Attenzione, su Mentecritica scrivono diversi autori. "Nun te Piace, ‘o Presepe?…" è stato scritto da Daniela Tuscano
Mica vero che “non fa male a nessuno”. Anzi, nuoce gravemente alla salute. Chi? Meglio domandare “cosa”, ma in verità è proprio quel “chi” a disturbare. Il presepe fa male. E, dietro e dentro di lui, la statuina di quel bimbo seminudo. Ciò ch’essa simboleggia.
Il collegio docenti della scuola materna di via Forze Armate, a Milano, aveva infatti stabilito di celebrare un Natale senza Natività. Via stelle comete, grotte o capanne, pastori e pecorelle, San Giuseppe, Madonne e quel povero cristo di Gesù Bambino. Al loro posto renne dal naso rosso, Babbi Natale paffuti e gaudenti, canti e cori inneggianti alla festa, ma, per carità, senza il minimo accenno alla religione. Per rispetto dei bambini, si capisce. Perché l’asilo di via Forze Armate è multietnico e multireligioso. Perché una festa cristiana scandalizzerebbe ed emarginerebbe i piccoli musulmani, indù, buddisti frequentatori di quell’istituto.
E pensare che, per anni, questi difensori a oltranza della pluriconfessionalità avevano bellamente irriso il Natale – e coloro che lo celebravano come zotici e ignoranti – non mancando mai di puntualizzare che in origine si trattava di tutto, tranne che di “festa cristiana”. Era nient’altro che la festa del Sol Invictus, nella quale si annunciava il solstizio d’inverno e ci si scambiavano doni e si preparavano ricchi banchetti, che talora sconfinavano in orge. Più di recente, i divulgatori hanno trovato legami col culto tardoantico del dio Mitra e antiche celebrazioni egizie e mesopotamiche (cui potremmo aggiungere, per le analogie con l’uomo-dio, il Poema di Gilgamesh). Non si trattava tanto d’informare, quanto di screditare il 25 dicembre cristianizzato in nome di un’oggettiva e rispettosa laicità.
Peccato che oggi, la stragrande maggioranza dei cristiani grandi e piccini sia perfettamente a conoscenza di tutto ciò, per averlo appreso proprio a scuola; e persino un Papa, Giovanni Paolo II, ha riconosciuto senza alcun problema l’origine extracristiana del Natale. I fenomeni d’inculturazione, le maestre di Forze Armate dovrebbero saperlo, costituiscono l’ossatura delle civiltà, recuperano, fondano, rimescolano culture antiche, perdute, ritrovate, e ne ricavano un nuovo capolavoro, una serendipity di creatività. Una rinascita, ecco; un “far nuove le cose antiche”, come appunto recita il Vangelo (che, non casualmente, significa “buona novella”).
Le religioni, e il cristianesimo in particolare, non appartengono alle sfere celesti. Sono parti umani, storici, esattamente come non mancano mai di sottolineare i razionalisti dello “spiritually correct”. Il cristianesimo è terrigno; lo ripete continuamente san Paolo: la vita è qui, adesso, e ciò che di noi resterà non sarà la fede né la speranza, bensì l’amore; quello gratuito, che non attende ricompensa, e che i greci chiamano carità. La relazione con l’altro. Con l’uomo. E’ una terra, è addirittura un parto: una nascita. Fisica. Totale. Al punto di trasumanarsi. E’ il dono che segna la insanabile differenza con la concezione dei summenzionati razionalisti.
Mark Velasquez: http://www.markvelasquez.com/
L’irripetibilità del Natale cristiano non coincide con l’unicità dell’evento storico nudo e crudo. Ma col suo significato. Il dio bambino esiste in moltissime culture. Il dio bambino straniero, minuscolo e affondato nelle carovane delle quotidiane esistenze, invece no.
E solo i bambini possono comprenderlo compiutamente. Perché non si pongono domande. Non ne hanno bisogno. I bambini sono orizzontali e circolari. Percepiscono. Sono privi di voce. Ma non desiderano che qualcuno parli per loro, ne interpreti e ne immeschinisca gl’irrinunciabili sogni. Hanno fame di felicità assoluta. Sono già leopardiani, ma senza disperazione. Il Natale “cristiano”, quindi, non li disturba. Non disturba i piccoli musulmani, che rispettano e venerano il profeta Gesù (accompagnando il suo nome con la formula “su di lui la pace di Allah”, mentre qui da noi, non di rado, udiamo governanti “cattolici” infiorare le loro barzellette con allegre bestemmie). Non disturba i giovani indù, così come non disturbava Gandhi, che “sarebbe stato cristiano, se i cristiani lo fossero stati due volte al giorno”. Non disturba i buddisti, i quali nutrono profondo rispetto per quel maestro religioso ebreo. Non disturba, Gesù, perché è come loro, tra loro. Un bambino. Ma i bambini possono terrorizzare i potenti della Terra. Gli Erode, quelli sì, sono turbati. I vecchi. Coloro che si volgono indietro nei loro pensieri cristallizzati. Coloro che “roba mia, vientene con me”. Coloro che invidiano il fanciullo che non possiede niente, ma che li soppianta nella corsa verso un domani rivoluzionato e inquieto. E che gode, ed è beato, per il solo fatto di esistere, come gli uccelli e i cani.
