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Non lo Fo’ per Piacer Mio…

15 giugno, 2010 - 9:30 di  
Archiviato in Chiamiamola Economia, Cronache Italiane, latest, Meccanica delle Cose




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Qualche giorno fa,  gli addetti al mondo dello spettacolo hanno manifestato in piazza Navona, contro i tagli del ministro Bondi, povera anima.

C’erano, tra gli altri, Nanni Moretti, Christian De Sica, Sabrina Ferilli, Moni Ovadia e Giuliano Montaldo, persona al di sopra di ogni sospetto. Non che gli altri non lo siano, ma Giuliano, oltre all’amore per la Cultura, ha dalla sua anche la venerabile età.

Naturalmente non lo facevano per sé, ma per la Cultura.




Un po’ come le nostre bisnonne, quando si ricamavano sulla camicia da notte: “Non lo fo’ per piacer mio, ma per dare un figlio a Dio”.

La nonna Maria / Granma Maria

foto di chicchera

I magistrati sciopereranno il primo luglio, contro una manovra mossa da “intendimenti punitivi”, per mettere in ginocchio la Giustizia.

Non hanno ancora deciso i farmacisti. Secondo Federfarma, il taglio del margine del grossista avrà “pesanti ricadute sui livelli occupazionali, si stima che siano a rischio 18.000 posti di lavoro.”

Dunque, se lo faranno, sarà nell’interesse dei Lavoratori.

I sindacati dei medici del servizio pubblico hanno deciso due giornate di sciopero, il 12 e il 19 luglio. «La manovra – secondo il giudizio dei sindacati di categoria – sottrae risorse indispensabili al funzionamento del sistema sanitario e al mantenimento dei livelli essenziali di assistenza». Uno sciopero a vantaggio degli Assistiti.

Docenti provenienti da tutta Italia hanno manifestato in questi giorni in piazza Santi Apostoli a Roma.

“In questo momento così difficile – ha detto il coordinatore nazionale della Gilda – è fondamentale far capire a tutti gli italiani cosa sta accadendo nelle scuole. In tre anni scompariranno 135mila posti di lavoro: tagli indiscriminati che, oltre a rendere disoccupate decine di migliaia di insegnanti, stanno rendendo impossibili le attività didattiche, a causa del sovraffollamento delle classi e della mancanza di supplenti”.  (fonte)

giù le mani dalla SCUOLA PUBBLICA!

foto di cermannara

Sabato 12 giugno scatta l’offensiva della Cgil. Al centro della protesta la questione del pubblico impiego con l’innalzamento delle pensioni per le donne. Una sorta di prova dello sciopero generale fissato per il 25 giugno: quattro ore per i lavoratori dei settori privati, 24 ore per quelli pubblici.

Guglielmo Epifani dice che la manovra «È iniqua, perché la parte del Paese che può di più non contribuisce nemmeno con un euro al risanamento di tutti. C’è una parte del Paese che non concorre per niente ai sacrifici, chi guadagna tanto, chi ha patrimoni e rendite, mentre si fanno fare sacrifici ai lavoratori pubblici in particolare e anche i privati».

Sorvola, per non cadere nella solita guerra tra poveri, sul fatto che negli ultimi dieci anni l’incremento delle retribuzioni sia stato del 39% nel pubblico e del 25% nel privato (secondo l’interlocutore dei sindacati, l’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni)

A chi gli fa notare che il momento è topico risponde che «Tutta l’Europa sciopera e non si capisce perché solo l’Italia dovrebbe fare eccezione. Non si affrontano lo sviluppo, gli investimenti e occupazione, cosa che invece si fa in tutti gli altri Paesi».

A questo punto non si capisce cosa scioperino a fare paesi a cui il buon Dio ha concesso manovre tanto per bene.

In realtà le manovre dei paesi europei hanno tutte un elemento in comune: il taglio dei costi di esercizio, quindi anche e soprattutto del Welfare, che costituisce parte non indifferente delle spese correnti dello stato. Costi al di sopra delle entrate, che hanno prodotto negli ultimi anni deficit percentuali a due cifre e di conseguenza debiti che si avvicinano al 100% del PIL. Ove già non lo superano.

