Nulla si Crea e Nulla si Distrugge
17 luglio, 2008 - 10:39 di mc
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A tutti piace tirar fuori dal cassetto di tanto in tanto questa citazione del postulato fondamentale di , magari a sproposito. In effetti la composizione è suggestiva. La presenza di due verbi impegnativi come “Creare” e “Distruggere” in apparente contraddizione dicotomica, la ripetizione del sostantivo “nulla” che è di per se un ossimoro in quanto sostantivo definizione di non sostanza e la categoricità dell’incontestabile affermazione, ne fanno una di quelle frasi adatte a fare da epilogo alle vertenze più disparate con la solennità e l’autorevolezza di una vera sentenza.
Eppure mi coglie il dubbio che molti facciano questa citazione senza sapere realmente cosa significhi e, soprattutto, senza tenere in considerazione la terza parte, quella che si trova nella versione director’s cut, che nella formulazione per il grande pubblico viene un po’ ignorata perché monopolizzata dal “panta rei” (dal greco πάντα ῥεῖ) attribuito a . Il meno famoso e meno spettacolare “tutto si trasforma” che, con il fondamentale contributo di Albert Einstein, fa della formuletta tardo settecentesca una geniale anticipazione del ben più complesso ed affascinate .
Prima di procedere vorrei che vi soffermaste un attimo ad osservare l’interessante evoluzione di un concetto che possiamo iniziare a tracciare a Efesto in Grecia nel sesto secolo avanti Cristo e che percorrendo l’ passa per la Parigi del diciottesimo secolo fino ad arrivare, nella Svizzera contemporanea, all’asciutta ed elegantissima formulazione che tutti, almeno una volta, abbiamo visto:
E=mc²
Ora, tornando con i piedi per terra, il fatto che il concetto sia famoso, a quanto pare, non equivale a dire che sia compreso.
Tutti continuiamo a vivere comportandoci in aperta violazione di questo principio fondamentale. Noi basiamo le nostre scelte quotidiane sulla convinzione che le risorse si creino dal nulla, che i nostri rifiuti si distruggano nel nulla e che tutto rimanga sempre uguale senza nessuna trasformazione.
Se uno si ferma a pensarci, è ovvio che non possa essere così. L’ambiente in cui viviamo non è poi così vasto. E’ solo una camera larga, un bel po’ più larga di quella in cui dormiamo, ma solo una camera larga. E’ vero, l’universo è sufficientemente largo da potersi definire una vera e propria sala da ballo, ma saperlo non ci è utile perché, per quanto adiacente, l’universo nella sua totalità è per noi un concetto teorico perché non possiamo considerarlo qualcosa da sfruttare, se non per le radiazioni elettromagnetiche, in quanto non disponiamo della tecnologia necessaria (per ora e per un bel po’ ancora).
Chi è quell’omettino verde che ha detto “Per fortuna”?.
Lo so, sono concetti banali, eppure hanno un senso soprattutto ora che nella nostra camera inizia ad esserci una certa puzza e per qualche strano motivo l’aria condizionata funziona un’ora sì ed una no.
Ho sentito una cosa curiosa. Per ogni auto del nostro paese ci sono venti cinesi che vanno a piedi. Se in Cina avessero (in proporzione) le stesse auto che abbiamo noi, in un giorno brucerebbero 80 milioni di barili di petrolio, praticamente il consumo quotidiano dell’intero pianeta. Gli Stati Uniti producono 5 milioni di barili al giorno e ne importano 10 milioni, ma ne usano 9 milioni solo per autotrazione. ().
E’ evidente che di fronte all’esigenza di sviluppo di coloro che non condividono il nostro stesso stile di vita abbiamo due sole risposte. La guerra per l’accaparramento delle risorse o la determinazione di uno stile di vita che, inevitabilmente per noi che siamo dalla parte giusta del fiume, deve comportare una semplificazione.
E’ evidente che, almeno io credo così, la guerra non possa rappresentare un’opzione accettabile. Il sistema lo conosco bene, purtroppo, e anche se dà dei risultati immediati, sempre che il nemico sia d’accordo ovviamente, alla lunga non è mai un buon affare. Fidatevi.
Rimane l’opzione B, la “semplificazione” che alcuni associano alla ““.
Bene, è tutto risolto allora. No. Se pensate che qualcuno a livello planetario stia “progettando” la decrescita o la semplificazione siete degli illusi. La situazione al momento è paragonabile a quelle società finanziarie che hanno promesso grandi rendimenti ai loro clienti e pagano gli interessi con i fondi versati dai nuovi sottoscrittori indebitandosi sempre di più ogni momento che passa e dispostissime a raccontare qualsiasi balla pur di tenere lontani i creditori.
Se una soluzione esiste, parte ancora una volta da noi stessi. Se non siamo noi in grado di cambiare abitudini non possiamo pensare che altri ci convincano a farlo, a meno che non arrivino con un fucile, ma questa sarebbe l’opzione A.
Da qualche giorno nella città in cui vivo è partita in grande stile la raccolta differenziata. Lo so è molto in ritardo su altre città del mio paese, ma io vivo in una regione il cui presidente non si è mostrato molto interessato all’argomento e spero che chi di dovere faccia quanto prima chiarezza su questo atteggiamento che non posso fare a meno di considerare, nella migliore delle ipotesi, da incompetente.
Ho notato che questo ha comportato un certo cambiamento nelle abitudini di tutti. Ora sembra più chiaro che “nulla si distrugge” nel senso che dobbiamo spendere un lavoro per “trasformarlo” e che “nulla si crea” nel senso che la quantità dei rifiuti è determinata anche e soprattutto dallo stile di vita. Un po’ tutti abbiamo iniziato a pensare che tra due prodotti equivalenti è preferibile quello con un imballo meno invasivo, giusto per non avere la scocciatura di doverlo portare alle nove di sera all’angolo della strada per il ritiro e che i sacchetti di plastica, ormai inutili per metterci la spazzatura, devono essere sostituiti da borse riutilizzabili. (per maggiori informazioni leggi questi due articoli)
Questo per dire che le istituzioni possono offrirci lo stimolo, ma dobbiamo essere noi a rivoluzionarci individualmente, ancora una volta. Quindi, in politica come nella gestione del nostro pianeta, la risposta continuiamo ad essere noi in prima persona e non altri. Se continuiamo a pensare che da qualche parte ci siano uomini col cappuccio che progettano il futuro di questo pianeta siamo degli illusi. Le cose procedono generalmente a caso o, al massimo, con pianificazioni di pochissimi anni. Basta guardare alle riserve strategiche di idrocarburi degli Stati Uniti. .
Pensiamoci ed iniziamo a cambiare. . Stupida. Se già fossimo d’accordo su questo, sarebbe un gran passo.
Nulla si Crea e Nulla si Distrugge è di mc

Incredibile stavo pensando al principio di conservazione proprio ieri sera!
Già, nessuno considera che nulla significa nulla, quindi che gli inceneritori non possono produrre il “nulla”, che i rifiuti non sono il nulla e che non possiamo continuare così…
Però Bauman credo sostenga che nel mondo c’è un “ordine sociale” che va mantenuto, funziona un pò come le perle della collana che si mettono in quella posizione semi-arrotondata non per essere più estetiche ma perchè così “consumano” la minor energia potenziale.
La morale, che è individuale e libera, scatena un moto che va in un certo senso contro questo ordine sociale, e quindi è lo stesso “sistema” che fa sì che non si riuniscano e che non comincino ad agire più moralità insieme, in modo da non turbare l’equilibrio. Questo, oltre che un paradosso, è un’affermazione un pò pessimista, quindi cominciamo a credere che sia possibile il contrario…
Che strani pensieri che fai la sera. Ne sono francamente compiaciuto.
Io invece dopo aver visto camera mia ho pensato all’entropia …
Ah beh anch’io!!! Nei periodi pre-esame è un disastro!
Se la pensassimo tutti così, avremmo già meno problemi.
Purtroppo l’uomo fa’ quasi sempre solo ciò che conviene a lui stesso senza guardare al di là del proprio Io, dei propri bisogni, delle proprie necessità e da qualche tempo i propri vizi.
E’ per questo che senza incentivi non ci possiamo aspettare molto da ciò che siamo.
Sono convinta come te che siamo padroni della ns.vita e delle ns.scelte e dovrebbe partire tutto dal singolo.
ció che puó partire dal singolo é solo un’idea, ma tale idea poi deve essere accettata e portata avanti dalla societá senno son guai…IMHO…
aspetta e spera.
Quando compri voti. Compra cose utili e rispettose della vita e vedrai che i produttori inizieranno ad adeguarsi.
Fino a quando, invece di avere un paio di magliette fatte per bene, uno vuole avere trenta cosucce usa e getta, le cose, ovviamente, non cambiano.
La società dovremmo essere noi, credo.
Era esattamente il senso del mio commento!
Il fatto é che essere motori del cambiamento bisogna esserlo in una direzione che porti benessere per tutti, se la direzione del cambiamento che si propone é l’altra sono guai…come si nota dal commento che ho postato poco sotto….
bene, allora siamo già d’accordo in due.
Il numero si è raddoppiato in un paio d’ore.
sì, la società siamo noi, ognuno di noi e con le ns.scelte trasformiamo l’economia quella fatta da bisogni e consumi.
Consiglio la lettura de “Il manuale al consumo critico”, si può trovare in qualsiasi libreria, è molto interessante e aiuta a scegliere.
Sempre che uno sia interessato.
Io, quando faccio la spesa, faccio le mie scelte.
L’incentivo è la sopravvivenza.
per quanto miopi, i problemi si sono fatti così grossi che anche i miopi posson vederli senza problemi.
dovrebbe esserlo ma una volta che la gente pensa di aver superato quell’esigenza, ne avanzano altre, in un mondo in cui l’Io crede che una volta morto lui, il mondo sia finito.
Non sappiamo guardare al di là del ns.naso anche se abbiamo 10/10 perchè non riusciamo ad immaginarci un mondo senza noi.
Il problema é piuttosto un’estrapolazione lineare della realta che ci circonda, che si modifica troppo lentamente per essere percepita.
In ogni istante per cui le persone non si accorgono delle modifiche e continuano a consumare senza modificare abitudini deleterie sul lungo periodo.
In aggiunta il fatto che tu citi (passati noi passato tutto) potrebbe essere risolto con un pizzico di religiositá in piú, ma li si va in un terriotrio un po’ tabu (parli del diavolo e spuntano le corna, tabu = simbolo religioso)…quindi me ne resto fuori
mah, secondo me più che un pizzico di religiosità basterebbe e sarebbe più efficace un pizzico di coscienza e conoscenza di se stessi e del mondo in cui si vive.
non è che stiamo parlando di scindere l’atomo, eh!
infatti la morte è una simpatica cesoia. anche se la continuità che garantisce la semina dovrebbe essere un viatico interessante per tutti.
A prescindere dalla religione che, finita la superstizione, non ha più alcun valore di regolazione nella nostra vita civile. O meglio, non dovrebbe averlo e non lo ha in paesi diversi da Iran, Somalia e Italia.
la verità è che siamo una grande massa di egoisti.
non arrivi a comprendere cose che non capisci e non ti ci metti nemmeno perchè non riesci ad immaginarle e a prospettarle nel futuro.
il problema del mio vicino, non è un mio problema, figurati se arriviamo a pensare alle future generazioni nonostante prima o poi quasi tutti saremmo (spero) padri/madri e (spero) nonni.
in effetti la cosa andrebbe vista proprio in termini egoistici, nel senso che fare le cose per il futuro conviene. La morte è una propsettiva terribile senza una speranza di continuità anche indiretta.
tutti pensano a lasciare un’impronta in questo mondo, ad essere ricordati, dell’eredità da lasciare non se ne preoccupa nessuno.
Hume dice che la filosofia è l’unico antidoto alla superstizione…
Forse non è proprio l’unico, ma quasi…
Il fatto è che religione e superstizione sono due cose superficialmente legate dal fatto di “spiegare” cose fenomeni altrimenti sconosciuti nel loro processo.
E poi quoto Francesca.
Ma guarda. Ci siamo conosciuti che eri una ragazzina e ora sei qui a parlarmi di Hume.
Avrei dovuto capirlo dal fatto che non hai mai usato le k
vedi Sara, sapere che ci sono giovani come voi da senso a tutto il lavoro che faccio.
Oh…Grazie!

Beh, non è detto che parlare di qualcosa significhi averla capita…
Però parlo in genere di quello che credo d’aver capito almeno in parte! …O forse dovrei dire kapito? Sarebbe + ok o nn c’entrerb x niente? No xkè a volte il dubbio m viene..
tu lo sai che da quando hai fornito a noi profani il link coi codici delle faccine hai creato dei mostri? Sto ovviamente skerzando!
…Okkei la smetto!
Sara, dove si trovano questi “codici sacri” per le emotic.? Ne so fare solo 5!
Ecco come squalificare una seria lavoratrice! Ora non riuscirò a combinare più un ciufolo per le prossime 2 ore.
guarda questo:
ma pensa te…
Ma grazie
da quando sto leggendo “Un indovino mi disse” di T.Terzani credo un pò di più agli indovini.
No, scherzo, però ci sono cose che fan riflettere.
L’essere umano poi ci mette un attimo ad attaccarsi a credere ad entità superiori di cui non riusciamo a provare l’esistenza e quindi vai di riti assurdi (compreso quello del sacrificio d’animali che sinceramente odio) e superstizioni incredibili.
Devo ammettere però, che come lui, a cui hanno predetto di non prendere l’aereo per un anno, avrei fatto anch’io la scelta di assecondare il verdetto.
Insomma credente no, ma nemmeno non credente.
Preferisco come Sara, la filosofia anche se non l’ho mai studiata davvero.
Forse ci vuole la giusta via di mezzo…Non per la superstizione ma per cogliere alcuni “segnali”. Però è un discorso spinoso. E Tiziano Terzani è un pò un pazzo.
La filosofia neanch’io l’ho mai studiata davvero, solo al liceo, ma avevamo una prof mitica e quindi non abbiamo imparato molte biografie, ma a ragionare per la risoluzione di un problema nel modo più coerente possibile.
