Nonsenso civico 5


Peccato! Se solo fossimo stati un po’ più disattenti, ignoranti e superficiali, avremmo potuto anche credere di aver in qualche modo vinto la nostra battaglia per la civiltà. Se ne fa grande uso, in questa campagna elettorale farlocca, iniziata ancor prima di iniziare, del termine “civico”. L’uso tutto italiano capace di diventare abuso, e quindi capace di svilire il senso puro delle nostre bellissime parole.
Ingroia e la sua Rivoluzione Civile. La scelta civica di Monti. La società civile così tanto evocata nei discorsi e nelle ramanzine alla nazione. Esattamente come accadde per il termine “libertà”, o “democrazia”, ci apprestiamo a veder cancellato dal senso delle cose, il significato della civiltà.
Nessun dubbio sull’impegno di Ingroia, e infatti il suo carisma è durato meno di un giorno; ma trovo intollerabile l’abuso del Professore, che in quanto a civiltà dovrebbe tornare ad essere alunno, ed imparare.
Prima lezione, per esempio, sarebbe un’iniezione di umiltà. Seconda una passeggiata nella realtà. Terza la verità.
Comprenderebbe come ci si sente ad esser chiamati ad una scelta civica, in un paese che di civile non ha più nulla.

Si affacciasse dal mio balcone, il Professore, prima di venire a parlarmi di senso civico. Guardasse la spazzatura che invade le strade, le piazze e i cortili di una città qualunque di un sud dimenticato, prima di chiamare me alla scelta responsabile. Comprendesse come quella spazzatura rappresenti esattamente un nuovo modello di inciviltà, creato da chi per anni ha depredato le casse dello stato, fottendosene dei cittadini, delle leggi, delle regole e dello stato.

Salga su un treno (uno di quelli per i comuni mortali) faccia un giro tra la vita quotidiana delle persone che non si vedono, di coloro che pare non esistano, ignorati anche dalla fatica dei nostri miserabili sguardi, e poi ci richiami un’altra volta al senso di responsabilità.

Non posso accettare lo scippo dell’identità di “società civile”, da parte di questa gente, e non posso accettarlo in questi tempi di follia collettiva, che impedisce di discernere tra giusto sbagliato, tra legale e illegale, tra civile, appunto, e incivile.
Non ci si può e non ci si deve lasciar confondere e derubare anche di questo, perché le parole sono importanti, e la realtà per quanto devastante non può continuare ad essere ignorata.


Informazioni su Rita Pani

Rita Pani è nata a Carbonia (CI) il 4 Ottobre 1964. Ha collaborato nella redazione giornalistica di una piccola televisione sarda. Ha partecipato a diversi laboratori di scrittura creativa e collettiva prediligendo il racconto breve, ed ottenendo la pubblicazione di alcuni di essi e di alcune poesie, su qualche rivista tematica e in un’ antologia. Ha lavorato presso l’ufficio stampa di una Onlus, impegnata nella promozione e nella divulgazione informativa sulle energie pulite e rinnovabili, e tutt’ora collabora con la Casa Editrice di musica classica “ClassicaViva”, come addetta stampa. Nel 2007 ha pubblicato il primo romanzo “Luce” con la Gammarò Editori di Sestri Levante, nel 2008 il secondo “Vite di vetro” e nel 2009 “Quell’amore alla finestra – Storia di Tello e Dora”, con la stessa Casa. Con la Epika Edizioni "Lo sguardo di Hermes". Da dieci anni scrive il Blog R-ESISTENZA, molto seguito, prediligendo le tematiche politiche, da cui ha tratto una Raccolta scaricabile da Web. Da novembre disponibile l'ultima pubblicazione "Quattro alberi di magnolia" di Epika edizioni.

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