L’alternativa, oltre all’auspicabile recupero di efficienza (evasione, elusione, corruzione, clientelismo), cose che non si fanno per decreto, è di aumentare le tasse. Che tuttavia, essendo per i paesi europei le più alte del mondo, produrrebbe un corrispondente esodo di capitali verso paesi più ospitali. A meno di non riservare l’aumento ai soliti, che non possedendo capitali, non potrebbero contare sull’estero come rifugio

Portrait of an articulated skeleton on a bentwood chair

foto di di Powerhouse Museum Collection

Per chi voglia vedere non è difficile capire che, probabilmente, abbiamo imboccato, già da un po’, la fine di un ciclo, che ha visto l’Europa, per tre – quattrocento anni, all’avanguardia nella scienza e nella tecnologia; che le ha consentito di dotarsi, sia pure con differenze notevoli da stato a stato, di un sistema sociale che gli altri paesi non potevano neppure sognarsi.

Probabilmente i fatti stanno dando ragione a Marx quando affermava, ne la “Critica dell’economia politica”, che “la struttura economica della società è il fondamento reale su cui è costruita la sovrastruttura giuridica e politica, a cui corrispondono le forme della coscienza.”

Mentre per Hegel è la coscienza che determina l’uomo e il suo configurarsi come società, per Marx sono le modalità del costituirsi del “sociale”, sul fondamento economico, a determinare la coscienza dell’uomo che vi si inserisce.

Quella stessa coscienza, nata su un “sociale” frutto di un sistema economico che sta tramontando, ove non sia già tramontato del tutto, ci impedisce ora di capire bene quel che sta succedendo.

Ci porta a scambiare lo status, che ci è venuto dall’essere cittadini del continente economicamente più evoluto del globo, per una categoria di diritti inalienabili. Che attengono all’etica, nell’accezione che hanno dell’etica i cattolici: una, naturale, eterna.

Con tutta probabilità saremo chiamati a scoprire a nostre spese, che lo sviluppo economico non ha una sola direzione. Così come lo sviluppo sociale che ne viene, e dunque i diritti e la coscienza.

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Comments

18 Risposte a “Non lo Fo’ per Piacer Mio…”
  1. Alfonso scrive:

    Un bell’articolo, complimenti all’autore. Il quadro che rappresenta mi pare (non c’ero, quindi vado di immaginazione) mi pare alquanto sessantottino. Malgrado ci si sforzi di continuare a credere che il nostro modello economico, abbiamo già da qualche decennio completamente perso di vista il motivo del nostro andare. Personalmente ritengo il sistema economico una perdita di progresso. Con le idee, e le risorse per realizzarle, il progresso non sarebbe stato così lento e noi saremmo già tutti in giro per il sistema solare, liberi da guerre ed ideologie.
    Il problema che riscontro nel modello economico (di cui però non sono un esperto) è che è un modello ESSENZIALMENTE basato sulla povertà piuttosto che sulla ricchezza: semplificando, si può dire che le banche (e da lì in giù un po’ tutti) versano gli interessi sui capitali dei ricchi che effettuano il deposito cogli interessi incassati dai poveri che chiedono prestiti. Un sistema così non può che soccombere. E mi fanno davvero ridere gli scioperi, che portano disagi soprattutto a persone dello stesso calibro degli scioperanti.
    Guerre fra poveri, come evidenzia fma, che non portano a nulla. C’è da convincere quei poveri che sono per ricatto al soldo di quelli che siedono ai vertici. C’è da sovvertirli. Finché le loro facce saranno rivolte sempre e soltanto verso le nostre miserie, non ci potremo mai evolvere davvero.
    Mi rifaccio sempre a cose naturali: siamo un Pianeta. Questo SIAMO. E dovremmo smetterla di andare in giro e fare finta che non sia così.

    • Alfonso scrive:

      mi scuso, “malgrado ci si sforzi di continuare a credere NEL nostro modello economico”.

    • fma scrive:

      Forse siamo soltanto una colonia di batteri in una capsula di Petri e qualcuno ci sta guardando dall’altro.
      In ogni caso dobbiamo fare i conti con quel che c’è nella capsula.

      • fma scrive:

        dov’è scritto :… guardando dall’altro.
        leggi: … guardando dall’alto.

