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Notte nel Quadrante Occidentale

5 febbraio, 2012 - 11:00 di  
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Mustafà

Il suo vero nome non è Mustafà. In realtà non è nemmeno musulmano, ma è nero e questo per molti è più che sufficiente.




Appena sente lo stridio dei pneumatici e vede i napoletani scendere dalla macchina, non si ferma a pensare nemmeno un attimo. Inizia a correre veloce nelle strade buie e vuote della periferia remota della città di nebbia.

Nella tasca porta i cento grammi. I cento grammi che per lui sono più di un biglietto aereo. Sono la certezza di ricominciare e dimenticare questa vita per sempre. Sente i napoletani parlare ad alta voce e risalire in macchina, sente sbattere le portiere e il motore rombare. Mustafà corre. Corre leggero come ha imparato a fare da bambino negli spazi immensi e gialli di un altro pianeta. Corre come meglio non sa fare. Se ci fosse qualcuno a segnare il tempo della sua corsa penserebbe di avere di fronte un campione.

Poi sente l’urto della macchina e cade. “Te vulive fa e cazzi tuoi?, che te credivi e sta a casa toia?”. Mustafà si sente afferrare e qualcuno inizia a frugarlo. La gamba non gli fa male, apre la bocca per gridare, ma non riesce a farlo. Mentre iniziano a prenderlo a calci si accorge di essersela fatta addosso.

Dura poco. Il viso dell’uomo con la pistola è calmo e senza odio. I suoi occhi sono lontani ed indifferenti. Non sente il rumore dello sparo. La palla che gli fa esplodere la testa disegna sulla sua bocca un ampio sorriso. I suoi denti bianchissimi aprono una lama fredda nella notte finalmente silenziosa.

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Wimal

E’ veramente tardi. Fargli prendere le gocce è la cosa più difficile. Il cavaliere vive la sua ultima vecchiaia con forza disperata. Il sapore della medicina è pessimo. Wimal prima di dargliene una nuova ne assaggia sempre un pochino, giusto per capire se lui fa i capricci o se il sapore è veramente cattivo.

Si avvicina alla poltrona. Il vecchio sta sonnecchiando. Wimal è piccolo ed ha il passo molto leggero, però stavolta fa di tutto per farsi sentire. Il cavaliere si sveglia e lo guarda con gli occhi vuoti. Poi vede il bicchiere e inizia a smaniare. Wimal si ferma e prende un lungo sospiro. Ora c’è da dare la medicina, dopo bisogna svestirlo, lavarlo e mettergli il pigiama. Poi fra un paio d’ore, dopo aver rassettato la cucina e il salotto, forse riuscirà a leggere qualche altra pagina di quel libro che parla di un uccello dalle piume azzurre e del suo canto in onore della principessa.

La lotta inizia silenziosamente. Wimal, stando attento a non forzare per non fargli male, cerca di avvicinare il bicchiere alla bocca del vecchio. L’altro gira la testa e cerca di non bere. Alla fine gran parte del liquido riesce ad entrare nella bocca del cavaliere che, in un ultimo tentativo di resistenza, strappa il bicchiere dalla mano di Wimal e lo fa cadere.

Il vecchio vede il bicchiere rompersi e inizia a piangere. Wimal gli sorride e gli dice di non preoccuparsi. Quando si china a raccogliere i cocci, sente la mano del cavaliere carezzargli la testa. L’uomo lo chiama col nome del figlio e continua a carezzargli i capelli scurissimi. Wimal prende la mano del vecchio e, come faceva con suo padre, la bacia prima di riporgliela dolcemente nel grembo.

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Constantin

Gli altri due sono sull’altro lato. Al segnale entrano tutti insieme. Il rumore non ha importanza, la casa è isolata, l’importante è bloccare tutti prima che riescano a telefonare.

Ora sono dentro. Nicolai è in camera da letto. Con un colpo ha stordito il marito. Max ha iniziato a frugare la casa per vedere se c’è qualcun altro. Constantin ha già l’affanno, ma sale lo stesso al piano di sopra. Nessuno.

Mentre cammina zoppicando ed inghiottendo saliva, sfonda e sfascia tutto quello che trova. Ormai ha capito che a lui non interessa cercare, interessa solo distruggere. Constantin è cresciuto in una fogna di Bucarest, aggrappato ad un tubo delle condutture di acqua calda per mantenersi caldo e respirando aurolac per stordirsi. L’aurolac lo ha reso quasi cieco. I suoi amici di allora lo hanno reso zoppo e senza denti. Constantin ha 19 anni, ma è come se ne avesse settanta.

Quando arriva in camera da letto, gli altri due si stanno facendo la donna. L’uomo è legato e guarda la scena con gli occhi sbarrati. A Constantin la donna non interessa. Nel breve percorso della sua vita, da qualche parte ha perso la voglia. Prende la mazza che porta sotto la giacca e con tutte le sue forze colpisce la testa dell’uomo. Mentre il sangue si sparge sul muro e sul letto, Constantin continua a colpire. Ed ad ogni colpo è come se avesse cinque anni di meno.

