Notte di Natale 25


Parto da Luna in una notte di gelida pioggia mentre minuscole meteoriti di ghiaccio rimbalzano allegre sul tessuto lucido della tuta. Sono passate da poco le tre, ora di Greenwich. Ho finito di caricare la mia piccola nave. Controllo le spie che brillano come fiammelle, mando energia al motore e faccio quota. Dopo pochi minuti Luna è dietro di me. Gelida e scura, come d’ordinanza.
Mentre sfreccio tra rade stelle luminose, concentrato come solo si può essere nella notte profonda dello spazio, guardo nello specchio le mie passeggere addormentate, l’immensa ricchezza che la mia nave conduce. Col dito sfioro il piccolo talismano a forma di martello che mi è stato donato da un falco. Stringo il timone e metto la prua in direzione di Sole.

Passano ore di tenebra nelle quali incrocio migliaia di navi, ognuna col suo pilota silenzioso. Mentre il rombo della fiamma mi conduce tra tempeste di nebbia e di pioggia, seguo la traccia di asfalto lucido che trafigge stelle e pianeti. Quando sono stanco aggancio la mia nave ad una stazione sospesa nel buio come un’isola di luce. In quegli spazi a gravità ridotta, bevo caffè che sa di bruciato e incrocio lo sguardo con gli altri naviganti. Abbiamo gli occhi di chi è sospeso tra cielo e terra. Tutti siamo partiti e nessuno di noi è ancora arrivato. Ovunque sia la nostra meta, è ancora lontana.

Quando la luce inizia a riprendere il dominio del cielo, faccio la virata base ed inizio l’avvicinamento. La rotta mi conduce ad un’alba rabbiosa di vento e di pioggia. Il mare è livido e spumoso, sottili lame d’oro lucenti filtrano dalla coltre delle nubi. Apro leggermente l’oblò e alzo la visiera del casco per saggiare l’atmosfera. L’aria salsa invade l’abitacolo. Terra mi accoglie con una delle sue tempeste di mare.

Incrocio qualcuno che mi saluta distrattamente, come se mi avesse visto cinque minuti prima. Terra non si è accorta della mia partenza. Che io sia su Luna o che io sia morto fa lo stesso. La vita, fortunatamente, continua. Tutto è uguale a come l’ho lasciato, ma quello che un paio di mesi fa mi appariva consueto, le cose e i luoghi fra i quali pensavo sarei invecchiato, ora sono distanti. La promessa silenziosa che ci eravamo scambiati è stata tradita. L’amore eterno non esiste. Io e Terra siamo come vecchi amanti che si stringono l’uno all’altra distrattamente, solo per antica consuetudine. Ripenso ai lunghi e bui corridoi di Luna dove non riesco ancora a sentirmi a casa mia. Per quanto abbia viaggiato, non so veramente da dove io sia partito e dove sono arrivato.

Una donna, un tempo, me lo aveva detto. Si finisce per essere degli estranei in ogni luogo se non si ha qualcuno vicino da stringere, toccare, baciare.
Mentre ci penso, tra le braccia addormentata, porto la mia vita che, almeno per ora, mi segue ovunque io vada. Ha i capelli di grano della madre, la bocca della nonna, le ciglia sono del padre. Ha un leggero profumo di miele ed è morbida come solo un bambino addormentato può essere.

Inizia la mia notte di Natale. Qui o Altrove, il mio dono l’ho già ricevuto. La mia famiglia è la mia casa e fino a quando saremo insieme, non sarò mai straniero. Se avessi qualcuno a cui fare gli auguri, vorrei che potesse essere felice come me.


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