Le maestre avevano pensato “per il loro bene”. I buoni consigli. Di cui è lastricata la strada per l’inferno. E così, invece di cogliere l’occasione per illustrare parallelismi culturali, magari ricordando quel Francesco d’Assisi cui si deve l’invenzione del presepe e che, in tempi di Crociate, stabilì un legame d’amicizia col sultano islamico, le maestre di Forze Armate non avevano offerto ai loro alunni altra alternativa che un’infiocchettata paccottiglia da soap americana, con un pingue e rubizzo signore a dispensare i simboli di quel consumismo pacchiano e limaccioso da esse più volte denunciato.
Ho usato il passato perché, nel frattempo, pare abbiano desistito dal proposito. A causa delle proteste dei genitori e degli educatori. Anche non cristiani, certo. Ovviamente. Fanciulli, proprio perché naturalmente terrestri, non stancatevi d’incarnarvi nel seno di qualche donna, cristiana, shintoista o atea. Proprio perché naturalmente terrestri, potete aspirare al cielo. Nascete. Siate nuovi. E lasciate che i morti seppelliscano i loro morti.

Ringrazio l’autrice per questo bel pezzo, che mi da modo di svolgere due propositi in uno.
Primo proposito, di cui ho già accennato nel mio blog. Il presepe va in qualche modo riscoperto alla luce della rappresentazione da cui trae origine. Già perché, ben prima che i nostri simili delle ere passate imparassero a scrivere, già c’era questa tradizionale metafora della salvezza, del rinnovamento. Erano legate, ovviamente, al Sole.
Non parlo di paganesimo, ma di decine di migliaia di anni prima, quando le stelle si leggevano e consentivano la tradizione orale che a noi è arrivata forte di un potere politico che indisturbato sta trascinando l’homo sapiens-sapiens nell’inferno della stupidità.
Bisognerebbe averlo sempre, il presepe di questi giorni. Fin dal giorno che oggi i cristiani usano per celebrare Santa Lucia. Già prima dei pagani, che adoravano in questo periodo la dea Demetra, gli uomini antichi-antichi guardavano il cielo. In particolare le stelle che formano quella che oggi è riconosciuta come la cintura di Orione. I tre re, erano chiamati. Le stelle erano personaggi, fin dal paleolitico superiore. I tre re, quindi, allineati con la stella ad Est (Sirio) che sorge nel punto esatto dove il Sole sorgerà (e dal quale si discosterà in seguito) nel giorno del Solstizio.
Proprio quando il Sole sembra aver abbandonato la terra all’oscurità, essi celebravano riti di propiziazione, al fine di ottenere mediante il sacrificio la promessa di un nuovo raccolto, di un prossimo miglioramento, del ritorno della luce. Il Sole, quindi, il vero salvatore dell’umanità grazie al quale tutto ciò che sappiamo essere è possibile. Il Sole, in un disegno più ampio che è il cielo stellato, con luna e pianeti. Col tempo è divenuto altro, le stelle ed i pianeti sono stati ora dèi, ora angeli, ora guardiani.
Oggi non sono nulla. Puntini luminosi che immaginiamo come reattori nucleari con masse e potenze al di là del nostro limite immaginativo.
C’è una storia più grande, a dirla tutta. Che riguarderebbe tutte le specie che ancora oggi migrano, ciascuna con le proprie storie. Ma da questa storia dei tre re, che indicano dal cielo il salvatore dell’uomo, vengono tutte le altre.
Su questo non ci può essere più alcun equivoco. La religione è una questione culturale. Proprio per questo sono assurde queste iniziative che vorrebbero apparire “provocazioni”. Assurde perché se c’è una cosa che ci unisce davvero tutti è la diversità con la quale trattiamo le stesse cose. Per dirla in senso biblico, “E’ babilonia, baby”. E a me piace da morire.
Io non ho un titolo specifico per dire cosa serva ai bambini, la mia ha tre anni ed è ancora troppo piccola per non proporle la favoletta di babbo natale. Non ho ancora modo di parlarle così bene da dirle delle costellazioni. A scuola però, c’è solo un presepe con il bimbo al centro. E l’ho iscritta a religione, malgrado sia davvero troppo piccola, perché è italiana e desidero si senta tale. Ma è una cosa da combattere, questa della religione. Perché quando ci si sente cristo dentro e poi si scopre come stanno le cose, è un trauma. Un trauma che conosco. Allora, al di là del “sistema” che tenterà di imporre le sue superstizioni, sarà compito dei genitori stare accanto ai propri figli e DAVVERO mostrare loro, ripetutamente, quant’è invece profonda la tana del bianconiglio.
Secondo proposito. Auguri di Buon “Natale” a tutto lo staff di MC. Vi seguo sempre eh, solo che è difficile trovare il modo di intervenire senza scrivere frasette stupide. FELICE 2011!!!
Tamim e Omar, figli di genitori musulmani, ieri hanno trascorso il pomeriggio in casa nostra a giocare con i nostri bambini. E’ arrivata una telefonata della mamma e mia moglie l’ha salutata con un Buon Natale. “Ti sei accorta che hai augurato un buon Natale a una musulmana?”-”Caspita, si sarà offesa?” E mia figlia adolescente “E perchè? Mica le hai detto Maoemetto è strunz’!” Core ‘e papà.
Grazie delle vostre testimonianze, ragazzi, e ancora buon Natale.
P.S.: Se date un’occhiata al mio blog, trovate bellissime foto sui vari presepi d’Italia.