Oxana

Nello stesso momento nel quale la macchina azzurra con i lampeggianti accesi si ferma vicino a lei, Oxana capisce che questa sera è uscito il suo numero. Le altre si sono allontanate velocemente. Le macchine dei clienti sono scomparse. Si guarda in giro per vedere se c’è un posto dove nascondersi, ma sarebbe inutile mettersi a correre. Se stasera non paga il dazio, ha finito di lavorare lì.

Guarda dall’altro lato della strada. L’uomo appoggiato al muro continua a fumare lentamente, alza gli occhi, la guarda e fa un piccolo cenno d’assenso. Le porte della macchina azzurra si aprono. Gli uomini in divisa hanno dei larghi sorrisi. La chiamano e la invitano ad entrare.

Oxana è in ginocchio. In bocca ha ancora il sapore di uno dei due. L’altro non c’è riuscito. Si è arrabbiato con lei e ha voluto pisciarle addosso. La macchina azzurra si allontana con i lampeggianti che girano lentamente. Lei raccoglie lo scialle e cerca di asciugarsi il viso e il seno. Ha una sola parola che continua a girare nella sua testa.

Resistere, resistere, resistere.

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Comments

26 Risposte a “Notte nel Quadrante Occidentale”
  1. Sono frequenti storie di vita quotidiana. La nostra società ne è piena purtroppo.

    Questo post dimostra una volta di più, se qualcuno avesse avuto dei dubbi, che La realtà è molto più articolata e complessa rispetto a come molti la immaginano, stereotipandone le figure che la vivono quotidianamente.

  2. soundwave scrive:

    Degno di Irvine Welsh.
    :)

  3. Miguel scrive:

    Eccezionalmente profondo, e’ una fotografia dil mondo di oggi, complimenti!

  4. Saint scrive:

    Concordo in pieno con Miguel, pezzo toccante. Sei grande dfc, davvero.

  5. Marco il buono scrive:

    Bellissimo e illustrato magnificamente.

  6. Temple scrive:

    Esattamente così! Complimenti!

  7. Atena scrive:

    Sono in ritardo, ma voglio aggiungere ugualmente i miei complimenti a quelli già espressi dagli altri: bellissimo pezzo, molto intenso!

  8. Angelika scrive:

    Mi sono commossa. Non mi succede spesso. Una lettura che mi ha inghiottita dal primo istante.

  9. Oris scrive:

    Roba della cantina di mc :) , avevo già letto, ma non commentato.

    E non lo faccio nemmeno oggi.
    :D

  10. Belli, tutti. Belli e assolutamente veri. Mi è piaciuto leggere questo post e ritornare alla realtà, lasciando un po’ da parte le Olimpiadi, Pechino, il Tibet e tutti noi che stiamo lì a disquisire di Stati Uniti, di supremazie politiche, di economia mondiale. Mi piacerebbe, per una volta, che ci fermassimo a immaginarci nei panni di un Tenzhin qualsiasi, con la toga arancione e vivere sulla nostra pelle quello che gli è successo. Che non è diverso da quello che è successo a Mustafà, a Ozana e a tutti i più deboli di questo mondo malato.
    Grazie, comandante.

    Perché resti accesa…

  11. zippole scrive:

    Bello.
    E’ una menzogna pure questa, come tutte le opere d’intelletto, ma almeno bilancia un po’. Sei un fan di Henry Miller? :P
    Ad ogni modo complimenti!

  12. Gunnar scrive:

    Sei riuscito a risvegliare quale ricordo lontano, di quelli che non sai di avere perché l’hai sepolto sotto una montagna di disincantato cinismo.
    Non mi è piaciuto questo tipo di risveglio.
    Ma ti ringrazio lo stesso per avermi fatto ripercorrere antiche vicende, credo che possa essere utile farlo prima che sia troppo tardi.

  13. Luna scrive:

    Bravo, bravissimo a descrivere i molteplici aspetti di una realtà che commuove, fa innorridire, imbarazza, esige soluzione.
    Dovremmo imparare a muoverci dentro ognuno di essi con la volontà di comprendere e intervenire, senza più generalizzare e condannare come troppo spesso accade.
    Ti abbraccio

  14. marechiaro scrive:

    Okey, ma non penso che chi l’ha scritto voglia dei complimenti. Magari vuole dare una sveglia. Alla Lega. alle forze dell’ordine, ai benpensanti. Alla fine però chi fa di più sarà chi non fa niente. Chi non si droga, chi non non si distrae, chi non abbandona i propri vecchi e chi non va a puttane.

  15. serpiko scrive:

    Sai che m’ero perso questa pagina?

    Frisoni visualizza benissimo le tue atmosfere.
    Luci fredde, intense, lunghe. Albe liquide e lente, crepuscoli orizzontali. Vite parallele che corrono indifferenti.
    Il cupo senso di essere parte dell’immagine e, dentro di essa, di sentirsi soli.

    Potrebbe piacerti Yoon Si-Young.

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