Olocausto, Negazione e Stragi Dimenticate
27 gennaio, 2009 di MikClaudia
Archiviato in Storia e Memoria, latest
Oggi è il 27 gennaio, data designata come Giorno della Memoria e scelta simbolicamente per ricordare la strage nazista di ebrei, rom ed omosessuali.
Nella mentalità comune, però, questo giorno si associa principalmente alla Shoah, il tentativo di genocidio messo in atto contro le genti di religione ebraica.
E’ difficile parlare di certe cose pochi giorni dopo gli episodi di Gaza, dove l’esercito israeliano, a torto o a ragione, ha causato tante vittime civili. Ed è sempre più difficile provare sincera simpatia per una nazione che, nell’ansia di difendersi, spesso assume atteggiamenti dispotici ed aggressivi.
Ciò nonostante, chi è morto nelle camere a gas dei campi di sterminio, non c’entra nulla con questa storia. Bisogna fermarsi un attimo e riflettere sul lato oscuro dell’animo umano che consente di mettere in atto un meccanismo di sterminio così mostruoso e dove, non solo le burocrazie e gli ordini, ma i singoli soldati si sono resi personalmente autori dell’assassinio brutale di uomini, donne e bambini.

L’antisemitismo esisteva ed esiste ancora. Questa forma di razzismo viscida, spesso inconfessabile, si nasconde dietro considerazioni religiose, posizioni politiche o semplice pregiudizio. Incredibilmente in Italia il 12% delle persone ammette di essere antisemita e solo il 56% di dice esente da pregiudizi contro gli ebrei(1).
Probabilmente se si conducesse un’indagine simile con oggetto i rom, gli omosessuali, le persone di colore, gli zingari o i terroni, si otterrebbero risultati simili perché il pregiudizio è la prima forma di difesa contro la diversità. Resta il fatto che la discriminazione contro gli ebrei ha assunto una concretizzazione così bestiale che ognuno dovrebbe provare un certo imbarazzo nell’ammettere il suo antisemitismo.
Questo atteggiamento di rimozione conduce agli estremi del negazionismo. In pratica, pur di sentirsi autorizzati ad avere un atteggiamento ostile contro gli ebrei di oggi, si nega storicamente il massacro degli ebrei di ieri.

E’ strano come questa esigenza di dissociazione da una responsabilità che non è limitata alla Germania, ma che ricade su tutta l’umanità, accomuni personaggi diversissimi come Ahmadinejad, il presidente iraniano(2) e vescovi della Chiesa Cattolica nelle cui preghiere a lungo si sono ricordati i “perfidi ebrei“.
Purtroppo la realtà dei fatti è che il male risiede in ognuno di noi e non è mai escluso che un tranquillo padre di famiglia, inserito nel giusto meccanismo di stimolazione, possa diventare un massacratore.
La storia, oltre all’Olocausto, ha altri esempi di omicidio sistematico che, per certi versi, è probabilmente la forma più mostruosa di strage.
Ne cito due. Purtroppo non sono gli unici. La repressione contro il popolo Curdo, stretto nel maglio mortale di Iran, Iraq e Turchia ed il massacro del popolo Armeno, il cui riconoscimento storico è stato oggetto di controversie internazionali(3)
Rileggendo quanto ho scritto mi impressiona il numero di volte che ho usato parole come massacro, omicidio, strage, sterminio. Questa cosa suona come un’accusa contro ciascuno di noi e contro i nostri pregiudizi. Dovremmo pensarci di più, oggi e sempre.
Note- fonte [↩]
- fonte [↩]
- in italiano, in inglese [↩]
Articoli collegati:
- Il Boicottaggio di Israele alla Fiera del Libro. Antisemitismo: Nessuna Ambiguità “Antisemitismo” è espressione generica. Designa il razzismo verso gli...
- La Difficile Memoria del Metz Yeghern, il Genocidio degli Armeni Attenzione, questo articolo è già stato aggregato ad OKNotizie...
- 9 Maggio: Un Giorno Inutile Il 9 maggio di trentuno anni fa veniva ucciso Aldo...
Leggi anche
|
|
|
|
|
|
Lo stesso giorno gli anni scorsi
2009
2008
2007






IL GIORNO DELLA MEMORIA
Penso che nessuna famiglia ebrea sia immune dall’olocauso. Tutti più o meno hanno un familiare portato in campi di concentramento e mai più tornato.
E questo il popolo israeliano se lo porterà appresso sempre.
Con la scusante del risarcimento per la Shoah, Israele è diventato uno stato etnico-religioso pseudo democratico che con l’appoggio degli USA non ha esitato ad espandere il proprio colonialismo in palestina, fregandosene persino delle risoluzioni ONU attuate per un cessate le ostilità.
