Non sono italiana, e forse non lo sarò mai 2


A me dell’articolo 18 non me ne fotte un cazzo. O meglio, me ne fotte ma relativamente. Sono nata alla fine del novecento, sono un oltreuomo… o meglio, un’oltredonna. Non c’e’ spazio per certi valori nel mio mondo: la Repubblica Italiana, per me, nemmeno esiste. Figurarsi poi se posso considerare qualcosa che non esiste come “fondato sul lavoro”. Non me ne fotte un cazzo di Berlusconi che si e’ fatto i suoi porci comodi per vent’anni, non m’importa di Grillo che lo sfotte sul suo blog, né di Monti che da bravo supereroe si muove apparentemente per rimettere in sesto questa nave che nelle ultime tempeste si è rigirata ed allagata, lasciandone scappare i giovani mozzi.

A dire il vero, non m’importa un cazzo nemmeno della scuola che ho tanto criticato su queste pagine, né dei professori e dei dirigenti che la fanno marcire ogni giorno di più. Non mi sfiorano nemmeno problemi come la sovrappopolazione o la mancanza di risorse energetiche, tanto meno l’importanza di costruire un treno per l’Europa. Anzi, non me ne fotte niente della stessa Europa, che per me può anche prendere fuoco e sparire da oggi a domani insieme a tutti gli altri continenti, insieme a chi li abita e a chi li distrugge. Senza differenza di meriti, per me possono sparire tutti. Quasi non m’importa della mia stessa vita, cosa mi dovrebbe importare di quella degli altri?

Anzi, sapete cosa vi dico? Che non mi tocca neanche Mente Critica, che potrebbe sparire da un giorno all’altro e io vivrei nella stessa uguale identica disperazione di oggi. Non m’importa di Eduardo Quercia che si preoccupa delle sorti dei lavoratori, non mi emoziona Bruno Carchedi quando illustra le somiglianze tra gli ultimi due capi del Governo, e neanche Tnepd quando racconta l’aneddoto delle pecorelle, a maggior ragione non mi sconvolge Gianalessio Ridolfi Pacifici quando ci racconta il suo errore di innamorarsi di una cantante. Non m’importa dei piedi de IlBuonBeppe o delle pecorelle di dellefragilicose, neanche di quella che mi ha morso il culo un paio d’ore fa per far vedere al pastore quanto è brava a mordere, quanto sarebbe utile come cane.

E sapete perché? Perché sono troppo impegnata a girare come una trottola di fronte a uno specchio, troppo attaccata al mio corpo e alla mia vita. Potrei vedere una parte di me in ogni angolo di mondo, talmente ne sono piena. Non me ne fotte niente di niente, perché le mie energie sono tutte concentrate nelle piccole sfide quotidiane, nella necessità di distinguermi o quantomeno sopravvivere. Ho lavorato troppo tempo per 3 miseri euro all’ora per preoccuparmi di cose come il costo del lavoro, ho avuto troppo tempo troppo freddo per poter pensare anche solo lontanamente di vendere la mia lana, e ho portato avanti troppe relazioni con uomini troppo più grandi di me per preoccuparmi dei rimorsi di coscienza di altri uomini. Sono una trottola. Non sono dotata di emozioni o sentimenti, e tantomeno di facoltà intellettive. Sono dotata soltanto degli organi che mi compongono, e non mi è mai stato dato alcun tipo di guida per l’uso, quindi mi sono adeguata da sola e ho incominciato a girare sempre più veloce. All’inizio andavo piano, e mi godevo il panorama intorno a me, imparavo come era fatto il mondo. Poi, a poco a poco, ho iniziato ad aumentare la velocità e adesso non distinguo più nessuna forma, solo strisce di colore che nella loro solitudine sembrano unicamente simbolo di insensatezza e inutilità. Ed è per questo che non me ne importa più niente: sono divenute tinte talmente incomprensibili, che il solo vederle mi dà alla testa. Così ho deciso di farle sparire circondandomi di specchi. Sono donna: ho bisogno di uno specchio per conoscermi.

E adesso che mi sono abbozzatamente conosciuta, voglio anche farmi compagnia e se ci riesco migliorarmi. Non ho più voglia di perdere tempo a conoscere un mondo che non è né all’altezza delle mie aspettative né affine alle mie esigenze. Non ho più voglia di avvelenarmi per colpa di una Fornero che accusa altre trottole di passare troppo tempo a mangiare della fantastica pappa al pomodoro, non voglio più sentire Monti che dà dello sfigato a uno per via del tempo che ci ha impiegato a conoscersi, né a sentire Berlusconi sproloquiare di democrazia e “italiani”. Come se esistessero davvero, questi fantomatici “italiani”.

Io non sono italiana, non sono europea, non sono donna, non sono umana. Sono un essere (neanche per certo vivente) che si cimenta nei suoi errori e impara a non farne di altrettanto grossi.  Ho confuso i problemi dell’Italia e del mondo con quelli della mia persona, al punto di non sapere più quali dei due fossero più importanti. Ho pensato di plasmare la mia esistenza in funzione di ciò che serviva a terzi, scordandomi di quello che invece serviva a me. Ho venduto la mia lana a 3 euro e poi ho scoperto che quello che mi serviva non costava 3 euro, e neanche 30 centesimi. Così, priva della mia lana, sono andata a cercare qualcuno che riuscisse a scaldarmi e ho scoperto che tutti cercano qualcuno che li scaldi, e che nessuno ha abbastanza calore dentro da riuscire a scaldare se stesso, né tanto meno qualcun altro.

Quello che mi serviva (e che mi serve) era dentro di me, nonostante io lo cercassi disperatamente per il mondo. Adesso non posso più distrarmi, scordare… non posso più staccare il mio sguardo da me e dai miei bisogni. Adesso lotto davvero, per me. Non per un articolo, per una legge, per un paese, per una classe, per una guerra. Lotto, con la stessa spietatezza di un soldato in trincea, contro i miei limiti e in difesa dei miei bisogni. Lotto per me, e degli altri non me ne fotte un emerito cazzo. Alla faccia di Monti, degli italiani e della solidarietà.  Ci restassero loro ad affondare nell’oceano, io sono al sicuro sulla mia isola. Forse è un po’ triste e solitaria, ma almeno è terraferma.


Informazioni su Gilda

I governi non mi piacciono in generale, che siano produttivi o fallimentari. Non mi aggrada che pochi scelgano per molti, anche quando i pochi siano scelti dai molti in una più che utopica unanimità.

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