Adesso sto cominciando a leggere qualche libro, finora il mio preferito è Giordano Bruno, anche se ho letto un libricino del 1800 (edizioni carte segrete, con la copertina di cartone, introvabile!) che è la sceneggiatura per un’opera teatrale sul processo a Giordano Bruno, per cui di fatto è una lettura indiretta.
” E Tiziano Terzani è un pò un pazzo.”
Spero tu lo dica in senso buono. A me non ha dato quest’impressione.
E comunque semmai “era”…
Si si certo in senso buono e il presente si riferisce ai suoi libri, so che è morto qualche anno fa…
Stavo pensando questi concetti proprio stamattina mentre ero in coda per andare al lavoro. E proprio su E=MenteCritica2 sono andato a finire.
Comunque sia è inutile che linki per ben 2 volte la rivoluzione silenziosa e poi tiri pacco. Capisciammè.
No sei tu che non mi capisci, ma ci sono abituato.
ssssshhhh!
questa è la rivoluzione silenziosa più rumorosa che abbia mai udito!
ordine, perdio!
Perfettamente d’accordo sul fatto che l’umanitá (o parte) si comporti come se non ci fosse domani negligente di numerosi postulati/teoremi fisici e di semplice efficienza energetica
Basti pensare alla vita comoda che facciamo a quello che mangiamo per poi andiamo in palestra a sudare per smaltire….non si fa prima a camminare o andre in bici?
Ma d’altronde non in tutte le scuole si studia matemeatica e fisica, ed in quelle dove si studia la maggior parte degli alunni si maschera dietro un “ma che la studio a fare, tanto non mi serve, faró il : pompiere, postino, alcolizzato, impiegato, gelataio, sarta, dongiovanni….”
Non sono d’accordo invece sul positivismo che ti contraddistingue sul futuro, credo che ci ci governa (non solo in Italia, ma in generale) non si renda conto del baratro nel quale ci hanno fatto sprofondare perché la politica guarda all’immediato all’opulenza di oggi, forse di domani, ma non al dopodomani in quanto probabilmente ci sará la parte avversa al potere, o se si rende conto, per preservare il potere e lo status quo, la crescita infinita (ci sarebbe da farci un post niente male sull’argomento) sarebbe pronto a scatenare una guerra di dimensioni apocalittiche per il controllo delle risorse.
Un esempio di cecitá sono i super discount alimentari le marche primo prezzo, sono cose utilissime per il cittadino comune, gli permette di sopravvivere, di aumentare il potere d’acquisto, ma solo oggi, domani si ritroverá ad avere per una sorta di freno generale pure meno soldi in tasca e quindi sará costretto a fare i salti mortali per poter acquistare le stesse schifezze.
Per me molto meglio il biologico, ma non (solo) per la salute, ma perché mette in atto un processo virtuoso. Costa di piú, ma perche richiede piú mano d’opera, piú qualificata, meno petrolio per le coltivazioni in tal modo crea un volano per l’economia agroalimentare che coinvolge molti settori. I benefici sono allora sulla salute (meno composti chimici) e sulla societá intera…
Cecitá sul nucleare, che é cosa buona e giusta se fossimo capaci di introdure domani i reattori autofertilizzanti o quelli a fusione, ma insopportabile per la tecnologia odierna. Costi di costruzione enormi, materiali sempre piu rari (non solo il petrolio é sul picco, pure molti altri materiali come il piú semplice rame stanno andando in depletion, ovvero produzione < alla domanda quindi costo in crescita iperbolica), uranio che é un combustibile fossile come il petrolio (ce n’é per 100 anni, ma a consumi attuali, se i consumi aumentano le risorse evaporerebbero in pochi istanti)…serve solo a dare tot anni in piú di autonomia, ma i nostri figli in che mondo vivranno? Con rifiuti radioattivi dappertutto (esempio la centrale di Tricastel in F ed il suo incidentucolo di qualche giorno fa, hanno scoperto che la faglia acquifera é contaminata da Uranio, ma senza sapere perché) e niente energia…perché non utilizzare le stesse energie per un futuro durevole, eolico (sinceramente chissenefrega del paesaggio, meglio una torre eolica che sopravvivere bruciando letame (ormai pure lui radioattivo)), solare, termo solare, geotermico (enorme il potenziale italiano in tutti questi settori), mareale etc…
e chi ha detto che non è vero?
rivoluzione individuale. Sono d’accordo, ovviamente
Il nucleare è una di quelle promesse fatte ai creditori di cui parlo alla fine del pezzo.
Non volevo dire che non é vero, volevo solo dire che secondo me (soprattutto visto come “vota” la gente) l’opzione A rimane la piú probabile…
Speriamo di no.
Comunque non credo che su queste cose conti il voto.
vabbé voto in senso lato, infatti era tra virgolette. Voto in senso di mentalitá, di cultura, di interesse per il futuro comune…etc
ok. anche se secondo me certi tipi di inculture sono bipartizan
sottoscrivo
dalle mie parti si stanno avviando molti aerogeneratori, ma si stanno creando comitati per bloccarli.
Gli metterei una centrale a carbone sotto casa gli metterei!
Caro Comandante è sempre un piacere leggerti.
Due cose:
- sul cambiamento individuale, vedo che il grande Tiziano (Terzani) continua a fare proseliti (non mi ricordo se poi hai visto il film “Anam il senza nome”, presente ormai anche su youtube);
- su decrescita e comportamenti virtuosi, riesuma e leggi la mia mail sulle Caraffe Brita che ti ho inviato tempo fa (la uso ormai da tempo affrancando me e famiglia definitivamnete da acqua minerale e bottiglie di plastica).
Ciao, FranzZen.
Sono felice di essere un proselita di Tiziano Terzani anche se non lo sapevo
Il film l’ho visto, ma non avevo colto, almeno a livello cosciente, questo riferimento preciso.
Sull’argomento caraffa vorrei far partire, dopo l’estate, un’attività collaborativa nella quale potremo reciprocamente darci una mano e diffondere informazione sulla base di notizie documentate o esperienze personali.
A questo proposito io ho un frigo americano con ditributore di acqua e sportellino anteriore
ebbene il filtro costa sui 30 euro e non compro quasi più acqua minerale (tranne quando ho voglia di bollicine) ed il risparmio è sui 500 euro all’anno, ho ripagato abbondante il maggior costo del frigo.
Adesso poi sono in classe A+ praticamente se non li apri non consumano.
500 euro di acqua minerale? devo fare un po’ di conti.
Notata differenza di consumi sensibile con l’A+?
costo stimato famiglia 4 persone
il mio è in classe B mi riferivo a quelli nuovi
non un post. un poema. nei contenuti.
ma io ti/vi propongo due passi avanti, perché letto e (NON) finito così suona come il sermone della messa che, si sa, da millenni ripete sempre le stesse cose che non cambiano mai e a rimetterci sono sempre i bambini.
che il non-spreco (ben diverso dal non-uso) sia un valore speriamo sia chiaro per tutti. che la fila per l’i-phone sia un grave sintomo di idiozia collettiva speriamo che sia chiaro per tutti. rimane da definire:
1. (problema) perché le cose stanno così?
2. (soluzione) cosa fare per cambiarle.
woops. il principio di lavoisier è falso. almeno una volta lo era. o è falso il big bang.
mah
l’errore sta nel considerare atomicamente il post, come lo chiami tu, mentre invece il discorso spazia su tutta il lavoro di editoria popolare che faccio da due anni a questa parte. Il “post” è un varco d’ingresso nella discussione, non una risposta. Quella è merce che non tratto. Consiglio a tutti di cercarselo da sole.
In merito ai quesiti 1 e 2, si vede che non hai seguito i collegamenti ipertestuali, almeno non quelli importanti. Poco male, forse non avevi tempo.
Fino a quando continueremo a leggere sul web nello stesso modo bidimensionale che usiamo per sfogliare i giornali il link sarà una bella, ma inutile invenzione.
A tal proposito, domani pubblicheremo uno splendido pezzo in merito alla questione della lettura sul web.
sono impressionato dal calore e dall’accoglienza, chiaramente leggibile dalla rapidità e dall’attenzione con cui hai risposto al mio commento al tuo, come dici tu che lo chiamo io, post.
e da nient’altro.
in merito ai quesiti 1 e 2, è possibile anche che abbia seguito i collegamenti ipertestuali e non abbia trovato le risposte di cui. ma puta caso che dietro il nick ‘giacuomo nuovocolle’ ci stia fred flintstone o nonna abelarda, che ne dici di rispondere qualcosa di bello e utile, anziché qualcosa di sarcastico? poco male, forse non ne avevi il tempo.
no pro. le riflessioni mi sono piaciute, dimostrano arguzia. una dote rara in rete. forse sono stato impulsivo io a cercare risposte troppo importanti, troppo in fretta. aspetto e spero.
intanto domani imparo a leggere sul web, no?
infatti.
buona lettura.
“che il non-spreco (ben diverso dal non-uso) sia un valore speriamo sia chiaro per tutti. che la fila per l’i-phone sia un grave sintomo di idiozia collettiva speriamo che sia chiaro per tutti.”
Il problema è proprio questo.
Non è chiaro a tutti, è chiaro solo alla minoranza della popolazione.
Qualcuno ha mai metabolizzato che l’Italia e’ il paese che ha piu’ telefonini pro capite del mondo?
Un Paese di telefonini, dove i bimbi di 4 anni hanno gia’ il loro “numerino” (che carini!)…
Ho visitato il Giappone, Paese notoriamente molto tecnologico. Ebbene i bimbi NON HANNO TELEFONINI (a parte che non hanno neanche numerosi altri difetti, come, ad esempio, infastidire tutt’intorno a loro per ESSERE NOTATI).
Inoltre chi ha il telefonino NON VA in giro per la citta’ raccontando ad alta voce i propri affari. Lo usa in modo riservato… quasi silenzioso.
Strano popolo i Giapponesi… mangiano cose impossibili, hanno usi che sembrano alieni… generano persino figli che per dei genitori italici sarebbero improponibili… che non schiamazzano da piccoli, e che da adulti non hanno 2-3 telefonini ciascuno.
@francesca – *uhm* sono abbastanza convinto (ma è un parere squisitamente personale) che sia chiaro. così come, ad esempio, è noto a tutti che è un male evadere le tasse, passare davanti alla fila o non dare la precedenza ai pedoni sulle striscie. lo sanno, ma lo fanno.
il fatto che tutti lo sanno lo dimostra la pubblicità. quando ho incominciato ad essere sensibile alle eco-robe, parlandone mi ridevano. adesso anche i suv si pubblicizzano così: ti si è sporcata la macchina? non sprecare soldi in detersivi inquinanti: compra il nostro eco-suv. eco-suv, il primo suv il cui nome comincia per ‘eco’. fa figo. ormai è parte della cultura di massa come un male sopportabile che, come per tutte le cose della cultura di massa, riguarda sempre gli altri.
@chiara di notte – risolverei questa ‘sensazione’ di italia-peggiore-del-mondo chiedendo ad un (ad esempio) giapponese cosa ne pensa degli usi giapponesi e di quelli italiani. tiro ad indovinare: parlerà male dei propri e bene di quelli degli altri! tipo l’erba del vicino. ci pensi se il giapponese dice proprio ‘i vostli bambini sono così simpatici ed esubelanti, non come i nostli che stanno semple buoni e zitti, manco sanno usale i telefonini!’?
risolverei questa ’sensazione’ di italia-peggiore-del-mondo chiedendo ad un (ad esempio) giapponese cosa ne pensa degli usi giapponesi e di quelli italiani.
Perche’ la domanda non la fai ad un’ungherese?
Fra tutti, quello giapponese, non mi pare il popolo da cui prendere esempio.
Ad essere meglio di noi, non ci vuole poi molto.
Il Giappone si è svenduto totalmente alle politiche del capitalismo e del consumismo, il centro di Tokjo sembra NY e l’economia non va così bene come vogliono far credere.
Ho visto uno speciale che parlava del precariato: praticamente la situazione è molto simile alla ns. con stipendi bassi e incerti e affitti altissimi.
Poi a me fare paragoni non piace molto.
Non era un esempio da prendere a modello, ma solo per dire che ci sono nazioni assai piu’ capitaliste e liberiste dell’Italia, dove pero’ esiste un senso civico diverso.
Non vivrei mai in Giappone.
ah ok, scusa!
Ehm,
il fatto che il nostro paese sia quello con più telefonini non ha una motivazione “sociale”. In realtà dipende da due grandi intuizioni della principale società di telefonia italiana. Non far pagare l’air time che sarebbe la tariffa che paga anche chi riceve la telefonata sul cellulare e la scheda prepagata.
Due strategie che tutti gli altri paesi dopo hanno copiato. nel frattempo noi siamo schizzati avanti e, ormai, il telefono ha valenza culturale.
alla base però c’è la strategia di marketing, non una predisposizione culturale.
“Non far pagare l’air time che sarebbe la tariffa che paga anche chi riceve la telefonata sul cellulare e la scheda prepagata.”
E questa e’ la ragione per la quale in tutto il mondo, solo in Italia i quattrenni (bimbi di 4 anni) hanno il loro “numerino”?
Io credo che ci sia altro…
no ovviamente, ma è iniziato tutto così.
la ragione sono i genitori deficienti!
Incoerente. Questo è il termine giusto Cn, Incoerente. Non stupido.
La coda per l’Iphone non è stupida, ma incoerente.
E’la stessa coda che trovi in tutti i negozi di elettrodomestici e telefonia mobile a Natale, mentre nei negozi di alimentari ci sono le code di ragnatele sotto gli scaffali e code di vecchiette che piangono l’aumento dei prezzi con le borsette piene di ricevute del lotto e dell’enalotto.
Non è un problema di povertà, ma un problema di incoerenza, che impoverisce un Paese più di un debito pubblico e di un’inflazione.
La gente e’ impazzita…
Allora anche noi lo siamo (noi siamo la gente).