      • Alfonso scrive:

        Purtroppo la maggior parte delle cose che vediamo nella capsula hanno questo tipo di importanza:

        ilgiornaledivicenza.it/stories/Home/159567_un_premio_ai_vigili_ogni_30_controlli_due_kebab_e_tre_stranieri_al_giorno/

        Ed è chiaro da che parte ci schieriamo alla bisogna…

        • fma scrive:

          Cos’è che non ti piace?
          I due kebab, i tre stranieri, i cinque parchi, le dieci patenti, o le dieci revisioni?
          Oppure che il comune abbia legato 65 € dello stipendio accessorio dei vigili alle loro prestazioni?
          O che la provincia abbia stanziato 11.000 € per la bisogna?

          • Alfonso scrive:

            Beh, a te piace? Non sono tanto gli undicimila… sono i 65 a turno… e per 65 lorde in piu’ a turno io ispezionerei anche casa dei miei genitori, ovviamente…
            E’ il tipo di ricatto a cui mi riferivo, che tiene alcuni poveri al soldo di chi siede in poltrona.

            • fma scrive:

              Nel nostro caso i poveri al soldo di chi siede in poltrona sono i vigili.
              Cosa proponi?
              di abolirli?
              di non incentivarli?
              di modificare gli incentivi?

              • Alfonso scrive:

                Scusa il ritardo,

                io mi accontenterei di credere che questi incentivi non subiscano il flusso di quelli legati alle multe, che non venga poi spontaneo il ragionamento che tanto la sanzione è un deterrente e i controlli sono necessari a garantire una certa sicurezza. Nel caso della notizia poi c’è “l’aggravante” (secondo me) che i locali da ispezionare sono tra quelli “considerati a rischio”.
                Non sono per una diminuzione dei vigili, benché ovviamente molto dipende dal posto in cui si vive (sono di Roma, i “pizzardoni” so’ sempre pochi e non stanno mai dove servono) sono per una presa di coscienza che gli consenta di girarsi in massa dall’altra parte e andare a vedere un po’ di locali insospettabili, a controllare un po’ di italiani. E soprattutto ad evitare le sanzioni come la peste laddove non vi sia un vero e proprio crimine. Questo dovrebbero fare i lavoratori d’ogni dove, invece di scioperare e poi inevitabilmente firmare il ricatto che li tiene al guinzaglio e li porta a scannarsi coi propri fratelli.

                • fma scrive:

                  Evitare le sanzioni ove non vi sia un crimine mi sembra sacrosanto, oltre che un atto dovuto.
                  Che però non vuol dire, secondo me, “girarsi in massa dall’altra parte”.
                  Nè che i vigili debbano comportarsi come fratelli.
                  I vigili devono fare ciò per cui sono pagati: i vigili.
                  Se tra le loro incombenze rientra quella di controllare gli esercizi commerciali devono controllare anche (ma non solo, su questo sono d’accordo con te, se è questo che vuoi dire) i venditori di kebab, i ristoranti cinesi, le bancarelle del commercio equo e solidale… e le pizzerie e le discoteche… e via discorrendo.
                  Con sano pragmatismo.

                  • Alfonso scrive:

                    Si, anche se qui si può discutere: un bagno non a norma non è un crimine, ma la multa è quasi certa. Uno che ha ad esempio dimenticato la patente a casa non è un criminale. Così come uno che la patente non ce l’ha affatto, benché la cosa sia discutibile ed egli non potrebbe circolare. O circa il pagamento dell’assicurazione. Nel frattempo i padroni vivono al di fuori di questa cerchia di controllori e controllati, anche quando rarissimamente vestono i panni dei controllati (basterà mostrare il tesserino) e possono quindi permettersi comportamenti piu’ lesivi per gli altri, fino anche ad arrivare al crimine. Sto immaginando quelli che ho definito “fratelli” come il 100% del contesto lavorativo dei vigili (credo di non uscire troppo fuori statistica) e della maggior parte dei lavoratori, perché quelli che hanno potere hanno tipicamente anche i mezzi per scrollare le responsabilità sui propri sottoposti. Se questo 100% è il bersaglio principale dei vigili quando fanno i controlli (è la stessa cosa che vale per tutti i predatori), sarà nei confronti di quelli piu’ deboli che eserciteranno maggiormente la loro autorità. Incidentalmente, tra i più deboli è facile trovare chi non ha avuto accesso a un’istruzione decente, chi si è trovato ad evadere, chi a mascherare, chi si è fidato di un commercialista tra i tanti farabutti commercialisti che abbiamo nel nostro paese… a sviluppare in sintesi la sua migliore strategia di difesa.
                    Come hai ben evidenziato nell’articolo, gli scioperi li fanno le categorie (in teoria) anche per evitare un danno delle rispettive utenze.
                    Come mantengo l’ordine se il mio posto è pesantemente a rischio? Sciopero? Vabeh, se sciopero non lo mantengo. Continuo a lavorare secondo il mio codice morale e la legge in cui credo mentre mi lamento? Senz’altro!
                    Ma farò quello che posso per firmare il contratto ancora una volta? Non c’è il minimo dubbio. Alzerò i prezzi, trasferirò chiunque potrò dalla parte del torto, affinché lui paghi per merito mio e cercare così di distinguermi salendo loro in testa: in testa a quello che ha pagato, perché tanto ha sbagliato e col tempo penso pure che se lo meriti; in testa al mio collega, infine, perché “è nella competizione che si vede chi è più bravo”.

