Olanda Romania: Previste Espulsioni

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Il giuoco del pallone è, in Italia, fenomeno di costume. A differenza del nuoto. E tanto più gli italiani sono invasati di pallone, tanto più i pallonari (detti anche calciatori) sono pallonari. Non come una volta (o come in paesi del terzo mondo del pallone tipo le Isole Faoer), quando un calciatore era anche commercialista, autoferrotranviere o dottore (come Socrates che, bizzarria, era dottore in chirurgia e non in filosofia).
Il pallone è indubbiamente un bel diporto. Un giuoco molto tecnico sebbene fatto coi piedi e non villano come la pallavolo che è giuoco di mani. Il nostro paese poi è la patria dei commissari tecnici e sicuramente avremmo vinto molti più mondiali se tutti questi allenatori non si ostinassero a fare i barbieri e gli autisti di pullman.

Il prototipo del giuocatore di pallone è esteticamente conturbante, ha una moglie che piacerebbe avere anche a me, dei figli con dei nomi che indicano la professione del padre e una serie di tatuaggi in posti dove io non ho nemmeno i posti. La sua pelle è una biografia: date di nascita, nomi di prole e della donna da cui è uscita (o in cui il giocatore di pallone è entrato, se preferite) e vittorie indimenticabili ma non si sa mai. Ammetto che anche io ho un tatuaggio in ricordo di un mio successo. Per fortuna sono alto, altrimenti sarebbe stato un problema ricordare il “Quattordicesimo torneo interparrocchiale della madonna del cuore sanguinante del viandante del pellegrino. Terzo classificato”.
Nonostante sia evidente il mio bagaglio nozionistico intorno al mondo del pallone, di calcio non se ne sa mai abbastanza. Questo dogma andrebbe inserito nella costituzione, in modo che non accada più che sprovveduti come Jolanda Occhipinti e Giuliano Paganini si facciano rapire in prossimità del campionato europeo di pallone e sperino nell’interessamento di qualcheduno.

Materazzi, un giocatore tatuato

Fortunatamente una ridda di giornalisti, opinionisti, commentatori e coadiuvanti del commentatore, lavorano come un sol uomo affinché io conosca perfettamente le inclinazioni sessuali di Ronaldo, sebbene io non abbia ancora ben chiare le mie.
I commentatori sarebbero anche bravi, se non fossero ogni volta affiancati da un tizio che, masticando una grossa patata, arzigogola di tecnica e di tattica gettando ombre sulla differenza tra i due termini. Certo non ci sono più i Nicolò Carosio. D’accordo, quando c’era Carosio non c’era nemmeno la televisione e coglierlo in fallo non era semplice. A parte i suoi famosi “rete…quasi” e il “che vuole quel negraccio” esclamato all’indirizzo di un guardalinee etiope che annullò con dolo due gol all’Italia, si racconta di una leggendaria radiocronaca di un Italia Scozia durante la quale Carosio infiammò gli animi e le speranze degli italiani per poi mortificarle senza pietà, descrivendo una sgroppata sulla destra del nostro centromediano metodista: “si invola palla al piede Gabetto, Gabetto, Gabetto – fibrillante pausa – RETE! – timida pausa – Ha segnato Mortensen”.

Anche i giornalisti sportivi sono cambiati. Sono passati dal porre domande al dire delle cose. Se un cronista si muove per intervistare qualcuno si presuppone che ciò che questo qualcuno ha da dire possa interessare gli attenti lettori di gazzette sportive. E invece no, il protagonista è il giornalista, che si palesa al personaggio, gli snocciola un’analisi tecnico tattica studiata tutta la notte che mai, sottolineo mai, termina con quel famoso uncino rovesciato, arma storica del giornalismo e al termine del suo panegirico, schiaffa un microfono in bocca al malcapitato di turno. Lo sventurato, spiazzato dalla propria incompetenza, riesce solo a dire cose del tipo “noi giochiamo una partita alla volta” o “rigore è se arbitro dà”. Poi sarà lo stesso intervistatore a riprendere lo sportivo per non aver dimostrato sufficiente accordo con la sua disamina, frutto di anni di discussioni con Cerutti Gino (detto il drago) giù al bar sport. Il buon giornalista lamenterà anche una certa ingessatura (soprattutto da parte di Cannavaro) e la scarsa fantasia nelle risposte.

