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Obamaniacs Memorandum

26 luglio, 2008 di Lexi Amberson  
Archiviato in Oltre il Confine



Ad una prima superficiale occhiata, l’accoglienza oceanica che è stata riservata a Barack Obama dai cittadini europei può epidermicamente farmi piacere.
Perlomeno è stata l’occasione per veder sventolare la bandiera americana in luoghi dove, solitamente, viene ormai adoperata per pulirsi il culo.

Ma, più freddamente, quello che in realtà si percepisce dalla visione di quelle immagini entusiastiche e tripudianti è l’assoluta distanza che separa Stati Uniti ed Europa. E non solo perché c’è di mezzo un mare.

da LEXI

Due continenti che non si comprendono più e che, della medesima cosa, hanno ormai percezioni diverse.
La conferma che, in buona parte della mentalità europea, è passata l’idea – totalmente irrazionale, utopistica, fuori posto, sbagliata – che esistano due Americhe: un’America buona e un’Amerika kattiva. Quest’ultima inevitabilmente rappresentata dai perfidi Repubblicani.

Va da sé che Obama, per le folle di Berlino, Parigi (e idealmente di ogni altra città d’Europa) rappresenta l’America buona. Temo che, qualora Obama venisse eletto Presidente, tutti coloro che oggi in Europa sfoggiano gadgets e santini con la sua immagine avranno tutto il tempo per ricredersi e riporre nuovamente le bandierine americane nei bidoni della spazzatura.

Perché, al di là di quelle che possono essere le ondate emozionali che, in determinati frangenti, fanno vibrare i cuori della gente comune, non bisogna dimenticare che nella scienza che regola la politica c’è una considerazione molto semplice da fare ed è quella che a determinare i rapporti internazionali non sono gli ideali (che possono anche essere spacciati ad arte come tali), bensì la geopolitica.

Non è che la cosa debba piacere o no, è un semplice fatto. Gli Stati Uniti hanno ormai da un secolo un ruolo specifico sullo scacchiere mondiale. Il ruolo che tutti sappiamo e che gli deriva dagli eventi della Storia e dalla collocazione geografica.
Sia chiaro quindi che, a prescindere da chi sarà il prossimo Presidente, l’America sarà e farà sempre l’America.

Nel caso in cui fosse Obama ad entrare alla Casa Bianca, si può stare certi che, dal giorno dopo, riporrà in un cassetto le sue bellissime ed ispirate orazioni generiche e farà tutto quello che il suo ruolo gli imporrà di fare. Compreso ciò che i pacifici arcobalenisti d’Europa sembrano aborrire più di ogni cosa, ossia il consolidamento e la difesa della civiltà occidentale. Ad ogni costo.
Questo va detto in anticipo, per evitare brutti risvegli a un bel po’ di gente del vecchio continente.

Un’ultima considerazione riguardo all’entusiasmo europeo mi induce scherzosamente a dire che, forse, quando un po’ di tempo fa Obama portò a 57 il numero degli stati che compongono gli Stati Uniti stava giusto pensando a Francia, Germania, Italia e così via.Poiché, non ci sono dubbi, da quel che si vede in Europa non ci sarebbe nemmeno bisogno di ricorrere alle urne: Obama sarebbe eletto Presidente, o anche Imperatore, Re dei Due Mondi o Unto del Signore, per acclamazione popolare e godrebbe di una maggioranza a percentuale bulgara.

Però, purtroppo per lui, se veramente vuole diventare il Presidente dei 50 miserelli stati Americani, non potrà fare troppo affidamento sui videoclip da rockstar del suo tour europeo. Queste cose, da queste parti, non attaccano e, soprattutto, non portano voti in cassaforte.

Quelli, per averli, se li dovrà sudare – strada per strada, contea su contea, Walmart su Walmart – in posti meno fascinosi e un po’ più provinciali come il Michigan e l’Ohio, la Virginia e il Colorado.
Dove, non vorrei sembrare troppo brutale, dell’Europa e di quello che pensano gli Europei, frega un po’ meno di niente.

