Non lo Sapremo Mai
6 novembre, 2007 di settantasette
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C’è qualcosa che mi fa profondamente incazzare, in un momento come questo. Il fatto che ormai non c’è più rimedio. Quando viene a mancare una persona di spessore, a mitigare la triste consapevolezza della perdita di solito intervengono i ricordi, di ciò che ha fatto e dato, e i valori che ha saputo comunicare. La memoria degli altri è il premio che giustamente spetta a chi ha speso la propria vita in modo straordinario, in qualunque ambito. Non mi riferisco solamente ai grandi dell’intelletto, pensatori, scrittori, giornalisti, ma a chiunque abbia avuto il merito dell’eccezionalità.
Molti di loro hanno avuto la possibilità di esprimere i propri talenti in modo compiuto, lasciando così a tutti noi un’eredità preziosa. Altri no. In qualche caso si è trattato di semplice e tragico destino, sotto forma di prematura scomparsa o degenerazione delle capacità che li distinguevano. Mi vengono in mente, per dire, Pasolini tra gli intellettuali, o Kennedy tra gli statisti. Ma anche un John Lennon per quanto riguarda la musica. Che cosa ci siamo persi, cosa avrebbero potuto darci, se avessero vissuto più a lungo. Cosa avrebbero potuto essere i Pink Floyd se Syd Barrett non si fosse perduto anzitempo in un inferno interiore senza via d’uscita. Non lo sapremo mai.

Enzo Biagi non è stato ucciso, e non è impazzito. Ma è stato impedito a tutti noi di avere di lui, da lui, una memoria completa. Gli è stato impedito di incidere sull’opinione, sul pensiero, sul senso comune, negli anni migliori della sua vita. Quelli in cui la lucidità intellettuale, unita alla formidabile autorevolezza derivante dall’esperienza, avrebbero potuto fare di lui una luce preziosa nella direzione del buon senso. Se a questa luce fosse stata data visibilità. Certo, ha scritto articoli e libri, pochi fortunati hanno assistito a sue conferenze. Ma in questo mondo, se non sei in televisione, non esisti.
Una trasmissione che ottiene buoni ascolti in prima serata viene vista da un numero di persone superiore, di molto, a quello di tutti i quotidiani letti messi insieme. Persone che avrebbero potuto scegliere. Tra gli orrori dei palinsesti di questo periodo, e un approfondimento di grande livello e rigore da parte di una delle voci più autorevoli di questo paese. Quanto sarebbe servito, a molti, quanto avrebbe fatto pensare.
Non lo sapremo mai.
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Almeno gli è stata risparmiata l’offerta delle stampelle.
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Scandalosi i Tg, passano dal 2002 (editto bulgaro) al 2007 (rotocalco televisivo) come se Biagi in quegli anni fosse stato in vacanza alle bahamas. Che schifo.
Ciao Enzo, grazie di tutto, di cuore
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Appunto, Ema. Nessuno che provi a quantificare un danno, in termini di comunicazione che avrebbe potuto arrivare a molti, ormai irrimediabile.
E’ l’essenza più nera della censura: non tanto la sofferenza di colui a cui viene impedito di parlare, ma la perdita per coloro che non hanno potuto ascoltare. E non potranno più.
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Tra l’altro, se non ricordo male, “Il fatto” di Enzo Biagi è stato sostituito dalla trasmissione sui “pacchi”.
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Scusandomi per l’impropria pubblicità, mi permetto di rimandare ad un lungo articolo da me scritto tempo addietro sulla vicenda della cacciata di Biagi.
Giusto per vedere cos’è successo quando Biagi era in vacanza forzata.
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Ciao grande, che tutto questo non sia stato vano.
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Un grande.
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