Ci sentiamo migliori pero’…
Perche’ ci sentiamo migliori? Perche’ scriviamo i nostri pensieri su MC? Perche’ crediamo di avere in tasca la soluzione? Perche’ immaginiamo che chi ci legge la faccia propria?
Siamo degli Illusi! Ed anche dei presuntuosi!
Come dice CN, tutto parte dal basso. Parte da noi, dai nostri comportamenti privati e silenziosi.
Sta a noi circondarci di persone che possano condividere un progetto ed il nostro stile di vita.
Se a noi sta bene avere il nuovo telefonino, l’auto figa, vestiti alla moda, fare le lunghe code ai caselli per raggiungere improbabili luoghi infernali dove, fra schiamazzi e cafonaggine, la gente parla solo di calcio, di grande fratello, di stronzate, e non ha MAI letto niente che non fosse il gossip sulle riviste patinate, beh… allora e’ bene che viviamo la dimensione che il sistemma ci propone.
Se invece sentiamo che la nave sta affondando, e che sul TITANIC non balleremo a lungo, allora si devono fare scelte drastiche, definitive, coraggiose… e non CON LA TASTIERA, ma REALMENTE.
Esiste una comunita’ situata in un posto “quasi” sperduto, ove non si fanno code per Iphone, dove se possibile si usa la bici, dove i vestiti vengono riutilizzati per anni, dove si lavora e si mangia il prodotto della terra e del proprio lavoro, dove gli unici lussi sono i libri, internet, la cura del corpo ed un po’ di sesso. Non esiste religione, non esiste politica, non esistono ideologie. Solo persone che vogliono vivere una vita decisa da loro e non una vita IMPOSTATA da chi ha assunto il ruolo di nocchiero dell’Umanita’.
Se imparassimo da queste persone, forse i prossimi week end nessuno userebbe piu’ l’auto inutilmente, forse i negozi di griffe non venderebbero piu’ un solo pezzo, forse gli status symbol perderebbero di valore e certe societa’ (che oggi stanno al vertice) crollerebbero, innescando un meccanismo virtuoso: il prezzo dell’energia e del petrolio scenderebbe, ci sarebbe meno bisogno di biocarburanti, il prezzo dei cereali scenderebbe, e cosi’ via.
Saltiamo giu’ dalla nave. Lasciamo che loro continuino a ballare… anzi, MANDIAMOLI A FONDO RIDUCENDO I CONSUMI AL MINIMO. Con un piccolo sacrificio in sei mesi tutto cambierebbe… l’economia globale non potrebbe mai reggere ad un impatto del genere
La gente si riapproprierebbe del potere di DECIDERE ed i politici, gli economisti, i quaquaraqua’, tornerebbero tutti a stare al loro posto. A CUCCIA!
Capisco dove vuoi arrivare e lo condivido. Vorrei però fare una precisazione: io leggo e commento su MC, ma non mi ritengo presuontosa.
Credo,e spero, che esista una via di mezzo ragionevole tra la corsa sfrenata alla conquista dell’IPhone e la comunità di cui hai accennato tu.
Personalmente, non vorrei vivere completamente priva degli effetti del progresso che la mia società ha ottenuto, anche faticosamente, negli anni.
La raccolta differenziata, ad esempio, non t’impone di cibarti dei soli frutti della terra, ma si offre come strumento utile per la salvaguardia dell’ambiente attraverso, però, l’utilizzo necessario del nostro buon senso.
su questo concordo.
Io per esempio mi sento male se non chiudo l’acqua della doccia mentre m’insapono o mentre mi lavo i denti; cerco di fare la lavatrice piena e ad orari in cui il consumo è al minimo (e non lo faccio certo per il risparmio economico che in questo caso è minimo); cerco di spegnere le luci quando non servono, cerco di fare sempre la raccolta differenziata e di usare meno carta possibile a casa e in ufficio.
Io mi sento male se non rispetto le mie regole.
Non credo però che tutti se le siano date.
Devo dire che le regole son facili da darsi, ma difficili da mantenersi….soprattutto se in ufficio il tuo collega appena entra mette l’arai condizionata a 15 gradi con le finestre aperte (sto in Costa Azzurra e la cosa non ha molto senso).
A passare le giornate a rimettere la manopola almeno sui 23/25 10 volte al giorno é un casino…alla fine rinunci e rimani col trocicollo (soprattutto se all’ora di pranzo fai 6km in bici per andare e tornare a casa a mangiare)
sto in Costa Azzurra … rimani col trocicollo
ubi maior
Beh per espiare la cola vorrà dire che un giorno o l’altro cercherò di fare il corrispondente estero!
la cola?
Ma dai. Sei già perdonato
pssss, ora tu -zitto zitto- tanto non ci leggono più, mi spieghi in che termini avete usato “cola” voi 2? E’ una cit.lett.? Qualche stilnovista che mi è sfuggito? Dante? O un trobadorico? Please….ho già i miei bei complessucci d’inferiorità
No è colpa senza la “p”, almeno credo
Assolutamente si, un codice segretissimo…..si prendono le parole e si tolgono lettere a caso per rendere difffffffficilissima la decrifratura…decifrazione….decifraggio…hmmm…insomma capito no?
Ma forse é un lapsus freudiano ed il mio cervello col caldo che fa, anziché pensare alle colpe si immagina una “cola” ghiacciata!
Anche per me è la stessa cosa. Il problema è che da noi, tutti dànno agli altri le stesse regole che rispettiamo noi, ma con la “leggera” differenza che poi non fanno le stesse cose, ma il contrario. Si chiama predicare bene e razzolare male, come diceva mio nonno.
no è vero, ma il numero sta aumentando
UN po di sana autocritica è una boccata di aria fresca.
Molto meglio di chi si è oramai abituato a dare la colpaall’altro, che di solito è perlomeno idiota, sembra.
Vitriolum gente
Non avevo letto questo commento. Bella questa Chiara di lotta e di governo. Mi piace. Che carattere.
Quale sarebbe la comunità di cui parli?
Se mi conoscessi meglio cambieresti parere
Questo posto e’ situato molto lontano da dove vivi tu. In un luogo fuori dall’Italia che, per ragioni personali, non voglio rivelare. E’ accessibile solo alle donne. Un bell’esperimento di comunita’ che spero possa durare, e crescere, alla faccia di chi fa di tutto per cancellarla.
Se è accessibile solo alle donne non credo sia un esperimento che mi piacerebbe analizzare.
Non credo alla capacità umana di creare equilibri alternativi a quello naturale.
Uomini, donne, bambini, tutti insieme. Questo mi sarebbe piaciuto di più.
p.s. allora non voglio conoscerti meglio
“Uomini, donne, bambini, tutti insieme. Questo mi sarebbe piaciuto di più.”
Ma questo e’ gia’ quello che avviene. O no?
Comunque la non accessibilita’ agli uomini e’ dovuta solo ad un discorso legato alla sicurezza. La stessa di cui si parla in questo articolo, che io trovo assai interessante.
L’aggressivita’ legata alla libido porta scompiglio, e crea situazioni spiacevoli. Soprattutto per la donna.
In questo sta la finalita’ della comunita’. Provare a creare un ambiente in cui non esistano ideologie, religioni, razze, ma, al contempo, non offra spunti per altri tipi di conflitti, soprattutto quelli derivanti dalla coesistenza di piu’ galli in un pollaio.
Si deve tener presente che il luogo dove e’ situata la comunita, e’ al confine di un una vasta area in cui la violenza sulle donne da parte degli uomini e’ abbastanza comune.
Dove? Ne “i Cesaroni”? Perché io vedo solo gente che va in giro a lavorare, che non vede i figli e che non fa più l’amore.
Non mi è chiaro il fine della comunità, ma in assenza di informazioni mi fido del tuo giudizio.
Il fine della comunita’ e’ “vivere”.
Vivere lontane da certe situazioni angoscianti.
Per esempio potrebbe essere il caso di una ragazza che e’ sfuggita ai suoi protettori che l’avevano messa sulla strada… e che magari ha anche un figlio.
Potrebbe essere il caso di una ragazza messa incinta da suo fratello e che e’ stata SCACCIATA dalla famiglia perche’ non ha voluto abortire.
Potrebbe essere il caso di chi e’ stata, appunto, violentata da un branco, e non si sente piu’ sicura nel “mondo” di oggi.
Esiste qualche altra finalita’, per una comunita’, se non vivere?
Continuarsi?
E poi quando il figlio cresce che si fa? Lo si caccia via?
CN, Mi impedisci di replicare… ed io lo faccio rispondendo a me stessa
“E poi quando il figlio cresce che si fa? Lo si caccia via?”
No. Perche’ viene educato secondo i valori della comunita’.
E certo che essa non restera’ perennemente femminile.
Non ti impedisco Chiara, sei un po’ prevenuta nei miei confronti.
E’ solo che il sistema, per una questione di leggibilità, non consente più di 8 annidamenti tra le risposte.
Se serve io lo posso forzare da pannello, ma quando sono fuori pannello non posso farlo nemmeno io.
Ok, ora mi è più chiaro. La comunità è solo per ora femminile. Bene, allora mi sembra un’eccellente iniziativa, specialmente se orientata al recupero.
In bocca al lupo
Mi piace questa comunità…o meglio, per quello che finora ne ho capito. In pratica: una società (femminile) di mutuo soccorso per quei problemi che spesso sono causa di “ulteriori” problemi all’interno di una società promiscua. Una sorta di oasi protetta. Giusto..?
Si’ missblue.
Ma anche qualcosa di piu’. Un nuovo stile di vita, meno tecnologico (a parte internet), in cui si vive del frutto della terra.
Le donne, provenienti da molti dei paesi che circondano l’area, sanno apportare molte esperienze. Comunita’ significa anche convivere e condividere.
L’unica anomalia, rispetto a cio’ che gli uomini desidererebbero, e’ la loro esclusione. E per questo fioccano le accuse di comunita’ lesbofemminista. Ma non e’ cosi’.
D’altronde il mondo e la storia sono pieni di ordini monastici impostati su determinate regole. Ma li’ e’ anche vietato assumere posizioni politiche, ideologiche, religiose… altri temi che svilupperebbero il conflitto.
Il conflitto, che da quando esiste il mondo e’ stato assurto al ruolo di MOTORE per lo sviluppo, in questa comunita’ e’ abolito… o almeno il tentativo e’ questo.
Il conflitto, la competizione, la lotta sono solo retaggi animaleschi dei quali l’uomo non e’ riuscito a liberarsi.
Chissa’ che non ci riesca la donna.
Chi l’ha ideata e creata e’ certamente una “mezza fanatica”, ma sicuramente crede in cio’ che sta facendo.
la stupidità è la ciliegina, però.
senza di quella l’incoerenza sarebbe meno esagerata, forse.
Caro CN articoli come questi mi fanno sentire ignorante e dire che dagli studi classici o meglio scientifici, dopo tanti anni ho cercato di recuperare il vuoto con De Crescenzo prima e Watzlavick, Suzuki e Odifreddi dopo, ma il gap con te è insuperabile, “le cose che io non so sono più di quelle che sai tu e non ci metteremo mai in pari purtroppo”.
A proposito della raccolta differenziata, questa funziona se la gente collabora e se viene fatta in modo serio e professionale raccolte puntuali e frequenti, orari precisi, disponibilità di cassonetti vicino casa.
Sono curioso La gente come ha reagito dalle tue parti? differenziano?
questo i tg non lo dicono, strano ma vero non ricordo di aver visto servizi sulla raccolta (sulla mancata raccolta e sulla guerriglia urbana si però).
Grazie, troppo buono. Siamo tutti ignoranti in tante cose, il bello è che ci parliamo e questo aiuta a superare le differenze.
Se il gap con me è insuperabile su certi argomenti, scommetto che tu sei molto in gamba su altri.
Si chiama specializzazione ed è una delle caratteristiche della nostra organizzazione formativa.
de Crescenzo, Odifreddi… sei un po’ sulla cattiva strada.
La gente della mia città l’ha presa benissimo. Siamo un po’ tutti incazzati per il fatto che il resto del paese conosca solo Napoli e i suoi problemi. Salerno è una città del Sud con tutto quello che ne comporta. Poco o nulla lavoro, strutture pubbliche di livello inferiore a quelle del Nord, ma è una città pulita, dove la gente ha ritmi diversi da quelli di Napoli (come Avellino e Benevento d’altra parte)
La raccolta differenziata è stata vista come un sistema per “differenziarsi” positivamente dal capoluogo. Nonostante qui non si sia avuto un solo giorno senza il ritiro dell’immondizia, la nostra economia turistica ha subito danni enormi causa la sindrome napoli.
Cattiva strada? ahi ahi, come lo devo lo devo prendere? Per de crescenzo lo posso capire era un rimettersi in carreggiata con qualcosa di semplice e divertente.
Se mi dici così butto “il diavolo in cattedra”, che tanto ho difficoltà a leggere.
ps. se ti interessa ho letto anche qualcosa di Russell.
Io penso che oggi le persone che credono che le cose debbano cambiare, non dovrebbero proporle solo a parole, perchè questo non funziona più, chi ci crede veramente dovrebbe unirsi e dimostrare con i fatti che si può vivere diversamente e nel contempo vivere bene.Questo non significa regredire ma usare ciò che serve e liberarci da ciò che non lo è. Voi parlate spesso della raccolta differenziata, bene!! ma vogliamo fare qualche altro passo avanti? Chi è disposto a trasformare il proprio prato inglese in un bell’orto ad uso personale e per il vicino che magari abita in un appartamento e col tempo ti darebbe pure una mano? Io da un pò ci sto veramente pensando che cose così, semplici, immediate, potrebbero far riflettere concretamente la gente (giusto come la raccolta differenziata).
SIA CHIARO CHE, MENTRE NON MI INTERESSA AVERE IL CELLULARE, IL PC MI SERVE. NON FOSSE CHE PER POTERVI LEGGERE. CIAO A TUTTI.
a me questa dell’orto sembra un’ottima idea. Cambiamento dal basso, la mia teoria. Peccato non averlo il prato.