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Comments

38 Risposte a “Obamaniacs Memorandum”
  1. alberto scrive:

    Del tipo “chiunque viene eletto, i padroni siamo noi”.
    Occhio però a definirsi il “popolo eletto” geopoliticamente, che quello che si definisce tale religiosamente ha passato brutti quarti d’ora.
    Brutto articolo. Spavaldo, arrogante. Brutto nella forma, non nel contenuto che magari ricordare, a chi ci spera, che obama è pur sempre americano poteva pure starci.

    Dov’è il pollice in giù? click click

  2. Mimmo scrive:

    Secondo me, invece, è uno spunto interessante.
    Non a tutti è chiaro che chiunque faccia il presidente degli Stati Uniti è e rimane comunque il presidente degli Stati Uniti.

    Francamente ho trovato fuori luogo questo tour europeo di Obama. Anche se motivato dalla presenza delle truppe, mi è sembrata un’affermazione di internazionalità della carica che è stato poco elegante sottolineare.

    L’America non è più la padrona del mondo da un bel po’. Gli ultimi ad accorgersene sono proprio gli americani.
    Forse non è un bene, ma nemmeno un male.
    Vediamo.

    • ilBuonPeppe scrive:

      L’America non è più la padrona del mondo da un bel po’.

      Ah no?
      Peccato però che si comportino come se lo fossero; e peccato che in tanti da questa parte dell’oceano fanno altrettanto.
      Posto che l’entusiasmo dell’accoglienza è stato ovviamente apparecchiato all’uopo, resta il fatto che Obama va in giro per il mondo a dire “noi siamo i padroni del mondo”; non lo dice a parole, ma con i fatti. E in troppi pendono dalle sue labbra.

    • Francesca scrive:

      Mimmo, a me non risulta, l’asse del potere parte sempre dagli Usa.
      Poi che oggi non siano economicamente forti come un tempo posso darti ragione ma le fila dei vari burattini sparsi nel mondo sono sempre loro a tirarle.

      • Carmine... scrive:

        Rispondo si a ilbuonBeppe che a Francesca. Mimmo in un certo ha ragione. Ha usato certamente toni un po apocalittici, ma è vero. Il potere amricano si erode sempre di più, la potenz globale lascia il posto alla potenza regionale. Ed allora avremmo un Cina superpotenza per il sud est asiatico a condividere il ruolo con l’India, un asse franco.tedesco a guidare l’Europa, gli Stati Uniti a guidare la loro regione d’appartenenza che, in senso lato si estende anche all’europa.
        La particolare tipologia dello status di potenza degli Stati Uniti è derivabile dalla storia, soprattutto dalla tenuta del modello democratico liberale che ha soppiantato quello Sovietico. Ma senza la polarizzazione del mondo in due grandi aree, molte piccole entità (economiche) sono esplose. La Cina E l’India sono esempi lampanti. Ma perchè tutto ciò? L’Unione sovietica e gli Stati Uniti erano, ai tempi della guerra fredda, gli unici due stati a poter schierare in ogni angolo del pianeta truppe ed armamenti militari. La loro proseprità economica era notevolemente superior a quella di qualunque altra economia ed è cosi che essi hanno attirato nelle loro sfere d’influenza paesi e quindi economie. Questo ha determinato che grandi potenziali rimanssero soppressi, fossero sepolti vivi. Nel momento in cui una parte viene a mancare, le potenzialità si liberano. Se non ci fosse stata l’Urss, forse la Cina sarebbe paritaria agli Stati Uniti o superiore.
        Un esempio dell’erosione di tale potere sttutense può essere oferto dal Doha Round. Trattative estenuanti sulle derrate alimentari e sulle loro produzioni, hanno portato al fallimento poichè ne USA ne India e Cina hanno voluto muoversi dalle loro posizioni. Gli Stati Uniti pr non cedere di fronte a Cina e India,queste ultime perchè hanno acquisito una grande sicurezza. Tale consapevolezza è radicata nella società, trascende i confini economici, è più un fenomeno “culturale”.
        Spero di essermi spiegato bene, saluti.

