odissea1.jpgIntanto diciamo subito che mi considero una persona fortunata. Sarà che la miseria vera l’ho vista con i miei occhi e quindi… Però voglio fare delle puntualizzazioni necessarie: ho il tesserino da giornalista ma lavoro come precaria con un contratto a termine da programmista-regista, qualifica di totale invenzione Rai. Questo significa che lavoro più o meno, nove mesi all’anno. Vuol dire che anche l’ultimo stipendio da me percepito data 27 giugno 2007. Il prossimo riuscirò a vederlo alla fine di questo mese.

Nel frattempo ho vissuto, mangiato, messo benzina, pagato quanto mi necessitava e anche quanto non mi necessitava, come i quasi 400 euro estortimi dalla EQUITALIA GERIT S.P.A. per le multe del secolo scorso. Inoltre ho appena versato 270 euro alla Gestione Separata dell’Inpgi (l’ente di previdenza dei giornalisti) perché la Rai non mi ha assunta da giornalista (anche se il lavoro che svolgo è quello) e quindi i versamenti me li fa all’Enpals (l’ente di previdenza dei lavoratori dello spettacolo). I due tipi di contributi non sono ricongiungibili e quindi non so bene come dovrò regolarmi il giorno in cui andrò in pensione. Tutto questo per darvi un quadro chiaro del mio umore quando, questa mattina, mi sono recata al supermarket per la spesa settimanale, già consapevole dell’odissea che mi aspettava.

Un acquerello di Stefania Camilleri

Parcheggio l’auto nel garage, mi impossesso del carrello (succede anche a voi che le ruote se ne vadano ognuna per proprio conto?) e affronto subito il primo ostacolo: la spilletta contro l’AIDS. Me la mette praticamente in mano una ragazza e mi dice che costa 5 euro, ma che l’offerta è libera. Gliela restituisco con cortesia, dicendole che l’ho già acquistata in precedenza (è vero, lo giuro). La tizia mi liquida con un’occhiata piena di disprezzo. Salgo la rampa mobile ed entro dalle porte scorrevoli nel centro commerciale, secondo ostacolo: le bamboline tessute a mano dagli indigeni di non so dove. Una signora in carne me la schiaffa in mano, costa 10 euro ma l’offerta è libera. Rispondo che ne ho già regalata una a mia nipote (vero anche questo). La signora mi liquida con un “certo, come no!”. Procedo rasente alle vetrine, cercando di dribblare ma… terzo ostacolo: la maglietta di Save the Children. Mi viene incontro una ragazza con pettorina ufficiale e cartellina in mano. La maglietta costa 15 euro, ma l’offerta è libera, in nome dei bambini del mondo. Rispondo che sono già la mamma a distanza di una bimba africana. La ragazza mi fissa come fossi uno scarafaggio e volta le spalle disgustata. All’orizzonte c’è la rampa di accesso per il supermarket. Forse ce la faccio ma… no, quarto ostacolo: il sacchetto di mele per l’AISM. Non so quanto costi, al boy-scout cinquantenne in bermuda e fazzoletto al collo rispondo con un secco “No, grazie!”. E’ per la ricerca, insiste minacciandomi quasi con il sacchetto di mele golden. Lo so, ma io faccio le offerte a Telethon (vero anche questo, tranquilli) . Ma questa è un’altra cosa, ribatte imperterrito. Abbasso lo sguardo e procedo, deve scansarsi e, se non fosse un seguace di Baden Powell, probabilmente mi apostroferebbe con un bel “vaffa…”.
Salgo la rampa per il supermarket. In cima, in agguato, ci sono agguerritissime e pingui signore, ovvero l’ostacolo numero cinque: la raccolta di derrate per i poveri. Non chiedono loro, ti mettono in mano volantino e borsa di plastica con aria minacciosa. Agguanto il tutto e cerco di entrare tra gli scaffali, ma l’ostacolo sei è lì: la campagna per la prevenzione del cancro al seno. Non chiedono soldi, loro, ma vogliono farti prendere un appuntamento per una mammografia. L’ho appena fatta, rispondo (vero, sul serio, devo ancora ritirare il risultato) e la tipa mi guarda compassionevole: faccia come vuole, sbotta, peggio per lei.
Mentre medito sull’involontaria (?) maledizione, entro tra gli scaffali quasi certa che l’odissea, per oggi, sia finita. Macché, mi si profila davanti l’ ostacolo sette: una donna chiaramente andina che mi invita a comprare degli orribili fuseaux equi e solidali. Non mi lascio convincere, allora mi mette in mano un volantino dove sono indicati tutti i prodotti del Sud America: falsa nutella, riso, caffè, zucchero di canna. Non glielo dico, ma lo zucchero di canna l’ho provato nel thè e me lo ha fatto diventare torbido come un cappuccino andato a male.