Hai ragione, io sono stata fortunata aiuto il mio vicino.
La coda per l’iPhone è un’idiozia assoluta, ma purtroppo eventi del genere non sono . Ad esempio, non è una rivolta per il pane.
che bello!
Tanto per capire a che livello di decadenza siamo ormai giunti, e poi
da Castelfranco Veneto a Palermo.
Coglioni a tutte le latitudini.
Già, quelli che davano dei “terroni” ai palermitani devono esserci rimasti male quando hanno visto che a CastelFranco Veneto succedeva la stessa cosa.
Ci terrei a precisare ch sono eventi bipartisan, nel senso che convolgono trasversalmente individui di ogni estrazione sociale.
Credo che anche qualcuno che legge o scrive qui ne sia vittima, io ad esempio compro SOLO computer apple (e quindi, pur se mi sembra di averne ragione fondata, anche io sono brandizzato).
Oris, sbaglierò, ma secondo me sono due atteggiamenti un pò diversi (il tuo da quello degli IPhonisti). Personalmente, non ostracizzo chi, per propria convinzione e/o motivazione fondata, indirizza i propri acquisti su un brand. M’infastidiscono (e non poco) gli atteggiamenti acritici, esagerati ed esclusivamente aderenti alle mode del momento. E’ questo approcio che fa del consumo un consumismo.
effettivamente, con la mia mania di voler immedesimarmi sempre nel contrario, sono caduto scrivendo cose inutili
beh almeno a me è servito!
grazie.
un’idea americana. La banca del riciclaggio.
un’idea banalissima. Ma come mai qui non si fa?
LA TERRA: UNA CELLULA IN FIN DI VITA
Quando osserviamo una formica (presa come esempio), non possiamo che limitarci a prendere atto dei suoi comportamenti e dedurne solo azzardate, empiriche e supposte conclusioni (quasi una scommessa) in quanto, la logica dell’uomo non corrisponde, per nessun motivo al mondo, a quella della formica e delle altre infinite specie viventi. Supponendo poi che, una quanto improbabile forma di vita aliena, si soffermasse ad indagare sui comportamenti umani per dedurne, in seguito, i ragionamenti, gli scopi e le finalità, il risultato sarebbe il medesimo. Quando parliamo di struttura del DNA, patrimonio genetico, mappa genetica, cromosomi, acidi nucleici & company, non abbiamo detto ne determinato nulla ma, grossolanamente, individuato a spanne, un’infinitesima parte di quel processo imperscrutabile che è la vita e la sua, impropriamente detta, origine. E’ del tutto lecito, immaginare e credere che, all’interno dei cosiddetti geni, ci siano altri mondi, universi e altrettante forme di vita, strutturate in cellule, cromosomi, nuclei, geni, dna, dalle dimensioni infinitesimali e, per loro natura, verità inviolabili, inaccessibili all’arida e un po’ rustica conoscenza scientifica. E’ banalmente così! Un tale progetto, procede imperturbabile lungo tutto il cammino dell’infinito e, a niente e nessuno, è concesso deviare il suo corso e ostacolare le sue ragioni.
Da questa considerazione possiamo ricavare la logica conclusione, di quanto stupida ed effimera sia oggi la ricerca scientifica che, contrariamente alle rosee aspettative che si era ingenuamente prefissa, ha prodotto una realtà cancerogena. Risultato ultimo della sconsiderata manipolazione e profanazione di quel processo imperituro (e del suo intrinseco scopo), che nell’ultimo secolo abbiamo alterato, modificato e interrotto.
Immaginiamo ora il pianeta terra, come una delle infinite cellule del sistema universo, vista al microscopio, dall’occhio di un attento ricercatore. Noterà immediatamente che, a differenza delle altre cellule, la terra, presenta alcune evidenti anomalie e patologie di natura iperplasica e ipertrofica. Una disfunzione che sta mettendo a serio rischio la sua sopravvivenza. Ad una prima e sommaria osservazione, lo scienziato si limiterà a constatare la presenza di un sostanza appiccicosa di colore grigio, prodotta dalla cellula in questione (la terra), e che, la stessa, non é più in grado di sintetizzare. Questo elemento, in precedenza estraneo, si accumula sul tessuto connettivo della cellula, alterandola in maniera strutturale e irreversibile e comportando la perdita di qualsiasi funzione vitale. Il nostro ricercatore ipotizza che, diversamente da un tempo, si sia prodotto nella cellula un difetto di funzionamento (corto circuito, intoppo), del suo processo primitivo. Questo incidente di percorso, ha compromesso irrimediabilmente la sopravvivenza della cellula che, in virtù di un intrinseco e necessario processo di necrosi, cercherà di auto sopprimersi, previa il rischio di contaminazione delle altre cellule.
La sostanza individuata dal ricercatore e riportata alla nostra realtà quotidiana, rappresenta tutta quella montagna di rifiuti industriali, tossici, cancerogeni e radioattivi che, il nostro sistema economico, rigurgita sul pianeta, 24 ore su 24. “Nulla si crea, nulla si distrugge ma tutto si trasforma”, è un principio che potrebbe avere (forse) una sua coerenza nello spazio di un tempo infinito e relativo ma, impossibile da applicare, alla realtà del presente. In attesa della trasformazione, saremo già tutti morti di cancro e di stenti.
Il pianeta terra che, per rendere più comprensibile a tutti, ho trasfigurato in cellula, non va interpretato come metafora ma (fatte le debite proporzioni), come paradigma assoluto del rapporto che esiste fra la causa dei nostri comportamenti e l’effetto sulla nostra realtà. E questo, vale per ogni cosa. Se al più presto, non saremo in grado di riconvertire le nostre abitudini, in altre più consone e pertinenti la vera natura dell’uomo, e liberarci per sempre da tutte quelle dipendenze e debolezze che alimentano il Sistema Bestia e il suo potere, saremo gli ignari spettatori e i testimoni oculari della più grande tragedia dell’umanità.
Gianni Tirelli
IL SUD EPICENTRO DI UNA NUOVA RINASCITA
Il nord dell’Italia, tanto decantato per benessere, crescita e civiltà, sarà il primo a pagare il pesante prezzo dello sviluppo industriale sul quale ha investito (in maniera approssimativa e irresponsabile), risorse e futuro. Quella che insistono a chiamare una crisi è, in realtà, l’inizio dell’implosione del capitalismo liberticida, che in pochi anni costringerà i popoli padani ad una migrazione di massa, unica nella storia di questo paese. Illusione, supponenza, arroganza e coltivata ignoranza, presto, dovranno fare i conti con la sopravvivenza relativa ad una povertà senza precedenti, paragonabile solo a quella di un remoto passato.
Già oggi, stiamo assistendo a questo processo degenerativo, di cose e valori, relativo alle malsane condizioni di vivibilità di un habitat, sempre più devastato dall’inquinamento, e a una decadenza etica e morale, a dir poco, sconcertante. Il puerile e infantile “rito dell’ampolla” diventerà, per tutti, il vergognoso ricordo di una grottesca messinscena carnevalesca.
Diversa e opposta è la situazione e condizione delle regioni del sud, dove l’ambiente, in gran parte ancora incontaminato, e scampato alla devastazione industriale, si prepara, a buon diritto, a essere l’epicentro della nuova riconversione, per una qualità della vita sostenibile ed eco-compatibile. Inoltre, questo territorio (e gli va dato merito), ha coltivato da sempre il valore della solidarietà e dell’accoglienza, ritenendoli valori fondamentali e fondanti del concetto di civiltà e, agli attacchi discriminatori e razzisti, ha anteposto la tolleranza, commiserazione e dignità.
Gianni Tirelli
LA FARINA DEL DIAVOLO
“La quantità di soldi in circolazione è direttamente proporzionale alla loro capacità distruttiva”- da “ Pensieri biologici”
Con tutti questi soldi in giro, potremmo acquistare l’intero sistema solare. Ma alla fine, che senso avrebbe – che uso ne faremmo e quali vantaggi ne avremmo in cambio? Nessuno! Oltre lo stupido piacere di ostentare una proprietà virtuale.
L’incommensurabile quantità di denaro in circolazione, dunque, non ha alcun reale potere d’acquisto, non essendoci, oggi, nulla che valga la pena acquistare. E’ solo l’ostentazione di un potere effimero, improduttivo, sia dal punto di vista etico morale, che di autentico benessere.
E’ assolutamente necessario comprendere che, i ricavi più sostanziosi dell’Impero Industriale che ci governa e che ci opprime, non provengono dalla costruzione, ma dalla distruzione dell’ambiente, dell’etica, della morale e del buon senso.
Per questo, il loro valore è pari a zero.
Tutti quei miliardi, incassati da calciatori, piloti, attori, cantanti, presentatori, commercianti inquinatori ed affini, in realtà non sono che carta straccia.
In genere, i depositari di tutta questa ricchezza (farina del diavolo) appartengono a una sottocultura improduttiva e deviante, che fa leva sugli istinti più bassi degli individui, relegandoli dentro un’ignoranza abissale e nella subdola schiavitù dell’emulazione.
Questi personaggi, investiti di un assoluto potere mediatico, si avvalgono di un tale privilegio, per soddisfare vizi, manie, perversioni e mitigare, ansie, paranoie e depressione.
L’origine di tutto questo denaro, è il risultato ultimo della deforestazione, del degrado ambientale, dell’estinzione delle specie animali e vegetali e di un consumismo liberticida avulso da ogni principio e valore. E’ il risultato della violazione e della profanazione che hanno prodotto guerre, violenza, povertà, prostituzione e pedofilia.
È il denaro sporco di una società necrofila, lavato con il sangue dei suoi cittadini.
Questa non è ricchezza, ma la peggiore delle povertà e di una miseria morale, la più nera.
Stiamo precipitando come un’enorme pietra, lungo il ripido crinale di una montagna, a una velocità incontrollata e, presto, ci schianteremo contro la granitica ottusità del nostro cuore malato.
Gianni Tirelli
LE ANIME INFERNALI DI QUESTO SECOLO
C’è ancora troppa gente che, per ignoranza, approssimazione, malafede, interesse di parte, interpreta la figura dell’’uomo di potere, come requisito di intelligenza, sacrificio, conoscenza e buon senso. Oggi, questa equazione, da un risultato diametralmente opposto, coniugando il potere con l’infamità, la menzogna, il populismo e la schiavitù. Il potere mediatico di questi nuovi baroni dell’ultra liberismo, sponsorizza una vocazione confessionale e autoritaria, al solo scopo di riempire i vuoti di coscienza degli individui amorfi, e finalizzata all’opportunismo e al raggiro. Gli amorfi, momentaneamente coccolati dalle lusinghe di un tale potere, ubbidiscono ad ogni nuovo ordine del padrone, sostenendo ad oltranza ogni sua tesi e assimilandola come propria – nella loro veste di missionari della verità e della libertà ma, in realtà, privi di qualsiasi tipo di iniziativa, oltre alla continua pratica svolta ad acclamare, Chiesa e potere economico. Per semplice logica, Chiesa e potere economico (di opposto segno) dovrebbero naturalmente respingersi ma, nella realtà, si attraggono. Alla luce dei fatti, nessun segno distintivo li caratterizza, ma tendono ad inglobare (fagocitare) tutto ciò che sostenga menzogna e profitto. Questa convergenza ideologica di principi apparentemente inconciliabili, contribuisce al consolidamento di un tale potere, capace di condizionare, con risultati sorprendenti, le scelte politiche etiche e di valori della società amorfa. Se artisti e intellettuali, quelli che la cultura la producono e la praticano (per fare un esempio), si oppongono all’accanimento terapeutico, la società degli amorfi in virtù della sindrome, del “bastian contrario”, si schierano dalla parte opposta, affermando così una nuova cultura: quella dell’acqua sporca. Sulla base di quanto sopra esposto, questi personaggi al potere, che hanno fatto della menzogna, del servilismo, illegalità e criminalità, il loro stile di vita, in realtà sono mandanti delle stragi dei civili iracheni e responsabili dei morti di Nassirya.
Sono quelli della castrazione chimica e della xenofobia. Sono i cattolici divorziati e abortisti – imprenditori inquinatori, prelati pedofili, espiantatori di organi di contrabbando. Sono gli stessi poi che demonizzano la morte e sbandierano il diritto alla vita, macabro vessillo teso ad esorcizzare la paura di una esistenza vuota e priva di alcun contenuto che, nella promessa di immortalità, elude ogni più remoto barlume di consapevolezza, di volontà e di verità. Sono quelli che in forma di proseliti promettono la vita eterna fra le braccia del creatore ed esaltano la sofferenza catartica di questa miserabile vita terrena e della sua provvisorietà. Sono i ricchi gerarchi del clero pagano e idolatra che, nei sempre più rari interventi rubati all’ozio e a una vanità femminea, gridano a gran voce “beai gli ultimi, che loro sarà il regno dei cieli”. Sono quelli che esaltano il primato dello spirito, per poi accanirsi su corpi inermi (cavie umane) con le macchine assemblate da satana, e prolungare così all’infinito una tortura lacerante in un esaltato accanimento, sperimentale, degno del più spietato aguzzino nazista. Sono quelli che non accettano la sconfitta di una scienza effimera e miope, che ha anteposto il profitto e il potere, al buon senso, alla carità cristiana e al principio etico. Sono loro le anime infernali di questo secolo, loro, terrorizzate dal più ineludibile atto di giustizia: la morte.
Gianni Tirelli
SILVIO BERLUSCONI – UN AUTENTICO CIALTRONE
Solo nei regimi ignoranti e populisti, che hanno esaurito la loro carica demagogica e propagandistica, si invoca, come ultima ratio, la lealtà verso capo indiscusso e la cieca obbedienza pena, l’eterna onta del tradimento. Il solo e vero traditore dei traditori di questo paese e del suo mandato elettorale, è Silvio Berlusconi che, oggi, alla luce degli ultimi avvenimenti, accusa di diserzione e di fellonia tutti coloro che si sottrarranno al sostenere il suo governo, e che, aggiunge, si macchieranno in maniera indelebile, della responsabilità del suo inevitabile tracollo. “Faremo la fine della Grecia”, dichiara, lanciando l’anatema. Se faremo la stessa fine (ed è un dato certo), non si potrà sottrarre dalle sue dirette e oggettive responsabilità e di tutta la sua cricca scodinzolante.