  3. Non è che la cosa debba piacere o no, è un semplice fatto. Gli Stati Uniti hanno ormai da un secolo un ruolo specifico sullo scacchiere mondiale. Il ruolo che tutti sappiamo e che gli deriva dagli eventi della Storia e dalla collocazione geografica.
    Sia chiaro quindi che, a prescindere da chi sarà il prossimo Presidente, l’America sarà e farà sempre l’America.

    La politica di un Paese non e’ predestinata ad essere immutabile. Questa e’ (appunto) un’idea conservatrice, come (appunto) l’autrice dell’articolo e’.
    La politica di un paese puo’ anche adeguarsi a nuovi schemi, piu’ snelli, piu’ innovativi. piu’ orientati verso un cambiamento e non ancorati al mantenimento dei privilegi.
    Riconsiderare le vecchie ideologie, cercare un dialogo con i vecchi nemici, adoperarsi piu’ per il sociale invece che per il militare, togliere i soldi a chi li ha invece di rendere sempre piu’ ricchi i soliti sono da sempre le politiche portate avanti dai presidenti democratici.
    Perche’ se e’ pur vero che l’America e’ sempre l’America e’ anche vero che non esiste UNA SOLA America.
    Esiste anche l’America di chi votera’ Obama che (sicuramente) e’ diversa da quella che per due mandati ha fatto vincere G.W.Bush e che adesso spera di far vincere McCain.
    Personalmente reputo la politica americana degli ultimi 8 anni scellerata sotto tutti i punti di vista. Dopo otto anni di Bush l’America non ne esce rafforzata. Il prezzo del petrolio alle stelle sta anche penalizzando gli americani (non il sig. Bush ed amici, gli americani), il dollaro ai minimi storici crea problemi al ciclo produttivo, ed il sentimento antiamericano e’ il piu’ alto registrato dai tempi della guerra in Viet Nam.
    Forse e’ per questa voglia di cambiamento e di riscatto che, dopo otto anni di Bush, Obama vincera’.
    Non e’ detto che sara’ un nuovo Gandhi, ma sicuramente il mondo (almeno come sentimento immediato) avvertira’ nell’aria una maggiore “sicurezza”. E la sicurezza istilla la fiducia. La fiducia rimette in moto l’economia ed e’ questo che l’America (motore trainante del pianeta) ha bisogno: uscire da una fase recessiva che e’ all’inizio ma che potrebbe superare livelli di non ritorno.
    L’autrice dell’articolo afferma che, o l’uno o l’altro, poco cambiera’, ma se cio’ fosse vero dovremmo annoverare tutte le amministrazioni statunitensi che si sono succedute negli ultimi 50 anni sotto un’unica etichetta, senza avere distinzione fra un Kennedy ed un Nixon, fra un Carter ed un Regan.
    Invece le differenze ci sono state, e l’autrice dell’articolo lo sa bene. Solo che lei sperava in una riaffermazione dei repubblicani. Putroppo si dovra’ rassegnare.
    Qualsiasi sara’ il risultato delle elezioni una cosa sara’ sicuramente positiva: di Bush non ne sentiremo piu’ parlare.

    In quanto all’Unto del Signore… nell’italico Paese quel posto e’ gia’ stato occupato.

  4. Nemmeno a me è piaciuta la gita di Obama.

    Sul rapporto Stati Uniti/Europa, non sempre avere i missili risolve il problema.
    Gli equilibri non sono più quelli di 30 anni fa e ora la benzina costa cara anche a Detroit.

  5. ema aka mascherabianca scrive:

    Ma quindi, alla fin fine, tutte ste votazioni sono inutili; mi sembra un regime da come viene descritto… La crisi americana è molto vasta e il prezzo del petrolio alle stelle è legato alla debolezza del dollaro (in teoria) e se per cercare di contenere gli aumenti puntassero sulla parità non più col dollaro ma con una moneta più forte (tipo euro) mi sa che l’economia americana farebbe crack… (divagazione sul tema)

    Chiunque votino vince sempre un presidente degli stati uniti…

  6. zippole scrive:

    lexi, sara’ che tu voti repubblicani?
    Io leggo stizza :P
    (cio’ non toglie che quanto dici sia tutto vero)

  7. davide scrive:

    Gentile Chiara,

    “L’autrice dell’articolo afferma che, o l’uno o l’altro, poco cambiera’, ma se cio’ fosse vero dovremmo annoverare tutte le amministrazioni statunitensi che si sono succedute negli ultimi 50 anni sotto un’unica etichetta, senza avere distinzione fra un Kennedy ed un Nixon, fra un Carter ed un Regan.”