Decisionista persino della politica estera americana è da anni sulla scena politica internazionale.
Negli anni passati non vi era telegiornale che non ne parlasse. Oltre ai luoghi sempre nominati: Tel Aviv, Gerusalemme, Palestina, Medio Oriente….ci son passati sotto gli occhi le figure di Moshe Dayan, ve lo ricordate con quell’occhio bendato?… del generale Rabin…di Yasser Arafat col tradizionale emblematico chefia… Shimon Peres e tanti altri. Gente insignita persino del Nobel della pace. Ci pensate? Nobel per la Pace consegnato a gente che dietro di se ha lasciato tante vittime!! E qui non sto a spiegare cavillosamente tutto per filo e per segno perchè è Storia e perchè vi tedierei non poco!
Con queste premesse, fondate su uno sfacelo simile, fatto di rancori e ricordi bruttissimi, di certo non ne nascerà uno stato liberale che tutela i diritti di TUTTI i cittadini.
D’altro canto i palestinesi non sono neppure brava gente. Con l’intento perenne di cancellare Israele dalle carte geografiche si è posto anche lui un obiettivo poco edificante, non esitando a farsi scudo di gente civile e scegliendo posti affollatissimi per suicidi di pseudo-martiri.
Verrebbe proprio da chiedersi, come qualcuno ha già fatto in questo caso: chi è Davide e chi è Golia?
Sapere con certezza da che parte stare è invidiabile, davvero. Molto difficile schierarsi.
Comunque, se proprio dovessi, lo farei contro i nostri capi di Stato riuniti nell’ONU che non sono stati e non sono tuttora in grado di fermare le ostilità, o peggio, non hanno voluto e tuttora non vogliono.
Ecco questo giorno della Memoria dovrebbe far riflettere per questo verso, fare un multilaterale esamino di coscienza e dire BASTA per davvero!
Questo è quello che penso.
Mi piaceva esprimervelo, perchè mi piace intavolare argomenti di carattere generale che toccano un po’ tutti.
Grazie per la pazienza dimostratami.
Olocausto ed Israele, evidentemente, sono questioni troppo complicate ed intrecciate per dichiararsi sicuri su cosa sia giusto o meno.
Ma quello che è certo, è che non ha senso “parteggiare” per qualcuno ma piuttosto chiedersi quali prospettive riserva il futuro, partendo da dati storici innegabili.
1) L’antisemitismo è una forma di razzismo e come ogni razzismo va combattuto
2) L’Olocausto è un fatto storico innegabile e chiunque lo neghi è solo un’idiota o ignorante
3) Il Sionismo è un movimento abominevole, razzista e coloniale, e anche questo deve essere combattuto
4) Chi ha pagato per l’Olocausto sono gli ebrei, direttamente (oltre a perseguitati politici, omosessuali, zingari…), e i palestinesi, indirettamente
Detto questo, può sembrare contraddittorio riconoscere l’Olocausto ma non i diritti del sionismo, e allora urge qualche precisazione.
Il sionismo si è spacciato come movimento nazionalistico per risolvere l’ “anormale” condizione degli ebrei, la cosiddetta questione ebraica. Tuttavia, dando uno sguardo alla storia, il sionismo non è un movimento “per” qualcosa (la nazione ebraica) ma “contro” qualcosa (l’antisemitismo): non è nato dalle rivendicazioni delle masse ebraiche (che peraltro erano fortemente e massicciamente antisioniste in origine) ma come reazione all’antisemitismo. E, cosa più importante, è l’antisemitismo, piuttosto che la lingua, i costumi, le usanze ecc…che costituiva il collante e la forza propulsiva del movimento nazionale sionista. Più antisemitismo, maggiori probabilità di far emigrare gli ebrei in Palestina e fondare lo stato. Questa è la verità storica del sionismo che non viene mai abbastanza sottolineata: erano Herzl e soci a dire che l’antisemitismo andava sfruttato. Se si dà un’occhiata alla storia, Herzl ha intrattenuto relazioni più che cordiali o sostava i politici antisemiti del suo tempo, da Drumont a von Plevhe a Lueger. Al punto di essere odiato dagli ebrei non sionisti: assimilazionisti, bundisti, socialisti e soprattutto religiosi ortodossi.
Il sionismo e l’antisemitismo sono intrecciati ed interdipendenti: ovunque ci fosse un potente antisemita, andava trattato con indulgenza e circuito allo scopo della costruzione dello stato palestinese ebraico, scenderci a compromessi, scambiarsi favori. E poiché l’antisemitismo non era e non è tipico di regimi dittatoriali e basta, questo spiega perché i sionisti, sin da Herzl, contattassero qualsiasi influente antisemita per la loro causa, “liberale” o meno che fosse: antisemiti britannici (Balfour), Italiani (Mussolini), Ucraini (Pleytura), tedeschi (Hitler) e via dicendo.