Silvio Berlusconi, ha la certezza matematica e, motivi più che validi (carte alla mano), per sapere che la fine di questa legislatura coinciderà con la sua disfatta politica, morale e umana. La giustizia, imperturbabile, dovrà fare il suo corso, e la magistratura lo sta già aspettando al varco.
Il cafone per eccellenza, archetipo di grettezza e smoderatezza, solo ieri, invitava tutti all’esercizio della sobrietà e, da puttaniere impenitente, senza pudore ne vergogna, affermava (nel pieno di una crisi mistica) di avere introdotto la moralità nella politica.
Queste esternazioni che, un osservatore poco attento potrebbe interpretare come impulsive e inconsapevoli, in verità, fanno parte di una sua personale e pianificata strategia di marketing, i virtù della quale, il nostro piazzista, intende commerciare il suo prodotto fasullo, ad una platea di imbecilli. Questo atteggiamento disarticolato e schizofrenico, sconfina dal paradosso per tracimare nel disturbo grave della personalità.
Da cattolico pluri-divorziato, poi, si erge a paladino della famiglia e a difesa della vita vegetativa ad oltranza. In veste di supremo e indiscutibile maestro di mistificazione, accusa il mondo intero di ordire complotti a suo discapito, e di pianificare campagne diffamatorie e menzognere, con il solo l’intento di detronizzarlo. Proprio lui, la cui vita di imprenditore, prima e, di politico, poi, è un bailamme di trame, congiure, macchinazioni e dossieraggi. Un sostenitore accanito di un liberismo trasfigurato in stalinismo che, alla libera concorrenza, predilige le consorterie, logge e corporazioni. Insomma, un autentico cialtrone! Un pacchista disonorato che per salvarsi il culo, ha condotto l’Italia e gli italiani dentro un abisso senza fine.
Gianni Tirelli
DIECI DOMANDE AL PRESIDENTE
Presidente Berlusconi, anch’io, come tutti i curiosi e i pettegoli comunisti, vorrei porle alcune domande, per l’esattezza, dieci, alle quali, vorrei che lei, rispondesse con la sincerità che la contraddistingue.
a) Tutti noi sappiamo di quanta e quale stima, nutrano i suoi figli per lei. Alla luce dei fatti, possiamo noi affermare che, i suoi rapporti, di profonda, fraterna e sincera amicizia, con personaggi dai nomi altisonanti come, Gelli, Craxi, Dell’Utri, Mangano, Cosentino, Previti e tanti altri illustri signori, abbiano contribuito a consolidarla?
b) A lei, da cattolico quale si definisce, che crede nel valore della famiglia, cellula pulsante e rigeneratrice della società, non è mai successo, almeno con il pensiero, di cedere alle seduzioni e lusinghe del gentil sesso, con il rischio poi, di venire meno ai suoi imperativi morali?
c) Non crede che l’accostamento forse, un po’ azzardato, del direttore Feltri, fra sua moglie Veronica e le escort (puttane a pagamento), getti un ombra nera, sulla vera paternità dei suoi figli?
d) Tutto il mondo, è a conoscenza del culto che lei ha per il suo corpo. Ama truccarsi, non disdegna interventi di chirurgia plastica, trapianto di capelli e tinta, scarpe con rialzo, depilazione, ecc..(che verosimilmente sembra l’armamentario più consono a un transessuale brasiliano, al tramonto della sua attività, che di un primo ministro),non crede che tutto questo, e mi perdoni l’ardire, sia sinonimo di insicurezza, frustrazione e complessi di inferiorità?
e) Alcuni autorevoli uomini di cultura e di scienza, addentro lo studio della personalità, della gestualità, e dei caratteri somatici, indicatori della reale identità dell’individuo, affermano che, nel suo caso, il soggetto risulti essere un individuo, estremamente solo, frustrato e infelice. Vista la sua posizione di privilegio assoluto, e di totale agiatezza, non la ritiene una conclusione assurda o per lo meno azzardata?
f) Non si sente responsabile della morte dei ragazzi, militari in forza a Nassirya, per avere insistito nel volere partecipare ad una guerra insensata, spinto dal protagonismo, dalla vanità e dalla sudditanza, e non deludere le aspettative del presidente Bushc?
g) C’è un detto che recita “dimmi con chi vai e ti dirò chi sei”. Sulla base, di questo teorema e, con riferimento alle sue frequentazioni, nelle persone di Gelli, Dell’Utri, Craxi, Mangano, Cosentino, escort, ecc.., in poche parole, come si definirebbe?
h) Un po’ di tempo fa, agli albori della sua storia politica, il signor Bossi, la infamò e quindi la disonorò, definendola più volte un mafioso. Anche il suo odierno porta voce, Capezzone, un tempo radicale, non fu da meno. Lei, non solo, non li ha querelati ma, al contrario, li ha accolti, redenti, sotto la sua paterna protezione, onorandoli della sua speciale amicizia. Non sbaglio, se interpreto questo sublime comportamento, come l’applicazione pragmatica della parola di Gesù Cristo, “perdona loro perché non sanno quello che fanno” ? Lei si sente un pastore di anime?
i) Alcuni suoi detrattori, dichiarano che lei, si sia fatto impiantare un’ingegnosa pompetta elettronica, nell’area inguinale (meraviglie della tecnologia), per stimolare il flusso del sangue all’interno dello scroto e assicurarle così, una dignitosa erezione ma senza, però, potere assaporare alcun tipo di piacere. Conferma?
l) E alla fine. E’ vero che lei, nonostante i tacchi, risulti che sia il politico più piccolo del mondo, senza essere nano? Mi perdoni per la domanda impropria; dimenticavo Brunetta.
In attesa delle sue risposte, la saluto cordialmente.
Gianni Tirelli
DOMANDE SENZA RISPOSTE
Le stucchevoli domande, sul senso della vita, della morte, o sull’origine dell’universo, fanno presupporre che, di fatto, ci sia qualcuno o qualcosa nell’infinito spazio, in grado di rispondere a questi interrogativi. Diversamente, una domanda, per la quale non esiste una risposta, rientra nel campo, delle congetture filosofiche e delle stramberie intellettualoidi. In verità, non c’è alcuna risposta a tutto ciò ne, una particolare circostanza, causa primaria dell’origine dell’universo, essendo, lo stesso, sempre stato – e ciò che è sempre stato, lo sarà all’infinito. È la domanda priva di risposta, che genera la vita che noi conosciamo e, quindi, la coscienza. Se per astratto, avessimo la risposta, cesseremmo di essere la domanda e quindi, di esistere, perché privati della coscienza. È nella non risposta che si evince il senso stesso della vita e, nella domanda, infinitamente disattesa, prende forza lo spirito di auto conservazione. Se sapessimo del dopo e del domani, potrebbe mai esistere la vita che noi conosciamo? No, e dirò di più. Nessun tipo di vita, potrebbe mai esistere in una tale ipotetica, paradossale dimensione: solo il nulla. È in virtù di questo stratagemma dell’assoluto, che l’umanità si adopra, pensa, e respira. Non c’è alcun mistero da palesare. Chi mai sarebbe il depositario di un tale mistero, e chi l’artefice? È nell’accettazione del ” così com’è” che, la forma diventa uomo, credente, e servo del mistero. È nella solidarietà, che ci si sente partecipi di un tutto, che accomuna, a se, ogni ragione, e prescinde da ogni mistero e passione. L’uomo relativo del ventunesimo secolo, ribelle, narciso e opportunista, ha sfidato e umiliato, le logiche di un disegno perfetto e immutabile ( proprio perché mai determinato, e sempre stato) ma, a tempo debito, senza sconti, in forza delle sue infinite ragioni, il disegno, riporterà dentro l’alveo dell’originario equilibrio, ogni anomalia. È nella risposta negata che tutto prende senso.
Se per astratto, avessimo la matematica e assoluta certezza, della relatività di una vita fine a se stessa, per quale empirico motivo, dovremmo educare i nostri figli, ho inculcare loro il senso di giustizia, scale di valori e principi etici? E poi, che ne sarebbe, degli ideali, della solidarietà, delle regole civili e del domani? Solo caos e follia suicida. Le nostre moderne società occidentali senza futuro, vanno in questa direzione, sovvertendo ogni regola e prevaricando ogni limite. Il prezzo da pagare sarà altissimo. In verità, tutti noi, nel nostro cuore, crediamo e speriamo, in una nuova dimensione oltre la vita. I più recalcitranti materialisti che, proprio in virtù del loro atteggiamento mentale, cercano di esorcizzare la paura del dopo, in realtà, sono i più sinceri, coraggiosi e fedeli sostenitori dell’eternità. Nell’interrogativo dell’uomo, convive il suo timore, e nel timore, la sua speranza. Solo la filosofia di una coscienza pura, può cimentarsi nell’arte di spiegare l’infinito, e di comprenderlo, e la scienza e la tecnologia, mortificarlo. Gianni Tirelli
DOMANDE SENZA RISPOSTE
Le stucchevoli domande, sul senso della vita, della morte, o sull’origine dell’universo, fanno presupporre che, di fatto, ci sia qualcuno o qualcosa nell’infinito spazio, in grado di rispondere a questi interrogativi. Diversamente, una domanda, per la quale non esiste una risposta, rientra nel campo, delle congetture filosofiche e delle stramberie intellettualoidi. In verità, non c’è alcuna risposta a tutto ciò ne, una particolare circostanza, causa primaria dell’origine dell’universo, essendo, lo stesso, sempre stato – e ciò che è sempre stato, lo sarà all’infinito. È la domanda priva di risposta, che genera la vita che noi conosciamo e, quindi, la coscienza. Se per astratto, avessimo la risposta, cesseremmo di essere la domanda e quindi, di esistere, perché privati della coscienza. È nella non risposta che si evince il senso stesso della vita e, nella domanda, infinitamente disattesa, prende forza lo spirito di auto conservazione. Se sapessimo del dopo e del domani, potrebbe mai esistere la vita che noi conosciamo? No, e dirò di più. Nessun tipo di vita, potrebbe mai esistere in una tale ipotetica, paradossale dimensione: solo il nulla. È in virtù di questo stratagemma dell’assoluto, che l’umanità si adopra, pensa, e respira. Non c’è alcun mistero da palesare. Chi mai sarebbe il depositario di un tale mistero, e chi l’artefice? È nell’accettazione del ” così com’è” che, la forma diventa uomo, credente, e servo del mistero. È nella solidarietà, che ci si sente partecipi di un tutto, che accomuna, a se, ogni ragione, e prescinde da ogni mistero e passione. L’uomo relativo del ventunesimo secolo, ribelle, narciso e opportunista, ha sfidato e umiliato, le logiche di un disegno perfetto e immutabile ( proprio perché mai determinato, e sempre stato) ma, a tempo debito, senza sconti, in forza delle sue infinite ragioni, il disegno, riporterà dentro l’alveo dell’originario equilibrio, ogni anomalia. È nella risposta negata che tutto prende senso.
Se per astratto, avessimo la matematica e assoluta certezza, della relatività di una vita fine a se stessa, per quale empirico motivo, dovremmo educare i nostri figli, ho inculcare loro il senso di giustizia, scale di valori e principi etici? E poi, che ne sarebbe, degli ideali, della solidarietà, delle regole civili e del domani? Solo caos e follia suicida. Le nostre moderne società occidentali senza futuro, vanno in questa direzione, sovvertendo ogni regola e prevaricando ogni limite. Il prezzo da pagare sarà altissimo. In verità, tutti noi, nel nostro cuore, crediamo e speriamo, in una nuova dimensione oltre la vita. I più recalcitranti materialisti che, proprio in virtù del loro atteggiamento mentale, cercano di esorcizzare la paura del dopo, in realtà, sono i più sinceri, coraggiosi e fedeli sostenitori dell’eternità. Nell’interrogativo dell’uomo, convive il suo timore, e nel timore, la sua speranza. Solo la filosofia di una coscienza pura, può cimentarsi nell’arte di spiegare l’infinito, e di comprenderlo, e la scienza e la tecnologia, mortificarlo. Gianni Tirelli
LA LIBERTA’ IN VENDITA Per il Presidente del Consiglio, la libertà, si esprime nell’esasperata necessità di rimuovere dentro e fuori di se, tutto ciò che, di scomodo o incomprensibile (sia sul piano culturale che emotivo), tormenta la sua mente infantile. Per tale scopo, fa uso di tutti i mezzi e i modi possibili, surclassando ogni limite etico e deontologico. È una vera e propria forma di paranoia lacerante, aggravata da assillante frustrazione. Il signore in questione, nella totale assenza di scrupoli e rimorsi di coscienza, insiste e persiste, in questa pratica collaudata che, in ogni occasione, spaccia con la forza, e l’enfasi di sempre, sicuro del risultato che otterrà. “Forza Italia, la casa delle libertà, il popolo delle libertà, i circoli della libertà e, ultimi, i team della libertà” fanno parte di un ritornello monotematico, riconducibile più alla visione idealista e patriottica di un eroe della resistenza, che ad un imprenditore senza scrupoli, al potere. Lo scaltro piazzista, privo della più remota forma di intelligenza e di buon senso, si avvale di questa becera operazione di marketing, allo scopo di fa presa sulle persone vuote, senza contenuti reali, avulse da principi e valori e, tanto meno, da ideali. Dentro il caos delle loro congetture, intravedono una rivalsa al loro stato di ignavia cronica, corroborata da una visibilità insperata. Il Grande Pifferaio, incarna l’espressione più alta del relativismo che, nella furbizia al potere, raggiunge l’apice della contraffazione dell’intelligenza. Non avendo alcun senso del pudore, si accampa la proprietà di una libertà che, altri, hanno conquistato, col sangue, sacrificio e rinuncia, sbandierandola, poi, come il risultato di una sua personale lotta privata. In questo modo, nega la resistenza partigiana, disertando ricorrenze e commemorazioni. Si rivolge all’opposizione di governo e ai suoi elettori, chiamandoli comunisti e coglioni, e non ha mai speso una sola parola di condanna contro l’infame ventennio fascista, e lo sterminio degli ebrei. Il piccolo Duce, nega la nostra storia e ritratta in tempo reale le farneticazioni di un minuto prima, accusando poi, i suoi detrattori, di avere stravolto il loro significato o, macchiandoli di impostura, per non averle mai dette. L’automatismo di difesa che lo porta a relativizzare il concetto di verità, è sconcertante. È una pratica costante, affinata nel tempo, collaudata e sperimentata e divenuta poi, carattere dominante della sua personalità. La differenza tra ciò che è giusto e ciò che non lo è, non è, per il soggetto in causa, di alcuna rilevanza etica e morale, ma relativa allo scopo prefissato. Per questo signore, non esiste nessuna differenza tra la libertà e un prodotto da banco. No! È sufficiente un bel contenitore patinato, uno slogan mirato e poi, via con la propaganda. Come non essere d’accordo con lo psicanalista Mancia, quando lo invita a curarsi?