    Voglio solo farti notare che è stato Kennedy che ha cominciato la guerra in VietNam mentre Nixon e Ford sono riusciti in qualche modo ad uscirne.

    Quanto alla politica di Carter non credo che ci sia mai stato un presidente cosi inconcludente e pressapochista.

    Quanto a Regan potremmo discutere a lungo e io non riuscirei a farti cambiare opinioni su di lui. Però ci sono vari studi che dimostrano che se il comunismo all’est è franato miseramente è stato soprattutto grazie alla fermazza dell’amministrazione Regan.

    Tu adesso sei libera di dire quello che vuoi e andare dove vuoi. Credi che avresti queste libertà adesso se in Ungheria fosse rimasto il regime comunista?

    Tanti saluti dal tuo Davide

    • Francesca scrive:

      Il comunismo ha certamente fallito.
      Ma il capitalismo cosa sta facendo?
      Ci sta portando verso l’autodistruzione.
      Io non dico che staremmo meglio sotto un regime comunista ma la situazione non è migliorata per es. nei paesi dell’est dopo la caduta del muro, anzi.

      Reagan poi lasciamolo stare.
      Per chi crede, ha già avuto ciò che si meritava.

      • davide scrive:

        Cara Francesca

        Il comunismo ha certamente fallito.
        Ma il capitalismo cosa sta facendo?

        L’unica cosa certa è che il comunismo ha fallitto.

        Per il resto potremmo discuterne per ore.

        tanti saluti Davide

  8. Alessio in Asia scrive:

    L’autrice parla di ” consolidamento e la difesa della civiltà occidentale. Ad ogni costo.”
    Prima di tutto, se si vuole essere civili non si difende un MODELLO di civilta’ “ad ogni costo”.
    (per l’autrice probabilmente il modello statunitense e’ il migliore, ma non mi stupirei se per un finlandese magari il migliore fosse quello finlandese, per un giapponese quello giapponese e cosi via.)
    Ma, tralasciando questa espressione “cattiva” come cattivi sanno essere quelli che si arrogano il diritto di definire la propria la “migliore civilta’” ( e dunque le altre peggiori), alla “greatest nation of the world” – come leggevo anche tra i commenti dei democratici al discorso di Obama su You Tube -, va semplicemente detto che la politica dell’amministrazione americana degli ultimi anni, giustificata proprio in nome del “consolidamento e la difesa della civiltà occidentale ad ogni costo”, in realta’ e’ una politica completamente sballata. Tralascia i veri problemi globali (come l’ambiente) e non risolve nemmeno quei problemi che considera i piu gravi (invadere l’Iraq per lottare contro il terrorismo di Bin Laden e’ stata una mossa che saro’ curioso di vedere come verra’ definita nei libri di storia nei prossimi anni.)

    Spero che l’abbiano capito anche gli elettori americani (ma io sono pessimista).
    Staremo a vedere, ma purtroppo quando si pensa che esiste una sola verita’, la propria, e allo stesso tempo si possiede l’esercito piu’ potente del mondo e il maggior numero di armi di distruzione di massa… povero mondo…

  9. Oris scrive:

    IO amo lexi… :D

  10. Hyblon scrive:

    Ciao Lexi (ma leggerai mai questi commenti?), condivido in parte l’articolo anche se come dice Alberto mi sembra a volte spavaldo e arrogante.
    Mi piacerebbe veramente sapere cosa intendi per “il consolidamento e la difesa della civiltà occidentale. Ad ogni costo.”
    Come si difende la civiltà occidentale?
    E da chi? Da nemici esterni o da se stessa?
    Sarei onorato da una risposta.
    Ciao

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