Ilary Blasi, bionda, moglie di Totti

Già, la fantasia. Se oggi l’Olanda viene sconfitta, i rumeni si toglieranno lo sfizio di mandare a casa gli italiani in un pacchetto (sicurezza) postale. Questo accadrebbe, a sentire i giornalisti, in base a calcoli che avrebbero fatto iscrivere Fibonacci all’ISEF e non perché la nazionale ha giocato come me al torneo interparrocchiale (e non ho nemmeno vinto). Questo pericolo lo corre anche la Francia, ma non so che cosa ci sia scritto sulle testate francesi, visto che Zidane non gioca.

Data la situazione, qualche erede morale di Brera conia non senza una certa boria la seguente frase: “l’Olanda ha la possibilità di far fuori in un colpo solo i campioni del mondo e i vicecampioni”. Per qualche ragione che mi sfugge come sfuggiva Pasinato sulla destra, questo miracolo dialettico merita un posto tra cogito ergo sum e scemo chi legge. In una enfasi ricorsiva, assisto al lavoro di un giornalista che intervista altri giornalisti. Ormai l’oggetto del loro lavoro è divenuto superfluo. Bastano loro. Il bravo cronista chiede un parere a tutti i suoi colleghi e ognuno di loro, giurin giuretta nessuno escluso, risponde “bla bla bla, l’olanda ha la possibilità di far fuori in un colpo solo i campioni del mondo e i vicecampioni, bla bla bla”. Nessuno ha un’opinione differente, ma soprattutto nessuno ha altre parole a disposizione. Tutti pronunciano questo scorcio di letteratura ammiccando allo spettatore, come a dire “sentito che figata? È mia”. Cambio canale, provo alla Rai, lì entrano per concorso (anche se spesso concorso in associazione mafiosa) avranno sicuramente una retorica più sexy. Avevo ragione. L’opinionista sportivo di riferimento chiosa “cicicipipipi.. l’olanda ha la possibilità di far fuori in un sol boccone i campioni del mondo e i vicecampioni cicicpipipi”. Mica cazzi.

Formazione di calcio con i colori dell\'olanda

La formazione che sarà mandata in campo da Van Basten

Al di là dell’estro grafologico ho provato a pensare a quello che dicono, visto che loro non lo fanno, e mi sono posto alcune domande, visto che loro non lo fanno.
Domanda numero A: qualcuno si ricorda che la Romania ha giocato due partite contro l’Olanda nelle qualificazioni vincendone una e pareggiando l’altra? È quindi possibile che anche in caso di partita vera, sia la Romania a farci fuori e non l’Olanda.
Domanda numero B: che interesse avrebbe l’Olanda a non ritrovare Francia o Italia alle semifinali? Se ho capito bene, mentre cambiavo canale durante le pubblicità di Barbie prigioniera del sogno, gli arancioni hanno rifilato tre pappine (li so anche io i termini tecnici tattici) all’Italia e quattro alla Francia. Immagino se la stiano facendo sotto al pensiero di doversi giocare l’accesso in finale contro una di queste due squadre.
Domanda numero C: ma a chi fuffolo interessa un servizio del telegiornale in cui un giornalista intervista altri giornalisti? È come se io entrassi in sala operatoria per un triplo bypass e dicessi “l’aorta la incido io se non le dispiace” e mi lasciassi degli oggetti nella cavità toracica, giusto per rendere completamente inutile la presenza dei chirurghi. Potrei lasciarci un microfono tanto, si sa, al cuor non si domanda.
Io non mi intendo di calcio, anche se sono italiano. Diciamo che ho più confidenza col sodio, ma ho la sensazione che questo allenatore non arriverà a Natale. Il che è un peccato visto che Donadoni.

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