Per quanto mi riguarda, un personaggio del genere, e così pericoloso, andrebbe internato. La portata di fuoco della sua protervia, interviene sulla psiche degli individui più instabili, ed é supportata da un’incursione mediatica devastante, intrisa del fetore (anestetizzante) di bordello, che trasuda dalle sue televisioni. Dopo il suo ingresso in politica (e questi sono fatti), il nostro paese si è spaccato in uno scontro ideologico senza pari, con gravi ripercussioni sull’economia, portando l’Italia, dentro una profonda stagnazione e, ancora più grave, verso una deriva culturale e morale, mai raggiunta prima. Le responsabilità in questa brutta faccenda, sono gravissime, e non ne sono esenti i servi e i ruffiani che, soggiogati dalla malafede e dall’ipocrisia, l’hanno sostenuta a spada tratta.
Gianni Tirelli
SCIENZA CONOSCENZA E MODERNITA’
La conoscenza pura, modifica e migliora la condizione umana sia sotto il profilo pratico che spirituale, e si codifica in cultura, libertà, tradizione e felicità. La sua applicazione, non contempla controindicazioni o effetti collaterali di nessun tipo, essendo la stessa, archetipo di giustizia, sobrietà e futuro, e coerente con le logiche evolutive, regole imperiture, di un disegno imperscrutabile e senza tempo.
La conoscenza “moderna” (riluttante aggettivo – strattagemma – che si propone, nell’ambiguità del suo intento, di sdoganare, ogni turpitudine e nefandezza), fa il suo ingresso nella storia, parallelamente e congiuntamente alla rivoluzione industriale. Diversamente, da un tempo, la conoscenza ha assunto le caratteristiche della violazione, dell’invasione e della profanazione. La causa di una tale degenerazione, è relativa al’introduzione dell’elemento meccanico e tecnologico che si è sovrapposto ad ogni principio etico e regola deontologica, e in grado di eludere (mercificandola), ogni oggettiva responsabilità individuale e ragionevolezza.
Il fine giustifica i mezzi se, il risultato ottenuto, non mette a repentaglio o va a sacrificare i diritti degli altri, in termini di qualità della vita, libertà, giustizia e uguaglianza. Gli scopi, della “moderna scienza e conoscenza”, procedono nella direzione opposta: interesse particolare, potere e privilegio. L’autentica passione per la conoscenza (che attinge le sue ragioni in un concetto di bene comune), ha trasfigurato la sua originaria funzione, in curiosità maniacale, effimera vanità, arsura di potere e facile profitto. La modernità, in tutte le sue espressioni, è una lista infinita di ipotesi e congetture, mercificate e propagandate, come miracolose e miracolistiche. I risultati sono effimeri e momentanei e, la sua potenzialità distruttiva, é reale e non opinabile. La moderna conoscenza scientifica è una dimostrazione di illusionismo applicato alla realtà, che gioca sulla percezione falsata della gente. I suoi effetti devastanti, sono sotto gli occhi di tutti.
Oggi, ciò che viene definita scienza, conoscenza e ricerca, non è che il progetto di mistificazione pianificato dal Sistema Relativista e finalizzato (attraverso quelle che definisce conquiste del progresso), al consolidamento del suo perverso potere (economico e mediatico) e alla logica del profitto. Il mondo insensato della nostra epoca, che al più presto, la storia dell’uomo si appresterà a rimuovere e occultare (perché incapace di accettare e affrontare la vergogna prodotta dal mercimonio della sua anima con il maligno), esula da ogni concetto di evoluzione e involuzione, per attestarsi come elemento di stagnazione degenerativa.
L’impossibilità, poi, di poterne comprenderne i significati e le logiche che lo hanno generato, confermano il suo livello di inconsapevolezza e di una natura, avulsa da ogni più remota forma di intelligenza e spirito di autoconservazione.
Quali reali vantaggi sono scaturiti, dalla “scoperta” della forza di gravità?
Possiamo definirla una “scoperta”? Sono forse una scoperta, l’aria, l’acqua o la luce del sole? Potremmo mai, noi, affermare, che è stata scoperta la vita e la morte, visto che, in assenza di gravità, nulla di tutto ciò potrebbe esistere.
Nel frattempo, la solita banda di scienziati e ricercatori (indefessi profanatori della verità al soldo del potere economico), ci parlano di una cellula virtuale in grado di riprodursi, e di un fantascientifico acceleratore di particelle capace di generare, in un laboratorio (della lunghezza di 27 km alla profondità di cento metri e dai costi incommensurabili), le cause relative all’origine dell’universo. L’oramai famoso “bosone” in maniera irriverente e blasfema, viene confidenzialmente chiamato, la “particella di Dio”. Un dato certo ci conferma che, nel mondo, ogni quindici minuti, viene resa nota una scoperta che, curiosamente, va a coincidere (in tempo reale) con l’estinzione di una specie animale o vegetale. Questa equazione fa rabbrividire. Del resto, la realtà che ci circonda, è la prova provata e incontestabile, dello scempio prodotto, da tutto questo luna park dell’illusionismo scientifico e tecnologico le cui controindicazione, si accaniscono sull’ecosistema globale e sulle ragioni dell’uomo. Eludendo e mortificando ogni principio etico e valore morale.
La scienza moderna, l’arte moderna, la cultura moderna (definite tale in modo da poterne giustificare, aberrazioni, incapacità e indolenza, ma più ancora, il confronto con l’arte assoluta), sono la metastasi delle società liberticide e relativiste che, nel consumismo fast food e nel facile profitto, sono espressione di vuotezza, contraffazione e squilibrio.
Quale futuro possiamo mai intravedere per i nostri figli, quando una montagna di menzogne e di paure sommerge e soffoca ogni loro speranza di un futuro?
Solo se sapremo rinunciare all’effimero, all’illusorio e alle sterili seduzioni del Sistema, potremo ritrovare la libertà perduta, e ritrovare quella sana gioia che, un tempo, abbiamo barattato, in cambio di una modernità canaglia e forviera di apocalittiche sventure.
Gianni Tirelli
BERLUSCONI: UN BUON PAGATORE
Puoi essere l’uomo più ricco e potente del mondo, ma se oltre alla ricchezza e al potere, non hai null’altro da dare, allora, se vuoi avere, devi pagare.
In questa condizione riversano gli uomini poveri di spirito e incapaci di veri e autentici sentimenti. Individui monchi, irrisolti, figli di un egoismo atavico, e di un inquietante retaggio infantile che, all’essere, hanno anteposto, l’avere e l’apparire. Sono i “berluscones di quest’epoca insensata, corrotti nel più profondo della loro anima, che hanno adottato la menzogna a regola relazionale e della dignità, hanno fatto mercimonio. Sono gli schiavi volontari, delle loro debolezze e dipendenze, che chiamano, libertà, la licenza e, verità, la mistificazione – per progresso, definiscono la catastrofe ambientale e, fedeltà, il servilismo. La contraffazione trasfigura in realtà, e la barbarie etica e morale, in cultura e modernità.
Violazione e profanazione sono sinonimi di scienza e conoscenza, e l’accanimento terapeutico, di diritto alla vita. Sono i cattolici divorziati, estremi sostenitori e paladini della famiglia, amici di merende del Clero secolare. Rappresentano il più spregevole agglomerato umano di questo paese che, in Silvio Berlusconi, raggiunge il suo culmine. Il professor Mancia, autorevole psicanalista, traccia di lui, in maniera sintetica, un profilo disarmante: “Un uomo piccolo con poco charme, che veste come un manichino di provincia. Ha un linguaggio banale e nega tutto ciò che è evidente. Per lui la bugia costituisce una pratica relazionale e la sua introiezione proiettiva lo porta ad attribuire agli avversari tutti i suoi difetti, a cominciare dalla menzogna. C’è da augurarsi che senta il bisogno di farsi curare”. Una vera sentenza!!
Un Primo Ministro che paga i giudici per manipolare le sentenze, le donne per soddisfare i suoi irrefrenabili e morbosi impulsi sessuali, i senatori per ottenere la fiducia al suo governo, i giornali per delegittimare i suoi avversari e ogni cosa che, nella sua mente bacata, immagina possa delegittimare la sua persona e compromettere il suo potere, è l’esempio più degradante, vergognoso e destabilizzante che, una società civile e democratica possa immaginare di meritarsi.
Oggi, colui, che più di ogni altro, si è macchiato indelebilmente la coscienza, per essere venuto meno agli impegni solennemente assunti e le sbandierate promesse, violando la fede data e mortificando la fiducia dei cittadini, grida al tradimento. Lui, il traditore della patria, traditore fra i traditori sigilla, con l’ennesimo atto di infamia, la sua sconfitta politica, morale e umana.
Gianni Tirelli
MEGLIO OGGI O MEGLIO IERI?
Per avere un dato più rispondente alla realtà, dovremmo chiedere a quel miliardo e cinquecento milioni di denutriti, se il mondo in cui oggi viviamo è meglio di quello passato.
Dovremmo chiederlo a tutti i civili iracheni e di tutte le guerre moderne, dilaniati dalle bombe intelligenti, dall’uranio, dal fosforo e batteriologiche.
Dovremmo chiederlo a tutte quelle persone sacrificate sull’altare del progresso, devastate dall’amianto, dalla diossina, dai pesticidi, diserbanti e affini, e da un’inquinamento endemico, che miete sistematicamente sempre più nuove vittime.
Dovremmo chiederlo ai bambini abusati, seviziati e mercificati in tutto il mondo – ai corpi senza un nome, espiantati dai loro organi.
Potremmo chiederlo alle vittime di Chernobyl e ai loro familiari, ai morti per droga, per incidenti stradali; ai morti sul lavoro, ai clandestini in fondo al mare.
Dovremmo chiederlo agli ebrei dei forni crematori, ai giapponesi di Hiroschima e Nagasaki, e a tutte le vittime dell’industria bellica, dell’industria chimica, dell’industria della menzogna.
Se il mondo in cui oggi viviamo, è meglio di quello passato, dovremmo chiederlo all’acqua, all’aria, agli alberi e agli uccelli. Lo chiederei alla notte, al silenzio, alla compassione, alla felicità e alla bellezza. Lo chiederei alla speranza e alla solidarietà. Lo chiederei al mio cuore, che adesso non risponde.
Gianni Tirelli
L’ANTIBERLUSCONISMO UN DOVERE CIVILE
Oggi, l’antiberlusconisimo (come l’antifascismo) è una moderna forma di resistenza. Un atto dovuto, un dovere civile dal quale, nessuno si può (o si dovrebbe) sottrarre.
Ma la storia, inesorabilmente si ripete e, come allora, la stupidità, il qualunquismo e la malafede degli italiani, ritorna ad accanirsi su questo povera e sciagurata Italia. Come allora pagheremo il prezzo, della nostra irresponsabilità e coltivata cecità.
Propaganda e populismo, mistificazione e contraffazione della realtà, ritornano di nuovo ad essere le efficaci armi di persuasione e di seduzione – invitanti come il canto delle sirene e le lusinghe del maligno.
Il “berlusconismo” è una patologia infettiva ad alta virulenza che agisce sui lati peggiori degli individui, legittimandoli e sdoganandoli come normalità. Una visibilità insperata, venduta al prezzo di servilismo, omertà e cieca obbedienza.
Una congrega, di cialtroni e reietti, che contrappone la furbizia all’intelligenza e il mercimonio alla dignità. Il rischio, poi, che un tale precedente, possa attecchire, ed essere preso ad esempio nel resto dell’Europa, è una possibilità reale.
La sottovalutazione irresponsabile e sistematica del “berlusconismo”, non solo da parte della cittadinanza ma, ben più grave, da alcune alte cariche dello Stato, li rende complici, ad ogni effetto, dell’imminente bancarotta dissipatoria del paese e della sua deriva morale e sociale. Come meravigliarci, a questo punto, dell’impennata di criminalità organizzata nelle civili regioni del nord quando, il nostro parlamento, oggi, è la roccaforte del malaffare, dove si organizzano oscure trame, complotti e si smistano pizzini?
E’ inimmaginabile che, in un paese normale, come i tanti in Europa, un figuro del genere, sia potuto approdare al parlamento e investire una tale carica politica. Ne tanto meno essere l’imprenditore di successo che oggi é.
Il problema, di fatto, non è tanto Berlusconi, ma il “berlusconismo” – un surrogato (unico caso nella storia delle democrazie occidentali) della peggiore feccia unita della società italiana. Una banda di avventurieri, farabutti, traditori della propria patria e dignità, affaristi e mafiosi, asserviti al capo Clan, in cambio di privilegi, impunità, visibilità e potere. Oggi, questi personaggi, sono ai vertici di comando di ogni settore economico e produttivo, non che, detentori di tutto il capitale in circolazione. Una spada di Damocle sulla nostra testa e sul futuro di questo paese. L’eredità di Berlusconi sarà, per drammaticità, più devastante di quanto non sia stata la sua permanenza alla guida di governo.