                    • fma scrive:

                      Credo che la competizione non sia reato, e neppure peccato.
                      Produce danni quando qualcuno non rispetta le regole, o qualcun altro non accetta d’arrivare secondo.
                      Basterebbe rivalutare il valore del secondo posto, e del terzo e del quarto.
                      E squalificare senza pietà chi bara.
                      Per il resto mi sembra giusto che chi ha più filo tessa più tela.
                      Non ho mai condiviso la parabola evangelica dei vignaioli, retribuiti tutti allo stesso modo.

                    • Alfonso scrive:

                      Non so come mai la piattaforma non mi fa replicare il tuo messaggio.

                      fma scrive:
                      17 giugno, 2010 alle 14:10

                      Credo che la competizione non sia reato, e neppure peccato.
                      Produce danni quando qualcuno non rispetta le regole, o qualcun altro non accetta d’arrivare secondo.
                      Basterebbe rivalutare il valore del secondo posto, e del terzo e del quarto.
                      E squalificare senza pietà chi bara.
                      Per il resto mi sembra giusto che chi ha più filo tessa più tela.
                      Non ho mai condiviso la parabola evangelica dei vignaioli, retribuiti tutti allo stesso modo.

                      Non che la competizione sia un reato per se’. Ma è meno efficiente della collaborazione. Rivalutando il secondo terzo e quarto posto, puoi star certo che la competizione scorretta sarà soltanto spostata leggermente piu’ in basso nella scaletta. Perché squalificare chi bara se può aggiudicarsi un sesto posto abbondante? Di più: una competizione va bene se a competere sono tutte le parti in gioco. Se alcune delle parti stanno sopraelevate e non fanno neanche parte del gioco, non c’è competizione alcuna. Chi ha il potere determina (che lo sappia o meno) anche le ondate di scioperi, dai quali resta comunque immune. Se il vino è sempre e solo di uno, è giustissimo che questi retribuisca i vignaioli secondo il criterio di chi gli fa “piu’ robba”, visto che un pezzo di carta stabilisce che la roba è sua e può farne ciò che vuole. La competizione in sostanza non è reato ma contribuisce (insieme al sistema economico che la regge ed incentiva, è chiaro) alla nascita di molti dei reati che oggi sappiamo poter attribuire a diseguaglianza sociale, stress culturale, accesso ad una istruzione (che sia certificabile), ansia da competizione e sete di potere. Credo.

  2. daniela scrive:

    Proprio vero che le sensibilità sono diverse… ;) Io concordo con l’autore quando afferma che ci troviamo al termine d’un ciclo, del resto i segnali erano evidenti da diverso tempo; e, da impiegata statale (insegnante) sono assolutamente d’accordo nel combattere il clientelismo, gli sprechi, certi privilegi di “casta intoccabile” ecc. ecc. Un paio di cose, però, non riesco e non posso tollerare: 1) che le vittime di questi “mutamenti” sono sempre i soliti noti, non coloro che hanno permesso e lucrato sul tanto decantato modello economico (e culturale) come fosse il migliore possibile, e ancora lo affermano, impuniti. Non posso accettare il “siamo sulla stessa barca” dello sventato magnate che conoscete, perché IO, sulla SUA barca o su quella del suo amico ed elettore Briatore non ci sono proprio (anche se sono perfettamente consapevole che la crisi è mondiale, non italiana, ma gestirla male non aiuta la “causa”). 2) Perché IO conosco il precariato (quasi 19 anni), perché un suo ministro continua a sputarmi in faccia, a peggiorare l’ambiente in cui vivo, a mortificarne la qualità, a mandare sul lastrico personale qualificato. Come l’innalzamento del lavoro a 65 anni per le donne: di per sé non sarebbe infattibile, ormai la vita si è allungata, qui da noi, e una persona di quell’età, se si trova in buona salute, non è certo un rottame. Ma vado in bestia quando mi si prende per il naso (e peggio) blaterando di “raggiunta parità”. Certo… per quanto attiene ai doveri e ai sacrifici, sui quali, da sempre, le donne non sono davvero seconde a nessuno. Quando poi si parla di parità salariale, di protezione della famiglia e della maternità, di dignità, di rispetto, allora le donne tornano a essere subalterne, anzi, spariscono proprio. Comodo, eh? Il signor B. o chi per lui soddisfi tutte le altre esigenze REALI, tassi chi deve tassare, richieda sacrifici autentici anche ai parlamentari e alla moglie di Briatore e allora le donne saranno disposte a sacrificarsi. In caso contrario, nisba! Ma da un maschilista/misogino come lui non ci si può aspettare nulla di tutto ciò.

    P.S.: Alla manifestazione contro i tagli di Bondi c’era anche Renato Zero, scusate questa parentesi, ma non potevo trattenermi… Giusto per alleggerire un po’ la tensione. Ciaociao.

    • fma scrive:

      Neppure io mi sento sulla barca del signor B.
      Temo tuttavia che ciò non sarà sufficiente a salvarmi dalla piena, quando verrà, se non mi preparerò in tempo.
      Ma come posso prepararmi, se preferisco far finta di non capire?

      • daniela scrive:

        Guarda che io credo proprio di aver capito…

        Ti ho pure dato ragione, e ritengo di dovermi salvare in tempo ecc. ecc. Ho solo espresso delle idee, penso motivate. Poi è chiaro che non me ne sto a sperare nel miracolo o a pigliarmela col destino cinico e baro. Cerco di attrezzarmi. Tu hai scritto un articolo e io ho risposto. Altrimenti, bastava dire “armiamoci e partite”.

  3. Gunnar scrive:

    Qualcosa di strano si muove, qualcosa di incerto, di pericoloso, di sfuggente.
    Sento come una rassegnazione strisciante. La tessa che affligge la sinistra tutta da trent’anni con il gravame degli ultimi dieci anni a ricombinare uno sfilacciato tessuto parlamentare in cui non solo non c’è opposizione, ma non ci sono nemmeno idee, e ancor meno occasionalmente brillanti discorsi.
    Il vuoto pneumatico di una classe dirigente, di una inesistente borghesia produttiva e di una ineguagliabile parodia di classe operaia.
    Non sentirsi sulla barca del Sig. B è già un modo poco felice di accettare che il Sig. B significhi qualcosa, che egli possa fare da nocchiero, che possa essere accettabile in qualcosa.
    Il Sig. B non esiste, è pattume della storia e il fatto che siano così tanti a dargli retta vuol dire solo che nella testa di costoro c’é pattume simile.
    E vale per B come per quei suoi accoliti leccaculo che gli ronzano intorno.
    Altro che sciopero dei farmacisti, dei magistrati, dei tassisti, dei notai, dei calciatori, dei becchini e dei lavoratori prossimi cassintegrati di Pomigliano.
    Mi meraviglia solo che un B qualsiasi abbia potuto tirare fuori dal cilindro la schifezza peggiore e farla mangiare a tanti ex cittadini ora sudditi.
    Che in cuor loro vivono pure contenti. Filosofeggiano molto quelli che hanno paura di dire cose vere e giuste e cazzeggiano quelli che non sanno cosa dire.
    Poi ci sono i reggenti parassiti reali che portano i lembi del mantello e lo tengono alzato da terra, sia mai che si sporchi l’ermellino del re.

    • fma scrive:

      Il sig. B esiste.
      E dunque non può che meravigliarti quel che può cavare dal cilindro, se parti dall’assunto che non esista.
      Poi esiste questo tempo, un’altra cosa.
      Non è il sig. B che lo muove.

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