Questa la storia che c’è dietro al sionismo, generalmente e banalmente presentato come movimento nazionalista ma senza mai ricordare, tra l’altro, che il nazionalismo ispiratore del sionismo era quello coloniale, razzista e sciovinista di fine ‘800, non quello “patriottico” della prima metà di quel secolo.
Tra alcune perle del sionismo: i patti tra Jabotinski e Mussolini; la formazione e l’addestramento dei giovani del Betar da parte di ufficiali polacchi antisemiti; gli accordi commerciali tra sionisti e Germania nazista per combattere il boicottaggio mondiale anti-tedesco in cambio del trasferimento in Palestina delle classi agiate ebraiche tedesche (accordo Haavara, giugno 1933); la collaborazione tra Kastner ed Eichmann per salvare pochi, agiati ebrei ungheresi che avrebbero potuto contribuire alla nascita di Israele; la passività e l’inazione sionista nella lotta ebraica anti-nazista. Tutti fatti storici poco conosciuti ma che aiutano a capire cosa sia veramente il sionismo e perché vada combattuto. Israele non deve esistere? No,perché è un’aberrazione morale, culturale e storica, sia nei fini che nei mezzi (potremmo elencare decine e decine di crimini israeliani). Quindi gli ebrei non hanno diritto ad una nazione e ad essere sovrani del proprio destino?
No, così come non lo sono cristiani o musulmani, in questo senso. Ma cosa hanno in comune (a parte il credo religioso, tra l’altro molto frazionato in decine di filoni) un ebreo tedesco, uno yemenita, o uno americano che si trasferiscono in Israele a formare “un solo popolo”? E i diritti di quel popolo, rivendicando l’appartenenza ad una terra ed reclamando una storia vecchia di 3 mila anni, in base a quale principio assurdo hanno la priorità rispetto ai diritti di un altro, vero popolo (i palestinesi: ebrei, cristiani o musulmani che fossero) che in quella terra già ci abitava?
Israele è talmente un’aberrazione che adesso perfino gli israeliani non sanno più come andrà a finire: soluzione a due stati ma, in prospettiva, fine dello stato ebraico? O altra pulizia etnica di arabi e rafforzamento dello stato “democratico” ebraico? O provare a mantenere le cose così come stanno, il regime dell’apartheid nel West Bank, il muro, l’occupazione ecc…?
Non c’è da discutere su niente, le prospettive del “tutto o niente” reclamate dai sionisti (perché il sionismo vuole tutto, dal mare al Giordano…questa è la pura verità, senza contare che in origine i sionisti contemplavano anche il territorio transgiordano come appartenente al futuro “focolare nazionale”) e dagli estremisti arabi sono evidentemente irrealizzabili. Israele esiste e non può essere cancellato con un tratto di penna; né si può pensare di rispedire gli ebrei israeliani da dove sono venuti, anche perché le nuove generazioni sono “sabra”, nati sul posto e quindi effettivamente legati ad una terra né più né meno come i palestinesi.
Ma Israele non può durare senza ulteriori guerre e violenze, senza violare i principi democratici, perché entro 10-15 anni gli ebrei stessi saranno minoranza nel loro stesso paese e solo con la forza potranno conservare il carettere “ebraico” dello stato, a dimostrazione della mediocrità di Herzl e soci che non avevano dato troppa importanza alla presenza palestinese, sostenendo che la Palestina fosse “disabitata”.
Israele e i suoi vicini sono destinati a integrarsi (socialmente, economicamente, politicamente) sempre più, nonostante il sionismo, l’intransigenza araba, le ingerenze estere o l’antisemitismo. E noi tutti non dobbiamo far altro che sostenere questo processo, nel nome della pace, della sicurezza e della convivenza. Senza lasciarsi lavare il cervello dalle rispettive propagande, sioniste o arabe che siano.
Solo così possiamo rendere giustizia alla storia dell’Olocausto per non ripeterne i crimini che, a dimostrazione di quanto detto sopra, continuano ad essere bellamente e ignobilmente perpetrati.
Israele è solo un altro ghetto della storia e la sua esistenza non è solo una vittoria morale di ogni antisemitismo e razzismo a 60 anni dal più grande crimine umano mai commesso ma anche una ferita per noi europei, a ricordarci l’incapacità delle società democratiche e liberali di saper accogliere nel proprio seno una comunità religiosa come tutte le altre.
Viviamo in società aperte ed egalitarie: accettare il sionismo vuol dire essere degli antisemiti che non hanno saputo o non accettano di convivere con gli ebrei. Non è un caso che tra i sionisti più estremisti ci siano antisemiti duri e puri come i fondamentalisti evangelici cristiani.