Il calcio mercato di deputati e senatori, è l’ennesimo e non ultimo atto di uno sconcertante, indicibile e perverso imbarbarimento della morale e dell’etica che, oggi, nel “berlusconismo”, trova la sua sede naturale.
Silvio Berlusconi, consapevole del dopo, tenterà in tutti i modi e con tutti i mezzi, di rimanere in sella, pur di non affrontare la realtà. Se in uno slancio di buon senso, si fosse messo da parte (anche se fuori tempo massimo), quel gesto di tardiva responsabilità lo avrebbe in parte assolto dalla sua condotta, restituendogli un briciolo di dignità. Ma codardia e infamia, hanno preso il sopravvento sulla ragionevolezza e il decoro, inserendolo, a buon diritto, fra la lista, dei personaggi più inquietanti e riluttanti della storia d’Italia.
Gianni Tirelli
FESTA NAZIONALE DI LIBERAZIONE DAL FORZISMO
25 luglio 1943 – “Entrati nel salotto il Re disse a Mussolini che il voto del Gran Consiglio era stato tremendo e che tutti si attendevano un cambiamento. Mussolini rispose che la decisione era di una gravità estrema e che in quel momento avrebbe significato la capitolazione dell’Italia
Alle 22,45 dello stesso giorno la radio interruppe le trasmissioni e diffuse il seguente comunicato: “Sua Maestà il Re e Imperatore ha accettato le dimissioni dalla carica di Capo del Governo, Primo ministro e Segretario di Stato, presentate da S.E. il Cavaliere Benito Mussolini, e ha nominato Capo del Governo, Primo ministro e Segretario di Stato, S.E. il Cavaliere Maresciallo d’Italia Pietro Badoglio”.
Domani, 14 dicembre 2010, verrà sancita la fine del forzismo. Fiducia o non fiducia che sia. Questa data, commemorativa della caduta del regime mediatico e populista di Silvio Berlusconi, che tanti italiani (lavoratori onesti e responsabili) vorranno, negli anni a venire, onorare e festeggiare, resterà a memoria di un periodo di oscurantismo culturale, etico e morale, che, per oltre sedici anni, ha imbarbarito il costume, le condizioni di vita e le aspirazioni della società italiana. Un movimento di figuri, incompetenti e subdoli, che hanno adottato la menzogna a pratica relazionale, assunto la licenza a libertà e, della dignità, hanno fatto mercimonio.
Gianni Tirelli
UNA PERICOLOSA INDIGESTIONE
Oggi il Sistema è saturo; bloccato. Ogni tentativo di rianimarlo, immettendo sul mercato nuova mercanzia, non fa che peggiorare il suo stato. Sarebbe come se un medico, per curare una pericolosa indigestione, costringesse il suo paziente ad una solenne abbuffata. Il Sistema, come il paziente indigesto, in preda a crampi, conati e nausee, sarà più propenso a vomitare, per liberarsi dalla schiavitù di un disagio non più sopportabile, e dal rischio di collassare. L’indigestione, in questo caso, è simbolica di un consumismo selvaggio e senza regole che ha congestionato ogni settore della nostra società. Nel bisogno di espellere per liberarsi, possiamo individuare l’ineludibile necessità del ritorno ad un passato, regolato dall’impianto etico originario, dalla consapevolezza e ragionevolezza. Quando, oggi, sento ancora parlare di sviluppo e crescita, come i soli strumenti idonei per combattere la crisi del capitalismo, mi vengono i brividi e, ancora di più, prendo coscienza di quanto, le conquiste di questo secolo, siano state nefaste per tutta l’umanità.
Gianni Tirelli
LA SCIENZA DELL’INCOSCIENZA
Oggetto: il gene Myh16, definito responsabile della mutazione genetica dell’uomo.
Signori scienziati e ricercatori, inizio col dire che io, non so nulla del gene Myh16 (questione di mandibola), la provocatoria ipotesi, avanzata da un team di biologi e chirurghi plastici dell’Università di Pennsylvania e del Centro pediatrico di Filadelfia che, secondo le ultime teorie, sarebbe la causa della mutazione genetica che ha determinato la separazione tra uomo e scimmia. Anche perché non credo siano questi gli strumenti, i riferimenti, per la comprensione della verità e della conoscenza. I miei, sono l’osservazione, l’intuizione, la filosofia applicata e il pensiero libero. Un modello logico, applicato al buon senso, e che definirei, ragionevole.
Per tanto, la supposta proteina Myh16 (o chi per lei), non ha alcuna rilevanza sullo sviluppo del cervello nell’uomo, non essendone la causa ma l’effetto indotto da un’alterazione della coscienza. Nei fatti non esiste scienza senza l’intervento della “coscienza” ma solo, violazione e profanazione, che si attestano come errore primitivo di base, compromettendo, dall’origine, ogni supposta ricerca, teoria e ipotesi. Le teorie scientifiche non possono in nessun modo provare o affermare la verità, ma mortificarla nella sua sostanza e interezza. Le controindicazioni e gli effetti collaterali gravi, relativi alle scoperte di questi ultimi cinquant’anni, sono la dimostrazione inequivocabile di una scienza miope e autoreferenziale che ha anteposto, alla verità oggettiva e al limite etico, la vanità, l’interesse particolare e la sudditanza verso il Sistema Liberista Relativista . Il sapere non è della scienza ma della filosofia e, per tale e semplice motivo, non può essere oggetto di mercificazione. Parlare di certezza scientifica, è un ossimoro; un grottesco inganno, intrinseco alla locuzione medesima. Dall’origine dell’uomo ai giorni nostri, è tutta una lunga lista, di strampalate teorie e ipotesi, la sommatoria delle quali, ha prodotto quella che oggi è la nostra realtà; un’immensa cloaca asfittica e maleodorante che ha compromesso ogni vera gioia, felicità e futuro.
Se voi scienziati (tornando all’oggetto in questione), foste più attenti e meno presi dalle vostre stravaganti ambizioni, ma soprattutto dall’arsura nevrotica di dare frettolosamente una spiegazione scientifica ad ogni cosa, capireste che l’anomalo, innaturale aumento del cervello nell’uomo, non è dipeso dell’azione del gene Myh16, ma da un’alterazione della coscienza e della consapevolezza. E’ la coscienza che alimenta il cervello, ma la sua degenerazione, può innescare una “infezione” così grave (iperplasia o ipertrofia), da indurre l’individuo, all’autodistruzione. Questo è ciò che accade oggi all’uomo delle società moderne. Questo processo ha avuto inizio sicuramente qualche milione di anni fa, milione più, milione meno.
E’ possibile che l’uomo dei primordi (scimmia o non scimmia che fosse), abbia subito un trauma devastante, a tal punto inimmaginabile, da destabilizzarne e alterarne la sua coscienza di base, che utilizzava semplicemente per soddisfare le sue necessità e interagire socialmente. Tutto questo, potrebbe essere imputato all’impatto di un meteorite di grosse dimensioni con la crosta terrestre – una pioggia radioattiva – uno spavento oltre ogni capacità di comprensione; insomma, la visione sensoriale e traumatica di un fatto, talmente apocalittico da compromettere per sempre la capacità di codifica del cervello – di contemplare e quindi di assorbire un tale straordinario evento e, in seguito, di poterlo rimuovere. Il solo modo a disposizione dell’uomo “per incassare il colpo”, è stato di alterare la sua coscienza di base in un’altra di natura relativistica. Prova ne è che, negli ultimi decenni, fra guerre, olocausti, visioni apocalittiche di ogni genere, notizie raggelanti sullo stato dell’ambiente, i vari accadimenti hanno, in brevissimo tempo, modificato le nostre coscienze in coscienze malate. Il cammino comincia da molto lontano e, oggi, siamo all’apice di una sorta di iperplasia degli avvenimenti.
E’ una coscienza sana che nutre in maniera funzionale il cervello ma, una coscienza malata, lo distrugge e lo fa implodere. E poi, chi ci dice che, all’aumento di volume del cervello corrisponda, necessariamente, un aumento della scatola cranica? In una logica evolutiva naturale, questo è sicuramente possibile, ma nell’ipotesi di un’anomalia, di una alterazione provocata da un trauma spaventoso, questo non lo è più. Chi ha vissuto l’orrore dell’olocausto e la prigionia nei campi, di concentramento nazisti ha, inevitabilmente, modificato la propria coscienza in una coscienza ipertrofica, che ha prodotto una tale infinità di pensieri schizofrenici e di domande vane, da costringere il proprio cervello ad una inevitabile pressione contro le pareti della scatola cranica. La scatola cranica come reagirà? Quanti suicidi ci sono stati dopo la liberazione dei deportati, e quanti soldati al ritorno dal Vietnam hanno fatto la stessa fine? L’uomo ha rinunciato alla terra per le macchine e questo, è segno di pura necrofilia, risultato di una coscienza frustrata e squilibrata.
Io sono convinto che la verità sia figlia della bellezza, e l’orrenda visione del mondo tecnologico che é sotto i nostri occhi, non può che condurci ad una inevitabile conclusione.
E’ dall’analisi del presente, dell’attuale, e da una oggettiva e leale comprensione del passato, non pregiudiziale, che possiamo fissare i termini di una vera conoscenza e di bellezza. La vera tragedia si evince dal fatto che gli uomini, non riescono a vedere, considerare una realtà diversa da quella che sono soliti vivere. Questo è il vero dramma! Scienziati, ricercatori, studiosi e affini, si sforzano in ogni modo e sempre, a volere ricondurre tutto a qualcosa di tangibile e determinabile scientificamente. Questo errore di base, condiziona per sempre il processo di verità, dando origine, in seguito, a scoperte monche e illusorie che, nelle loro controindicazioni, attestano la loro inefficacia e dannosità.
E’ la coscienza che controlla e determina ogni cosa. Il gene Myh16 ( e vorrei tanto sapere, come siete arrivati a partorire questa sigla), non è, che un miserabile strumento – un servo al comando della coscienza. Per tanto, è falso affermare che a un grande cervello (e parlo di dimensioni), corrisponde una viva intelligenza. Mi sembra una conclusione infantile e riduttiva. E’ un grande pensiero o un’infinita moltitudine di pensieri che possono determinare l’aumento del volume del cervello, e di conseguenza, in ultima ipotisi, della scatola cranica. Questo è il vero casino! Sono ormai decenni che state lavorando al contrario, e i risultati si vedono.
La conoscenza illumina. Come ne usciremo? Con un suicidio di gruppo? Perché è questo, oggi, il fine ultimo di una tale coscienza.
Così, non è una proteina (come stupidamente affermate) la causa della depressione – No! E’ questo mondo insensato, il solo responsabile di questo male oscuro. Lo stesso, valga per gli attacchi di panico, l’ansia, le infinite turbe nevrotiche, e per quell’istinto di autodistruzione, oramai geneticamente prolifico nel cervello degli uomini. Come del resto, è del tutto fantasiosa la “leggenda” che vi vuole (scienziati e ricercatori), depositari delle verità e della conoscenza. Balle spaziali!! I veri asini, siete proprio voi, assoldati dal potere economico in cambio di privilegi, visibilità e perversione; narcisi e vanesi per definizione e naturali responsabili della catastrofe umana, ambientale e di valori, in cui avete trasformato le nostre “moderne” società.
Ogni quarto d’ora, nel mondo, c’è una nuova scoperta, e ogni quarto d’ora sul pianeta si estingue una specie animale o vegetale. Come vi sembra l’equazione? Non vi fa un po’ riflettere, e rabbrividire al tempo stesso?
Combattere il cancro con, la cobalto, la chemio e la radioterapia, è come volere guarire il paziente da una pericolosa indigestione, prescrivendogli una dieta a base di funghi velenosi e topi morti. Una macabra e disgustosa barzelletta! Avete rastrellato per 50 anni danaro pubblico in nome della ricerca, speculando sulla buona fede della gente, sul loro dolore e senso di responsabilità, tradendo ogni loro speranza e illusione. Questo del ‘cancro” è l’affare degli affari, e ve ne guardate bene (oltre a non esserne in grado) dal trovare una risolutiva cura. A sti prezzi!! “In verità vi dico” che il vero cancro delle nostre “moderne” società, siete proprio voi.
Il cancro è si una potenzialità reale del nostro organismo, ma latente e remota, se noi non lo svegliamo dal suo torpore. Le sue origini sono di varia natura, le sue cause innumerevoli che vanno da una cattiva alimentazione, ad una qualità della vita inadeguata, innaturale, non sostenibile dalla nostra struttura psicofisica – praticamente la realtà che ci circonda! Nel passato, salvo le solite eccezioni, con il cancro ci si poteva convivere tranquillamente: una sorta di simbiosi, di scambio mutualistico, fino al nostro ultimo giorno. E’ lo stile di vita la causa scatenante dell’insorgere di questa vergognosa patologia. Tutto questo mette in attività quel complesso meccanismo che porta all’iperplasia e all’ipertrofia dei nostri organi. Anche la sua rimozione, attraverso interventi invasivi, chirurgici, può innescare l’esplodere della sua potenza distruttiva. Per tale motivo: “Non svegliare “cancr” che dorme.”
Inviterei tutti a ricominciare da zero, consigliandovi, se mi é permesso, di partire dall’anima, dal cuore, dallo spirito e dalla coscienza di base. Allora si, che farete passi da gigante, voi che, oggi, non siete altro che dei piccoli puffi, senza coscienza.
Tanto vi dovevo. Gianni Tirelli
LA BOUTADE DI ANTOINE LAVOISIER
Qualsiasi bambino normale sa, che avvicinando una palla di neve, al caldo di una stufa questa, si scioglierà, trasformandosi in acqua. L’aforisma di Lavoisier “nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si trasforma” non solo è una banalità, ma, in parte, non corrisponde alla realtà. E mi spiego. Se fosse come dice il simpatico Antoine, avremmo risolto il problema dei rifiuti industriali, tossici, speciali, radioattivi, cancerogeni e per questo mortali.
