Canone Rai: Non ti C-Urar di me 106


minitv.jpgIo non posseggo un televisore e ciò mi rende forse anomalo, ma non certo pericoloso. Il fatto di non possedere un’abitazione di proprietà, né un’automobile, né un cane domestico o altre cose del genere non fa di me oggetto di curiosità. Invece col televisore è diverso, sembra che lo debba avere per forza.

Quando dichiaro in pubblico che vivo e prospero senza televisore, c’è sempre qualcuno che mi chiede: ma come fai? Come faccio a fare cosa? Come faccio a frequentare le persone sbagliate? Non ho la TV, tutto qui. Cosa dovrei fare come? Della mia evidente e conclamata anomalia si sono puntualmente accorti anche gli ineffabili gentiluomini dell’URAR, che da quanto mi risulta è un noumeno che si occupa di farti pagare il canonerai. Sempre da quanto mi risulta, il canonerai è un qualcosa che ti chiede la TV pubblica, così definita da quando esistono, in contrapposizione, le TV private. Prima c’era la TV e basta, ed era solo Rai, da cui canonerai.

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La Rai pare si sostenti non solo di pubblicità e puttanate varie come le TV private, bensì dei proventi del canonerai. Quest’ultimo viene richiesto in tutti i modi praticamente dagli albori dell’era catodica. Anche Renato Zero, moltissimi anni fa, cantava una canzone che diceva “viva la Rai che ci fa crescere sani (omissis) paghiamo allora questo abbonamento per mantenerli in salute e in sentimento”. Se trovate assurda quest’affermazione andate qui e avrete la misura dell’impatto ambientale del canonerai.
Il canonerai è dovuto anche se si possiede un apparecchio TV che si usa solo per guardare, che so, Canale 5 oppure Al Jazeera via satellite, oppure esclusivamente per ridursi sull’orlo della follia con la pleistèscion. Esistono scuole di pensiero che sostengono che basti addirittura la mera presenza di un sistema di ricezione (per esempio un cavo collegato a un’antenna) per far sorgere l’obbligo di pagamento del canonerai. Questo succede perché il canonerai non è un abbonamento, ma una tassa, almeno così mi è parso di capire. Ma io sono un barbiere, non un uomo di legge, quindi mi fido.
Una delle qualità precipue del canonerai è di scadere una volta l’anno, e nel periodo i cui sta per farlo – mi si dice – c’è una pubblicità in TV che ti ricorda che devi pagare, e ti fa sentire una persona un po’ speciale chiamandoti “abbonato” (dunque non “tassato”, né “abbottato”, epiteti che sarebbero più acconci). Ovvio che se non hai la TV, non saprai mai che devi pagare. Questa è una delle poche certezze che la TV sa darti, anche se solo indirettamente.

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Se non paghi il canonerai, quelli dell’URAR ti mandano a casa una lettera in cui si sostiene che a loro risulta che non paghi il canonerai. Tu pensi: e grazie al membro virile! Risulta anche a me!
Però poi vai avanti a leggere e trovi concetti che ti gelano: per esempio, si evince che se hai un televisore in casa e fai il furbo a non pagare il canonerai, la cosa è molto grave e potresti attirarti delle sfighe. Tipo misteriosi incaricati che vengono lì a controllare e se si imbattono in un televisore ti fanno pagare gli arretrati del canonerai da quando sei nato fino a oggi, più interessi di mora e di bionda, roba che ti viene fuori una cifra vicina al PIL del Principato di Sealand. A meno che tu non abbia un parente, un convivente o, insomma, qualcuno che sia già un abbonatorai, al che basta quello che paga lui, e tu guardi la TV aggràtis. Il confine del canonerai è, evidentemente, segnato dalle mura domestiche. Nel senso che se vai a guardare la TV da un vicino, o se gliela spizzi dalla finestra, tu sei salvo. Credo.
La cosa veramente fantasmagorica che c’è scritta in questa comunicazione dell’URAR, è che devi rispondere per forza qualcosa perché se no, in mancanza di tue dichiarazioni, loro non possono chiudere la tua pratica. Allora ti chiedi: ma ‘sta pratica chi ve l’ha fatta aprire, di grazia?Per far chiudere questa cosa mostruosa misteriosamente aperta, la rosa delle motivazioni che si possono addurre è ampia: ho già pagato e non ve ne siete accorti; ha pagato un mio parente; avete sbagliato nome, non mi chiamo Lucio ma Lucia (occhio all’accento); sono all’aldilà da 26 anni, quello che cercate è mio nipote; sono emigrato in Cambogia dopo aver visto Rambo 3, eccetera.
Oppure, semplicemente, potete dichiarare di non avere un televisore in casa. Che vengano pure a controllare, li attendete con la napoletana carica sul fornello pronti a offrire loro un buon caffè. Evidente che l’onere della prova, e le relative spese necessarie a dichiarare necessariamente con lettera raccomandata, sono a vostro carico. L’URAR è un noumeno che presume, e si suppone non faccia nient’altro, poi.

