alla città e ai suoi abitanti fosse stata più penosa della guerra stessa.

    • In realtà anche in Italia è esistita una piccola Berlino. Parlo di Gorizia, città divisa in due da un muro simile anche se meno famoso.

      La questione dei rapporti tra Italia, Slovenia, Croazia e rispettive storie, merita un approfondimento.
      Spero di trovare il tempo per farlo.

  3. Grazie per questa condivisione affascinate.
    Ho subito molto il fascino dell’est murato e rimpiango di non aver visto Berlino allora.

    Fra tanta retorica sterile ringrazio per la semplice ammissione ”il fatto che il 9 novembre prossimo si celebri il ventennale del suo abbattimento mi lascia del tutto indifferente”. Che mi fa respirare rinfrancata.

    Non credo invece che il ”mondo (sia) più freddo, più razionale”-. Al contrario, mi appare abitato da un’umanità che sembra una specie di bestia mostruosa preda di bassi istinti – una sorta di millepiedi scoordinato e virulento che si nutre perfino dei propri arti.

    Preferisco il gelido impero sovietico allo psicotico e ipocrita buonismo americano. Speriamo che la Storia ci riservi qualche altra allegra sorpresa.

    • Non amo il capitalismo e il liberismo, ma non sono d’accordo sull’ultima affermazione.
      In Unione Sovietica la gente viveva in una condizione non compatibile con le esigenze di un uomo moderno.
      Il sesso era tabù come qui, le condizioni igienico/sanitarie molto precarie, l’omosessualità era punita col carcere, vigeva un aperta ostilità nei confronti di ceppi nazionali non russi e, soprattutto, era proibito qualsiasi contatto col mondo occidentale.

      Era una dittatura oscura e triste. Purtroppo, la Russia non è riuscita ancora ad uscirne completamente. Spero bene per loro. Il mondo ha bisogno dei russi. La maggior parte di loro sono persone serie, generose e per bene per cultura più che per inclinazione personale.

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