Una tale altisonante affermazione, per avere un senso e un riscontro, deve essere attinente con la realtà del presente o, perlomeno, rientrare dentro uno spazio temporale, che chiamerei ragionevole. Usare il tempo infinito come parametro delle proprie affermazioni, non solo è stupido, ma insensato. Chi potrebbe appurare, poi, che quanto affermato, sia veramente accaduto?
All’infinito tutto è possibile, anche se credo che, tanto del tutto, non si trasformi.
Se qualcosa si trasforma, significa che qualcos’altro non si trasforma. Si vive perché qualcosa muore – si ama al contrario di chi odia – ci si asciuga poiché ci si bagna e, non c’è notte senza il giorno, e bene senza male. E’ una regolina semplice che in buon Lavoisier dovrebbe conoscere.
Più esattamente, Antoine Lavoisier, avrebbe dovuto affermare che: <>.
Allora si! Bravo Antoine! Lavoisier, avrebbe fatto la più grande scoperta della storia moderna.
I rifiuti speciali, pericolosi e radioattivi, diversamente, rimangono tali, dispersi a pioggia sul territorio del nostro bel paese, o nelle profondità dei mari.
Il piccolo Albert Einstein, in seguito, dopo avere scientificamente provato che una palla di neve a contatto con il calore di una stufa rovente, si trasforma in acqua, decide di sedercisi sopra. <> Esclamò a gran voce! – E concluse; <>.
Gianni Tirelli
L’ENERGIA DALL’INFERNO – NECROFILIA, ULTIMO ATTO
“Quando guardo alla storia sono pessimista, ma se guardo alla preistoria sono ottimista” (I. C. Smuts)
Questo branco di intellettualoidi dell’ultima ora, produttori di libri in serie infiorati di dotte citazioni, si comportano come se la conoscenza e la ricerca della verità fossero il risultato di studio e di letture. Sapere scrivere e leggere, sono basilari per accedere a un buon ragionamento, ma senza la pratica, la passione e l’avventura trascendente, tutto si riduce ad arido apprendimento, mera informazione e autoreferenza. Scienziati, filosofi, letterati, sociologi e antropologi, si domandano, sulle cause che hanno prodotto le nostre società moderne e dei loro effetti nefasti sugli individui (degenerazione, omologazione, necrofilia, deriva etica e morale) e sull’ambiente tutto. La risposta ad un tale interrogativo, va ricavata dalla lettura delle Sacre Scritture che, in forma di metafora, collocavano l’inferno al centro della terra, all’opposto del paradiso, situato nell’alto dei cieli. L’inferno, solitamente identificato con un mondo oscuro dominato dalle fiamme e dalle tenebre e sotterraneo, è collegato all’operato del Dio e della creatura superiore che ha originariamente introdotto nella Creazione l’errore, la menzogna, il peccato, e, in definitiva, “il principio distruttivo dell’ordine delle cose”. Tale creatura superiore si identifica nel diavolo – nella divinità del male. Il paradiso, diversamente, indica un luogo di piacere finale, sereno e non soggetto al trascorrere del tempo caratterizzato da pace e felicità. Questa differenziazione di merito fra le due dimensioni metafisiche (distinzione relativa, alla loro diversa funzione), non è casuale ma, terribilmente profetica, individuando nel sottosuolo terrestre (inferno: posto in basso) la causa della nostra condanna, mentre, nella zona aerea celeste, le ragioni, della nostra salvezza. Per tanto, l’errore (o peccato originale), che ha innescato questo processo degenerativo della coscienza umana, si consuma agli albori della Rivoluzione Industriale quando, in virtù delle nuove invenzioni, e dell’Energia necessaria al loro funzionamento, l’uomo (in maniera del tutto innaturale) ha rivolto la sua attenzione alle profondità della terra, mettendo così in atto quell’opera di profanazione e di violazione che, in seguito ne ha determinato la sua condanna. Se siamo in grado di dare un’interpretazione logica, corretta e conseguente alla narrazione biblica, riguardo a questo tema, possiamo dedurne il suo significato più remoto: l’Energia profonda è di natura maligna e quindi distruttiva, l’Energia alta, è di natura divina, creatrice e salvifica. L’inferno quotidiano che, oggi, sta divorando i residui barlumi di felicità e di speranza di un’umanità smarrita (defraudata da ogni principio etico e morale e avvolta dalle tenebre di una persistente paura esistenziale), è l’ovvia conseguenza indotta dal superamento dei ragionevoli limiti, fuori dai quali, ogni felicità trasfigura in orrore. Questa subdola “modernità “ne è la conferma inopinabile – la prova del nove che prescinde da ogni altra considerazione. Petrolio, gas, carbone e minerali/materiali radioattivi che (come in preda ad un’arsura nevrotica) abbiamo sottratto, senza sosta, al sottosuolo terrestre, sono la rappresentazione iconografica dello “sterco del Diavolo”, in cambio del quale abbiamo barattato la nostra anima e il futuro delle nuove generazioni. Abbiamo scoperchiato il “vaso di Pandora” e liberato quella maledetta energia che, la Volontà creatrice aveva, da sempre, sotterrato e imprigionato sotto i nostri piedi. Così ogni cosa è stata contaminata e violata; ogni acqua, ogni terra e ogni aria. Il cuore dell’uomo si è incenerito sotto la luce rovente della modernità e, le passioni, i sogni, i sentimenti, atmosfere ed emozioni, si sono dissolte come fumo nel vento. Avremmo dovuto rivolgere il nostro sguardo al cielo, sull’esempio delle grandi e illuminate civiltà del passato, e seguirne il cammino intrapreso, con la necessaria umiltà, deferenza e il dovuto timore. La Rivoluzione Industriale, si è presto trasformata in una rovente fucina dove, Satana in persona, a forgiato a sua immagine e somiglianza, l’originaria natura umana, depotenziandola da ogni slancio creativo e passionale.
Il problema dell’uomo “moderno” sta nell’ordinamento sociale non adeguato alle sue reali e naturali potenzialità e aspirazioni, negandone così la sua autenticità e lo scopo. È interessante la conclusione di Erich Fromm quando afferma che, così come esiste una “follia a due”, esiste anche una “follia a milioni”. Il fatto che milioni di individui condividano gli stessi vizi non fa di questi delle virtù e quindi, nel caso, milioni di persone condividono la stessa società e le stesse patologie. Una società sana deve insomma sviluppare quelle condizioni che possano promuovere la salute mentale e quindi favorire prospettive, progetti ed obiettivi, sostenendo la tendenza dell’uomo ad amare i propri simili, anziché creare condizioni di divisione e di competizione.
L’aggressività maligna, è quella pulsione irrefrenabile che induce alla spinta distruttiva, ben spiegata, da Fromm, nell’atteggiamento del sadico, il cui desiderio è trasformare una persona in un oggetto, in un elemento di possesso, su cui esercitare la propria volontà dispotica e oppressiva. Per il sadico, l’annientamento dell’altro, è la gioia più grande che va oltre il piacere di infliggere sofferenza. In quest’ottica si delinea quindi, quello che Fromm definisce, un atteggiamento necrofilo dove, la tendenza di vita (insita nel biofilo) viene progressivamente ridotta fino a farla diventare inanimata; questo amore e questo tendere verso l’inanimato viene definito da Fromm, necrofilia. Quello che emerge dall’analisi di Fromm è che l’aggressività e la distruttività umana risentono delle condizioni ambientali in cui l’individuo nasce, cresce, matura e, della struttura, del sistema sociale stesso. Da qui le risposte potenziali sono due: la prima è la sindrome alla vita; ma quando l’uomo viene soppresso, frustrato e alienato, l’altra risposta, che è in grado di dare, è di tipo distruttivo, regredendo verso stadi inferiori e volgendo alla necrofilia che porta inesorabilmente alla sindrome che ostacola la vita. Lo stesso “Futurismo” si offre all’era elettromeccanica e aderisce alla storicizzata avversione, di stampo “barocco”, verso una “natura” naturale in trasformabile. Sarà proprio l’amore incondizionato verso la natura artificiale (in qualche modo privata dei suoi attributi vitali), a far insorgere, in uno studio di Erich Fromm “Anatomia della distruttività umana” (assolutamente da leggere!!), il sospetto che Marinetti, insieme ad altri famosi casi analizzati come Hitler o Churchill, fosse affetto da tensioni necrofile. La necrofilia può essere descritta come l’attrazione per tutto quanto è morto, putrido, marcio, malato; l’impulso volto a trasformare quel che è vivo in qualcosa di non vivo; di distruggere per il piacere di distruggere, l’interesse esclusivo per tutto quanto è puramente meccanico – la passione di “lacerare le strutture viventi”. Secondo Erich Fromm la necrofilia si manifesta con l’amore per le macchine, per tutto ciò che non è vivo – l’avversione per le persone, gli odori, i sapori, i colori, e per tutto ciò che ricorda la vita. La tecnica, che rappresenta la base su cui poggia l’organizzazione dei sistemi industrializzati, è strettamente legata alla spinta distruttiva della necrofilia. L’escalation della capacità distruttiva delle armi e la possibilità di evitare il contatto fisico con la vittima offerta dal progresso scientifico, rende profondamente impersonale il dare la morte ad un altro essere umano, specialmente in caso di guerra. Fromm ipotizza il caso estremo di un soldato addetto a sganciare una bomba nucleare da un aeroplano: la consapevolezza dell’atto di uccidere è quasi inesistente, e la differenza fra la morte di una, dieci o un milione di persone (non essendo percepibile dall’esecutore), non ha nessuna rilevanza; il compito del soldato si riduce all’utilizzo corretto di una macchina (la macchina viene servita), senza che scrupoli di altro genere interferiscano a livello della coscienza. Con la “tecnicizzazione della distruzione” avviene la rimozione del “riconoscimento affettivo completo per quello che si sta facendo” e perciò la sua razionalizzazione. All’interno della società di massa, la necrofilia subisce una specie di evoluzione. La sua correlazione con le percezioni sensoriali dirette come l’olfatto, il tatto, il gusto diventa sempre più modesta, fino a scomparire del tutto. Gli interessi dell’uomo si trasferiscono da ciò che è naturale, spontaneo, vivo ed umano, a ciò che è artificiale, meccanico, divertente ma non gioioso La sessualità diventa una capacità tecnica, i sentimenti sono appiattiti e talvolta sostituiti col sentimentalismo. Il controllo assoluto dell’ambiente circostante, bramato dal necrofilo, finalmente è raggiunto, grazie alla tecnica, ma esso si espande a tal punto da inglobare la vita stessa dell’individuo, che a sua volta verrà controllato dalle macchine da lui create. Il carattere distruttivo dell’uomo, assume dimensioni planetarie, paradossalmente proprio per colpa dell’aumentare della sua conoscenza tecnica. Una distruttività che non si limita al presente, ma che è rivolta a un ipotetico futuro. L’uomo cibernetico sviluppa ulteriormente il suo narcisismo, diventando egli stesso uno strumento per raggiungere il successo, e quindi, intensificando verso l’interno, l’investimento libidico ma, allo stesso tempo, egli allarga il proprio Sé, su una realtà solo virtuale (come diremmo oggi), su cui riversare gli impulsi narcisistici. Si instaura così un altro rapporto simbiotico di dipendenza in cui, la madre dell’uomo non è più la natura, ma quella ‘seconda natura’ che egli si è costruito; le macchine che lo nutrono e lo proteggono” – un quadro perfetto della nostra realtà.
La biblica mela che, in maniera subdola e seducente, il serpente demone, offre alla coppia Adamo ed Eva, venendo meno, così, ad un patto verbale stipulato con il loro Creatore, è la metafora inequivocabile dei nostri tempi. Il mondo moderno, è l’ovvio risultato della profanazione del mistero della vita, sulle cui basi ha edificato il suo impero perverso fatto di menzogna, contraffazione, paura e relativismo. Il mistero violato, è paradigma di infedeltà verso l’impianto etico, e di vanesio narcisismo di un Ego corrotto che, nell’incomprensione arbitraria del Disegno Divino e delle attenuanti addotte, degenera, da peccato, in reato grave per alto tradimento. Un peccato dunque imperdonabile che, per la sua unicità e la straordinaria gravità, ha contemplato una pena esemplare e senza sconti. Il bisogno di amore e di amare di Cristo, é certamente di natura divina, logico risultato di una sensibilità sconfinata che, in ogni gesto, in ogni soffio di vento e in ogni parola, poteva cogliere, leggere e interpretare in forma profetica, futuri accadimenti, eventi e catastrofici mutamenti. Gli uomini di quest’epoca insensata, inariditi nell’animo e nello spirito e, ammaliati dalle lusinghe di sirene indolenti, si sono prostrati, al pari di idolatri, al cospetto di un Sistema Bestia, che sotto le sembianze del buon samaritano cela, ad arte, la sua natura mefistofelica. Oggi la scienza arida e opportunista, ha fatto scempio di ogni valore e principio etico, barattandoli e mercificandoli in cambio di illusione e vane promesse e relegando l’umanità, nel crepuscolo di un limbo gelatinoso, svuotando gli uomini da ogni loro oggettiva e arbitraria responsabilità e prospettiva. Si, abbiamo scoperchiato il vaso di Pandora, e di nuovo, la metafora profetica ritorna, come uno spettro, ad oscurare l’orizzonte del nostro futuro. Questa Energia che tanto esaltiamo e che contro ogni logica e ragionevolezza, vorremmo imprigionare, imbrigliare per soddisfare debolezze, perversioni e dipendenze, è il paradigma della fine di un’umanità snaturata, svuotata della sua originaria essenza.
La sola Energia di cui abbiamo bisogno, va ricercata nella nostra volontà, nella forza, delle nostre braccia, nello spirito di solidarietà e nel comune buon senso. Siamo privi di quella passione che, da sempre, ha motivato e caratterizzato ogni azione umana, liberandoci dalla paura e riconciliandoci con il mistero della vita. Il futuro dei nostri figli, non risiede negli inferi del sotto suolo terrestre, ma è li, sopra le nostre teste, nel vento che accarezza le foglie degli alberi e nella sorprendente luce del sole che riscalda i nostri cuori.
Gianni Tirelli