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Io la prima volta che ho ricevuto una comunicazione dell’URAR ero poco più che un bambino. C’era scritto che a loro risultava che avessi presentato la dichiarazione dei redditi e stranamente non ero abbonatorai. Quindi, per favore, che utilizzassi l’allegato bollettino per correre all’ufficio postale a versare il dovuto. Come se uno, appena ha un reddito, la prima cosa che fa è andare a comprarsi un televisore. Successivamente è iniziata la sequela delle comunicazioni preoccupanti, quelle che citano la benedetta pratica aperta. Negli ultimi dieci anni ho cambiato casa almeno cinque volte e ovunque andassi a stare, prima o poi arrivava la letterina i cui mi si chiedeva una mano per chiudere ‘sta pratica. Ultimamente ne giungevano un paio all’anno, al che mi decisi ad aiutare quella brava gente.
Ebbi pietà.

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Inviai per raccomandata una dichiarazione scritta in cui spiegavo, una volta per tutte, di non possedere un televisore e di non avere alcuna intenzione di acquistarne uno. Di non voler intrattenere alcun rapporto con l’URAR, acronimo di cui voglio ignorare il significato e che non riesco neppure a pronunciare perché ho la R moscia. Di avere, comunque, un grande rispetto per il loro lavoro, e anche per il lavoro dei loro committenti, dei quali avevo avuto più volte occasione di seguire le trasmissioni in casa di amici e parenti paganti il canonerai, e pur tuttavia di non essere interessato a divenire io stesso un loro seguace. Di voler far loro risparmiare i denari necessari a spedirmi quella sterile missiva, e con ciò procurare un piccolo giovamento alle casse dell’azienda che si preoccupava tanto della mia vita senza TV.
Nella lettera raccomandata, evidenziavo anche la mia generosità nel sostenere un costo (quello dei francobolli e del tempo perso) che non chiedevo indietro, perché io sono amico di tutti, sono un bonaccione.
Ma non è successo niente, anzi, malgrado i miei sforzi la rutilante richiesta del canonerai è giunta di nuovo, col bollettino prestampato da pagare all’ufficio postale e col suo corredo di preconcetti insinuanti sulla mia posizione di evasore fiscale. Allora, come in un racconto zen di quelli che vanno di moda sulle bancarelle dei libri usati, sono stato illuminato: canonerai è futuro seconda persona singolare, quindi il tuo, perché io non canonerò mai.

N.d.A.: il pezzo non è mio ma del mio coblogger ipoattivo Postatore Sano. Ergo non ho l’erre blesa e nemmanco faccio il barbiere (questo nemmeno lui). Quindi se qualcuno ha gradito, girerò i complimenti (che quindi diventeranno insulti). Ah io la tv la detengo e pago pure il canone anzichenò.


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