odissea3.jpg

Ora vi chiedo: è giusto? E’ giusto essere sottoposti a continue pressioni, a continue richieste, a continui, gratuiti giudizi se si risponde di no? Ma io dove dovrei prenderli gli abbondanti 50 euro (tanti ce ne sarebbero voluti) di offerte a cause giuste, per carità, ma sempre più numerose? Non sarebbe più equo e solidale mettere degli stand e lasciare alla coscienza di ciascuno a quale accostarsi, a quale campagna aderire, quanto spendere? Sarò impopolare, lo so, ma io ne ho pieni i carrelli di gente che mi chiede soldi! Anche perché, in tutta onestà, io a chi dovrei a mia volta chiederli?

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Laura Costantini Stampa questo Articolo Stampa questo Articolo

Certo è che se si ascoltassero tutti non si finirebbe più… Io per esempio non ascolto nessuno… Quando posso e me la sento faccio gli acquisti equo e solidali ed aiuto come posso. Non mi sento in colpa davanti a qualcuno che mi maltratta per le mie “mancanze”…

Una cosa che non ho mai capito è perchè poi i prodotti EeS devono costare tanto di più degli altri… Mah…

E’ proprio il loro punto di forza, fanno pressione sulla gente puntando sulla colpevolizzazione è per questo che spesso si mettono davanti ai supermercati…

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Perfettamente d’accordo con Voltaire e con Laura!
Bell’articolo! Mi sono immaginato le scene :-D

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A quelli che appartengono realmente alle organizzazioni menzionate spiego brevemente che non cago euro (in termini più civili), a chi risulta essere palesemente un truffatore (venditori di penne, venditori di gadget,falsi ex tossici,ecc..) rispondo bruscamente con sarcasmo.

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No, Laura, che non è giusto.
Ma quantomeno sono situazioni a cui ci si prepara. Si è in un luogo pubblico, insomma, il contatto con la gente -quand’anche un po’ “forzato” e poco gradito- è stato messo in preventivo quando vi ci si è recati.

Il vero problema sono le situazioni impreviste e imprevedibili. Mi riferisco alle chiamate su numero fisso con proposte commerciali, che peraltro avvengono quasi sempre in violazione al consenso alla privacy.
A queste non si è assolutamente preparati: il suono del telefono domestico evoca immediatamente parentele, amicizie, parole gradite o parole sgradevoli ma necessarie. Non è accettabile che si giochi con l’anonimato garantito da un neutro trillo per entrare in casa della gente a vendere merci. Non è accettabile che, a fronte di ripetute violazioni di domicilio telecomunicative, il trillo stesso diventi un preoccupante interrogativo da cui a volte doversi difendere.

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Personalmente gli unici ai quali dò qualcosa sono i musicisti, quelli che suonano bene. A tutti gli effetti lavorano, portano la musica in strada, non ti importunano e ti ringraziano con un sorriso.

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C’è da fare un distinguo.
Ci sono le associazioni serie, alle quali bastano anche pochi spiccioli, o meglio accettano anche i 20, 30 o 50 centesimi.
E poi ci sono i truffatori, che li riconosci subito perché sono aggressivi e prevaticatori, e che ti raccontano balle su tossici, ragazze madri, ciechi e quant’altro e cercano di estorcerti cinque euro a botta.
E io con questi mi scateno: frasi ingiuriose e insulti.
Qui a Torino ci sono quattro soavi fanciulle (per modo di dire, quattro cesse da competizione) che si piazzano davanti alla Fnac di via Roma e rompono l’anima al limite dell’estorsione. Hanno permessi credo fasullli o estorti con tangenti e favori sessuali (poraccio quello che ha accettato, sono ributtanti), e se tu le eviti o rispondi picche ti insultano e minacciano.
Il 21 dicembre una di loro mi ha spintonata e ha cercato di distruggermi la macchina fotografica. Una roba schifosa.
Qualcuno non ha voglia di venire meno per una volta alla non violenza di Gandhi e pestare sta gentaglia? Visto che le forze dell’ordine sono conniventi…

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conniventi in che senso? se ci sono gli estremi, denuncia alle autorità quello che hai scritto qui, altrimenti spiegati meglio

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