Nutella Persecutionis
1 febbraio, 2008 di harlot
Archiviato in Cronache Italiane
Diceva Tacito un paio di anni fa: “corruptissima respublica plurimae leges”. Quante più leggi ci sono, tanto più lo stato è inefficiente/corrotto/farraginoso. Si sa, la saggezza degli avi latini non ha mai fine. Contare le leggi attualmente vigenti in Italia è una follia, un’impresa titanica. Impossibile. Inutile.

La sovrabbondanza di leggi e la cementificazione legislativa si riflettono, per forza di cose, nell’operato della magistratura. La macchina giustizia, per dirla con Colombo, ormai è fatta per tritare acqua - cioè per tritare il nulla. I processi durano un’eternità. I processi sono un calvario, una discesa negli inferi. Il linguaggio giurisprudenziale è sempre più oscuro, ridondante, contraddittorio. Il linguaggio è roba da neurodeliri, in certi casi. Il linguaggio è diventato ormai un non linguaggio.
La Corte di Cassazione è letteralmente sepolta da ricorsi, bolle, carte e sentenze. Nove milioni di processi pendenti. Una quantità impressionante (circa 34 al mese per magistrato) di sentenze da definire. Eppure si trova il tempo di discettare, come ha portato alle cronache Gian Antonio Stella tempo fa, sull’ammissibilità o meno di un ricorso che ha dell’incredibile.
La storia, grossomodo, è questa. Il dr. C.G.A. (non si sa né il luogo, né il tempo *), finisce sotto procedimento disciplinare per aver “cosparso gli elementi del bagno (dell’ufficio) con abbondanti strisciate di Nutella”. Si: pennellate di Nutella alla toilette. Il procedimento si chiude con una sanzione d’ammonimento - un buffetto sulla guancia. Ma il dr. C.G.A. non ci sta, e fa ricorso in Cassazione.
Ma ricorre male. Infatti, il dr. C.G.A. avrebbe dovuto “presentare il ricorso nei termini e con le forme previste dal codice di procedura civile, ovverosia facendolo dapprima notificare ai controinteressati dall’ufficiale giudiziario e poi depositandolo, a pena d’inammissibilità, nella cancelleria della Corte di Cassazione non oltre il ventesimo giorno da quella dell’ultima notificazione”. Tutto qua? Un attimo, il bello deve ancora venire:
Aggiungasi che in base al principio di autosufficienza del ricorso e per effetto dell’introduzione dell’art. 366 bis c.p.c da parte del D.Lgs. n. 40 del 2006, applicabile alle impugnazioni dei provvedimenti depositati, come nella specie, dopo il 2/3/2006, il dr. C. avrebbe dovuto, sempre a pena d’inammissibilità, corredare il motivo ex. art. 360 c.p.c. n. 5 della riproduzione delle testimonianze asseritamente trascurate e quelli ex art. 360 c.p.c., n. 3 di uno specifico quesito che, come chiarito da C. Cass. SU 2007/7258, non può essere desunto implicitamente dal contenuto del motivo, ma deve essere esplicitamente formulato a conclusione del medesimo al fine di contenere la pronuncia della Corte nei limiti di un accoglimento o di un rigetto del quesito stesso.
Tutto chiaro? No? Strano, perché il linguaggio è limpido. Talmente limpido che probabilmente nemmeno l’estensore della sentenza sarebbe in grado di raccapezzarsi. E, si badi bene, si sta parlando di una spalmata di Nutella in un bagno di un tribunale. Figurarsi per cause più complesse, magari per una bancarotta o per questioni finanziarie delicate.

Il complesso normativo dei paesi civili non supera la soglia delle 4000-5000 leggi. Noi ne abbiamo 90.000, legge più/legge meno. Le sentenze dei paesi civili sono relativamente facili da leggere, e le corti supreme, in ultima istanza, definiscono non più di 6000 (in Spagna circa 1500, per non parlare degli Stati Uniti) casi all’anno. La nostra Corte di Cassazione estende quasi 50.000 sentenze all’anno.
Ricapitolando. La giusta razione di leggi: meno oscurità normativa/giurisdizione meno imballata/più civiltà giuridica. Cosa se ne deduce quindi, applicando questa semplice constatazione all’Italia? Risposta: mai imbrattare i muri con la Nutella. E pregare di non arrivare sino in Cassazione.
* Per chi fosse interessato a tempo e luogo e per chi non ha creduto possibile la storia. Qui. (NdR).
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Lo stesso giorno gli anni scorsi
2008







Caro JP, tu maramaldeggi su un paese morto!
E’ tutto vero, ahimé, e chissà se ci riprenderemo mai…
Un altro dato interessante rigurda gli avvocati. leggevo un paio di giorni fa che a Roma vi sono più avvocati che in tutta la Francia.
Non so di preciso cosa voglia dire (a parte che siamo molto litigiosi), ma mi è venuto subito in mente che in Parlamento, se è per questo, vi sono sicuramente più avvocati che nel Belgio…!
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più che litigiosi siamo furbi. l’italia è il paese con il maggior numero di non furbi che si ritiengono furbi. Tutto quel marasma mantiene in vita il maggior numero di giudici in europa, di avvocati, di notai eccetera eccetera. Ma il fatto che ci siano decine di migliaia di leggi significa anche che le persone provano in tutti i modi a fregarle, rendendo necessarie sempre nuove norme per tappre la falla legislativa. Se la gente mettesse tutto l’impegno e la determinazione che mette per fregare il prossimo a vantaggio personale, in attività, non dico sociali, ma mirate a un’evoluzione di prossimità, saremmo il paese più sexy della terra.
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Ma una sanzione disciplinare per questi giudici che hanno “cosparso gli elementi della sentenza con abbondanti strisciate di cazzate incomprensibili”?
Propongo una legge di iniziativa popolare.
Art. 1
Un atto pubblico che non sia immediatamente comprensibile alla lettura da parte di una persona non laureata è nullo.
Che ne dite? La presentiamo?
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sì, così le leggi saranno 90.001
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La legge non ammette l’ignoranza, linguaggio giurisprudenziale incluso.
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bisognerebbe spiegarlo a chi non ha la possibilità di pagarsi gli studi
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Bisognerebbe spiegarlo anche a chi gli studi di legge li compie.
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parole sante jp
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