Non parlo economia 13


Io della crisi non ci capisco una mazza: in genere al liceo non insegnano neanche l’economia più spicciola e banale, neppure attraverso la storia riescono a dare una panoramica semplice e chiara: il mio concetto di “crisi” e’ rimasto alle carestie e alle condizioni atmosferiche inadeguate che la producevano in passato. Certo, sono in grado di effettuare un pagamento in contanti sicura di non farmi fregare nel prendere il resto, so fare un bonifico e so addirittura usare un bancomat o una carta di credito (anche se non mi e’ del tutto chiara la differenza). Credo che all’occorrenza saprei anche compilare un assegno, posto che ne avrò mai uno tra le mani.

Però btp, bund, spread, borsa, trend… per me sono paroloni come “amore” che lasciano un significato vago e aperto ad interpretazioni che io non mi sento ancora in grado di fare: puoi fidarti di chi ti dice che l’amore e’ chimica, di chi ti dice che e’ l’incarnazione di Dio, di chi ti dice che e’ una scelta di impegno per qualcuno cui si vuole bene. Nessuno può aiutarti a capire al posto tuo. Cosi’ qualcuno finisce per credere che la parola “amore” e’ stata inventata da chi, non riuscendo a comunicarlo a gesti, ha cercato le parole. Io ci ho provato a farmi un’idea leggendo informazioni qua e là, ma e’ come ostinarsi a tentare di imparare l’arabo con google translator. Non credo funzioni, di certo non con me.

Siamo analfabeti, io e tutti quelli che come me continuano a non capirci niente di cosi’ illuminante in tutta questa piccola apocalisse che stiamo vivendo. L’economia e la finanza hanno un dizionario che noi non conosciamo, che nessuno ha provato a insegnarci a parte le banalità come “ciao, come stai? Qual e’ il tuo nome?”.

E’ vero, sono cambiati i tempi: sono passati il comunismo e il fascismo, i regimi totalitari, il capitalismo, il marxismo, il proletariato. Non c’è più neanche destra e sinistra, adesso c’è solo lei: la globalizzazione, che suona come molto peggio di un semplice colonialismo. E’ qualcosa di molto più grosso che si aggira nei nostri paesi ed in particolare nelle nostre economie. Differentemente dalle origini, le nostre società non si fondano sulla ricerca di beni necessari alla sopravvivenza, ma sull’economia che ci abbiamo costruito intorno. E questa economia e’ l’unica cosa che realmente ci lega a livello globale, l’unico punto di contatto tra le nostre più disparate società. Se l’economia e’ in crisi, e’ in crisi tutto l’equilibrio mondiale. Ecco perché’ la crisi fa cosi’ paura. Oltre al fatto che e’ come un mostriciattolo sconosciuto che si aggira per la tua stanza mentre vorresti andare a dormire: o ci fai amicizia, o lo fai fuori. Oppure rimani a guardarlo terrorizzato.

Sono analfabeta, le mie conoscenze sono limitate e si fermano a come procurarsi cibo e acqua calda. Fosse per me, fonderei tutto su quelli, anche la globalizzazione. Ma non e’ per me ed e’ giusto cosi’, perché’ sono analfabeta e anche di parte. Quando smetteremo di farci tante pippe mentali perché’ la cruda realtà ci avrà definitivamente distratto, saremo tutti analfabeti ma forse anche un po’ più attenti al concreto.


Informazioni su Gilda

I governi non mi piacciono in generale, che siano produttivi o fallimentari. Non mi aggrada che pochi scelgano per molti, anche quando i pochi siano scelti dai molti in una più che utopica unanimità.

13 commenti su “Non parlo economia

  • eduardo

    Fahrenheit 451. Personalmente, sarei favorevole a correre i rischi dell’abecedario.

  • fma

    Quando smetteremo di farci tante pippe mentali perché’ la cruda realtà ci avrà definitivamente distratto, saremo tutti analfabeti ma forse anche un po’ più attenti al concreto.

    Ma forse non saremo più in grado di procurarci il cibo e l’acuqa calda. 😉

    • Gilda L'autore dell'articolo

      Noi le conoscenze per campare le abbiamo, e le avremo comunque (a parte se ci facciamo fuori, ma in quel caso il problema non sussiste). Milenni di storia umana e di cultura non spariscono da un giorno all’altro, cosi’ come le risorse necessarie alla sopravvivenza.

      • fma

        Cioè pensi di campare sul “capitale” culturale accumulato dalle generazioni che ci hanno preceduto?

        • Gilda L'autore dell'articolo

          Tu ritieni che se il nostro sistema economico in qualche modo dovesse fallire allora le piante smetterebbero di crescere, gli animali di vivere e il sole di scaldarci?

  • ilBuonPeppe

    Non è complicata l’economia: in fin dei conti sono solo numeri.
    Il problema nasce quando chi ne parla prescinde dai numeri, segno evidente che ti sta prendendo in giro.

    • rinnovamento

      La radice di tutto è questo concetto : si deve creare ricchezza e poi utilizzarla per pagare le varie esigenze della Società.
      Da noi questo secondo fattore è numericamente più rilevante del primo. Da qui il debito pubblico.

  • angela

    Penso che l’economia sia una questione seria e importante per il funzionamento di un sistema. Non ci si può affidare all’individualismo o meglio ancora al buon cuore della gente per mandare avanti una nazione. La gente, si sa, tende per natura a prevaricare il suo simile e spesso persegue solo la finalità di ottenere benefici per se stessa. L’economia, quella vera intendo, è indubbiamente una materia complessa. Forse, non è nemmeno necessario che ogni persona conosca ogni dettaglio in merito (mi riferisco a tutte quelle terminologie, formule, teorie ed equilibri che fanno girare i mercati) anche se possedere una buona conoscenza è certamente una garanzia. Ma questo vale un po’ per ogni cosa che riguarda le nostre vite. La questione è che la vera pericolosità consiste in ciò che viene magistralmente confezionato dai servi delle oligarchie a danno del bene comune. Non credo che una nozione in più possa risvegliare la coscienza, ammesso e concesso che le persone siano convinte di averla. La globalizzazione, in ordine di apparizione, viene dopo.

    • Gilda L'autore dell'articolo

      Io non volevo dire che bisogna affidarsi all’individualismo, dichiaravo più che altro la mia ignoranza che a quanto ho visto in giro e’ condivisa da molti. Sono un po’ più terra terra, riduco l’economia alla produzione di cibo ed energia. Il resto e’ spreco, se c’e’ gente che muore di fame e di freddo.
      La globalizzazione viene dopo? magari viene prima, considerando anche che non e’ argomento degli ultimi cinque anni. L’euro e’ in crisi perche’ si confronta col resto del mondo, noi siamo in crisi perhe’ al confronto con altri risultiamo un paese di merda che non produce niente a parte un paio di macchine e che compra l’energia da Francia e Germania, e perche’ continuiamo a dare fior di quattrini ai politici che ci hanno aiutati a ridurci cosi’. Siamo parassiti, cosa ci aspettiamo?

I commenti sono chiusi.